Introduzione

Sindrome metabolica

La sindrome metabolica è una condizione clinica caratterizzata dalla presenza contemporanea simultanea di diversi fattori di rischio cardiometabolico, tra i quali: obesità addominale, insulino-resistenza, iperglicemia, ipertensione arteriosa (pressione alta), aumento dei trigliceridi e riduzione del colesterolo HDL (High Density Lipoprotein, in italiano lipoproteine ad alta densità, comunemente conosciuto come "colesterolo buono" perchè contribuisce a rimuvere il colesterolo in eccesso dai tessuti e dalle pareti delle arterie, favorendone il trasporto al fegato per l'eliminazione).

La presenza simultanea di questi fattori aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari come, infarto e ictus, oltre a favorire l'insorgenza del diabete di tipo 2 e di altre patologie metaboliche.

In passato la sindrome metabolica è stata talvolta definita anche sindrome da insulino-resistenza, poiché l’insulino-resistenza rappresenta uno dei principali meccanismi alla base della sua comparsa. L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas e controlla il trasporto del glucosio dal sangue nelle cellule dove è utilizzato per la produzione di energia. Quando si sviluppa una condizione di insulino-resistenza le cellule del nostro corpo rispondono meno efficacemente all'azione dell’insulina. Per compensare questa ridotta sensibilità, il pancreas aumenta la produzione di insulina; tuttavia, nel tempo, questo meccanismo può non essere più sufficiente e i livelli di glucosio nel sangue tendono ad aumentare.

Oggi la comunità scientifica riconosce che la sindrome metabolica ha un'origine multifattoriale. Oltre all'insulino-resistenza contribuiscono allo sviluppo della sindrome metabolica l'eccesso di grasso viscerale, uno stato di infiammazione cronica di basso grado e fattori genetici, ambientali e legati allo stile di vita, come alimentazione non equilibrata, sedentarietà e scarso riposo.

Negli ultimi anni è emerso anche il possibile ruolo del microbiota intestinale, l'insieme dei microrganismi che popolano il nostro intestino. Alterazioni della composizione del microbiota intestinale, una condizione definita disbiosi, possono contribuire all'infiammazione cronica sistemica di bassa intensità e favorire processi metabolici associati insulino-resistenza, dislipidemia (alterazioni dei lipidi nel sangue) e accumulo di grasso viscerale. Sebbene siano ancora necessari ulteriori studi per chiarire pienamente questi meccanismi, il microbiota intestinale rappresenta oggi un promettente ambito di ricerca e un potenziale bersaglio per future strategie terapeutiche.

Cause

La sindrome metabolica non dipende da una singola causa, ma dall'interazione di diversi fattori genetici, biologici e legati allo stile di vita. Tra i principali fattori di rischio vi sono:

  • predisposizione genetica alla resistenza insulinica
  • sovrappeso e obesità, soprattutto eccesso di grasso addominale (obesità viscerale)
  • sedentarietà, ossia scarsa o assente attività fisica
  • alimentazione non equilibrata
  • alterazioni del microbiota intestinale (disbiosi), ovvero uno squilibrio nella composizione dei microrganismi che popolano l'intestino
  • fattori ambientali e comportamentali, come l’esposizione a interferenti endocrini, a inquinanti atmosferici e a condizioni di stress cronico

In generale, una persona predisposta a sviluppare l’insulino-resistenza che svolge scarsa attività fisica e accumula progressivamente grasso addominale, presenta un rischio maggiore di sviluppare la sindrome metabolica. Questa condizione è spesso associata a problemi di coagulazione del sangue, con formazione di trombi ed emboli e alla presenza di uno stato infiammatorio cronico di basso grado. Questi fattori contribuiscono ad aumentare il rischio cardiovascolare.

Alcune condizioni risultano frequentemente associate alla sindrome metabolica:

  • Malattia Epatica Steotosica Associata a Disfunzione Metabolica, detta MASLD (Metabolic dysfunction-Associated Steatotic Liver Disease), una condizione caratterizzata dall'accumulo di grasso nel fegato. In alcuni casi può evolvere verso la steatoepatite associata a disfunzione metabolica (MASH, Metabolic dysfunction-Associated SteatoHepatitis), con possibile sviluppo di fibrosi e cirrosi epatica (accumulo di trigliceridi e altri grassi nel fegato)
  • sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) (tendenza alla produzione di cisti a livello delle ovaie)
  • calcoli biliari
  • problemi respiratori durante il sonno (come l’apnea notturna)

Il rischio di sviluppare la sindrome metabolica aumenta con l’avanzare dell’età.

