Introduzione

Tumore al seno

Il tumore al seno è il tumore più frequente nelle donne. Si stima che in Italia nel 2024 siano stati diagnosticati circa 53.000 nuovi casi. E che oggi nel nostro Paese vivano circa un milione di donne che nel corso della vita hanno ricevuto una diagnosi di tumore mammario.

Anche gli uomini, seppur raramente, possono ammalarsi di tumore al seno, poiché possiedono una piccola quantità di tessuto mammario da cui può avere origine la malattia. Sono maschili meno dell’1% di tutti i tumori della mammella e in Italia i nuovi casi di tumore al seno maschile sono stati circa 600 (2024).

Grazie alla diagnosi precoce, ai programmi di screening e al miglioramento delle cure, la possibilità di guarigione e la sopravvivenza per questo tumore sono in moderato ma costante aumento (leggi la Bufala): a 5 anni dalla diagnosi oggi in Italia la sopravvivenza è pari all’88%.

Tumori invasivi e non invasivi

Il seno della donna è costituito da un insieme di tessuto ghiandolare, tessuto adiposo (grasso), tessuto connettivo e cute. Le strutture ghiandolari, chiamate lobuli, sono raggruppati in strutture più grandi, i lobi. In un seno vi sono da 15 a 20 lobi. Quando una donna allatta un bambino, il latte arriva al capezzolo dai lobuli attraverso piccoli tubi chiamati dotti galattofori o lattiferi.

Esistono diversi tipi di tumori al seno, si sviluppano in diverse aree della mammella e sono classificati come tumori non invasivi e tumori invasivi in base alla loro capacità di diffondersi a distanza.

Il carcinoma mammario in situ è la forma non invasiva più comune, ha origine generalmente dai dotti lattiferi e non ha la capacità di diffondersi ad altre parti del corpo al di fuori della mammella. In genere, il carcinoma mammario in situ non compare sotto forma di un nodulo che si sente al tatto, ma viene scoperto durante una mammografia.

Le forme invasive di tumore al seno comprendono il carcinoma lobulare infiltrante, più raro, e il carcinoma duttale infiltrante, più comune, che rappresenta oltre i tre quarti di tutti i casi di cancro della mammella. Questi due tipi di carcinoma sono in grado di propagarsi ad altri organi, generalmente attraverso i linfonodi (piccole ghiandole del sistema immunitario che difendono l'organismo da batteri e virus).

Se il tumore viene scoperto quando è ancora di piccole dimensioni ci sono ottime possibilità di guarigione, per questo se si notano cambiamenti nella forma del seno, fuoriuscita di secrezioni dal capezzolo o noduli è particolarmente importante rivolgersi immediatamente al proprio medico. Così come è molto importante sottoporsi ai controlli periodici (screening) (Video).

Sintomi

Il primo segnale di tumore al seno, notato dalla maggior parte delle donne, è la presenza di un nodulo o di un'area ispessita.

Nella maggior parte dei casi, circa il 90 %, non si tratta di un tumore ma è opportuno rivolgersi sempre al medico specialista per accertarne la natura.

I possibili disturbi (sintomi) associati al tumore al seno sono:

  • noduli o zone ispessite, all'interno di una o di entrambe le mammelle
  • alterazioni del capezzolo
  • retrazioni del capezzolo
  • perdita di liquido da uno dei capezzoli
  • noduli o gonfiori su una delle ascelle
  • rientranze, avvallamenti sulla pelle del seno
  • arrossamenti intorno al capezzolo
  • irritazioni, alterazioni della pelle con la cute a buccia d’arancia

La comparsa di dolore al seno, sebbene non sia un disturbo (sintomo) direttamente legato alla presenza di un tumore, non è da sottovalutare e se persiste deve essere riferito al medico.

Essere consapevoli delle modifiche naturali che avvengono nel proprio seno in risposta ai cambiamenti ormonali o con la menopausa rende più facile l’identificazione di eventuali anomalie da indagare con l’aiuto del medico.

