Introduzione

Tiroiditi

La tiroide è una piccola ghiandola situata nella parte anteriore del collo, alla sua base. La tiroide controlla molte funzioni dell'organismo attraverso la produzione degli ormoni tiroidei: tiroxina (T4) e triiodiotironina (T3).

Gli ormoni tiroidei sono presenti nel sangue in due forme distinte:

  • frazione totale (TT3, TT4: rispettivamente Triiodotironina Totale e Tiroxina Totale) che include la quota ormonale legata a proteine di trasporto e la quota libera. Le frazioni totali svolgono una funzione di riserva
  • frazione libera (FT3, FT4: rispettivamente Triiodotironina Libera e Tiroxina Libera) ovvero non legata a proteine di trasporto, rappresenta la forma biologicamente attiva ossia quella che è in grado di entrare nelle cellule, legarsi ai recettori, attivare i processi metabolici

La produzione degli ormoni tiroidei è, a sua volta, controllata dall'ormone tireostimolante (TSH) secreto dall'ipofisi, una ghiandola SITUATA all'interno del cranio. Gli ormoni tiroidei regolano importanti funzioni dell'organismo, tra cui la respirazione, il battito cardiaco, la temperatura corporea, lo sviluppo del sistema nervoso centrale e la crescita corporea (metabolismo, crescita e sviluppo) (Video).

Le tiroiditi sono infiammazioni della tiroide. Si parla di tiroidite quando nella tiroide si crea un processo di infiammazione che può causare livelli anormali (alti o bassi) di ormoni tiroidei nel sangue e, in alcuni casi, dolore o ingrossamento della ghiandola.

Le tiroiditi si classificano in:

  • tiroiditi acute o infettive, a esordio rapido
  • tiroiditi subacute, con decorso che si sviluppa nell'arco di settimane o mesi, che includono la tiroidite subacuta di De Quervain, la tiroidite post-partum e la tiridite silente sporadica
  • tiroiditi croniche autoimmuni, con decorso lento e progressivo, che includono la tiroidite di Hashimoto e la tiroidite di Riedel
  • tiroiditi iatrogene, causate da fattori esterni che includono la tiroidite indotta da farmaci e la tiroidite da radiazioni

Diagnosi

Gli accertamenti che si possono eseguire per diagnosticare un disturbo della tiroide sono:

  • esami del sangue: valutano i livelli degli ormoni tiroidei nel sangue. Normalmente si misurano i livelli di TSH e della FT4; alle volte si misura anche la FT3 che offre una precisione diagnostica superiore rispetto ai dosaggi delle frazioni totali. Alti livelli di FT4 e bassi o inesistenti di TSH indicano che la tiroide produce troppo ormone e, quindi, sono indici di ipertiroidismo. Al contrario, bassi livelli di FT4 e alti di TSH sono indici di ipotiroidismo. Si possono, inoltre, misurare i livelli degli anticorpi diretti contro la perossidasi tiroidea (autoanticorpi anti-perossidasi tiroidea, anti-TPOAb) e contro la tireoglobulina (autoanticorpi anti-tireoglobulina, anti-Tg) che indicano la presenza di forme autoimmuni 
  • ecografia: esamina la struttura e le dimensioni della tiroide ed evidenzia eventuali noduli distinguendo tra quelli solidi e quelli contenenti liquido (cisti)
  • scintigrafia: valuta lo stato funzionale della tiroide per diagnosticare le cause di ipertiroidismo, distinguendo tra noduli caldi (iperfunzionanti, solitamente benigni) o freddi (non funzionanti). È utile per distinguere tra un’infiammazione che rilascia ormoni (tiroidite) e una ghiandola che ne produce in eccesso (Morbo di Graves)

In alcuni casi, il medico può richiedere ulteriori esami specialistici.

Tiroiditi acute o infettive

Le tiroiditi acute o infettive sono molto rare e sono caratterizzate da una infiammazione rapida e di origine batterica. Questo tipo di tiroiditi sono spesso associate a indebolimento del sistema immunitario o nei bambini in rari casi di malformazioni congenite, come la fistola del seno piriforme, che collega faringe e tiroide. I sintomi possono essere gonfiore del collo, pelle sovrastante calda e arrossata, febbre e dolore alla gola. Le tiroiditi acute o infettive si curano con l'antibiotico e, se necessario, con drenaggio chirurgico.

