Introduzione

BPCO

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) comprende un gruppo di malattie dell’apparato respiratorio tra cui la bronchite cronica, che colpisce i bronchi, e l’enfisema, che colpisce i bronchioli e gli alveoli polmonari (Video).

Le persone con BPCO hanno difficoltà a respirare, soprattutto a causa del restringimento delle loro vie respiratorie, per questo si parla di ostruzione delle vie aeree.

I sintomi tipici della BPCO includono:

  • crescente mancanza di respiro (dispnea) quando si pratica un’attività fisica
  • tosse persistente con catarro
  • frequenti infezioni polmonari
  • respiro sibilante e senso di costrizione toracica
  • ridotta tolleranza allo sforzo e facile affaticabilità

La principale causa della BPCO è l’esposizione prolungata a sostanze irritanti quali il fumo e l’inquinamento ambientale. Maggiore è l'esposizione al fumo di tabacco, maggiore è il rischio di sviluppare la BPCO. Il fumo, infatti, irrita e infiamma i polmoni producendo fenomeni di cicatrizzazione.

Anche le vie respiratorie più piccole si cicatrizzano e si restringono. Questi cambiamenti causano sintomi che si manifestano con la sensazione di mancanza d’aria (dispnea), tosse e catarro. Sebbene il principale fattore di rischio resti il fumo di sigaretta, oggi è riconosciuto anche il ruolo di esposizioni professionali (polveri, fumi, sostanze chimiche), inquinamento domenstico da biomasse (polveri sottili derivate dalla combustione di materiali organici come legna e pellet), infezioni respiratorie precoci e alterato sviluppo polmonare nell'infanzia.

Con il passare degli anni, l'infiammazione provoca cambiamenti permanenti ai polmoni: le pareti delle vie respiratorie si ispessiscono ed si produce più muco. In casi rari, il danno del tessuto (parenchima) polmonare è provocato dalla carenza ereditaria, su base genetica, ereditaria, di una proteina prodotta prevalentemente dal fegato, chiamata alfa-1 antitripsina.

La BPCO è trattabile, ma non completamente reversibile, quindi, quanto prima la malattia è diagnosticata e adeguatamente curata, tanto minori saranno i danni ai polmoni.

In caso di malattia sospetta, il medico curante può prescrivere l’esecuzione delle cosiddette prove di funzionalità respiratoria (spirometria).

Nella BPCO il danno polmonare non è reversibile, è comunque possibile rallentare la progressione della malattia. La riduzione dell'esposizione ai fattori di rischio, in particolare al fumo di tabacco, può contribuire a prevenire il peggioramento della BPCO. Può essere utile il supporto dei centri anti-fumo del Servizio Sanitario nazionale (Centri antifumo). Per quanto è possibile, è consigliabile evitare l'esposizione al fumo passivo.

Le cure con i farmaci, anche per aerosol o in spray, di solito riducono i sintomi. La riabilitazione polmonare può contribuire a ridurre la dispnea, migliorare la capacità fisica e la qualità della vita. La chirurgia rappresenta un'opzione solo per un piccolo numero di persone con BPCO.

Praticare attività fisica regolare, vaccinarsi per prevenire malattie dell'apparato respiratorio, seguire correttamente le cure e intervenire precocemente sulle riacutizzazioni, possono ridurre la progressione e le complicanze della BPCO.

Sintomi

I sintomi della broncopneumopatia cronica osatruttiva (BPCO), di solito, si sviluppano nel corso del tempo e cominciano a manifestarsi  in maniera progressiva dopo i 35 anni di età, per questo motivo la malattia può rimanere non diagnosticata per molto tempo. Nella maggior parte delle persone, infatti, la malattia viene diagnosticata soltanto dopo dopo i 50 anni.

È opportuno, quindi, consultare il medico curante se dovessero manifestarsi i seguenti sintomi:

  • mancanza di fiato durante l’esercizio fisico o le attività quotidiane
  • tosse persistente con catarro che tende a non risolversi
  • frequenti infezioni polmonari, in particolare in inverno
  • respirazione difficoltosa o fame d’aria (dispnea)
  • progressiva riduzione della capacità di svolgere attività quotidiane

Le persone di mezza età con abitudine al fumo attuale o pregressa che presentano tosse persistente (tosse bronchiale) soprattutto al mattino, mancanza di respiro dopo lievi sforzi, tosse duratura e raffreddori in inverno, dovrebbero consultare il medico curante e sottoporsi alle prove di funzionalità respiratoria (spirometria) (Video).

In presenza di BPCO, le vie respiratorie si infiammano e si restringono. L'ostruzone è dovuta non solo al restringimento bronchiale, ma anche alla perdita di elasticità dei polmoni e alla distruzione degli alveoli polmonari (strutture del polmone simili a piccoli sacchetti in cui avvengono gli scambi di ossigeno e anidride carbonica con il sangue) che, se sono danneggiati in modo permanente, rendono sempre più difficile espellere l'aria dai polmoni durante l'espirazione.