Cause

Le cause del tumore al seno non sono ancora note, tuttavia sono stati individuati i fattori di rischio (leggi la Bufala) che possono contribuire al suo sviluppo.

Alcuni possono essere prevenuti, altri no (Video).

Età

Il rischio di comparsa del tumore al seno aumenta con l’avanzare dell’età. Il maggior numero di casi si verifica in donne in menopausa che hanno superato i 50 anni.

Familiari colpiti dalla malattia (Storia familiare)

La presenza di uno o più familiari stretti (madre, sorella, figlia) colpiti da tumore al seno o all'ovaio prima dei 50 anni di età potrebbe aumentare le probabilità di ammalarsi. Sebbene nella maggior parte dei casi il tumore al seno non sia ereditario, alcune alterazioni genetiche, in particolare dei geni BRCA1 e BRCA2, trasmissibili dai genitori ai figli, aumentano il rischio di sviluppare un tumore al seno o all’ovaio. Se nella propria famiglia sono presenti persone malate di questi tipi di tumore è opportuno riferirlo al proprio medico, che potrà indirizzare verso i centri specializzati nella consulenza e nei controlli (screening) genetici.

Precedente tumore al seno

Se si è già stati colpiti da tumore al seno, o da un'altra malattia mammaria benigna, si hanno maggiori probabilità di ammalarsi di nuovo, sia alla stessa mammella che all'altra.

Densità del seno

Le donne che hanno un seno denso, contenente più tessuto ghiandolare e meno tessuto adiposo (grasso), presentano un rischio più elevato di sviluppare il tumore al seno poiché hanno un maggior numero di cellule che possono trasformarsi in cellule cancerose. Il seno denso, inoltre, rende difficoltosa l’individuazione di un eventuale tumore attraverso la mammografia. Con il progredire dell'età, il tessuto ghiandolare è progressivamente sostituito da tessuto adiposo e, quindi, la densità del seno si riduce.

Esposizione agli estrogeni

Gli estrogeni, ormoni prodotti dall'organismo femminile a partire dalla pubertà, possono stimolare la crescita di cellule tumorali nel seno. La prolungata esposizione agli estrogeni, come avviene nel caso di donne che hanno avuto la prima mestruazione (menarca) molto presto (precoce) o una menopausa tardiva, può aumentare le probabilità di ammalarsi.

Sovrappeso o obesità

Il rischio di tumore al seno è più alto nelle donne che arrivano alla menopausa in sovrappeso o obese. Probabilmente ciò è dovuto alla maggior produzione di estrogeni legata all'eccesso di peso.

Altezza superiore alla media

Le donne di altezza superiore alla media sono a maggior rischio di tumore al seno rispetto alle altre. La ragione potrebbe risiedere nell'interazione tra geni, alimentazione e ormoni.

Alcol

Il rischio di tumore al seno aumenta in modo proporzionale alla quantità di alcol assunto.

Radiazioni

Alcune procedure mediche che utilizzano radiazioni, come i raggi X e la tomografia assiale computerizzata (TAC), possono incrementare le probabilità di sviluppare il tumore al seno. Questi tipi di esami vanno eseguiti quando ritenuto necessario dal medico.

Terapia ormonale sostitutiva

La terapia ormonale sostitutiva, impiegata per alleviare i disturbi causati (sintomi) dalla menopausa, comporta un modesto aumento del rischio di tumore al seno.

Contraccezione orale

Le donne che fanno uso della pillola anticoncezionale (contraccezione orale) hanno un rischio lievemente maggiore di sviluppare il tumore al seno. Esso, però, decresce quando si interrompe l’assunzione della pillola, fino a scomparire del tutto dopo dieci anni dall'interruzione.

Diagnosi

Modificazioni nell'aspetto del seno, o presenza di un nodulo, costituiscono eventi da approfondire con il supporto del medico curante e, eventualmente, di centri specializzati in senologia (Video).

