Introduzione

Disturbo da alimentazione incontrollata

Il disturbo da alimentazione incontrollata (DAI) si caratterizza per la presenza di episodi di abbuffate ricorrenti. Le persone che ne sono colpite sentono il bisogno urgente di consumare enormi quantità di cibo in un breve lasso di tempo, anche se non sono affamate.

Le abbuffate sono spesso programmate in anticipo con un particolare tipo di cibo acquistato proprio per l’occasione.

Le persone che hanno questo disturbo riferiscono che nel momento dell’abbuffata non riescono ad avere nessun controllo sul proprio comportamento alimentare e, in circostanze rare, raccontano di aver avuto uno "stato di stordimento" – in particolare se l’abbuffata è avvenuta durante la notte – e di non essere in grado di ricordare cosa abbiano mangiato.

Di solito, le abbuffate avvengono in privato perché dopo aver mangiato, le persone provano imbarazzo, vergogna o addirittura odio verso se stessi per il loro comportamento.

Talvolta, le abbuffate si alternano a periodi in cui la quantità di cibo che si mangia è sostanzialmente ridotta. Questo può portare a un circolo vizioso difficile da scardinare, in cui i livelli di glucosio nel sangue aumentano e diminuiscono rapidamente e messaggi sbagliati arrivano al cervello traducendosi in desiderio di cibo anche se il corpo non ne ha bisogno.

Chi sviluppa il disturbo

Tutti possono essere colpiti dal disturbo da alimentazione incontrollata (DAI) e si stima che la probabilità di incorrervi in un dato momento della vita sia pari a 1 su 30-50 senza distinzioni significative tra uomini e donne, a differenza di quanto avviene per altri disturbi dell’alimentazione, come l’anoressia (leggi la Bufala) o la bulimia, più diffuse tra le donne rispetto agli uomini.

La malattia tende a manifestarsi per la prima volta nei giovani adulti ma molto spesso sino ai 30-40 anni non si acquisisce consapevolezza del problema e non si chiede aiuto.

Chiedere aiuto

Mangiare in quantità eccessiva occasionalmente non significa avere un disturbo da alimentazione incontrollata. Tuttavia, se le abbuffate diventano frequenti e hanno un effetto sulle condizioni di salute fisica e mentale, è opportuno rivolgersi al medico di famiglia che, dopo una visita accurata, potrà accertare (diagnosticare) la presenza, o meno, della malattia e consigliare di rivolgersi a uno specialista come lo psicologo o lo psichiatra.

Durante la visita, il medico di famiglia porrà delle domande sulle abitudini alimentari e cercherà di individuare se siano presenti i seguenti comportamenti:

  • mangiare più velocemente del normale durante le abbuffate
  • mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni
  • mangiare grosse quantità di cibo anche senza essere affamati
  • mangiare da soli, o di nascosto, a causa dell’imbarazzo che si prova per la quantità di cibo che si mangia
  • provare sentimenti di colpa, vergogna o disgusto dopo essersi abbuffati

Se tutti questi comportamenti sono presenti, è probabile che vi sia un disturbo da alimentazione incontrollata.

Cause del disturbo da alimentazione incontrollata

Ad oggi non sono completamente note le cause del disturbo da alimentazione incontrollata ma, come avviene per molti altri disturbi dell’alimentazione, il DAI è considerato un comportamento volto a fronteggiare sentimenti di infelicità e scarsa autostima.
I fattori che possono aumentare il rischio di svilupparlo sono:

  • bassa autostima e mancanza di fiducia
  • depressione o ansia
  • sensazioni di stress, rabbia, noia o solitudine
  • insoddisfazione verso il proprio corpo e pressioni a dover essere magri
  • aver vissuto eventi stressanti o traumatici in passato
  • presenza, in famiglia, di disturbi dell’alimentazione che possano far pensare a una predisposizione genetica
  • differenze nei meccanismi di controllo da parte del cervello o nei livelli degli ormoni prodotti, rispetto a individui che non soffrono del disturbo

Il disturbo da alimentazione incontrollata, talvolta, può svilupparsi a seguito di una dieta rigida, in particolar modo se si saltano i pasti e si eliminano completamente alcuni cibi. Ricorrere a regimi dietetici molto restrittivi o squilibrati per perdere peso può aumentare la probabilità di comparsa delle abbuffate.

Come si cura un disturbo dell’alimentazione incontrollata

Il DAI può essere curato e la maggior parte delle persone potrà stare meglio con l’aiuto di terapie dedicate. Tra queste, le principali sono:

  • programmi di auto-aiuto guidati da un terapeuta o messi in pratica da soli
  • interventi da parte di un gruppo specializzato
  • psicoterapia individuale, come la terapia cognitivo-comportamentale
  • farmaci appartenenti al gruppo degli inibitori della ricaptazione della serotonina

Qualora, oltre a fattori di natura psicologica, siano presenti problemi di sovrappeso, è opportuno rivolgersi anche ad uno specialista del settore per elaborare un piano di riduzione del peso da intraprendere insieme, o subito dopo, le terapie per risolvere gli aspetti psicologici.

Rischi associati al disturbo dell’alimentazione incontrollata

Il disturbo da alimentazione incontrollata può essere associato a gravi problemi psicologici, tra cui l’ansia e la depressione, che possono peggiorare nel tempo.

