Introduzione

Donazione samaritana

Il termine donazione samaritana è utilizzato nel settore dei trapianti e indica la scelta di una persona vivente (donatore vivente) di offrire un proprio organo per salvare la vita di un malato con il quale non ha alcun legame di tipo familiare o affettivo (leggi la Bufala).

Questa pratica, che prende il nome dalla parabola evangelica del buon samaritano, in Italia è ammessa solo per il trapianto di rene ed è stata oggetto di pareri espressi dal Comitato Nazionale di Bioetica e dal Consiglio Superiore di Sanità, in cui è stato sottolineato il carattere non sostitutivo (purché non esistano priorità biologiche di compatibilità) al trapianto da donatore vivente consanguineo o al trapianto da cadavere.

Oltre che in Italia il trapianto da donatore samaritano è praticato anche negli USA, in Spagna, in Gran Bretagna, in Olanda e in alcuni altri paesi, in particolare del Nord Europa.

Prima di procedere al prelievo dell’organo, il donatore samaritano è sottoposto a una serie di esami clinici e psichici volti ad accertarne l’idoneità fisica, la reale motivazione e i potenziali fattori di rischio ai quali va incontro.

La procedura, che prevede lo svolgimento di una serie di operazioni in sequenza in diversi ospedali, anche molto distanti tra loro, è rigidamente regolamentata.

A maggior garanzia dell’intero processo, tutti gli accertamenti sulle condizioni del malato sono effettuate da esperti non appartenenti (esperti terzi) alle strutture sanitarie che eseguono gli interventi.

Una volta prelevato dal donatore samaritano, l’organo può essere assegnato a una persona (ricevente) in lista d’attesa o, in alternativa, può essere utilizzato per innescare meccanismi “a catena aperta” tra coppie donatore/ricevente incompatibili tra loro a livello immunologico o per gruppo sanguigno.

In questo caso, il donatore samaritano, il cui organo è assegnato al ricevente di una coppia incompatibile con il proprio donatore, libera l’organo del donatore che diventa utilizzabile per un secondo ricevente incompatibile col proprio donatore innescando così un meccanismo che si ripete per un numero sempre crescente di coppie.

Si crea così una catena detta ‘samaritana’ che moltiplica il numero dei riceventi.

In Italia la prima donazione samaritana è stata eseguita in un centro lombardo il giorno 7 aprile 2015 da un donatore di rene che ha reso possibile il trapianto a 5 coppie tra loro incompatibili.

L’intera procedura è durata 72 ore circa e ha coinvolto 4 centri trapianto (Siena, Milano Niguarda, Pisa, Milano Policlinico), 11 équipe mediche, 150 persone tra medici, infermieri, rianimatori e operatori della Polizia di Stato addetti al trasporto degli organi, 6 donatori (5 femmine e 1 maschio, di cui uno era il donatore samaritano e gli altri cinque provenivano dalle coppie incrociate) e 6 riceventi (5 maschi e una femmina, di cui 5 provenienti dalle coppie incrociate e 1 dalla lista di attesa da defunto della regione del donatore samaritano).

Il coordinamento dell’intera operazione, che atteneva alle procedure di prelievo e trapianto, è stato gestito dal Centro Nazionale Trapianti (CNT) e dal Centro Nazionale Trapianti Operativo (CNTO).

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