L'accertamento in fase iniziale (diagnosi precoce) del tumore al seno si effettua attraverso l’autopalpazione e la regolare esecuzione delle indagini previste a seconda dell'età.

Gli esami indicati per l’accertamento (diagnosi) del tumore al seno sono la mammografia e l’ecografia.

La mammografia (leggi la Bufala) è un esame radiografico della mammella che permette di evidenziare la presenza di un nodulo ancor prima che possa essere palpato. Ha una sensibilità molto elevata, specie per i tumori nella loro fase iniziale. È utilizzato anche come test di controllo generale (screening) da eseguire ogni due anni nelle donne con una età compresa tra 50-69 anni con lo scopo di individuare molto precocemente malattie eventualmente presenti.

L'ecografia è una tecnica non invasiva che utilizza gli ultrasuoni ad alta frequenza. Nelle donne più giovani, poiché il tessuto ghiandolare del seno è più denso, i risultati dell'ecografia offrono maggiori informazioni rispetto a quelli della mammografia.

La scelta di un esame o dell'altro dipende da vari fattori come l'età e la densità della mammella ma, nella maggior parte dei casi, si utilizzano entrambi perché sono complementari.

In alcuni casi particolari, come nel caso di mammelle molto dense o di alterazioni (lesioni) difficili da classificare, è possibile utilizzare la risonanza magnetica nucleare (RMN), tecnica che utilizza i campi magnetici per elaborare immagini dettagliate dello scheletro, delle articolazioni e degli organi interni.

A volte, può essere necessario studiare le cellule presenti all'interno di noduli o di formazioni sospette prelevandole attraverso l'esecuzione di un esame denominato biopsia. Consiste nell'introdurre un ago all'interno del nodulo e nel prelevare piccolissime quantità di tessuto. In alcune situazioni può richiedere l’anestesia locale e strumenti particolari. Se le alterazioni da indagare sono così piccole da non essere individuabili al tatto, il prelievo di cellule o tessuti si esegue sotto guida dell'ecografia o della risonanza magnetica che consentono di vedere il percorso dell’ago sin dentro il nodulo. Successivamente, sulle cellule e sui tessuti prelevati, sarà eseguito un esame al microscopio per stabilire la natura e le caratteristiche biologiche.

Un tipo particolare di biopsia è il mammotome, anche detto biopsia sotto guida stereotassica perché a guidare in profondità l'ago, per un'aspirazione più efficace del tessuto da esaminare in laboratorio, è un sistema completamente computerizzato con misurazioni precise (stereotassi).

Terapia

I progressi ottenuti negli ultimi trent'anni nella cura del tumore al seno consentono alla donna di affidarsi a diverse strategie di cura (leggi la Bufala).

Se il tumore è individuato in fase iniziale, può essere curato prima che si diffonda alle parti del corpo circostanti con una terapia che combina chirurgia, chemioterapia e/o radioterapia. Generalmente, la chirurgia è il trattamento di primo livello, seguito poi da chemioterapia e/o radioterapia e, in alcuni casi, dalla terapia ormonale o biologica (Video).

Il tipo di intervento chirurgico, e la scelta della cura (terapia) successiva, sono strettamente legati alle caratteristiche del tumore e a quelle della persona malata (ad esempio, età ed eventuale presenza di altre malattie) perché possono condizionare l’evoluzione della malattia e la risposta alle cure.

Sarà compito del medico individuare e condividere il programma terapeutico che ritiene più appropriato ad ogni singolo caso (Video).