I sintomi, spesso, sono più evidenti in inverno ed è possibile che si verifichino due o più episodi all'anno particolarmente gravi (riacutizzazioni) che richiedono cure in ospedale: i peggioramenti acuti dei sintomi respiratori possono accelerare la progressione della malattia e aumentare il rischio di ricovero e mortalità.

Altri segnali della possibile presenza di BPCO sono:

  • perdita di peso
  • stanchezza e senso di affaticamento
  • gonfiore alle caviglie
  • ansia e depressione dovute alla limitazione respiratoria

Il dolore al petto e la tosse con sangue (emottisi), invece, non sono sintomi comuni della BPCO. Di solito, sono causati da altre condizioni, come infezioni polmonari o, meno frequentemente, un tumore del polmone.

Cause

Diversi fattori possono aumentare il rischio (Video) di sviluppare la malattia broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO): alcuni fattori di rischio sono modificabili, altri non lo sono.

Fattori di rischio modificabili

Fumo

Il fumo di tabacco è la principale causa della BPCO nei Paesi ad alto reddito ed è responsabile della maggior parte dei casi, perché infiamma e danneggia permanentemente il rivestimento delle vie aeree. Non tutte le persone con abitudine al fumo sviluppa la BPCO, ma il rischio aumenta con l'intensità e la durata dell'eposizione al fumo, la suscettibilità individuale e la presenza di altri fattori predisponenti.

Fumo passivo

L'esposizione al fumo (leggi la Bufala) di altre persone aumenta il rischio di BPCO.

Fumi e polveri

Il contatto con certi tipi di polveri e sostanze chimiche sul lavoro, tra cui cereali, isocianati, cadmio e carbone, è stato collegato allo sviluppo di BPCO anche in persone senza abitudine al fumo. Sono particolarmente rilevanti anche l'esposizione a silice, polveri minerali, vapori industriali e combustibili da biomassa (come legna e pellet).

Inquinamento atmosferico

Anche l'inquinamento atmosferico può rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo per la BPCO.

Fattori di rischio non modificabili

Familiarità per BPCO

La presenza di familiari con BPCO può aumentare il rischio, soprattutto se si associano predisposizione genetica e fattori ambientali.

Predisposizione genetica

Esiste una rara condizione genetica associata allo sviluppo della BPCO chiamata deficit di alfa-1-antitripsina, una proteina che protegge i polmoni dai danni provocati da altri enzimi, le proteasi, presenti normalmente nell’organismo. Le persone con deficit di alfa-1-antitripsina, di solito, sviluppano la BPCO in giovane età, spesso sotto i 35 anni. Sono in studio altri fattori genetici che possono influenzare la suscettibilità individuale, ma nella pratica clinica il principale fattore genetico di rilievo resta il deficit di alfa-1 antitripsina.  

Ridotto sviluppo polmonare

Uno sviluppo ridotto della funzione polmonare durante l’infanzia e l’adolescenza (per esempio a causa di prematurità, infezioni respiratorie ricorrenti, asma infantile, esposizione prenatale al fumo) può predisporre alla comparsa di BPCO in età adulta.

Età e comorbidità

L’età avanzata aumenta il rischio di sviluppare BPCO. Inoltre, la malattia è frequentemente associata ad altre condizioni tra cui malattie cardiovascolari, diabete, osteoporosi, depressione e sindrome metabolica.

Diagnosi

La BPCO viene solitamente diagnosticata dal medico curante e confermata dalle prove di funzionalità respiratoria (spirometria). La diagnosi precoce consente di avviare tempestivamente una terapia adeguata che può rallentare la progressione della malattia (Video). Il sospetto di BPCO si basa sulla presenza di dispnea cronica, tosse persistente, espettorato abituale e storia di esposizione a fattori di rischio, soprattutto al fumo.

Durante la visita, il medico raccoglie le informazioni sui sintomii, sull'abitudine, o meno, al fumo e esegue l'auscultazione dei polmoni con lo stetoscopio. Successivamente può prescrivere una spirometria per valutare la funzionalità polmonare.

Spirometria

La spirometria consiste nel respirare all'interno di un dispositivo, lo spirometro, che misura due parametri principali:

  • volume di aria espirato nel primo secondo di un'espirazione forzata (chiamato volume espiratorio forzato nel primo secondo o FEV1, Forced Expiratory Volume in 1 second)
  • quantità totale di aria espirata durante un'espirazione forzata (capacità vitale forzata o FVC, Forced Vital Capacity)

Per ottenere una misurazione più precisa può essere richiesto di ripetere la prova più volte. La diagnosi di BPCO si conferma quando, dopo la somministrazione di un broncodilatatore, il rapporto tra FEV1/FVC risulta inferiore a 0,70 oppure al di sotto del limite inferiore di normalità in base a età, sesso, altezza e etnia. 

