Introduzione

Malattia di Parkinson

La malattia di Parkinson è una patologia (malattia) neurodegenerativa causata dal danneggiamento progressivo di alcune parti del cervello.

I disturbi (sintomi) principali sono:

  • movimenti involontari di una o più parti del corpo (tremore)
  • lentezza dei movimenti (bradicinesia)
  • rigidità muscolare

Oltre a questi sintomi, le persone affette dalla malattia di Parkinson possono manifestare diversi disturbi fisici e psicologici, tra i quali:

  • depressione e ansia
  • disturbi dell’equilibrio, con rischio di cadute
  • riduzione o perdita della capacità di sentire gli odori ( iposmia o anosmia)
  • disturbi del sonno come insonnia (dormire poco e male) ed ipersonnia (eccessiva sonnolenza)
  • riduzione o perdita della memoria

Non appena si avvertono i primi segnali della malattia di Parkinson è necessario rivolgersi al medico di famiglia che potrebbe prescrivere la visita di uno specialista per accertamenti diagnostici.

Cause della malattia di Parkinson

La malattia di Parkinson è causata dalla perdita di cellule nervose in una zona del cervello chiamata sostanza nera, dal latino substantia nigra.
Tale alterazione determina una ridotta produzione di dopamina, una sostanza chimica di vitale importanza per il controllo dei movimenti corporei. La riduzione della dopamina è responsabile della maggior parte dei sintomi della malattia di Parkinson.
La causa della perdita delle cellule nervose non è stata ancora identificata. I ricercatori ritengono che la malattia di Parkinson sia dovuta alla combinazione di fattori genetici ed ambientali.

Secondo stime ufficiali, nel 2013 gli italiani affetti dalla malattia di Parkinson erano circa 230.000, cifra destinata a crescere vertiginosamente nei prossimi vent'anni a causa del progressivo invecchiamento della popolazione (SNLG, Sistema Nazionale Linee Guida 2013). La malattia si manifesta prevalentemente in persone di età superiore ai 65 anni ma in un numero ridotto di casi, circa il 5%, si verifica in persone di età inferiore ai 50 anni. È lievemente più frequente nei maschi che nelle femmine: su 10 persone affette dalla malattia di Parkinson 6 sono uomini.

Trattamento della malattia di Parkinson

Non esiste attualmente una cura risolutiva per questa malattia, ma vi sono diversi trattamenti che permettono di controllarne i sintomi, migliorando la qualità della vita delle persone affette.

I trattamenti sono:

  • terapie di supporto (come la fisioterapia e la terapia occupazionale)
  • terapia farmacologica
  • intervento chirurgico al cervello (solo in casi selezionati)

Durante le prime fasi della malattia, in genere, i sintomi sono lievi e non è necessario alcun tipo di trattamento farmacologico. È, comunque, opportuno sorvegliare costantemente l’andamento della malattia mediante periodiche visite di controllo di uno specialista.

Con il progredire della malattia i sintomi possono peggiorare fino a compromettere l’esecuzione delle normali attività quotidiane in completa autonomia.
Nella maggior parte dei casi, le persone affette dalla malattia di Parkinson rispondono bene ai trattamenti ed il loro grado di disabilità rimane lieve o moderato. In una minoranza di pazienti, invece, i trattamenti non risultano altrettanto efficaci e, con il tempo, il grado di disabilità aumenta. Sebbene la malattia di Parkinson non sia mortale, può rendere più vulnerabili a infezioni molto gravi o potenzialmente mortali. I progressi in campo terapeutico, comunque, offrono alle persone affette un’aspettativa di vita simile, o quasi simile, a quella delle persone sane.

Sintomi

I sintomi della malattia di Parkinson, in genere, si manifestano in modo graduale e, inizialmente, sono di lieve entità. L’ordine in cui si presentano i sintomi e la loro gravità variano da una persona all'altra. È, comunque, improbabile che una persona affetta dalla malattia di Parkinson presenti la totalità dei sintomi.

Sintomi principali

I tre sintomi principali della malattia di Parkinson sono di tipo “motorio”, cioè legati al movimento:

  • tremore, oscillazione involontaria di una mano, un braccio e più raramente di un piede, in condizioni di riposo
  • lentezza dei movimenti (bradicinesia), rallentamento nell'esecuzione dei movimenti che interferisce con la maggior parte delle attività quotidiane e determina la tipica andatura lenta, impacciata e a piccoli passi
  • rigidità muscolare (irrigidimento), tensione costante dei muscoli che rende difficile l’esecuzione di qualsiasi movimento; talvolta la rigidità muscolare è talmente marcata da provocare dolorosi crampi muscolari (distonia)

Altri sintomi

Le persone affette dalla malattia di Parkinson possono presentare numerosi altri sintomi fisici e mentali.