Scelta e pianificazione del trattamento

Al momento di decidere quale cura sia più indicata, un team di specialisti - tra i quali, ad esempio, il chirurgo oncologo specializzato nei tumori della mammella, il medico oncologo, il radioterapista, il radiologo, il patologo, l’infermiere oncologico, il nutrizionista, lo psicologo - prepara un piano di cura considerando:

  • fase e grado del tumore (quanto è grande e quanto è diffuso)
  • stato di salute generale
  • presenza o meno della menopausa

Strategie terapeutiche

Chirurgia

Prima di procedere all'intervento chirurgico la diagnosi viene confermata studiando un piccolo campione di tessuto o di cellule prelevati mediante agobiopsia o agoaspirato. Inoltre sono effettuate delle indagini radiologiche (torace), ecografiche (addome e pelvi) e scintigrafiche (ossa) per escludere la presenza di cellule maligne in altri organi (metastasi).
Esistono due tipi di chirurgia:

  • chirurgia conservativa (quadrantectomia), consiste nell'asportazione del tumore e del tessuto circostante. L'ampiezza dell’asportazione dipende dal tipo e dalle dimensioni del tumore, dalla sua localizzazione, dalla quantità di tessuto che deve essere rimosso e dalle dimensioni del seno
  • chirurgia demolitiva (mastectomia), consiste nell'asportazione dell'intera mammella, compreso il capezzolo

Se non ci sono segni evidenti che il cancro abbia raggiunto i linfonodi, si interviene con un intervento parziale (quadrantectomia) e le biopsie del tumore, per individuarne con precisione tutte le caratteristiche, e del linfonodo sentinella, cioè il primo linfonodo ad essere raggiunto da eventuali metastasi. Se la biopsia del linfonodo sentinellaè positiva, sarà necessaria una rimozione più ampia che comprende anche i linfonodi del cavo ascellare. La mastectomia può essere seguita dalla chirurgia cosiddetta ricostruttiva per rimodellare la mammella usando il tessuto di un’altra parte del corpo o impiantando una protesi.

Per evitare che la malattia possa ritornare, dopo l’intervento sono eseguite terapie adiuvanti che si chiamano così perché aiutano ad aumentare la probabilità di guarigione. Queste includono chemioterapia, radioterapia, terapia ormonale e terapia biologica o a bersaglio molecolare e immunoterapia.

Chemioterapia

La chemioterapia consiste nella somministrazione di farmaci che, attraverso il circolo sanguigno, possano raggiungere e uccidere le cellule tumorali in ogni parte del corpo. In alcuni casi la chemio è somministrata prima del trattamento chirurgico per ridurre le dimensioni del tumore e in questo caso si parla di terapia neoadiuvante. I farmaci chemioterapici sono generalmente somministrati attraverso cicli di cura con intervalli variabili per via endovenosa e in alcuni casi in compresse. Le sedute sono eseguite in regime ambulatoriale ma, talvolta, può essere necessario il ricovero in ospedale.

Radioterapia

La radioterapia utilizza dosi controllate di radiazioni ad alta energia per distruggere le cellule tumorali senza danneggiare i tessuti sani. È impiegata dopo l'intervento chirurgico e dopo la chemioterapia per eliminare eventuali cellule tumorali residue ed è indicata nelle pazienti con meno di 65 anni o se sottoposte a chirurgia conservativa.

In alcuni casi la radioterapia può essere somministrata già durante l’intervento chirurgico.

Terapia ormonale

Quando le cellule tumorali presentano in superficie recettori per gli estrogeni e/o per il progesterone, ormoni che possono favorire l’insorgenza e lo sviluppo di alcuni tumori del seno, si possono somministrare farmaci in grado di bloccare o ridurre la loro attività. Esistono diversi farmaci con questa funzione: la scelta si fa sulla base delle caratteristiche della persona, del tumore e della fase di malattia. Tra i farmaci più utilizzati c’è il tamoxifene, prescritto per via orale per 5-10 anni dopo l’intervento chirurgico, e gli inibitori delle aromatasi, impiegati in particolare nelle donne in menopausa. Nelle donne in età fertile può essere necessario associare un farmaco in grado di bloccare la produzione degli estrogeni da parte delle ovaie.