Altri esami

Oltre alla spirometria possono essere necessari altri esami per escludere che i sintomi siano dovuti ad altre malattie simili alla BPCO:

  • radiografia del torace, per evidenziare la presenza di eventuali patologie come infezioni toraciche o tumori polmonari
  • esame del sangue, per escludere un’anemia che potrebbe essere la causa dell’affanno

Il medico può richiedere ulteriori indagini per confermare la diagnosi di BPCO e valutarne la gravità (Video).

I risultati di alcuni esami aiuteranno il paziente e il medico a individuare la cura più adatta.

  • elettrocardiogramma (ECG) ed ecocardiogramma, per controllare lo stato del cuore. L’ECG consiste nell'applicazione di elettrodi (placchette di metallo) su braccia, gambe e torace per rilevare l'attività elettrica del cuore. L’ecocardiogramma utilizza le onde sonore per produrre immagini dettagliate del cuore in modo simile ad un’ecografia
  • saturimetria e emogasanalisi arteriosa. Il livello di ossigeno nel sangue può essere misurato con il saturimetro (o pulsossimetro) un dispositivo medico a forma di pinza che si applica al dito di una mano e misura la percentuale di ossigeno nel sangue (saturazione) e la frequenza cardiaca. Se la saturazione è bassa o la malattia è avanzata, può essere necessaria l’emogasanalisi arteriosa (emogas), un esame che consente di valutare i livelli di ossigeno e anidride carbonica nel sangue e di stabilire l’eventuale necessità di ossigenoterapia. Se i livelli di ossigeno risultano ridotti, può essere necessario somministrare ossigeno supplementare attraverso appositi dispositivi (ad esempio, le bombole)
  • analisi dell’espettorato, può essere indicata in presenza di infezioni respiratorie ricorrenti, per verificare la presenza di eventuali microrganismi responsabili di infezioni delle vie respiratorie
  • eosinofili nel sangue. La conta degli eosinofili ematici è importante perché può aiutare a prevedere la risposta ai corticosteroidi inalatori e a personalizzare la terapia farmacologica
  • test del picco di flusso, misura la velocità dell’espirazione a intervalli di tempo regolari. Non è più considerato un esame diagnostico principale per distinguere la BPCO dall’asma, diagnosi che si basa soprattutto sulla storia clinica, sulla spirometria con test di broncodilatazione e sulla valutazione specialistica
  • dosaggio dell'alfa-1-antitripsina, per verificare la presenza di un deficit genetico nelle persone con familiarità per questa condizione o in chi sviluppa BPCO in giovane età, soprattutto in assenza di una significativa esposizione al fumo
  • tomografia computerizzata (TAC), per identificare eventuali altre malattie polmonari (enfisema, bronchiectasie, noduli polmonari), per valutare le alterazioni polmonari causate dalla BPCO e contribuire alla valutazione dell’idoneità a eventuali a procedure chirurgiche

Per una scelta terapeutica più mirata, rispetto al solo valore spirometrico, oggi la classificazione della BPCO fa riferimento a nuove scale validate che considerano il numero di riacutizzazioni e il carico sintomatologico:

  • mMRC (Modified Medical Research Council) per la valutazione della dispnea
  • CAT (COPD, Assessment Test) per la valutazione dell’impatto globale dei sintomi

Terapia

La BPCO è una malattia cronica trattabile. Anche se non esiste una cura risolutiva e non è completamente reversibile, è possibile rallentarne la progressione, ridurne i sintomi, prevenire le riacutizzazioni e migliorare la qualità e l’aspettativa di vita.

Alcuni farmaci possono contribuire ad alleviare i sintomi. In base alla gravità della malattia, può essere necessario provare diverse terapie per individuare quella più adatta alle esigenze del paziente. Le persone con BPCO spesso assumono una combinazione di medicinali e possono avere a disposizione altri farmaci da usare in caso di riacutizzazione, in particolare quando i sintomi si presentano in forma più severa. Sarà il medico a definire la terapia più appropriata.

Nelle persone con abitudine al fumo, il modo migliore per rallentare la progressione della BPCO è interrompere il consumo di tabacco evitando così ulteriori danni ai polmoni. Non è mai troppo tardi per smettere di fumare. Anche nelle forme più avanzate di BPCO è possibile ottenere benefici e ridurre ulteriori danni alle vie respiratorie. Nelle fasi iniziali, quando i sintomi sono lievi, può non essere necessario iniziare immediatamente una terapia farmacologica continuativa.

