Introduzione

Stitichezza o stipsi

La stitichezza (o stipsi) consiste nella difficoltà a espellere le feci o in una frequenza di evacuazione delle feci inferiore a tre volte alla settimana. La stitichezza può essere presente per brevi periodi (stitichezza occasionale) o per periodi più lunghi (stitichezza cronica). Questa incapacità nel riuscire a svuotare l'intestino, può rendere le feci secche, dure e nodose, oltre che insolitamente grandi o piccole.

Si tratta di un disturbo piuttosto comune che può riguardare sia le persone adulte, sia i bambini anche se più frequentemente a soffrirne sono le donne, soprattutto dopo i 65 anni di età. In media, si dovrebbe evacuare una volta al giorno senza dolore o sforzo. La gravità della stitichezza varia da persona a persona. Alcuni individui soffrono di stipsi solo per un breve periodo, mentre per altri la stitichezza può essere una condizione permanente (cronica). La stitichezza cronica può causare disagio ed influenzare la qualità di vita di chi ne soffre.

Sintomi

Le normali abitudini intestinali variano da persona a persona. Ci sono, infatti, adulti o bambini che liberano l'intestino più di una volta al giorno e altri che ci riescono solo poche volte a settimana. Quando la frequenza di evacuazione è minore di tre volte la settimana o sono presenti due, o più, dei disturbi elencati sotto, si parla di semplice stitichezza. La stitichezza, invece, è ritenuta cronica quando i disturbi sono presenti per 12 settimane (anche non consecutive) nel corso di un anno.

I disturbi che caratterizzano la stitichezza includono:

  • difficoltà o dolore al passaggio delle feci
  • eliminazione di feci dure, secche e nodose
  • difficoltà abituale a svuotare completamente l’intestino
  • sensazione di incompleta fuoruscita delle feci
  • eccessivo sforzo nella defecazione
  • necessità di aiutarsi manualmente per estrarre le feci
  • bisogno di supposte, clisteri o lassativi, anche naturali per evacuare
  • mancanza di stimolo

La presenza di dolori addominali può far sospettare la sindrome dell’intestino irritabile con stitichezza. La presenza di sanguinamento rettale, o di incapacità ad emettere aria e/o vomito devono essere riferiti con urgenza al medico curante per gli opportuni accertamenti (indagini diagnostiche).

Cause

La stipsi può essere presente senza che si associ ad essa alcuna causa primaria o secondaria. In questo caso si parla di stitichezza con normale tempo di passaggio (transito) delle feci nel tratto di intestino detto colon. Si associa, però, a difficoltà di eliminazione delle feci e rappresenta la condizione più frequente.

In altri casi la stipsi può essere generata da condizioni che interessano il colon o associarsi a malattie esterne al colon stesso.

Condizioni che interessano primariamente il colon

  • rallentato transito: le feci si muovono molto lentamente attraverso il tubo digerente rimanendo per troppo tempo nel colon (intestino crasso) senza essere eliminate efficacemente dal retto. Ciò può far diventare le feci dure e asciutte e, quindi, sempre più difficili da espellere. Questo tipo di stitichezza è più frequente nelle donne o può essere conseguenza di un uso cronico di lassativi

In casi particolari, la stitichezza può derivare da:

  • ostruzione al passaggio delle feci nel colon, per la presenza di tumori o restringimenti (stenosi)
  • ostruzione all'uscita delle feci dal retto, determinata dalla presenza di un prolasso rettale (scivolamento del retto fuori dall'ano) o dalla sporgenza della parete anteriore del retto che sporge in vagina (rettocele). Quest'ultima condizione è dovuta all'indebolimento della muscolatura della parete anteriore del retto che diventa più sottile e debole nel tratto adiacente la vagina: si forma così una vera e propria “sacca” nella la quale si possono accumulare le feci
  • alterazioni dei muscoli pelvici coinvolti nel movimento intestinale e alterazioni dello sfintere anale

Condizioni esterne al colon

  • dieta povera di fibre (frutta, verdura e cereali)
  • eccessiva assunzione di caffè, tè, alcol
  • bere poca acqua o liquidi
  • vita sedentaria o con poca attività fisica
  • ignorare lo stimolo ad andare al bagno, magari per mancanza di privacy o per la presenza di dolore alla defecazione causato da ragadi anali o emorroidi
  • febbre
  • alcuni farmaci (sedativi, narcotici, antidepressivi o farmaci per l'ipertensione)
  • ansia, depressione
  • malattie neurologiche (come sclerosi multipla, morbo di Parkinson, lesioni del midollo spinale, ictus) in grado di influenzare la funzione intestinale

Diagnosi

La stitichezza è una condizione molto comune e, nella maggior parte dei casi, il medico di famiglia non deve prescrivere alcun esame specifico o procedura particolare per accertarla. Sarà, infatti, di aiuto analizzare i disturbi (sintomi), le abitudini intestinali, la dieta, il livello di esercizio fisico e la storia medica della persona per comprendere se si tratti, o meno, di stipsi e consigliare una terapia adeguata. Alla raccolta di queste informazioni sarà associato l'esame del retto (esplorazione digitale del retto) e del perineo per valutare la presenza di masse anorettali, il tono dello sfintere anale interno ed esterno, la presenza di prolasso rettale, rettocele, emorroidi e ragadi anali.