Sintomi fisici

  • disturbi dell’equilibrio che possono causare frequenti cadute, con il rischio di lesioni e fratture ossee
  • riduzione o perdita della capacità di sentire gli odori (iposmia o anosmia) che a volte si manifestano parecchi anni prima della comparsa di altri sintomi
  • dolore neuropatico che può provocare sgradevoli sensazioni come bruciori, freddo o intorpidimento degli arti
  • disturbi urinari, caratterizzati da aumento dello stimolo ad urinare durante la notte o perdita di urina (incontinenza urinaria)
  • stitichezza (costipazione)
  • difficoltà a raggiungere o mantenere l’erezione (disfunzione erettile) per gli uomini
  • calo del desiderio e incapacità a raggiungere l’orgasmo (disfunzione sessuale) per le donne
  • vertigini, offuscamento della vista o sensazione di svenimento, quando si passa da una posizione seduta o sdraiata alla posizione eretta, causati dal calo improvviso della pressione arteriosa
  • eccessiva sudorazione (iperidrosi)
  • difficoltà nella deglutizione (disfagia) che può portare a malnutrizione e disidratazione
  • eccessiva produzione di saliva (scialorrea)
  • disturbi del sonno come insonnia (dormire poco e male) ed ipersonnia (eccessiva sonnolenza )

Sintomi mentali

Disturbi psichiatrici

  • depressione e ansia
  • allucinazioni visive (vedere cose che non esistono) e deliri (convinzioni irrazionali e prive di fondamento)
  • disturbi del comportamento

Disturbi cognitivi

  • rallentamento delle funzioni cognitive, caratterizzato da lievi problemi di memoria e difficoltà nell'esecuzione di attività che richiedano capacità di programmazione e organizzazione
  • demenza, condizione che si manifesta con perdita di memoria, disturbi della parola e del pensiero, difficoltà di orientamento nel tempo e nello spazio che peggiorano progressivamente fino ad impedire le normali attività quotidiane

Quando rivolgersi al medico

È fondamentale consultare il medico di famiglia alla comparsa dei primi sintomi. Il medico, sulla base dei sintomi riferiti e della storia clinica, deciderà se indirizzare il paziente ad uno specialista per ulteriori controlli.

Cause

La malattia di Parkinson è causata dalla perdita delle cellule nervose in un’area del cervello denominata sostanza nera.
Le cellule nervose di questa zona producono dopamina, una sostanza chimica che agisce da messaggero tra le diverse aree del cervello responsabili del controllo e della coordinazione dei movimenti. Se le cellule nervose vengono danneggiate, i livelli di dopamina nel cervello si riducono e le aree che regolano i movimenti del corpo non funzionano correttamente, causando il rallentamento e la mancanza di coordinazione dei movimenti.
La perdita delle cellule nervose è un processo che avviene lentamente. In genere, i sintomi della malattia di Parkinson si manifestano quando si è già verificata la perdita di circa l’80% delle cellule nervose della sostanza nera.

Quali sono le cause della perdita delle cellule nervose?

Le cause esatte non sono ancora note, ma numerosi studi hanno ipotizzato che alla base della perdita delle cellule contenenti dopamina vi siano molteplici fattori che, interagendo tra loro, potenziano la disfunzione neuronale (ipotesi multifattoriale).

Fattori genetici
Alcune ricerche hanno mostrato che la malattia di Parkinson può presentarsi in più membri di una stessa famiglia, a causa di mutazioni genetiche che predispongono a sviluppare la malattia. La sola predisposizione genetica tuttavia non è sufficiente a causare la malattia, ma in combinazione a fattori ambientali aumenta il rischio di svilupparla.

Fattori ambientali
Diversi fattori ambientali possono contribuire all'insorgenza della malattia di Parkinson. Secondo alcuni studi si tratterebbe di pesticidi ed erbicidi usati in agricoltura, prodotti chimici industriali e altre sostanze inquinanti.
Tuttavia, non è dimostrata una correlazione certa tra la malattia e l’esposizione a questi fattori.