Terapia farmacologica

La terapia della BPCO prevede la somministrazione di diverse tipologie di farmaci, spesso in combinazione, e viene personalizzata in base a:

  • intensità dei sintomi
  • numero di riacutizzazioni
  • funzione respiratoria
  • presenza di eosinofili nel sangue
  • comorbidità associate
  • capacità di usare correttamente i dispositivi inalatori

Farmaci per via inalatoria

L’utilizzo dell’inalatore può essere spiegato al malato dal medico o dal farmacista. La maggior parte delle persone imparano ad usarlo correttamente, ma, in caso di difficoltà, l'uso di un distanziatore (dispositivo che aumenta la quantità di farmaco che raggiunge i polmoni) o un diverso tipo di inalatore possono facilitare l'assunzione corretta della terapia.

I farmaci somministrabili per via inalatoria includono:

Broncodilatatori a breve durata d’azione

Gli inalatori contenenti broncodilatatori a breve durata d'azione somministrano una piccola dose di farmaco direttamente ai polmoni e favoriscono il rilassamento dei i muscoli delle vie respiratorie consentendone la dilatazione. Ci sono due tipi di broncodilatatori a breve durata d'azione:

  • a base di beta-2 agonisti, come il salbutamolo e la terbutalina
  • a base di antimuscarinici, come l'ipratropio

L'inalatore viene utilizzato al bisogno, quando si ha la sensazione di mancanza d’aria per alleviare i sintomii.

Broncodilatatori a lunga durata d’azione

La loro azione dura almeno 12 ore e, in genere, sono prescritti dal medico quando i broncodilatatori a breve durata d'azione non sono sufficienti a controllare i sintomi. Ci sono due tipi di broncodilatatori a lunga azione:

  • beta-2 agonisti (detti anche LABA, Long Acting Beta2 Agonists), come, ad esempio, il salmeterolo, il formoterolo, l’indacaterolo e l'olodaterolo
  • antimuscarinici (noti anche come LAMA, Long Acting Muscarinic Antagonist), come il tiotropio, il glycopyronium, l’aclidinio e l'umeclidinio

Secondo le linee guida più recenti, molti pazienti iniziano direttamente una terapia con broncodilatatori a lunga durata d’azione. La combinazione LABA+LAMA è spesso preferita alla monoterapia perché migliora i sintomi e riduce il rischio di riacutizzazioni.

Corticosteroidi per via inalatoria (ICS)

Gli inalatori a base di corticosteroidi, chiamati anche inalatori di corticosteroidi (ICS, Inhaled Corticostroids), agiscono riducendo l'infiammazione delle vie respiratorie.

Se persiste la mancanza di fiato o si verificano riacutizzazioni nonostante la terapia con broncodilatatori inalatori a lunga durata d'azione, il medico di famiglia può valutare l'aggiunta di un corticosteroide per via inalatoria. La maggior parte delle persone con BPCO utilizza combinazioni di tipi diversi di inalatori.

L’impiego degli ICS dipende soprattutto dalla frequenza delle riacutizzazioni, dalla presenza di elevati livelli di eosinofili nel sangue e da un’eventuale sovrapposizione con l’asma. Un uso non appropriato può aumentare il rischio di polmonite, candidosi orale e altri effetti indesiderati.

Tripla terapia inalatoria (LABA + LAMA + ICS)

La tripla terapia inalatoria combina broncodilatatori beta-2 agonisti a lunga durata d’azione (LABA), antimuscarinici a lunga durata d’azione (LAMA) e corticosteroidi inalatori (ICS).

È indicata nei pazienti con:

  • sintomi persistenti
  • riacutizzazioni frequenti
  • risposta attesa favorevole agli ICS (es. in presenza di elevati livelli di eosinofili nel sangue)

Spesso viene somministrata con un unico inalatore (“single inhaler triple therapy”), una modalità che può migliorare l’aderenza e i risultati clinici.

Farmaci in compresse

Compresse di teofillina

La teofillina favorisce il rilassamento dei muscoli delle vie aeree, determinandone la dilatazione. Può essere prescritta dal medico curante qualora la terapia inalatoria non sia sufficiente a controllare i sintomi. Durante la terapia con teofillina è necessario controllare periodicamente la quantità di teofillina nel sangue per individuare la dose adeguata e ridurre il rischio di effetti collaterali che possono includere:

  • aumento della velocità del battito del cuore (frequenza cardiaca)
  • mal di testa
  • nausea

Compresse di mucolitici

I mucolitici come, ad esempio, la carbocisteina, rendono il muco ed il catarro più fluidi e, quindi, più facili da espellere. Questi farmaci sono particolarmente utili per le persone con una tosse persistente, catarro denso o frequenti riacutizzazioni.

