Introduzione

Infarto del miocardio

L’infarto acuto del miocardio è una malattia grave che si verifica quando il flusso di sangue diretto ad una parte del cuore si interrompe improvvisamente, spesso a causa di un coagulo, causando un grave danno.

Nel linguaggio comune l’infarto acuto del miocardio è indicato semplicemente come infarto o colpo al cuore.

I disturbi (sintomi) più comuni causati dall’infarto acuto del miocardio sono:

  • dolore al petto , che può essere percepito anche come sensazione di oppressione o pesantezza al torace. Il dolore può irradiarsi alla mandibola, al collo, alle braccia, alla schiena e all’addome
  • respiro corto
  • sensazione di debolezza e/o capogiro
  • sensazione opprimente di ansia

L’infarto costituisce un’emergenza e richiede l’intervento medico nel più breve tempo possibile: le persone che sospettino di avere un infarto dovrebbero chiamare immediatamente l’ambulanza e, se non sono allergiche all’aspirina, dovrebbero prenderne una compressa da 300 mg, masticarla lentamente e poi ingoiarla nell’attesa del soccorso medico; l’aspirina contribuisce alla fluidificazione del sangue.

La cura (terapia) dell’infarto dipende essenzialmente dalla gravità dell’episodio. Può essere di tipo farmacologico (terapie anti-coagulanti) e chirurgico (interventi che aiutano a ripristinare il flusso di sangue al cuore).

L’infarto del miocardio è causato da alterazioni delle arterie coronarie, i vasi che portano il sangue al cuore. Il più delle volte si tratta di una riduzione dell’ampiezza del lume, o dell’occlusione, della cavità interna dell’arteria a causa di depositi di lipidi e colesterolo (placca ateromasica o ateroma). Tali placche, infatti, possono rompersi formando un coagulo che blocca il flusso di sangue all’interno dell'arteria coronaria.

I principali fattori di rischio dell’infarto sono:

I tempi di ripresa dopo aver avuto un infarto dipendono dal danno causato al cuore. Alcune persone riescono a tornare al lavoro già dopo due settimane. Altre, possono avere bisogno di diversi mesi per la guarigione.

Le complicazioni molto gravi causate dall’infarto sono:

  • aritmia, il cuore inizia a battere più velocemente e/o in maniera irregolare fino ad arrestarsi (arresto cardiaco)
  • shock cardiogenico, il muscolo cardiaco è severamente danneggiato e non riesce più a contrarsi correttamente, così da fornire sangue insufficiente per le funzioni vitali
  • rottura del cuore, il muscolo, le pareti o le valvole cardiache si separano (rottura)

Queste complicazioni possono verificarsi rapidamente dopo un infarto e portare a morte la persona colpita (Video).

In generale, la mortalità per infarto è di circa 1/3 degli eventi e si verifica nella maggior parte dei casi prima che la persona giunga in ospedale; è dimostrato che questa quota di eventi potrebbe essere ridotta o manifestarsi in modo meno grave con azioni di prevenzione rivolte alla riduzione dei fattori di rischio fin dalla giovane età. Superati i primi 6 mesi il rischio di mortalità si riduce notevolmente e ad un anno dall’evento il rischio è praticamente lo stesso delle persone che non hanno avuto l’infarto.

Sintomi

I disturbi (sintomi) causati da un infarto includono:

  • dolore al petto, sensazione di pressione, costrizione o pesantezza al torace
  • dolore alle braccia (in genere il braccio sinistro, ma può colpire anche il destro), alla mandibola-mascella, al collo, alla schiena e all’addome
  • capogiro o vertigini
  • sudorazione
  • respiro corto o affanno
  • malessere (con nausea o vomito)
  • ansia opprimente (simile ad un attacco di panico)
  • tosse o dispnea

Il dolore al petto normalmente è molto forte, ma può essere anche lieve, con la sensazione simile all’indigestione. Può addirittura non essere presente alcun dolore al petto, ciò accade specialmente nelle donne, nelle persone anziane e/o con diabete.

È l’insieme dei disturbi (sintomi) che aiuta a capire se si tratti effettivamente di infarto.

In caso di dubbio, bisogna chiamare il 118 (il 112 in alcune regioni) e chiedere l’intervento di un’ambulanza. È meglio compiere un errore di valutazione che intervenire quando sia troppo tardi.

