Introduzione

Demenza

Con il termine demenza, in genere, non si intende una malattia specifica ma una sindrome, vale a dire un insieme di disturbi (sintomi). Le demenze comprendono una serie complessa di malattie permanenti (croniche) che portano alla degenerazione progressiva e irreversibile del sistema nervoso centrale e compromettono le capacità della mente (funzioni cognitive) (Video).

I sintomi (le manifestazioni cliniche) associati alla demenza sono rappresentati da una più o meno veloce perdita della memoria, molto spesso accompagnata da alterazioni della personalità e del comportamento che possono variare da individuo a individuo. Tali manifestazioni sono in grado di compromettere l’autonomia delle persone fino ad interferire con il normale svolgimento delle attività quotidiane, della cura personale, delle attività lavorative e delle relazioni inter-personali.

Il Word Alzheimer Report 2015 ha definito la demenza come una delle principali cause di disabilità in età avanzata, rispetto ad altre malattie come l’infarto, le malattie cardiovascolari ed il cancro. Infatti, il numero di nuovi casi (incidenza) di demenza aumenta velocemente con l’avanzare dell’età e raddoppia progressivamente ogni 6,3 anni, passando da 3,9 casi all’anno ogni 1.000 persone con età tra i 60 e i 64 anni, a 104,8 casi all’anno ogni 1.000 persone dai 90 anni ed oltre (WHO, Dementia: a public health priority 2015).

In particolare, in Italia le stime effettuate indicano che esistono più di un milione di persone con demenza, delle quali ben 600.000 malate di Alzheimer (Video). Attualmente, l’Italia rappresenta lo stato europeo con la proporzione più alta di anziani (65 anni e più) e, di conseguenza, con un rischio più elevato di aumento delle demenze.

Le diverse forme di demenza

Esistono diverse forme cliniche di demenza che si distinguono in base alla progressione della malattia. La maggioranza di esse sono di tipo irreversibile ma esiste anche una piccola quota di forme reversibili in cui i difetti delle capacità mentali (difetti cognitivi) sono secondari a malattie, o disturbi, a carico di altri organi o apparati.
Tra le forme di tipo reversibile sono presenti, ad esempio, quelle determinate da un aumento eccessivo del liquor cerebrale (idrocefalo normo teso), il liquido che si trova nelle cavità interne del cervello (ventricoli); dall'eccessiva attività della tiroide (ipertiroidismo); dall'abuso di alcol a lungo termine, ecc.
Accertare (diagnosticare) rapidamente questo tipo di malattie, consente di intervenire nel più breve tempo possibile (precocemente) e di ottenere la riduzione della demenza fino a recuperare completamente le capacità mentali preesistenti.

Tuttavia, le demenze nella maggior parte dei casi sono di tipo irreversibile e sono la conseguenza di un processo di neurodegenerazione, che consiste nella progressiva perdita di funzione, o nella morte, delle cellule nervose, i neuroni, con la conseguente compromissione dell’intero sistema nervoso. La neurodegenerazione si manifesta con modalità molto diverse dando luogo a malattie ben distinte tra loro, dal punto di vista clinico, istologico e biochimico. A seconda del tipo di demenza, infatti, il deterioramento coinvolge uno o più gruppi di neuroni in specifiche aree del cervello causando disturbi estremamente vari che comprendono diversi livelli di compromissione delle capacità della mente (deficit cognitivo), di demenza, di alterazioni dei movimenti, di disturbi del comportamento e psicologici.

Si distinguono in forme primarie e secondarie.

Le forme primarie sono di tipo neurodegenerativo e includono:

  • demenza (malattia) di Alzheimer (MA) (Video)
  • demenza Frontotemporale (FTD)
  • demenza a Corpi di Lewy (DLB)

Tra le forme secondarie, la più frequente, è la demenza vascolare determinata da un alterato flusso di sangue nel cervello.

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