Antibiotici e steroidi

Se si verificano infezioni polmonari, il medico può prescrivere una terapia antibiotica. Se la riacutizzazione dei sintomi è grave può essere necessario associare anche corticosteroidi per via orale. La durata della cura e le dosi da assumere varieranno in base all'intensità dei sintomi. Oggi si raccomandano cicli brevi di corticosteroidi sistemici (generalmente 5 giorni) per ridurre il rischio di effetti collaterali legati a trattamenti prolungati. Poiché i corticosteroidi sono più efficaci se assunti all'inizio dei sintomi, il medico può prescriverne una terapia da utilizzare al bisogno.

Farmaci per nebulizzazione

I farmaci nebulizzati possono essere utilizzati nel caso in cui gli altri sistemi inalatori non risultino efficaci o in pazienti fragili con riacutizzazioni severe o con difficoltà nell'uso degli inalatori oppure con problemi nella gestione della terapia domiciliare. La nebulizzazione del farmaco avviene attraverso strumenti detti nebulizzatori che possono essere ad aria compressa o ad ultrasuoni.

I nebulizzatori ad aria compressa consentono di somministrare più farmaci contemporaneamente ma richiedono tempi di erogazione più lunghi. I nebulizzatori ad ultrasuoni consentono una nebulizzazione più rapida rispetto a quelli ad aria compressa, ma non sono adatti alla somministrazione di farmaci in sospensione (corticosteroidi), di preparati viscosi, di principi attivi con particelle di un diametro di particelle >6μm (maggiore di 6 micrometri); inoltre possono alterare alcune sostanze.

Un nebulizzatore è una macchina che somministra farmaci attraverso un boccaglio o una maschera. Il medicinale, in origine, è in forma liquida e viene convertito in una fine nebbiolina (aerosol). Di solito è possibile scegliere se respirare il farmaco nebulizzato con un boccaglio o con una maschera facciale.

Inibitori della fosfodiesterasi-4 (PDE4)

Gli inibitori della fosfodiesterasi-4 (PDE4) possono contribuire a migliorare la funzione respiratoria e vengono prescritti solitamente a pazienti con BPCO grave, bronchite cronica predominante, frequenti riacutizzazione, storia di ricoveri.

Macrolidi a lungo termine

In alcuni pazienti con frequenti riacutizzazioni può essere considerato l’uso prolungato di antibiotici macrolidi (es. azitromicina), soprattutto nelle persone con pregressa abitudine al fumo. La decisione richiede una valutazione dello specialista a causa del rischio di resistenze batteriche, alterazioni dell’elettrocardiogramma (ECG) e problemi uditivi.

Vaccinazioni

Oggi le vaccinazioni sono considerate parte integrante della gestione della BPCO, non solo per la prevenzione generale, ma anche per ridurre il rischio di riacutizzazioni, ricoveri ospedalieri e mortalità respiratoria.

Le persone con malattie croniche, come la BPCO, sono incoraggiate a vaccinarsi ogni autunno contro l'influenza. È inoltre raccomandata la vaccinazione anti-pneumococcica: che protegge contro il batterio streptococcus pneumoniae, il principale responsabile delle polmoniti negli adulti. Sono anche raccomandate la vaccinazione anti-Sars-CoV-2 e quella anti-RSV (Respiratory Syncytial Virus, il virus respiratorio sinciziale) nelle persone per le quali siano indicate, in base all’età e al rischio clinico.

Altre cure

Ossigenoterapia

Se il livello di ossigeno nel sangue è basso, può essere indicata la somministrazione di ossigeno a casa attraverso dei piccoli tubi inseriti nel naso (dette cannule nasali) o tramite una maschera facciale.

L'ossigeno non è una cura per alleviare la sensazione di mancanza d’aria, ma è indicata nei pazienti con ipossiemia cronica (riduzione dei livelli di ossigeno nel sangue arterioso). Lo specialista valuta l'eventuale beneficio dell'ossigenoterapia a lungo termine, indicata soprattutto nei pazienti con insufficienza respiratoria cronica e ipossiemia persistente. L'efficacia della terapia aumenta con la durata di utilizzo quotidiano. I tubi che portano l’ossigeno dalla macchina-contenitore al naso o alla bocca sono abbastanza lunghi da permettere il movimento in casa. Se è necessario utilizzare l'ossigeno fuori di casa sono disponibili apposite bombole portatili. 

Lo scopo dell’ossigenoterapia a lungo termine è quello di ridurre il carico cardiopolmonare, favorire lo svolgimento di alcune attività quotidiane, migliorare la sopravvivenza e la prognosi. Poiché l’ossigeno è altamente infiammabile, è fondamentale non fumare durante la terapia: una sigaretta accesa può provocare incendi o esplosioni.

Ossigenoterapia in movimento

La valutazione della necessità dell’ossigenoterapia include anche l’eventuale utilizzo durante la deambulazione o altre attività fisiche. Se i livelli di ossigeno sono normali a riposo, ma diminuiscono durante il movimento, può essere indicata l’ossigenoterapia domiciliare continuativa associata all'ossigenoterapia in movimento.