Nell’attesa dell’ambulanza è importante che la persona colpita stia a riposo, in modo da ridurre al minimo lo sforzo del cuore. Se non è allergica all’aspirina, e il farmaco è disponibile, può esserle somministrata una compressa da 300 mg da masticare lentamente e poi ingoiare.

L’aspirina contribuisce a mantenere fluido il sangue e a ristabilire l’afflusso di sangue al cuore.

Cause

L’infarto del miocardio è causato da una improvvisa interruzione del flusso di sangue al cuore. Come tutti gli organi del corpo, il cuore necessita di un apporto costante di sangue ricco di ossigeno: se viene a mancare si possono verificare danni di diversa gravità.

Alterazioni delle arterie coronarie

Rappresentano la prima causa di infarto e consistono nella riduzione dell’ampiezza della loro cavità interna (lume dell’arteria) causata dalla formazione delle placche aterosclerotiche (ateroma), formate principalmente da depositi di lipidi e colesterolo. Se la placca si rompe può formarsi un coagulo che restringe ulteriormente il lume dell’arteria e causa l’interruzione del flusso di sangue.

Fattori di rischio

L’infarto del miocardio, come tutte le malattie cardiovascolari, è multifattoriale, cioè al suo sviluppo contribuiscono contemporaneamente più fattori di rischio. I fattori di rischio dell’infarto in molti casi sono legati tra loro e dipendono in larga parte da stili di vita non corretti. Includono:

  • fumo, la nicotina ed il monossido di carbonio mettono sotto sforzo il cuore, provocando tachicardia ed aumentando il rischio della formazione di coaguli. Altri componenti chimici delle sigarette danneggiano il rivestimento delle arterie coronarie, occludendole
  • pressione elevata (ipertensione arteriosa) può indebolire le coronarie, rendendole più vulnerabili alle malattie
  • diabete e alti livelli di glucosio nel sangue possono danneggiare le arterie coronarie
  • sovrappeso e obesità, anche se non aumentano direttamente il rischio di malattie coronariche e dell’infarto possono favorire lo sviluppo di altri fattori di rischio; in particolare, le persone in sovrappeso o obese hanno maggiori probabilità di soffrire di pressione arteriosa elevata, di ipercolesterolemia e di sviluppare il diabete di tipo 2
  • sedentarietà, la mancanza di esercizio fisico favorisce lo sviluppo di fattori di rischio come sovrappeso, obesità, ipertensione, ipercolesterolemia e diabete
  • alimentazione, troppi grassi saturi e colesterolo, sale e zuccheri causano la formazione delle placche all’interno dei vasi sanguigni
  • alcol, il consumo eccessivo di alcol può determinare la comparsa di ipertensione e ipercolesterolemia e, di conseguenza, aumentare il rischio di malattie coronariche. Inoltre, l’abuso di sostanze alcoliche è spesso associato ad altri stili di vita non salutari come l’abitudine al fumo, l’alimentazione non bilanciata e varia e la sedentarietà
  • età e sesso, fattori di rischio non modificabili, ma importanti, sono rappresentati dall’età e dal sesso: fino alla menopausa le donne si ammalano di infarto con minor frequenza, con un ritardo di circa 10 anni rispetto agli uomini; successivamente, la frequenza della malattia nelle donne aumenta progressivamente fino a divenire, in età avanzata, maggiore rispetto agli uomini. È stato ipotizzato che le cause di questo fenomeno possano essere:
    • protezione ormonale nelle donne prima della menopausa
    • percentuale più alta di uomini che fumano e consumano quantità eccessive di alcol rispetto alle donne
    • percentuale più alta di uomini in sovrappeso e obesi
  • familiari colpiti dalla malattia (storia familiare per infarto), in caso di familiari di primo grado (genitori, fratelli o sorelle, figli/e) colpiti da una malattia cardiovascolare in età giovane, inferiore a 55 anni, come infarto o ictus, si ha maggiore probabilità di svilupparle rispetto alla popolazione generale. Va comunque distinta l’informazione che riguarda l’eredità genetica dalla trasmissione all’interno della famiglia di cattive abitudini di vita
  • inquinamento dell’aria, studi recenti sull’influenza dell’ambiente sulla salute hanno associato l’esposizione all’inquinamento dell’aria, nello specifico quello causato dal traffico, con la probabilità di avere un infarto

Cause meno comuni

Cause possibili, ma meno comuni, dell’insorgenza di malattie cardiovascolari sono il consumo di sostanze stupefacenti e la mancanza di quantità adeguate di ossigeno nel sangue.