Tiroiditi subacute

Tiroidite di De Quervain

La tiroidite di De Quervain (chiamata a volte tiroidite subacuta) provoca un gonfiore doloroso della tiroide. È generalmente scatenata da infezioni virali come la parotite o l'influenza e tende a risolversi spontaneamente inell'arco di 2-5 mesi.

Numerosi studi hanno confermato che anche il virus SARS-CoV-2 può causare tiroiditi subacute simili alla De Quervain. La condizione è più frequente nelle donne di età compresa tra i 20 e i 50 anni.

Il sintomo caratteristico è il dolore nella regione anteriore del collo, con diffusione alla mandibola o all'orecchio, spesso accompagnato da febbre e da un gonfiore della ghiandola tiroidea che può spostarsi lateralmente.

Nella metà dei casi si manifesta una prima fase di ipertiroidismo transitorio, dovuta al rilascio di ormoni tiroidei dalla ghiandola infiammata. Questa fase può causare ansia, insonniapalpitazioni, perdita di peso, irritabilità. Successivamente, può manifestarsi un periodo di ipotiroidismo con comparsa di sintomi come stanchezza, depressione, aumento di peso, debolezza muscolare e rallentamento del battito cardiaco. Nella maggior parte dei casi la tiroide torna a funzionare normalmente. Molto raramente, può persistere un ipotiroidismo che richiede la terapia ormonale sostitutiva (levotiroxina). 

La cura della tiroidite di De Quervain mira a ridurre i sintomi, prevede, quindi, l'uso di farmaci corticosteroidi per ridurre l'infiammazione e, in caso di ipertiroidismo, di medicinali beta-bloccanti per ridurre i sintomi cardiaci.

Tiroidite post partum

La tiroidite post-partum è una disfunzione della tiroide che insorge entro un anno dal parto e colpisce mediamente il 5% delle donne. La tiroidite post-partum, è una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario attacca per errore la tiroide, provocando un aumento temporaneo della produzione di ormoni tiroidei, forse correlata al ritorno alla normale attività del sistema immunitario, temporaneamente depresso durante la gravidanza.

In questo tipo di tiroidite si possono riscontrare tre fasi.
Nella prima fase, la tiroide infiammata rilascia un eccesso di ormoni, provocando un ipertiroidismo transitorio che può durare 1-2 mesi con sintomi come ansia, insonnia, palpitazioni, perdita di peso, irritabilità.
Nella seconda fase può manifestarsi un periodo di ìpotiroidismo caratterizzato da stanchezza, depressione, aumento di peso, debolezza muscolare e rallentamento del battito cardiaco.
Nella terza fase la tiroide torna a funzionare normalmente.

Circa il 50% delle donne con tiroidite post-partum rimane ipotiroidea e necessita di terapia ormonale sostitutiva  con levotiroxina. L’altro 50% può sviluppare l’ipotiroidismo nei successivi 3 o 4 anni. Per questo motivo è consigliato un monitoraggio regolare nel tempo.

Tiroidite silente sporadica

La tiroidite silente è una malattia autoimmune che può verificarsi sia negli uomini sia nelle donne. In questo tipo di tiroidite l'infiammazione della tiroide avviene in assenza completa di dolore.

La tiroidite silente si sviluppa generalmente in tre fasi. Nella prima fase, la tiroide infiammata rilascia gli ormoni tiroidei e compaiono i sintomi dell’ipertiroidismo come ansia, insonnia, palpitazioni, perdita di peso e irritabilità. Nella seconda fase può manifestarsi un periodo di ipotiroidismo, caratterizato da ingrossamento della tiroide e sintomi come stanchezza, depressione, aumento di peso, debolezza muscolare e rallentamento del battito cardiaco. Nella terza fase, dopo circa 12 - 18 mesi la tiroide torna a funzionare normalmente.

La tiroidite silente sporadica spesso non richiede una cura farmacologica. In alcuni casi, tuttavia, l'ioptiroidismo può diventare permanente e, quindi, si rende necessaria una terapia sostitutiva di ormone tiroideo T4 (levotiroxina), che, di solito, è prescritta per tutta la vita.