Ventilazione non invasiva (NIV)

La ventilazione non invasiva (NIV, Non-Invasive Ventilation) aiuta la respirazione utilizzando una macchina portatile collegata a una maschera che copre il naso o il viso. È utilizzata per migliorare la funzionalità respiratoria in pazienti con insufficienza respiratoria acuta o cronica, riacutizzazioni severe, ritenzione di anidride carbonica (ipercapnia). Durante le riacutizzazioni in ambiente ospedaliero è spesso fondamentale per evitare l’intubazione. In alcuni casi può essere messa a disposizione a casa del paziente, dopo una riacutizzazione o dopo una valutazione in un centro specializzato.

Programmi di riabilitazione

La riabilitazione polmonare è un programma di esercizi e di formazione progettato per aiutare i pazienti in tutte le fasi della malattia, sia in presenza di sintomi persistenti o ridotta capacità allo sforzo, sia dopo una riacutizzazione o un ricovero. Può aumentare, infatti, la capacità di svolgere esercizio fisico, la mobilità e la fiducia in se stessi. Di solito, comprende la camminata, la bicicletta ed esercizi volti ad aumentare la forza delle braccia. Inoltre, include l’educazione sanitaria sulla BPCO, la valutazione e la consulenza sull'alimentazione e promuove cambiamenti psicologici, sociali e comportamentali utili ad affrontare meglio la malattia. Il programma di riabilitazione è definito e seguito da una squadra di specialisti che comprende fisioterapisti, infermieri specializzati in malattie respiratorie e dietisti.

La riabilitazione polmonare si svolge in sedute di gruppo e un ciclo può durare circa 6-8 settimane, anche se molti esercizi possono poi essere proseguiti a casa. Durante questo periodo il paziente impara a conoscere e controllare i sintomi causati dalla BPCO migliorando, così, la capacità di esercizio, l'autonomia e di conseguenza, la qualità della vita. inoltre contribuisce a ridurre dispnea, ricoveri, riacutizzazioni e aiuta a superare ansia e depressione associate alla malattia.

Vivere con

La broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) può influenzare molti aspetti della vita quotidiana. Tuttavia, una gestione attiva della malattia permette spesso di migliorare i sintomi, mantenere l'autonomia e aumentare la qualità della vita.

Comorbidità

La BPCO non è più considerata solo una malattia del polmone, ma una condizione sistemica, che richiede una presa in carico globale del paziente. Infatti, è spesso associata ad altre patologie che ne influenzano la prognosi e il trattamento.

Le comorbidità più frequenti sono::

Cura di sé

Avere cura di sé significa essere responsabili della propria salute e del proprio benessere: avere un atteggiamento attivo è considerato oggi parte integrante della terapia. Chi convive con malattie croniche, con il sostegno delle persone coinvolte nel percorso di cura, può trarne grandi benefici. Adottare stili di vita sani, seguire correttamente la terapia prescritta e impararre a riconoscere precocemente i segnali di peggioramento significa non solo vivere più a lungo, ma anche ridurre dolore, ansia, depressione e fatica, oltre a essere più attivi ed indipendenti.

Prendere i farmaci

È importante assumere i farmaci seguendo sempre le indicazioni del medico, anche quando ci si sente meglio. La terapia continuativa, infatti, può aiutare a prevenire le riacutizzazioni. Se si hanno dubbi sui farmaci, sui possibili effetti indesiderati o sulle interazioni con altri medicinali, o con gli integratori, è consigliabile leggere il foglietto illustrativo che accompagna i medicinali e parlarne con il medico curante. È, inoltre, preferibile consultare le indicazioni prima di assumere medicinali senza prescrizione medica come, ad esempio, gli antidolorifici o gli integratori perché potrebbero interferire con i medicinali utilizzati per la BPCO.

Valutazione continua

Poiché la BPCO è una malattia cronica è fondamentale avere un contatto costante e un buon rapporto con la squadra di specialisti che segue la cura e l’andamento della malattia. Questo consente di discutere con facilità dei sintomi e delle preoccupazioni. Quanto più la squadra conosce il paziente con BPCO tanto più sarà in grado di supportarlo nella vita quotidiana, come, per esempio, nella gestione dell'inalatore, che molti pazienti non utilizzano correttamente, riducendo così l'efficacia della terapia. Incontri regolari con un operatore sanitario aiutano anche a individuare precocemente eventuali complicazioni della BPCO come ilcuore polmonare, caratterizzato da un aumento della pressione nelle arterie dei polmoni (arterie polmonari) e ritenzione idrica, ossia l'accumulo di liquidi nell'organismo.