Sostanze stupefacenti

Cocaina, anfetamine e metamfetamine possono provocare un assottigliamento delle arterie coronarie, diminuire l’apporto di sangue al cuore e causare l’infarto. L’infarto provocato dall’assunzione di cocaina è fra le maggiori cause di morte improvvisa nella popolazione giovane.

Mancanza di ossigeno nel sangue (ipossia)

Se i livelli di ossigeno nel sangue diminuiscono a causa di un avvelenamento da monossido di carbonio, o per la perdita della normale funzionalità dei polmoni, o per una grave anemia e il cuore non riceve più la necessaria quantità di ossigeno, possono insorgere una malattia coronarica e l’infarto.

Diagnosi

L’accertamento dell’infarto (diagnosi) è eseguito in ospedale, in un reparto specializzato (unità coronarica) oppure direttamente nell'unità di emodinamica.

Elettrocardiografia

L’elettrocardiogramma (ECG) è un esame importante per accertare l’infarto e dovrebbe essere eseguito entro 10 minuti dal ricovero.
Misura l’attività elettrica del cuore: ogni battito cardiaco produce impulsi elettrici che un apposito dispositivo (elettrocardiografo) registra producendo un tracciato, visibile su supporto cartaceo o elettronico (video), che sarà interpretato dal medico.
Non causa fastidio e la sua esecuzione dura pochi minuti: prevede l’applicazione di sensori (gli elettrodi), piccole ventose su braccia, gambe e torace che catturano segnali elettrici prodotti dal cuore e trasmettono, mediante cavetti, all’apparecchio (elettrocardiografo).
L’ECG è importante perché aiuta a confermare la presenza di un infarto e a determinare il tipo di lesione consentendo di scegliere la cura più efficace.

Analisi del sangue

I danni al cuore causati da un infarto provocano il rilascio nel sangue di alcune proteine specifiche (marker cardiaci). I loro livelli sono misurati durante le ore/giorni successivi al ricovero per verificare l’ampiezza del danno cardiaco e determinare l’efficacia delle cure somministrate.

Radiografia del torace

La radiografia del torace può essere utile per accertare (diagnosticare) se i disturbi presenti siano causati da un infarto o da altre cause come, ad esempio, una bolla d’aria nei polmoni (pneumotorace).
Si può utilizzare la radiografia toracica anche per verificare la comparsa di eventuali complicazioni dopo l’infarto, ad esempio un accumulo di liquido nei polmoni (edema polmonare).

Ecocardiogramma

L'ecocardiogramma è un esame che utilizza una sonda a ultrasuoni per ottenere un’immagine della struttura del cuore. Può essere utile per identificare con esattezza quali parti del cuore siano state danneggiate e in che modo il danno abbia alterato le funzioni cardiache.

Angiografia coronarica

L'angiografia coronarica consente di determinare se vi sia una interruzione o una riduzione del flusso di sangue nelle arterie coronarie e di identificarne l’esatta posizione. È praticata inserendo un sottile tubicino (catetere) nell'arteria femorale (si trova a livello dell’inguine) o nell'arteria radiale (situata nel braccio). Il catetere è guidato fino alle arterie coronarie tramite l’immagine radiografica proiettata su video. Un apposito liquido, visibile radiograficamente (agente di contrasto), è iniettato attraverso il catetere e consente, osservandone il flusso, di localizzare il punto esatto del restringimento o dell’occlusione della coronaria e di intervenire adeguatamente.

Tipi di infarto

Per precisare il tipo di infarto verificatosi occorre tener conto di una caratteristica elettrocardiografica, denominata segmento ST, che consente di distinguere diverse situazioni:

Sindrome coronarica acuta

Si verifica in caso di stenosi (ostruzione) importante dell’arteria coronaria e se ne distinguono tre tipi principali: infarto miocardico acuto con sopra-slivellamento del tratto-ST, infarto miocardico acuto senza sopra-slivellamento del tratto-ST e angina instabile:

  • infarto miocardico con sopra-slivellamento del tratto-ST
    È il tipo più grave di infarto perché causa danni gravi ad una vasta porzione del cuore. È causato da una lunga interruzione del flusso sanguigno al cuore determinato dalla occlusione totale dell’arteria coronaria
  • infarto miocardico senza sopra-slivellamento del tratto-ST
    Il flusso di sangue al cuore è diminuito a causa di una occlusione parziale o temporanea della arteria coronaria. Il danno che ne deriva riguarda una sezione cardiaca più piccola, ma è comunque considerato un’emergenza medica grave
  • angina instabile
    Il flusso di sangue al cuore è gravemente ridotto ma non provoca un danno permanente, preservando l’integrità del muscolo cardiaco. Anche l’angina instabile è un’emergenza medica grave

Terapia

Le cure per l’infarto sono diverse per l’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto-ST o per gli altri tipi di infarto.