Nel caso in cui i disturbi (sintomi) siano particolarmente gravi o la terapia consigliata non abbia alcun effetto, per meglio definire la diagnosi o escludere altre malattie, il medico, dopo aver ripetuto l'esame del retto (esplorazione rettale) e del perineo, può prescrivere alcuni esami:

  • analisi del sangue (emocromo) e ricerca del sangue occulto nelle feci, specialmente in persone di mezza età o anziane per la presenza di un possibile cancro del colon
  • analisi per verificare il funzionamento della tiroide
  • radiografia addominale senza mezzo di contrasto, richiesta quando la comparsa acuta di stitichezza, accompagnata da dolori addominali, faccia sospettare la presenza di un'ostruzione intestinale
  • sigmoidoscopia, esame del retto e della parte inferiore (sigma) del colon, richiesta soprattutto in presenza di stitichezza acuta (ostruzione del colon)
  • TAC addominale, prescritta nel caso di stitichezza acuta per verificare l'eventuale presenza di ascessi intra-addominali e/o tumori
  • colonscopia, prescritta, in genere, per escludere la presenza di un tumore del colon-retto

Nelle persone con stitichezza cronica, nelle quali sia stata esclusa con la colonscopia la presenza di un'ostruzione meccanica (ad esempio tumorale), possono essere richiesti, dallo specialista gastroenterologo, altri esami che includono:

  • studio del transito intestinale, attraverso l’ingestione di un numero preciso di piccole capsule radiopache in giorni successivi, si valuta, attraverso radiografie dell’addome, come il cibo si muove lungo l’intestino ed il colon e dove, eventualmente, subisce dei rallentamenti
  • manometria anorettale, una piccola sonda, che contiene un palloncino all'estremità, viene inserita attraverso l’ano fino a raggiungere il retto. Serve per misurare la pressione ed i movimenti dello sfintere anale sia a riposo, sia durante la contrazione volontaria
  • test di espulsione del palloncino, esame che misura la capacità di espellere un palloncino riempito con diversi volumi di acqua e inserito nel retto. La diminuita capacità di espellere un palloncino riempito con 150 ml di acqua indica una ridotta capacità di liberare l’intestino
  • defecografia (radiografia del retto durante la defecazione), si inserisce nel retto una pasta morbida composta da bario e visibile ai raggi X, che dovrà essere espulsa come se fossero feci. Serve per segnalare l'esistenza di eventuali problemi collegati con la funzione e coordinazione muscolare e la presenza transitoria di prolasso rettale associato alla defecazione
  • particolari malattie o condizioni (come diabete, ipotiroidismo, gravidanza) in grado di agire sull'equilibrio ormonale
  • alcune malattie autoimmuni, quali la sclerodermia e l'amiloidosi

Terapia

La terapia per la stitichezza dipende dalla causa e dalla gravità dei disturbi (sintomi). Come primo trattamento, in molti casi, può essere utile modificare l'alimentazione e lo stile di vita, senza prendere farmaci. Ad esempio:

  • ridurre l’assunzione di caffè, tè ed alcol
  • aumentare gradualmente il consumo giornaliero di fibre, come frutta fresca, verdura, e cereali integrali in grado di accrescere il peso delle feci e di velocizzarne il passaggio attraverso l'intestino. L'aumento di fibre deve, però, avvenire lentamente (nel giro di alcune settimane, partendo da piccole quantità ed aumentando progressivamente) per evitare la formazione di gas intestinale con conseguente gonfiore addominale
  • aggiungere alcuni alimenti, come la crusca di frumento, alla propria dieta, per contribuire a rendere le feci più morbide e facili da espellere. A questo scopo sono anche disponibili preparati a base di psyllium o metilcellulosa
  • bere molta acqua
  • fare attività fisica (anche solo una passeggiata o una corsa quotidiana)
  • seguire una routine (dedicare un luogo e un momento tranquillo della giornata per liberare l'intestino)
  • rispondere agli stimoli naturali dell’intestino, evitando di ritardare l'evacuazione
  • provare a facilitare l'uscita delle feci poggiando i piedi su uno sgabello basso, in modo che le ginocchia si trovino al di sopra dei fianchi

Se l'aumento del contenuto di fibre nella dieta e la maggiore idratazione unitamente ai cambiamenti di stile di vita sono eseguiti correttamente e con perseveranza, di solito si assiste, nella maggior parte dei casi, alla scomparsa della stitichezza.
In generale, si deve cercare di evitare l'uso di lassativi, dai quali si può diventare dipendenti con ripercussioni negative sul colon che perde la sua tonicità (atonia da lassativi). Ugualmente, si dovrebbe evitare l'uso di supposte e mini-clisteri. Sia i lassativi, sia le supposte ed i mini-clisteri dovrebbero essere usati solo per periodi limitati di tempo.
Nei casi in cui la stitichezza è causata da una condizione medica di base o da un farmaco che si sta assumendo, potrebbe essere necessario prendere dei lassativi per un periodo più lungo di tempo.