Terapia biologica o a bersaglio molecolare

Gli anticorpi monoclonali sono farmaci in grado di riconoscere selettivamente e colpire in modo specifico proteine presenti sulle cellule tumorali.

La crescita di alcuni tipi di cancro al senodella mammella è stimolata dalla proteina HER2 (Human Epidermal Growth Factor Receptor 2) presente circa nel 15% circa dei tumori della mammellamammari. In condizioni normali, essa HER2 regola la crescita e la proliferazione cellulare ma,, se è presente in quantità eccessiva, causa favorisce una crescita cellulare incontrollata. Il trastuzumab è un anticorpo monoclonale in grado diche si lega a legarsi alla proteina HER2 e ne blocca l’attività rallentando o impedendo la crescita e e la proliferazione di impedire alledelle cellule tumorali di crescere e moltiplicarsi. In genere, viene somministrato dopo la chemioterapia.

Grazie ai progressi della ricerca, sono stati identificati nuovi bersagli e nuove possibilità terapeutiche per il tumore al seno. Risultati importanti sono stati ottenuti per gli inibitori dell’enzima poli-[ADP-ribosio]-polimerasi (PARP) e gli inibitori delle chinasi ciclina-dipendenti 4 e 6 (CDK4/6), il primo è coinvolto nella riparazione del DNA e le seconde nella crescita cellulare. In particolare, il trattamento con questi inibitori è risultato efficace in combinazione con la terapia ormonale.

Immunoterapia

Negli ultimi anni ha assunto un’importanza crescente l’immunoterapia, una strategia terapeutica che mira a stimolare la risposta del sistema immunitario della paziente contro il tumore. Recentemente è emersa l’efficacia degli inibitori dei checkpoint immunitari, farmaci che favoriscono l’attività antitumorale dei linfociti T bloccando le proteine di superficie che invece frenano la risposta immunitaria, come PD-1, PD-L1, CTLA4 e LAG3.

Somministrata in combinazione con la chemioterapia, l’immunoterapia svolge un ruolo importante nel trattamento di tumori mammari in stadio avanzato tripli negativi, che sono quei tumori sulle cui cellule non sono presenti 3 importanti bersagli utilizzati da molte terapie mirate: il recettore degli estrogeni (ER), il recettore del progesterone (PR) e HER2, e quindi con opzioni di terapia più limitate.

Prevenzione

Le cause del tumore al seno non sono del tutto note, ma stili di vita corretti, eventualmente associati a comportamenti e trattamenti terapeutici preventivi, permettono di ridurre le probabilità di ammalarsi, anche alle donne con un maggiore rischio di sviluppare questo tipo di cancro.

Programmi di screening

È fondamentale partecipare ai programmi di screening per una diagnosi precoce del tumore del seno.

Oggi in Italia l’invito ad aderire agli screening è rivolto alle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni e prevede una mammografia gratuita ogni 2 anni. In alcune regioni l’età è stata estesa e comprende le donne tra 45 e 74 anni.

Test genetici

In caso di familiarità (se ci sono più casi di tumore all’interno della famiglia), di casi in giovane età, di tumore alle ovaie o di tumore al seno maschile, è consigliabile un colloquio con uno specialista per valutare l’opportunità di sottoporsi a un test genetico.

Secondo le raccomandazioni del Precision Oncology Working Group dell'ESMO (European Society for Medical Oncology), i geni da valutare nel caso del tumore al seno sono sette, associati a vari livelli ad una predisposizione genetica: i due principali, BRCA1 e BRCA2, insieme a PALB2, RAD51C, RAD51D, BRIP1 e TP53.

Va ricordato che l’analisi genetica rappresenta una forma di prevenzione personalizzata che, in presenza di mutazioni, consentirà di stabilire un percorso di approfondimento da seguire nel tempo.