Terapia per infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto-ST

Si tratta della forma più grave di infarto e richiede valutazioni e cure d’emergenza per rimuovere l’ostruzione delle arterie coronarie. Il trattamento varia in base al tempo trascorso dall’inizio dei disturbi (sintomi) e quello di inizio della cura:

  • se i sintomi sono iniziati entro 12 ore, in genere è praticato un intervento coronarico percutaneo (angioplastica)
  • se i sintomi sono iniziati entro 12 ore ma non è possibile praticare una angioplastica nell’immediato sono somministrati farmaci in grado di sciogliere i coaguli di sangue
  • se i sintomi sono iniziati da più di 12 ore si può utilizzare un altro tipo di procedura, specialmente se i disturbi sono in diminuzione. Il trattamento più adeguato è stabilito dopo l’angiografia e può includere farmaci, angioplastica o intervento chirurgico di bypass

Terapia per Infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto-ST o angina instabile

Qualora dall’ECG risulti un tipo di infarto meno grave (conosciuto anche come infarto miocardico senza sopra-slivellamento del tratto-ST o angina instabile), in genere vengono prescritti farmaci anticoagulanti, inclusa aspirina e altri medicinali.
Dopo l’iniziale cura con tali farmaci, in alcuni casi si può essere indirizzati a interventi di angioplastica o bypass coronarico.

Intervento coronarico percutaneo

Si tratta di un intervento chirurgico che ha lo scopo di dilatare le arterie coronarie (angioplastica coronarica). Generalmente, è preceduto da un’angiografia coronarica che, evidenziando le caratteristiche dell’ostruzione e lo stato delle arterie, ne stabilisce la eventuale necessità.

Angioplastica coronarica

L'angioplastica coronarica è un tipo di chirurgia complessa che richiede personale ed attrezzature specialistici non presenti in tutti gli ospedali. Ciò significa che può essere necessario trasportare con urgenza la persona colpita da infarto, tramite ambulanza, in un centro specializzato.

L’intervento di angioplastica coronarica consiste nell'introduzione di un sottile catetere, con un “palloncino” all'estremità, nell'arteria femorale o nell'arteria radiale. Il catetere è fatto avanzare, utilizzando la radiografia per dirigerlo, fino al cuore e alla sezione ristretta dell’arteria coronaria. Raggiunto il punto da dilatare, il palloncino viene gonfiato all'interno dell’arteria ristretta in modo da allargarla. Uno stent (maglia di metallo flessibile) è inserito nell'arteria per mantenerla aperta.

Farmaci anticoagulanti

I farmaci usati per dissolvere il coagulo, conosciuti come trombolitici o fibrinolitici, sciolgono una proteina, chiamata fibrina, che svolge un ruolo importante nella coagulazione poiché forma una “maglia” che si indurisce intorno alle cellule del sangue.

Alcuni esempi di questi farmaci sono:

  • reteplase
  • alteplase
  • streptochinasi

Bypass coronarico

L'intervento chirurgico di bypass aorto-coronarico consiste nel creare nuovi canali per la circolazione del sangue dall'aorta alle coronarie così da aggirare i restringimenti o le ostruzioni presenti. Un maggiore flusso di sangue arriva in questo modo al cuore. I condotti usati sono costituiti dalla vena safena, che viene prelevata dalla gamba, e da una o entrambe le arterie mammarie, prelevate dalla parete interna del torace. Più raramente, si usa l’arteria radiale prelevata dal braccio. Questi condotti sono collegati da un lato con l’aorta e dall'altro con un punto dell’arteria coronaria situato dopo il restringimento o l’occlusione. In questo modo il sangue raggiunge nuovamente il cuore in quantità adeguata.