Un'altra possibile conseguenza della malattia è rappresentata dall’aumento di peso che, in alcuni casi, può sfociare nell’obesità e aumentare il rischio di sviluppare alterazioni e malattie ad essa associate quali, ad esempio:

  • alti livelli di colesterolo (ipercolesterolemia) ed elevata pressione sanguigna (ipertensione), fattori che aumentano il rischio di malattie cerebro-cardiovascolari come ictus e infarto
  • diabete, malattia cronica che determina un aumento dei livelli di glucosio nel sangue
  • osteoartrite, malattia che causa dolore e gonfiore alle articolazioni
  • alcuni tipi di cancro, come il cancro del seno e dell’intestino

Quando ci si rende conto di avere un disturbo da alimentazione incontrollata è, quindi, importante chiedere aiuto al proprio medico curante e intraprendere il percorso specialistico di cura prima possibile.

Disturbo da alimentazione incontrollata e bulimia

Sebbene simile alla bulimia nervosa, il disturbo da alimentazione incontrollata presenta alcune diversità.
Nelle persone bulimiche, infatti, le abbuffate sono seguite da tentativi di liberarsi del cibo ingerito, ad esempio inducendosi il vomito o prendendo lassativi.
Gli individui con disturbo da alimentazione incontrollata, invece, non utilizzano tali modalità per liberarsi del cibo ingerito, ma cercano di controllare il loro peso alternando periodi di abbuffate con periodi in cui mangiano pochissimo.

Terapia

Il disturbo da alimentazione incontrollata è generalmente curabile e la maggior parte delle persone può trarre beneficio da un appropriato aiuto e supporto.
Le principali terapie sono:

Programmi di auto-aiuto

Un programma di auto-aiuto è spesso il primo passo verso la guarigione. Ne esistono diversi ed è importante scegliere quello più adatto al caso specifico anche su consiglio del medico di famiglia.
Lo specialista, psicologo o psichiatra, potrà incoraggiare la persona con DAI alla lettura di libri di auto-aiuto; in queste circostanze si parla di programmi di auto-aiuto guidati. Per alcune persone il programma di auto-aiuto da solo può essere sufficiente per superare il problema.

Psicoterapia

La psicoterapia può aiutare ad affrontare i problemi psicologici che sono alla base del disturbo.
Le tre principali cure (terapie) utilizzate sono:

  • la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) per il DAI, un adattamento della CBT che consiste nel trovare nuovi modi di “vedere” le situazioni, i sentimenti e il cibo
  • una forma adattata della terapia dialettico-comportamentale (DBT), cura volta a migliorare l’abilità di controllo e a regolare le emozioni
  • terapia interpersonale (IPT), cura focalizzata sulle relazioni con gli altri e sul ruolo che esse hanno nell’influenzare le abitudini alimentari

Tali cure possono essere molto efficaci nell’aiutare le persone con DAI, sebbene non si sappia quanto a lungo possano durare i loro effetti.
Soprattutto nelle prime fasi delle terapie è comune sperimentare periodi in cui il disturbo migliora (remissione) e periodi in cui peggiora (ricaduta).

Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)

In alcuni casi il medico può prescrivere un antidepressivo appartenente alla categoria degli SSRI, da solo o in associazione con un programma di auto-aiuto.
Gli SSRI fanno aumentare nel cervello i livelli di una sostanza, la serotonina, con conseguente miglioramento dell’umore e delle abitudini alimentari. Tuttavia, gli effetti a lungo termine di questo trattamento nelle persone con DAI non sono noti.
Gli effetti indesiderati (effetti collaterali) comuni legati all’uso degli SSRI sono:

  • sensazione di agitazione, tremore o ansia
  • sensazione o stato di malessere
  • indigestione
  • diarrea o stitichezza (stipsi)
  • perdita di appetito e perdita di peso
  • vertigini
  • visione offuscata
  • insonnia o eccessiva sonnolenza
  • ridotto desiderio sessuale

Essi spesso migliorano con il tempo ma alcuni possono persistere.

Perdita di peso

Le terapie descritte non agiscono direttamente sul peso, tuttavia, potrebbe verificarsi un dimagrimento se si è in grado di controllare le abbuffate e soprattutto, se le cure sono associate allo svolgimento di un esercizio fisico regolare.

Se si sta cercando di perdere peso, il medico di famiglia o uno specialista della nutrizione (dietista/nutrizionista) possono elaborare un piano dietetico equilibrato che aiuterà a dimagrire in modo sano. La dieta può essere associata alle altre cure o può essere iniziata dopo aver affrontato e risolto i problemi psicologici.

Il piano dietetico prevede di:

  • tenere un diario alimentare in cui riportare i motivi che spingono ad abbuffarsi e il tipo di cibo che si assume nel corso delle abbuffate
  • fare pasti regolari e programmati e non saltarli mai
  • fare degli spuntini sani negli intervalli tra i pasti principali per vincere la sensazione di fame
  • non eliminare dalla dieta nessun alimento. Si può essere incoraggiati a includere alcuni cibi poco salutari nella dieta per ridurre il bisogno di abbuffarsi con essi
  • seguire una dieta bilanciata, con numero di calorie controllato e consigliato dal medico di famiglia o da uno specialista (nutrizionista, dietologo)
  • praticare attività fisica regolarmente. La maggior parte degli adulti dovrebbe svolgere un’attività fisica moderata per almeno 150 minuti a settimana

È importante perdere peso in modo sano. Una dieta troppo rigida e la proibizione assoluta di alcuni cibi, possono addirittura peggiorare il DAI.

Bibliografia

NHS Choices. Binge eating disorder (Inglese)

Ministero della Salute. Disturbi dell'alimentazione

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