Dieta e stile di vita

Un’alimentazione sana ed equilibrata e uno stile di vita attivo aiutano a prevenire diverse malattie come il diabete, le malattie cardiache e alcune forme di tumore.

Numerosi studi hanno indagato il collegamento tra la dieta e il tumore al seno e, pur non essendo giunti a conclusioni definitive, hanno messo in luce gli effetti benefici delle seguenti sane abitudini:

Le donne dovrebbero evitare di arrivare alla menopausa con un peso in eccesso. Il sovrappeso e l’obesità, infatti, provocano una maggiore produzione di estrogeni da parte dell’organismo, aumentando il rischio di tumore al seno.
Al contrario, l’attività fisica costante sembra diminuire le possibilità di ammalarsi.

Allattamento al seno

Secondo molti studi, le donne che hanno allattato hanno minori probabilità di sviluppare il tumore al seno rispetto alle altre. Probabilmente perché durante l’allattamento di solito l’ovulazione è sospesa e quindi il livello di estrogeni rimane stabile.

Trattamenti per ridurre il rischio

Attualmente, esistono diversi trattamenti che consentono di ridurre le possibilità di sviluppare il tumore al seno nelle donne ad alto rischio.

Il livello di rischio è determinato da un complesso di fattori tra i quali l'età, la storia familiare e i risultati dei test genetici. Le donne a più alto rischio, normalmente, sono indirizzate verso i centri genetici specializzati dove vengono proposte le forme di trattamento disponibili.

L'opzione più radicale è l’asportazione chirurgica delle mammelle, la cosiddetta mastectomia preventiva.

Nel nostro Paese la mastectomia a scopo preventivo è considerata una soluzione estrema, sia per le possibili complicanze associate, come per qualsiasi intervento chirurgico, sia per il forte impatto che potrebbe esercitare sulla sfera emotiva e sulle relazioni della donna. La strategia suggerita e incoraggiata in Italia è la diagnosi precoce, basata su un piano di controlli ravvicinati e personalizzati per ogni paziente. L’obiettivo della diagnosi precoce è individuare l’eventuale tumore in uno stadio iniziale quando le possibilità di cura sono maggiori.

Una soluzione alternativa è una terapia farmacologica a lungo termine, non priva però di effetti collaterali, come qualsiasi cura a base di farmaci.

Mastectomia preventiva

La mastectomia preventiva consiste nella rimozione dei seni in donne sane, portatrici di alterazioni genetiche che predispongono al tumore del seno. Eliminandola maggiore quantità possibile di tessuto mammario, la tecnica consente di ridurre del 90% le percentuali di rischio.

Durante la mastectomia, o in un momento successivo, è possibile procedere alla ricostruzione dei seni, impiantando delle protesi oppure utilizzando il tessuto proveniente da un’altra parte del corpo. In alternativa, si possono utilizzare le protesi artificiali rimovibili, da indossare all'interno del reggiseno (leggi la Bufala).

Terapia farmacologica

La terapia farmacologica si basa sull'impiego del tamoxifene, adatto a donne di qualunque età, o del raloxifene, indicato per le donne in menopausa.

Appartengono entrambi alla classe dei SERM (modulatori selettivi dei recettori degli estrogeni), che agiscono bloccando l’azione degli estrogeni sul tessuto mammario.

Il trattamento prevede la somministrazione di una compressa al giorno per 5-10 anni.

L'uso di questi farmaci è sconsigliato nelle donne a rischio di trombosi (formazione di coaguli di sangue) o di tumore all'utero, o che abbiano sofferto in passato di queste malattie.

Tra gli effetti collaterali (indesiderati) del raloxifene ci sono sintomi di tipo influenzale, vampate di calore e crampi alle gambe. I principali effetti indesiderati del tamoxifene consistono in vampate di calore e sudorazione, irregolarità del ciclo mestruale, nausea e vomito.

Chi è in cura con il tamoxifene e che desidera una gravidanza deve interromperne l’assunzione del farmaco e attendere il tempo indicato dal medico (almeno due mesi) prima del concepimento, per evitare potenziali danni al feto.