Prevenzione

La prevenzione più efficace contro l’insorgenza o la ricomparsa dell’Infarto acuto del miocardio (IMA) consiste nell’adottare stili di vita sani:

  • alimentazione corretta e bilanciata
  • abolizione del fumo
  • controllo della pressione arteriosa e mantenimento al di sotto di 140/90 mmHg
  • moderata attività fisica

Alimentazione

Una alimentazione varia e bilanciata, fatta di porzioni modeste, con scarso consumo di grassi saturi e colesterolo, povera di sale e di zuccheri, ricca di verdura e frutta, cereali integrali, legumi e pesce diminuisce il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Frutta e verdura sono ricche di vitamine, minerali e fibre, e aiutano a mantenere il corpo in buona salute. L’ideale è mangiare ogni giorno almeno cinque porzioni da 80g di frutta e verdura.

Un importante fattore di rischio per la comparsa delle malattie cardiovascolari è costituito dal colesterolo, di cui esistono due tipi:

  • con lipoproteine a bassa densità (LDL), composte principalmente da grasso e da una piccola quantità di proteine; questo tipo di colesterolo si deposita nella parete delle arterie e le può ostruire quindi, spesso, è definito "colesterolo aterogeno" o “colesterolo cattivo”
  • con lipoproteine ad alta densità (HDL), composte principalmente da proteine più una piccola quantità di grasso; questo tipo di colesterolo non si deposita nelle arterie quindi, spesso, è definito "colesterolo buono"

L’aumento del colesterolo LDL è favorito dall'assunzione di cibi contenenti grassi saturi e colesterolo, quali:

  • insaccati, carni rosse e carni grasse, lardo e pancetta
  • burro e panna
  • rosso d’uovo (tuorlo)
  • formaggi
  • dolci e biscotti
  • cibi che contengono olio di palma o di cocco (ricchi di grassi saturi)

Invece, includere nell'alimentazione grassi polinsaturi diminuisce i livelli di colesterolo nel sangue e aumenta quelli del colesterolo HDL, aiutando a ridurre le placche aterosclerotiche delle arterie. Cibi ricchi di grassi polinsaturi includono:

  • pesce azzurro
  • avocado
  • noci e semi
  • olio di semi di girasole e di colza

L’olio extravergine d’oliva è ricco di grassi monoinsaturi; anche i grassi monoinsaturi hanno la peculiarità di abbassare i livelli di colesterolo LDL e di aumentare quelli del colesterolo HDL.

Ricordiamo comunque che i grassi sono molto calorici, pertanto se ne raccomanda l’uso in quantità moderata

Fumo

Il fumo costituisce uno dei principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari, poiché causa arteriosclerosi e ipertensione arteriosa.

Esiste in Italia un Telefono Verde contro il Fumo (TVF): 800 554 088, servizio nazionale anonimo e gratuito che svolge attività di consulenza sulle problematiche legate al fenomeno del tabagismo (per maggiori informazioni consultare il sito del Telefono Verde contro il fumo dell'Istituto Superiore di Sanità).

Pressione arteriosa elevata (Ipertensione arteriosa)

Una pressione arteriosa costantemente elevata (ipertensione arteriosa) può sottoporre il cuore ad uno sforzo eccessivo, aumentando il rischio di infarto. L’ipertensione arteriosa può essere ridotta moderando il consumo di bevande alcoliche, riducendo il peso e mantenendolo nella norma, effettuando una regolare e quotidiana attività fisica e seguendo un’alimentazione varia e bilanciata, con porzioni modeste, povera di sale, grassi saturi, colesterolo e zuccheri. Il sale fa aumentare la pressione arteriosa ed è, quindi, consigliato usarne poco, sia per cucinare che per condire, meno di 5g (circa un cucchiaino da tè) al giorno, considerando anche il sale contenuto negli alimenti confezionati.

Alcol

L’alcool non contiene alcuna vitamina o altro nutriente, dà soltanto calorie. Bere vino o altri alcoolici regolarmente fa aumentare la pressione e il peso. Sia gli uomini sia le donne non dovrebbero bere più di 14 unità alcoliche a settimana (negli uomini si raccomanda di non bere più di due bicchieri di vino nell'intera giornata, nelle donne, un solo bicchiere). Se si bevono 14 unità alcoliche a settimana sarebbe meglio che fossero distribuite in tre o più giorni, e che accompagnino il pasto.