Controllare le previsioni del tempo

I cambiamenti delle condizioni meteorologiche possono influenzare i sintomi della BPCO. Ondate di freddo prolungate, così come periodi di caldo e di caldo-umido, possono infatti causare difficoltà respiratorie.

Fare attenzione alla qualità dell’aria nell'ambiente interno e esterno

Per ridurre i sintomi della BPCO e il rischio di riacutizzazioni, è consigliabile, quando possibile, evitare alcune situazioni, comportamenti o ambienti, tra cui::

  • luoghi polverosi
  • fumi industriali
  • gas di scarico delle automobili
  • fumo, attivo e passivo
  • spray deodoranti o di tipo plug-in
  • prodotti per la pulizia con un profumo intenso, se non in presenza di una buona ventilazione
  • lacca per capelli
  • profumi

Esercizio fisico

Le persone con BPCO che svolgono un regolare esercizio fisico e si mantengono attive ottengono un miglioramento della respirazione, una riduzione dei sintomi legati alla malattia e una migliore qualità della vita. Un programma strutturato di riabilitazione polmonare, condotto da operatori sanitari esperti, rende le cure più efficaci anche nelle persone che soffrono di forme gravi di BPCO. Ogni persona dovrebbe svolgere attività fisica secondo le proprie possibilità: non esiste una regola valida per tutti e l'attività fisica deve essere personalizzata e sostenibile per il singolo paziente. Al contrario la sedentarietà peggiora e aumenta il rischio di ricovero.

Mantenimento del peso

Il sovrappeso peggiora la dispnea. Per questo motivo è consigliabile mantenere un peso corporeo nella norma. L'obiettivo principale è conservare una composizione corporea adeguata, preservando soprattutto la massa muscolare. Consumare cibi ricchi di proteine ​​e fornire al corpo sufficienti calorie è importante per mantenere un peso ideale. La ricerca ha dimostrato che le persone sottopeso con BPCO hanno meno sintomi. Inoltre, malnutrizione o sarcopenia (progressiva e generalizzata perdita di massa, forza e funzionalità muscolare scheletrica), frequenti nei casi più gravi, possono peggiorare la prognosi.

Tecniche di respirazione

Esistono varie tecniche per migliorare la respirazione quando si avverte mancanza di respiro, a partire dal controllo della respirazione e da una postura adeguata con rilassamento delle spalle per ridurre lo sforzo.

Altre tecniche, spesso insegnate nei programmi di riabilitazione, aiutano a ridurre la dispnea e a migliorare la tolleranza allo sforzo. Tra queste:

  • respirazione rilassata, lenta e profonda
  • respirazione attraverso le labbra serrate, come se si stesse fischiando
  • espirazione controllata durante le attività che richiedono maggiore sforzo
  • respirazione ritmica, utilizzando un ritmo a tempo con l'attività che si sta svolgendo, come ad esempio salire le scale

Relazioni sociali

Avere una malattia cronica come la BPCO può mettere a dura prova il rapporto con gli altri. Le difficoltà respiratorie e la tosse possono causare stanchezza e depressione nelle persone con la malattia e rendere ansiosi e frustrati i loro partner o chi se ne prende cura. Per questo è importante confrontarsi e parlare delle reciproche preoccupazioni: aprirsi, spiegare chiaramente alla famiglia e agli amici come ci si sente e cosa possono fare per essere di aiuto, può mettere tutti a loro agio. Non bisogna avere timore di esprimere il bisogno di dedicare del tempo a se stessi né di ricorrere a un supporto psicologico, se lo si desidera.

Vita sessuale

La mancanza di respiro può verificarsi anche durante l'attività sessuale. In questo caso è importante parlarne con il partner per trovare modalità di relazione soddisfacenti per entrambi, e con il medico o il fisioterapista per imparare a gestire la difficoltà di respirazione durante i rapporti.

Prendere l’aereo

Prima di programmare un viaggio in aereo, le persone con BPCO, dovrebbero confrontarsi con il medico curante per verificare se è sicuro volare. La valutazione può includere la spirometria e la misurazione dei livelli di ossigeno nel sangue. Se il medico autorizza il viaggio in aereo, è importante ricordarsi di portare tutti i farmaci abituali, compresi gli inalatori. Le persone in ossigenoterapia devono portare con sé un’adeguata dose di ossigeno e informare l’agenzia viaggi o la compagnia aerea prima di prenotare il volo. Potrebbe essere necessario, inoltre, fornire un certificato medico o altre certificazioni specifiche per l’uso dell’ossigeno in volo.

Sostegno finanziario

Le persone con BPCO spesso devono rinunciare al lavoro poiché le difficoltà respiratorie limitano alcune attività. In questi casi, la malattia può essere riconosciuta come causa di invalidità lavorativa, permettendo l’accesso a sostegni economici e benefici previsti dalla legge.