Altre cause di parkinsonismo
Il termine parkinsonismo è usato per indicare una sindrome caratterizzata da tremore, rigidità muscolare e lentezza dei movimenti.
La malattia di Parkinson è il tipo di parkinsonismo più comune ma ne esistono altre forme, più rare, che possono essere ricondotte ad una causa specifica e ben definita:

  • farmaci, in questo caso si parla di parkinsonismo indotto da farmaci. I sintomi si manifestano dopo l’utilizzo di alcuni farmaci (per esempio gli antipsicotici) e, in genere, tendono a migliorare con la loro sospensione
  • altre patologie cerebrali progressive, come la paralisi sopranucleare progressiva, l’atrofia multisistemica e la degenerazione corticobasale
  • malattie cerebrovascolari, caratterizzate da piccoli infarti cerebrali che causano il danno di diverse aree del cervello

Diagnosi

Non esistono specifici esami di laboratorio e strumentali che permettano di diagnosticare con certezza la malattia di Parkinson. La diagnosi si basa essenzialmente sui sintomi, la storia clinica del paziente e un accurato esame obiettivo. Durante la visita il medico di famiglia potrebbe richiedere l’esecuzione di alcune prove fisiche molto semplici, che possono indicare la presenza della malattia.
Nelle fasi iniziali può risultare difficile diagnosticare la malattia di Parkinson perché i sintomi sono lievi e poco specifici.

Quando rivolgersi ad uno specialista

Se il medico di famiglia sospetta la presenza della malattia di Parkinson richiederà la consulenza di uno specialista neurologo (esperto delle malattie del sistema nervoso) (leggi la Bufala) oppure di un geriatra (esperto delle malattie dell’anziano).
Sebbene la malattia di Parkinson non si presenti improvvisamente (acuta) ma si sviluppi lentamente nel tempo (progressiva), è opportuno rivolgersi ad uno specialista alla comparsa dei primi sintomi per una diagnosi corretta. Normalmente, nel corso della visita lo specialista chiederà al paziente di eseguire alcune manovre specifiche per evidenziare l’eventuale presenza di disturbi del movimento.

La diagnosi della malattia di Parkinson è altamente probabile in presenza di almeno due dei seguenti disturbi (sintomi):

  • tremore di una parte del corpo, che di solito si manifesta in condizioni di riposo
  • lentezza dei movimenti (bradicinesia)
  • rigidità muscolare

Per supportare la diagnosi viene impiegato il test farmacologico con una sostanza chiamata levodopa: il miglioramento dei sintomi con la levodopa indica con un’elevata probabilità la presenza della malattia di Parkinson.
Per escludere alcune condizioni che si manifestano con sintomi simili alla malattia di Pakinson, potrebbe essere richiesta l’esecuzione di un approfondimento con la tomoscintigrafia cerebrale ad emissione di fotoni singoli (SPECT).

Il momento della diagnosi

La comunicazione da parte del medico di una diagnosi di malattia di Parkinson può causare alla persona uno stress emotivo e un disagio psichico.
Per questo è importante il sostegno dei familiari e del personale sanitario che potrà fornire i trattamenti e i consigli necessari ad affrontare e gestire la malattia.

Terapia

Al momento non esiste una cura che permetta di guarire dalla malattia, ma sono disponibili diversi trattamenti che consentono di alleviarne i sintomi e migliorare la qualità della vita.
In genere, durante le prime fasi della malattia di Parkinson i sintomi sono lievi e pertanto non necessitano di alcun trattamento. Tuttavia è opportuno tenere sotto osservazione l’andamento della malattia attraverso visite di controllo periodiche. Lo specialista in collaborazione con la persona affetta dalla malattia di Parkinson e i suoi familiari, predisporrà una strategia di cura personalizzata in base alle caratteristiche della malattia. Lo schema terapeutico andrà rivisto e aggiornato periodicamente.
I diversi tipi di trattamenti disponibili includono:

  • terapie di supporto (fisioterapia, terapia occupazionale)
  • terapia farmacologica
  • intervento chirurgico (indicato solo in casi selezionati)

Terapie di supporto

Esistono numerose terapie di riabilitazione che aiutano a convivere con la malattia di Parkinson e a controllarne i sintomi.