Peso

Il sovrappeso costringe il cuore a lavorare di più per far circolare il sangue nel corpo, e questo può causare l’aumento della pressione arteriosa.

Se si è in sovrappeso o si è obesi, perdere anche pochi chili può fare una grande differenza nei valori della pressione arteriosa e nella salute in generale.

Esercizio fisico

Mantenersi attivi e praticare regolarmente l’attività fisica abbassa la pressione mantenendo cuore e vasi sanguigni in buone condizioni. L’attività fisica regolare aiuta, inoltre, a perdere peso, a ridurre la pressione arteriosa e a controllare la tensione emotiva.

Sono raccomandate attività a basso impatto come camminare, nuotare e andare in bicicletta. Attività più impegnative, come il calcio e il tennis potrebbero non essere indicate; è bene consultare il proprio medico per effettuare scelte adatte al proprio stato di salute.

Controllare lo stress

Evitare lo stress inutile e imparare le tecniche per affrontare e gestire lo stress di tutti i giorni.

Complicazioni

Le complicazioni che possono verificarsi in seguito ad un infarto sono molto variabili, da lievi a potenzialmente mortali:

Aritmia

L’aritmia è costituita da un battito del cuore anomalo: troppo veloce (tachicardia), troppo lento (bradicardia) o irregolare (fibrillazione atriale).

Alcuni tipi di aritmia, ad esempio la tachicardia, sono lievi e causano disturbi quali:

  • palpitazioni (sensazione di battiti “accelerati” a livello di torace, gola o collo)
  • dolori al torace
  • vertigini
  • capogiri
  • affaticamento (stanchezza)
  • affanno

Altri tipi di aritmia possono essere potenzialmente mortali, quali:

  • blocco cardiaco completo, situazione in cui i segnali elettrici non riescono a viaggiare da una parte all’altra del cuore, impedendone il battito regolare
  • aritmia ventricolare, evento in cui il cuore inizia a battere più velocemente prima di andare in spasmo e poi smettere di battere del tutto; in questo caso si parla di arresto cardiaco

Questi tipi di aritmia possono costituire una delle principali cause di morte nelle 24 ore che seguono l'infarto. I tassi di sopravvivenza sono aumentati significativamente dopo l’introduzione del defibrillatore portatile, uno strumento che rilascia scosse elettriche che possono far riprendere al cuore il giusto ritmo.

Le aritmie lievi, in genere, possono essere tenute sotto controllo con farmaci quali i beta-bloccanti.

Aritmie più pericolose, responsabili di disturbi ripetuti e prolungati, possono richiedere il ricorso al pacemaker, un dispositivo elettrico impiantato chirurgicamente nel petto per regolare il battito cardiaco.

Scompenso cardiaco

Lo scompenso cardiaco si verifica quando il cuore non è in grado di pompare efficacemente il sangue nel corpo. Può avvenire a seguito di un infarto se il muscolo cardiaco è stato gravemente danneggiato. In genere si manifesta nella porzione sinistra del cuore (il ventricolo sinistro).

Disturbi (sintomi) che indicano la comparsa di uno scompenso cardiaco includono:

  • respiro corto
  • spossatezza
  • gonfiore alle gambe e braccia dovuto ad un accumulo di liquidi

Lo scompenso cardiaco può essere curato con una combinazione di farmaci e, in alcuni casi, con la chirurgia.

Shock cardiogenico

Lo shock cardiogenico è simile allo scompenso cardiaco, ma più grave. Avviene quando il muscolo cardiaco è stato danneggiato in modo talmente grave da non riuscire più a fornire sangue a sufficienza per mantenere le funzioni corporee.

I sintomi includono:

  • confusione mentale
  • freddo ai piedi e alle mani
  • diminuzione o assenza di produzione di urina
  • battito e respirazione accelerati
  • pallore

Lo shock cardiogenico si può curare con farmaci anti-coagulanti che rendono il sangue più fluido. Possono anche essere usati medicinali che aiutino la contrazione dei vasi sanguigni, aumentando così un pò la pressione arteriosa e migliorando la circolazione sanguigna.

Una volta che i sintomi iniziali dello shock cardiogenico si siano stabilizzati, può essere necessario ricorrere alla chirurgia per migliorare le funzioni cardiache. Questa può includere l’intervento coronarico percutaneo insieme all’inserimento di una piccola pompa, nota come contropulsatore aortico, che può migliorare il flusso di sangue in uscita dal cuore.