Tiroiditi croniche autoimmuni

Tiroidite di Hashimoto

La tiroidite di Hashimoto è una malattia autoimmune caratterizzata da infiammazione cronica della tiroide causata dall'attacco del sistema immunitario ai tessuti della ghiandola. Ciò causa una riduzione della produzione di ormoni tiroidei portando a una condizione di ipotiroidismo.
I sintomi associati alla tiroidite di Hashimoto, infatti, sono quelli tipici dell’ipotiroidismo e possono includere:

  • ingrossamento della tiroide (gozzo)
  • stanchezza persistente
  • aumento di peso
  • stitichezza
  • pelle secca
  • fragilità dei capelli
  • irregolarità dei periodi mestruali 
  • depressione
  • alterazioni della memoria

La tiroidite di Hashimoto può anche essere causa di noduli o di gozzo.

La progressione è generalmente lenta, tanto che la diagnosi può avvenire anche a distanza di mesi o anni dall'esordio.

Le cause della tiroidite di Hashimoto non sono chiare, sembra però che una predisposizione genetica abbia un ruolo importante insieme a fattori ambientali e/o alla presenza di altre patologie autoimmuni. Avere un'altra malattia autoimmune, come l'artrite reumatoide o il diabete di tipo 1, aumenta il rischio di sviluppare la tiroidite di Hashimoto. La condizione è più frequente nelle donne di età compresa tra i 30 e i 50 anni.

La diagnosi di tiroidite di Hashimoto si basa su esami del sangue in cui si misurano i livelli di ormoni tiroidei (FT4 e TSH) e di anticorpi anti-TPO.  

Alcuni studi suggeriscono che, nella gestione delle tiroiditi autoimmuni, l'integrazione con selenio e mio-inositolo, possa contribuire alla riduzione dei livelli anticorpale e migliorare il benessere generale del paziente. Tuttavia, il trattamento di riferimento nei casi di ipotiroidismo conclamato rimane la terapia sostitutiva con lovotiroxina (T4). Quando è necessaria, infatti, la cura per la tiroidite di Hashimoto consiste nell'assunzione quotidiana dell’ormone tiroideo T4 (levotiroxina) come avviene nell’ipotiroidismo. La cura, di solito, deve essere seguita per tutta la vita e richiede controlli periodici.

Tiroidite di Riedel

La tiroidite di Riedel è una forma molto rara di tiroidite che colpisce prevalentemente le donne di mezza età. La sua origine non è ancora del tutto chiarita: in passato è stata considerata una possibile evoluzione della tiroidite di Hashimoto, ma oggi tende a essere riconosciuta come una patologia distinta.

Studi recenti la collocano nell’ambito delle malattie sistemiche correlate alle IgG4 (IgG4-RD), un gruppo di condizioni autoimmuni croniche a carattere fibro-infiammatorio che possono interessare diversi organi.

Dal punto di vista clinico, la tiroide appare estremamente dura e la fibrosi può estendersi alle strutture vicine del collo. Questo coinvolgimento può provocare sintomi come tosse, raucedine e difficoltà nella deglutizione, rendendo il quadro simile a quello di un gozzo duro. Proprio per queste caratteristiche, la tiroidite di Riedel può essere inizialmente confusa con un tumore tiroideo; tuttavia, a differenza di quest’ultimo, i linfonodi del collo generalmente non risultano ingrossati.

Gli esami di laboratorio mostrano solitamente valori normali della temperatura corporea e degli altri indici infiammatori (come VES e leucociti) così come della funzionalità tiroidea. In alcuni casi si manifesta ipotiroidismo mentre l’ipertiroidismo compare molto raramente.

Il trattamento può essere complesso. Quando necessario, si ricorre alla chirurgia, anche se l’intervento può risultare difficile a causa delle aderenze tra la tiroide e i tessuti circostanti. In alternativa o in associazione, possono essere utilizzati farmaci corticosteroidei e, nei casi più resistenti, a farmaci immunosoppressori specifici come il rituximab.

Tiroiditi iatrogene

Tiroiditi da farmaci

La tiroidite può essere causata anche da farmaci, quali l'interferone, l’amiodarone, il litio e altri medicinali utilizzati per la cura di alcuni tipi di tumore. In particolare, alcuni farmaci usati nell'immunoterapia oncologica, possono causare diverse tiroiditi autoimmuni in oltre il 10% dei pazienti.

Si possono manifestare sintomi di ipertiroidismo oppure di ipotiroidismo, generalmente transitori e destinati a regredire dopo la sospensione del farmaco responsabile. Tuttavia è importante non interrompere autonommente l'assunzione di qualsiasi farmaco prescritto. Qualsiasi modifica deve essere sempre concordata con il medico.
In alcuni casi, la tiroidite da farmaci, può essere associata a dolore nella regione tiroidea. Questo sintomo può essere alleviato con l’impiego dei farmaci corticosteroidi.