  • fisioterapia, il fisioterapista può aiutare la persona affetta dalla malattia di Parkinson ad attenuare la rigidità muscolare e il dolore alle articolazioni attraverso diverse metodiche, in particolare con la riabilitazione motoria. L’obiettivo del fisioterapista è il miglioramento della mobilità e del cammino, con conseguente recupero dell’autonomia motoria del paziente
  • terapia occupazionale, il terapista occupazionale propone soluzioni pratiche per agevolare le attività della vita quotidiana in cui la persona affetta dalla malattia di Parkinson incontra maggiori difficoltà, come vestirsi, curare l’igiene personale o uscire per fare la spesa. Inoltre, suggerisce tutti gli accorgimenti necessari per adattare l’ambiente domestico al grado di disabilità del paziente, al fine di garantire il maggior livello possibile di autosufficienza
  • riabilitazione della voce, del linguaggio e della deglutizione, molte persone affette dalla malattia di Parkinson presentano difficoltà nella deglutizione (disfagia) e disturbi della voce e del linguaggio. Un logopedista, specializzato nella cura e riabilitazione di questi problemi, può insegnare esercizi che migliorino il linguaggio e la deglutizione, indicando eventuali ausili tecnologici
  • consigli nutrizionali, alcuni sintomi causati dalla malattia possono essere controllati attraverso semplici modifiche delle abitudini alimentari come:
    • incrementare l’apporto di fibre (presenti in frutta e verdura) ed assicurarsi di introdurre liquidi a sufficienza per ridurre la costipazione (stitichezza)
    • mangiare più volte al giorno con pasti piccoli e frequenti ed aumentare il consumo di sale per evitare le vertigini e l’abbassamento della pressione arteriosa nei cambi posturali (passaggio dalla posizione seduta, o distesa, a quella verticale). Se necessario, ci si può rivolgere ad un dietologo per elaborare una dieta su misura ed evitare la perdita involontaria di peso

Terapia farmacologica

Esistono diversi farmaci in grado di controllare i disturbi (sintomi) della malattia di Parkinson. Quelli più usati sono:

  • levodopa
  • agonisti della dopamina
  • inibitori delle monoammino-ossidasi B

È compito dello specialista illustrare le diverse alternative terapeutiche, compresi i possibili rischi associati a ciascun farmaco, e decidere quale sia il trattamento più indicato. Il trattamento verrà personalizzato e riadattato periodicamente in base all'andamento della malattia.

Le opzioni farmacologiche disponibili sono:

  • levodopa
    La levodopa è il farmaco più utilizzato nel trattamento della malattia di Parkinson. È assorbita dalle cellule nervose del cervello e trasformata in dopamina, la sostanza chimica che trasmette i messaggi tra le aree del cervello e del sistema nervoso che controllano il movimento.
    In genere, l’aumento dei livelli di dopamina, a seguito dell’assunzione della levodopa, determina un netto miglioramento dei disturbi motori. La levodopa è associata con altre sostanze (benserazide o carbidopa) in un unico farmaco, generalmente in compresse. Tale associazione ha lo scopo di prevenire possibili effetti collaterali legati alla degradazione della levodopa nel sangue (nausea, vomito, variazioni della pressione arteriosa, eccessiva sudorazione) e di aumentare l’assorbimento del farmaco a livello cerebrale. Di solito, il trattamento con levodopa inizia con una dose molto bassa che viene aumentata in modo graduale fino al raggiungimento dell’effetto terapeutico.
    Inizialmente il farmaco induce un evidente miglioramento dei sintomi ma, nel corso degli anni, la sua efficacia tende a diminuire a causa della perdita progressiva di cellule nervose, non più in numero sufficiente ad assorbire il farmaco. Per tale motivo, la dose della levodopa deve essere aumentata in base all'andamento della malattia. Si raccomanda anche di assumerla lontano dai pasti, un’ora prima o due ore dopo, poiché i cibi contenenti proteine possono impedirne l’assorbimento e, quindi, diminuire la quantità di farmaco disponibile nell’organismo.
    L’uso prolungato della levodopa può provocare effetti collaterali come la comparsa di movimenti involontari (discinesie) e di fluttuazioni motorie (effetti “on-off”), ovvero l’alternanza di momenti caratterizzati da una buona capacità di muoversi (on) con altri in cui si manifesta un blocco dei movimenti (off).
  • agonisti della dopamina
    Gli agonisti della dopamina sono sostanze che mimano l'azione della dopamina prodotta dall'organismo (endogena) legandosi ai suoi recettori e attivandoli. Tuttavia, la loro efficacia è inferiore a quella della levodopa, motivo per cui vengono prescritti con minore frequenza. Sono disponibili sotto forma di compresse, cerotti ed iniezioni. Se somministrati in associazione alla levodopa, permettono di ridurre il dosaggio di quest’ultima.
    I possibili effetti collaterali degli agonisti della dopamina sono:
    • nausea o vomito
    • stanchezza e sonnolenza
    • vertigini
    Possono causare anche allucinazioni e confusione mentale, quindi devono essere somministrati con cautela alle persone anziane, in quanto più vulnerabili.
    Gli agonisti della dopamina soprattutto ad alti dosaggi, possono provocare in alcuni casi la comparsa di disturbi comportamentali compulsivi, come gioco d’azzardo patologico ed ipersessualità. Non appena si manifestano i segnali di un comportamento anomalo, spesso non avvertito dalla persona affetta dalla malattia di Parkinson, i familiari dovrebbero rivolgersi immediatamente allo specialista di riferimento per modificare la terapia.
    Di solito il trattamento a base di agonisti della dopamina inizia con bassi dosaggi, per prevenire la nausea ed altri effetti collaterali. Nell'arco di poche settimane si passa gradualmente a dosaggi più elevati. In caso di comparsa della nausea, il medico può prescrivere farmaci per diminuirla (anti-emetici).
    Un’altra possibile complicanza della terapia è rappresentata da improvvisi colpi di sonno che espongono al rischio di incidenti mentre si è alla guida dell’auto. Questo grave inconveniente, poco comune, si manifesta in genere quando si aumenta la dose del farmaco e tende a risolversi quando il dosaggio viene stabilizzato.
    Un farmaco dopamino-agonista particolare, utilizzato nelle fasi avanzate della malattia di Parkinson, è l’apomorfina, somministrata per via sottocutanea in una delle seguenti modalità:
    • per iniezione singola, da utilizzare al bisogno come farmaco di pronto intervento
    • per infusione continua mediante una piccola pompa da portare con sé (posizionata alla cintura, oppure in tasca)
  • inibitori delle monoamino-ossidasi B.
    Gli inibitori delle monoamino-ossidasi di tipo B (MAO-B), tra i quali la selegilina e la rasagilina, rappresentano un altro gruppo di farmaci per il trattamento della malattia di Parkinson. Queste sostanze bloccano gli enzimi che degradano la dopamina (le monoamino-ossidasi B) producendo un innalzamento dei livelli di dopamina a livello del cervello. Sia la selegilina che la rasagilina migliorano i sintomi della malattia di Parkinson ma la loro efficacia, rispetto alla levodopa, è minore. Possono essere usati in associazione alla levodopa e agli agonisti della dopamina.
    Generalmente questi farmaci sono ben tollerati, ma in alcuni pazienti possono causare degli effetti collaterali come nausea, mal di testa, dolore addominale, ipertensione arteriosa
  • inibitori delle catecol-O-metiltransferasi
    Gli inibitori delle catecol-O-metiltransferasi (COMT) si somministrano negli stadi avanzati della malattia di Parkinson in associazione alla levodopa. Questi farmaci impediscono la degradazione della levodopa da parte dell’enzima COMT, aumentandone la persistenza nel sangue e di conseguenza nel cervello
  • duodopa
    La duodopa è una formulazione particolare di levodopa che viene utilizzata nelle fasi avanzate della malattia di Parkinson, di solito nei pazienti con gravi fluttuazioni motorie. È somministrata per infusione continua intestinale attraverso un piccolo tubo inserito nella parete addominale, collegato ad una pompa portatile. Il trattamento con duodopa è eseguito solo in centri specializzati

Intervento chirurgico

Nella maggior parte dei casi la malattia di Parkinson viene trattata con la terapia farmacologica, ma, in alcuni casi, può essere necessario l’intervento neurochirurgico di stimolazione cerebrale profonda.
L’intervento prevede l’impianto di un generatore di impulsi elettrici (simile a un pacemaker cardiaco) posizionato in una “tasca” sotto la pelle del torace e collegato a uno, o due, sottili fili elettrici, inseriti in aree specifiche del cervello. La corrente prodotta dal generatore attraversa i fili e stimola la zona cerebrale danneggiata dalla malattia. La stimolazione cerebrale profonda, pur non consentendo la guarigione della malattia di Parkinson, migliora notevolmente i sintomi e la qualità di vita dei pazienti.