Gravidanza o allattamento

In caso di gravidanza, la stitichezza può essere curata senza particolari problemi. Cambiare la propria dieta, aumentando l'assunzione di fibre e liquidi, e praticare una leggera attività fisica, potrà sicuramente contribuire a sentirsi meglio. Se tutto questo non dovesse bastare, su consiglio del medico, possono essere assunti dei lassativi non dannosi per la madre e il bambino in grado di non essere assorbiti dall'apparato digerente.

Bambino

Se è un bambino a soffrire di stitichezza, il primo modo per trattarla consiste nell'arricchire la sua dieta di fibre e liquidi (specialmente tra un pasto e l'altro). Una maggiore assunzione di acqua o succhi di frutta diluiti o frutta più o meno tritata, a seconda della capacità di masticare del bambino, potrebbe sicuramente aiutare.

I migliori frutti da mangiare per trattare la stitichezza nei bambini sono:

  • mele
  • albicocche
  • uva
  • pesche
  • pere
  • prugne
  • lamponi
  • fragole

Oltre a mangiare frutta, i bambini più grandi dovrebbero seguire una dieta sana ed equilibrata, ricca di verdure e di cibi integrali (come pane e pasta) e ridurre al minimo lo stress collegato ai pasti. Non bisogna mai costringere il bambino a mangiare, se non lo desidera. Anche l'utilizzo del bagno dovrebbe diventare un'abitudine regolare, giornaliera, a cui dedicare il giusto spazio di tempo.
Se, nonostante questi accorgimenti, la stitichezza non passa, il bambino potrebbe occasionalmente, dover assumere un lassativo.
Nel caso dei bambini più piccoli, potrebbe essere utile provare a muovere delicatamente le loro gambe con un movimento che ricorda la pedalata in bicicletta o massaggiare leggermente la pancia per ottenere la stimolazione dell’intestino.

Prevenzione

La stitichezza non è una condizione salutare e, in quanto tale, è importante prevenirla. Soffrirne una volta al mese o ogni due mesi può essere anche normale, ma se l'abitudine di non evacuare normalmente diventa cronica, allora è bene consultare il medico.

Migliorare il proprio stile di vita, oltre a seguire una dieta alimentare sana ed equilibrata, può aiutare a prevenire la stitichezza. Chi ne soffre dovrebbe ridurre il consumo e la quantità di caffeina, alcol, bevande gassate, prodotti caseari, carne e, al contrario, aumentare gradualmente il consumo giornaliero di liquidi e fibre (come frutta, verdura, semi, cereali, crusca, avena, riso, pane e pasta integrali).
Mangiare alimenti ricchi di fibre, oltre a controllare il senso di fame, contribuisce infatti a mantenere regolari i movimenti intestinali, aiutando il cibo a passare più facilmente attraverso il sistema digestivo. Bisogna, però, anche tenere presente che un aumento improvviso di consumo di fibre, potrebbe causare aria e crampi intestinali e, per questo motivo, è bene che il loro aumento nella dieta sia graduale.

Essere attivi e praticare una regolare attività fisica (almeno 150 minuti di attività fisica a settimana), oltre ad imparare a gestire lo stress, migliorare l'umore e la forma fisica, contribuisce notevolmente a ridurre il rischio di soffrire di stitichezza.
È importante anche cercare di non ignorare o rimandare lo stimolo ad andare in bagno, perché tale comportamento può aumentare significativamente le possibilità di soffrire di stitichezza.

L'instaurare una routine oraria giornaliera (al mattino presto o alla sera) ed un adeguato tempo riservato a liberare l'intestino, può aiutare.

Complicazioni

La stitichezza raramente causa complicazioni o problemi di salute a lungo termine poiché la cura, in particolare se iniziata per tempo, di solito è efficace.
Tuttavia, se si soffre per un periodo molto lungo di stitichezza, potrebbero comparire alcune complicazioni:

  • dolore
  • prurito
  • sanguinamento
  • gonfiore del retto
  • perdita di sensibilità dentro e intorno all'ano
  • perdita involontaria di feci (incontinenza)
  • intestino che sporge dall'ano (prolasso rettale) a seguito di ripetuti sforzi
  • emorroidi
  • ragadi anali

La comparsa di questi disturbi deve essere riferita con tempestività al proprio medico curante

Vivere con

Convivere con la stitichezza, può condizionare spesso la vita sociale creando disagio e difficoltà. La defecazione quotidiana può diventare un problema che peggiora, se rimandato. In questi casi, il medico deve aiutare la persona, oltre che con la condivisione del percorso di cura, consigliando ogni metodo utile per limitare il disagio e le difficoltà che interferiscono con la qualità di vita.

Bibliografia

Azienda Ospedaliera di Padova, Università degli Studi di Padova. Unità di Chirurgia Coloproctologica. La stipsi

Mayo Clinic. Constipation (Inglese)

NHS Choices. Constipation (Inglese)

Prof. Giancarlo Caletti. La Stitichezza o Stipsi 

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