Tiroiditi da radiazioni

Alcune malattie della tiroide richiedono cure a base di radiazioni, come nel caso di forme di ipertiroidismo che non rispondono alla terapia medica o di alcuni tumori. Tali trattamenti possono danneggiare la tiroide portando a ipertiroidismo o a ipotiroidismo.

Dimensione del problema

Le patologie tiroidee comprendono un ampio spettro di condizioni cliniche, tra cui ipotiroidismo, ipertiroidismo, patologie autoimmuni e noduli tiroidei. Secondo la più recente indagine ISTAT sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari della popolazione italiana, la prevalenza delle malattie della tiroide in Italia è pari al 5,1% della popolazione, con una marcata differenza di genere (8,4% nelle donne e 1,5% negli uomini). Tuttavia, studi epidemiologici e clinici indicano che la prevalenza reale potrebbe essere più elevata (10%) rispetto a quella rilevata nelle indagini di popolazione. Questo scostamento è dovuto al fatto che molte disfunzioni tiroidee, soprattutto nelle forme subcliniche, rimangono spesso non diagnosticate. Nel complesso, si stima che in Italia circa 6–8 milioni di persone presentino una patologia tiroidea.

Tra i principali fattori di rischio per le patologie tiroidee, il più importante è la carenza nutrizionale di iodio. In Italia questo problema è stato affrontato con successo grazie al programma nazionale di iodoprofilassi su base volontaria, introdotto con la Legge n. 55/2005 e basato sull’utilizzo del sale iodato. I dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale per il Monitoraggio della Iodoprofilassi in Italia (OSNAMI) nel periodo 2015–2019 mostrano il raggiungimento della iodiosufficienza in tutte le Regioni analizzate. In particolare, la valutazione ecografica del volume tiroideo in un campione di bambini di età compresa tra gli 11 e 13 anni ha mostrato la scomparsa del gozzo in età scolare (prevalenza inferiore al 5%), uno dei sintomi principali della carenza di iodio.

Questi risultati hanno dimostrato anche che la quantità di iodio contenuto nel sale attualmente in commercio garantisce una adeguata assunzione di iodio nella popolazione. Quindi il programma di iodoprofilassi non è in contrasto con le politiche di riduzione del consumo di sale. Infatti, il contenuto di iodio nel sale commercializzato nel nostro Paese (30 mg/kg) è ancora sufficiente a bilanciare la raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità di non consumare più di 5 g di sale al giorno, considerando anche che alcuni alimenti già lo contengono naturalmente. Resta comunque fondamentale adattare nel tempo le strategie di fortificazione dello iodio alle politiche di riduzione del consumo di sodio. In questo contesto, le attività di monitoraggio continuo rivestono un ruolo essenziale per mantenere nel tempo uno stato di iodiosufficienza in Italia.

Aspetti di genere

È ampiamente documentato in letteratura che le patologie tiroidee interessano prevalentemente il genere femminile, con una frequenza da 5 a 8 volte superiore rispetto al genere maschile. In particolare, la tiroidite di Hashimoto e altre malattie autoimmuni coinvolgono dal 5 al 15% del genere femminile e dall'1 al 5% del genere maschile, con un aumento della prevalenza legato all’età, soprattutto nelle donne. Un'altra condizione tipicamente femminile è la tiroidite post-partum, che si presenta nel 5-9 % delle donne subito dopo aver partorito ed è di solito una condizione transitoria.

Questa vulnerabilità è legata in particolare al ruolo degli estrogeni, che modulano il sistema immunitario, rendendolo più incline a sviluppare reazioni autoimmuni come quelle alla base della Tiroidite di Hashimoto. Inoltre, fasi caratterizzate da importanti variazioni ormonali, come il post-partum e la menopausa, rappresentano momenti particolarmente critici.

La letteratura scientifica internazionale, conferma che la tiroide possa essere considerata un vero e proprio indicatore della salute femminile. Per questo motivo, è fondamentale prestare un’adeguata attenzione diagnostica specifica evitando che sintomi aspecifici vengano erroneamente sottovalutati o attribuiti esclusivamente a fattori psicologici o all'invecchiamento.

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Prossimo aggiornamento: 08 Aprile 2028

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