Prevenzione delle riacutizzazioni

Uno degli obiettivi principali nei pazienti con BPCO è prevenire le riacutizzazioni. Le riacutizzazioni sono episodi di peggioramento acuto dei sintomi respiratori e che spesso richiedono una modifica della terapia.

Le riacutizzazioni possono manifestarsi con:

  • aumento della mancanza di respiro
  • aumento della tosse
  • aumento della quantità di catarro
  • cambiamento del colore dell’espettorato
  • febbre
  • maggiore stanchezza
  • difficoltà nelle normali attività quotidiane
  • difficoltà a camminare o parlare per mancanza di fiato
  • sonnolenza insolita
  • confusione
  • gonfiore importante alle gambe
  • dolore toracico

Le riacutizzazioni rappresentano uno degli eventi più importanti nella storia della BPCO perché accelerano il declino della funzione respiratoria, aumentano il rischio di ricovero e peggiorano la sopravvivenza.

Le cause più frequenti sono:

  • infezioni respiratorie virali o batteriche
  • inquinamento atmosferico, condizioni metereologiche sfavorevoli
  • scarsa aderenza terapeutica
  • altre malattie concomitanti (ad esempio scompenso cardiaco)

Considerazioni sulla mortalità

La BPCO è una malattia cronica seria, che non può essere guarita e che rappresenta una quota significativa (55%) dei decessi legati alle malattie respiratorie nel nostro Paese. Per questo motivo è importante garantire un percorso di cura programmato e adeguato alle diverse fasi della malattia, che può includere anche le cure palliative. Le cure palliative non riguardano esclusivamente la fase terminale, ma possono essere integrate precocemente nei pazienti con sintomi severi, dispnea persistente e frequenti ricoveri. Le cure palliative sono finalizzate al controllo dei sintomi, al miglioramento del comfort e della qualità della vita, al supporto del paziente e dei caregiver e alla pianificazione condivisa delle scelte assistenziali.

Molte persone trovano utile e rassicurante parlare di questi aspetti con il medico e la famiglia. Può essere importante discutere dei possibili sintomi che possono manifestarsi con il progredire della malattia e delle cure disponibili per alleviarli. Con il progredire della BPCO, il medico insieme al paziente, può definire un piano di gestione condiviso basato sui valori, sulle preferenze e sugli obiettivi di cura della persona e della sua famiglia. Alcune persone, nelle fasi più avanzate della malattia, possono preferire il ricovero in strutture specializzate per le cure palliative; altre, possono scegliere di ricevere assistenza a domicilio.

Dimensione del problema

Secondo il Ministero della Salute, in Italia la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è responsabile del 55% dei decessi per malattie respiratorie. A livello mondiale, rappresenta la quarta causa di morte, con circa il 5% di tutti i decessi globali, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Quasi il 90% dei decessi per BPCO nelle persone con meno di 70 anni si verifica nei Paesi a basso e medio reddito, dove l'inquinamento atmosferico e domestico rappresentano sempre di più un importante fattore di rischio. In questi Paesi, il fumo di tabacco è responsabile del 30-40% dei casi di BPCO, mentre questa percentuale sale a oltre il 70% nei paesi ad alto reddito.

Aspetti di genere

La BPCO non è più considerata una patologia prevalentemente maschile come si riteneva in passato, non solo per l’aumento del numero di donne con abitudine al fumo. Diversi studi dimostrano che sesso e genere influenzano rischio, sintomi, diagnosi e prognosi. Le donne, infatti, possono sviluppare BPCO anche con minore esposizione al fumo, per una maggiore suscettibilità biologica legata a vie aeree più piccole, diversa risposta infiammatoria e fattori ormonali. Inoltre, sono più esposte all’inquinamento indoor (inquinamento negli ambienti interni). Sul piano clinico, nelle donne sono più frequenti dispnea più intensa, maggiore frequenza di riacutizzazioni, ansia/depressione e una qualità di vita peggiore, mentre negli uomini sono più comuni tosse cronica ed enfisema. Nelle donne, la diagnosi di BPCO è spesso più tardiva e talvolta confusa con la diagnosi di asma. Anche altri fattori di genere possono incidere: minore accesso precoce alle cure e sottostima dei sintomi possono peggiorare gli esiti nelle donne. Per questo la medicina di genere è oggi considerata essenziale nella gestione della BPCO.

Bibliografia

EpiCentro (ISS). Broncopneumopatia cronica ostruttiva

Ministero della Salute. Broncopneumopatia cronica ostruttiva

World Health Organization (WHO). Chronic obstructive pulmonary disease (COPD)

Czarnota P, MacLeod JL, Gupta N, et al. Sex Differences in Chronic Obstructive Pulmonary Disease: Implications for Pathogenesis, Diagnosis, and Treatment. International Journal of Molecular Sciences. 2025; 26(6): 2747

Prossimo aggiornamento: 03 Giugno 2028

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