Entrambi i farmaci – raloxifene e tamoxifene - possono favorire la formazione di coaguli di sangue per questo devono essere sospesi per un periodo indicato dal medico (generalmente almeno sei settimane) prima di un intervento chirurgico programmato.

Spetta al medico valutare se i possibili benefici di una cura superino i potenziali rischi e comunicare alla donna l’esito della sua valutazione.

Aspetti di genere

Il tumore del seno è il tumore più frequente nelle donne, ma colpisce anche gli uomini con un tasso di incidenza, in Italia e nel mondo occidentale, di circa un caso su 100.000 l'anno, rappresentando lo 0,5-1% del totale dei tumori della mammella. Nel sesso maschile è quindi un tumore raro.

Ci sono diversi fattori che possono aumentare il rischio di ammalarsi di carcinoma mammario nell’uomo. Tra questi rientrano differenti condizioni associate a un alterato metabolismo degli ormoni sessuali che si possono verificare in seguito a patologie del testicolo, alla sindrome di Klinefelter, o ad altre situazioni patologiche come cirrosi epatica, obesità, esposizione a sostanze contenenti estrogeni, ginecomastia secondaria a farmaci, o una precedente radioterapia nell’area mammaria.

Una storia familiare di carcinoma mammario (cioè la presenza di un familiare con la stessa malattia) è riportata in circa il 30% degli uomini con tumore della mammella.

I dati recenti suggeriscono che il tumore al seno maschile ha caratteristiche biologiche differenti da quelle del tumore al seno femminile: i recettori ormonali sono più spesso espressi sulle cellule tumorali maschili che su quelle dei tumori femminili, mentre l’iper-espressione di HER2 è meno frequente negli uomini che nelle donne. Infine, mentre nelle donne BRCA1 è generalmente associato a un rischio maggiore, negli uomini sono le mutazioni del gene BRCA2 ad avere un ruolo più rilevante. Anche le alterazioni di PALB2 sono associate a un aumento del rischio.

Vivere con

Il tumore al seno interferisce con le normali attività della vita quotidiana in forme e gradi diversi, a seconda del suo stadio e del percorso di cura.

Non è facile affrontare l’accertamento della malattia (diagnosi) e le successive cure, cui ogni persona reagisce in modo del tutto soggettivo. Tuttavia, l’assistenza dell’equipe curante e un adeguato supporto emotivo possono agevolare il processo di adattamento ai cambiamenti indotti dalla malattia, sia sul piano fisico che psicologico.

Alcune donne cercano e trovano conforto all'interno della famiglia, altre traggono giovamento dal confronto e dalla condivisione delle proprie esperienze con altre persone che stiano vivendo o abbiano vissuto la stessa situazione. Sono sempre più numerosi i gruppi di sostegno e le associazioni di malati che offrono uno spazio d’incontro e di ascolto, anche online, fornendo, spesso, anche il supporto informativo e psicologico.

Non esiste una soluzione migliore o peggiore per convivere con la malattia. Ogni donna deve affrontare il percorso di cura scegliendo la strategia che ritiene più adatta al proprio modo di essere.

Bibliografia

Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC). Tumore del seno

Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC). Tumore del seno: le novità per le forme triplo-negative e avanzate 

Gruppo di lavoro AIOM-AIRTUM. I numeri del cancro in Italia 2025

Mangone L, Ferrari F, Mancuso P, Carrozzi G, Michiara M, Falcini F, et al. Epidemiology and biological characteristics of male breast cancer in Italy. Breast Cancer [Sintesi]. 2020; 27(4):724–31

Link approfondimento

Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici (AIMaC). Tumore al seno

Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC). Screening per il tumore del seno

Fondazione Veronesi. Tumore al seno: quali test genetici eseguire?

Prossimo aggiornamento: 08 Ottobre 2028

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