Trattamento dei sintomi (disturbi) non motori

Oltre ai disturbi del movimento le persone con malattia di Parkinson possono manifestare un’ampia gamma di sintomi non motori che necessitano di un trattamento specifico. Tali sintomi sono:

  • depressione e ansia, che possono essere trattate con l’esercizio fisico, la psicoterapia o la terapia farmacologica
  • disturbi del sonno, che possono migliorare sia con i farmaci, sia con una terapia non farmacologica (terapia comportamentale del sonno)
  • disfunzione erettile, trattabile con i farmaci
  • sudorazione eccessiva (iperidrosi), che può essere attenuata con antitraspiranti specifici, infiltrazioni di tossina botulinica, oppure, in casi più gravi, con tecniche chirurgiche
  • difficoltà della deglutizione (disfagia), che può essere controllata con una dieta specifica e uso di addensanti per liquidi. In casi molto gravi si può ricorrere alla alimentazione tramite sondino naso-gastrico
  • salivazione eccessiva (scialorrea), che può essere contenuta mediante terapie non-farmacologiche (esercizi per la deglutizione) e farmacologiche (infiltrazioni di tossina botulinica ed intervento chirurgico)
  • incontinenza urinaria, trattabile con terapie farmacologiche e non-farmacologiche (esercizi di rafforzamento della muscolatura della parete pelvica)
  • disturbi cognitivi, che si possono trattare con la terapia cognitivo-comportamentale e con i farmaci

Terapie complementari e alternative

Molte persone affette dalla malattia di Parkinson ricorrono a terapie cosiddette alternative (agopuntura, fitoterapia, musicoterapia, etc). Prima di decidere di utilizzare qualsiasi tipo di terapia alternativa è necessario chiedere il parere dello specialista di riferimento.

Vivere con

Poiché la malattia di Parkinson è caratterizzata da una progressione lenta e graduale nel tempo, i pazienti hanno necessità di trattamenti a lungo termine e di modificare alcune abitudini della vita quotidiana.

Consigli utili per migliorare la qualità di vita delle persone affette da malattia di Parkinson.

  • attività fisica e corretta alimentazione
    Praticare un’attività fisica regolare aiuta a contrastare la rigidità muscolare, migliorare l’umore ed attenuare lo stress. Si possono svolgere attività sportive come andare in bicicletta o giocare a tennis ed attività fisiche meno impegnative, come le passeggiate, il giardinaggio e lo yoga.
    Le persone affette da Parkinson devono prestare un’attenzione particolare all'alimentazione. La dieta deve essere bilanciata e comprendere cibi appartenenti a tutti i gruppi alimentari per assicurare all'organismo tutti i principi nutritivi di cui ha bisogno.
    Esistono, inoltre, numerosi accorgimenti, come l’adattamento dell’ambiente domestico, che rendono la vita quotidiana più agevole e sicura, consentendo una migliore autonomia
  • vaccinazioni
    A tutte le persone colpite da malattie croniche, come la malattia di Parkinson, si raccomanda di vaccinarsi contro l’influenza ogni anno, durante il periodo autunnale. È inoltre consigliata la vaccinazione antipneumococcica, per prevenire una grave infezione delle vie respiratorie, la polmonite da pneumococco

Aspetti psicosociali

La conoscenza della malattia e del suo decorso è fondamentale per poterla gestire nel miglior modo possibile. Per ogni dubbio riguardante la propria condizione è opportuno rivolgersi al medico di famiglia o allo specialista di riferimento. Esistono, inoltre, delle associazioni di persone con malattia di Parkinson e dei loro familiari che possono essere di supporto per affrontare i vari aspetti della malattia. La consulenza di professionisti esperti, come psicologi o assistenti sociali, può essere utile ad affrontare le conseguenze di carattere emotivo della malattia.

Malattia di Parkinson complicata e cure palliative

Con malattia di Parkinson complicata si intende la fase avanzata della malattia caratterizzata da movimenti involontari (fluttuazioni motorie e discinesie). Tale fase può essere gestita mediante un adattamento della terapia farmacologica, oppure, nei casi più gravi, tramite trattamenti rivolti al controllo del dolore e di tutti gli altri sintomi che non rispondono più alla terapia specifica antiparkinsoniana. In questa fase della malattia sono indicate le cure palliative, erogabili a domicilio, in ospedale o in strutture specializzate, chiamate hospice.

Bibliografia

NHS Choices. Parkinson's disease (Inglese)

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