Un’altra opzione è rappresentata dal bypass aortocoronarico (intervento che consiste nell’utilizzare un vaso sanguigno prelevato da un’altra parte del corpo per superare la parte dell’arteria occlusa).

Rottura del cuore

La rottura del cuore è una complicazione grave, e relativamente comune, dell’infarto. Avviene ogni 10 casi circa e, in genere, porta alla morte entro 5 giorni.

Si parla di rottura del cuore quando alcune sue parti (quali valvole o pareti cardiache) si rompono a causa dei danni provocati dall’infarto. I disturbi (sintomi) sono gli stessi dello shock cardiogenico e, di norma, è necessario un intervento chirurgico a cuore aperto per riparare il danno.

Vivere dopo l’infarto

Il recupero dopo l’infarto può richiedere anche molti mesi ed è molto importante non accelerare i tempi della riabilitazione.

Durante il periodo di convalescenza è necessario il supporto di numerosi operatori sanitari, fra cui:

  • infermieri
  • fisioterapisti
  • dietisti
  • specialisti della riabilitazione

Questi professionisti possono fornire sostegno fisico e psicologico per garantire un recupero sicuro e adeguato da iniziare per gradi fin dal ricovero in ospedale. Dopo la dimissione, la riabilitazione può proseguire a casa.

Gli scopi principali della riabilitazione sono:

  • recuperare gradualmente la forma fisica in modo da poter riprendere le normali attività (riabilitazione cardiaca)
  • ridurre i rischi di un nuovo infarto

Esercizio fisico

Una volta a casa, in genere, sono prescritti riposo e svolgimento di attività non faticose, quali brevi passeggiate.

La quantità di moto quotidiano può essere aumentata gradualmente col passare delle settimane. La velocità nella ripresa dipende dalle condizioni del cuore e dalla salute generale. I medici possono dare indicazioni più dettagliate per un piano di recupero che comprenda un graduale incremento delle attività.

Il programma di riabilitazione deve contenere una serie di esercizi che tengano conto anche dell’età e delle capacità. Si tratta per la maggior parte di esercizi aerobici come la cyclette, il tapis roulant e il nuoto, progettati per rafforzare il cuore, migliorare la circolazione e abbassare la pressione arteriosa.

Rientro al lavoro

La maggior parte delle persone dopo l’infarto può tornare al lavoro ma i tempi necessari a riprendere l’attività lavorativa dipendono dalle condizioni di salute del cuore e dal tipo di lavoro svolto. Se comporta mansioni leggere come, ad esempio, alcuni tipi di lavoro in ufficio possono essere sufficienti due settimane; se richiede sforzi o se il cuore è stato seriamente danneggiato possono essere necessari anche molti mesi prima del rientro al lavoro.

Saranno i medici specialisti a fornire una stima dettagliata del tempo necessario per tornare al lavoro.

Rapporti sessuali

La persona guarita da un infarto può riprendere ad avere rapporti sessuali quando si senta di nuovo bene, generalmente ciò avviene a distanza di 4-6 settimane dall’infarto. I rapporti sessuali non costituiscono un ulteriore rischio per la comparsa di un nuovo episodio.

A seguito di un infarto circa un uomo su tre ha disfunzioni erettili che possono rendere difficoltosa la ripresa dei rapporti.

Ciò può essere dovuto all’ansia e allo stress che, in genere, sono associati all’infarto.

Guida di veicoli

È consigliabile evitare di guidare per almeno 4 settimane dopo l’infarto e attendere il parere favorevole del medico curante. Particolare attenzione va posta nella guida di grandi mezzi di trasporto o di veicoli adibiti al trasporto di persone.

Depressione

L’infarto rappresenta un evento traumatico ed è comune la comparsa di uno stato di ansia. In molte persone nelle prime settimane di rientro a casa dopo la dimissione ospedaliera, lo stress emozionale può causare depressione e crisi di pianto.

Se la sensazione di depressione persiste è bene parlarne col proprio medico per evitare che possa aggravarsi. Lo stato emozionale, inoltre, può influire sulla riabilitazione.

Ridurre i rischi di un altro infarto

La riduzione del rischio di essere colpiti da un altro infarto richiede cambiamenti nella vita quotidiana e l’assunzione di farmaci per periodi prolungati.

1 1 1 1 1