Diagnosi

La diagnosi di sindrome metabolica è basata sulla presenza di almeno tre dei seguenti cinque criteri:

  • circonferenza vita, ≥ 94 cm negli uomini e ≥ 80 cm nelle donne di origine europea (caucasica). Per altre popolazioni possono essere applicati valori soglia differenti
  • trigliceridi ≥ 150 mg/dl, o terapia specifica per l'ipertrigliceridemia
  • colesterolo HDL <40 mg/dl negli uomini, <50 mg/dl nelle donne, oppure terapia specifica per questa alterazione
  • pressione arteriosa ≥130/80 mmHg, oppure terapia antipertensiva
  • glicemia a digiuno ≥100mg/dl o precedente diagnosi di diabete di tipo 2 o terapia ipoglicemizzante

I criteri diagnostici oggi utilizzati derivano da un consenso internazionale pubblicato nel 2009 dalle principali società scientifiche e organizzazioni sanitarie mondiali tra cui la International Diabetes Federation (IDF), la American Heart Association (AHA), il National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI), la World Heart Federation (WHF) e International Atherosclerosis Society (IAS), International Association for the Study of Obesity (IASO). Questo accordo ha portato a una definizione unificata e armonizzata della sindrome metabolica superando le differenze tra le classificazioni precedenti. In particolare, non è più prevista la presenza obbligatoria di un singolo criterio per formulare la diagnosi; viene invece riconosciuta l'importanza della combinazione di più fattori di rischio cardiometabolico. Inoltre, è stata attribuita maggiore rilevanza alle differenze etniche nella distribuzione del grasso corporeo, introducendo soglie della circonferenza vita specifiche per le diverse popolazioni.

Terapia

La cura della sindrome metabolica si basa principalmente sulla modifica dello stile di vita. Gli obiettivi principali sono il raggiungimento e il mantenimento di un peso corporeo adeguato, l'adozione di un'alimentazione equilibrata e incremento dell’attività fisica.

L'esercizio fisico regolare rappresenta uno degli strumenti più efficaci per contrastare la sindrome metabolica. L'esercizio fisico favorisce il controllo della glicemia, migliora la sensibilità all'insulina e riduce i livelli di trigliceridi, aumenta i valori del colesterolo HDL e contribuisce alla riduzione del grasso corporeo, in particolare di quello addominale. Inoltre, aiuta a controllare la pressione arteriosa e a ridurre il rischio di malatttie cardiovascolari.

Le linee guida più recenti raccomandano almeno 150/300 minuti a settimana di attività aerobica di intensità moderata, oppure 75/150 minuti di attività intensa. A questa dovrebbe essere associato un programma di esercizi di rafforzamento muscolare almeno due volte alla settimana. La combinazione di attività aerobica ed esercizi di resistenza si è dimostrata particolarmente efficace nel migliorare la sensibilità insulinica e la composizione corporea.

L'esercizio fisico dovrebbe essere associato ad una modifica delle abitudini alimentari.

La dieta mediterranea è il modello alimentare di riferimento che prevede il consumo regolare di frutta, verdura, legumi e cereali integrali, frutta secca e olio extravergine di oliva, il consumo moderato di pesce, latticini e carni bianche e il consumo limitato di carni rosse, insaccati, alimenti ricchi di grassi saturi, bevande zuccherate e prodotti ultra-processati.

Particolare attenzione deve essere riservata all'assunzione del sale da cucina (ossia il sodio) che dovrebbe essere ridotta privilegiando l'uso di erbe aromatiche e spezie per insaporire gli alimenti. È inoltre consigliabile preferire cereali integrali ai prodotti raffinati e utilizzare come principale fonte di grassi l'olio extravergine di oliva.

Limitare o eliminare totalmente il consumo di alcol e l’abitudine al fumo rappresenta un ulteriore intervento per ridurre il rischio cardiovascolare. Nei soggetti in sovrappeso o con obesità, anche una modesta perdita di peso può determinare benefici significativi sui parametri metabolici. Quando le modifiche dello stile di vita non dovessero essere sufficienti, a raggiungere gli obiettivi terapeutici, il medico potrebbe prescrivere una terapia farmacologica per controllare la pressione arteriosa, migliorare i livelli di colesterolo e trigliceridi o ridurre la glicemia.

Terapia farmacologica

Negli ultimi anni si sono introdotte nuove classi di farmaci per il trattamento del diabete di tipo 2 e l’obesità, che possono contribuire a ridurre il rischio cardiometabolico complessivo ed essere prescritti, quindi, in caso di sindrome metabolica.

Si tratta di agonisti del recettore del GLP-1 (Glucagon-like Peptide-1), un ormone prodotto dall'intestino che stimola la secrezione di insulina dopo i pasti, rallenta lo svuotamento gastrico e contribuisce a regolare il senso di sazietà.

I farmaci come semaglutide e liraglutide imitano l'azione di questo ormone e favoriscono il controllo della glicemia e la perdita di peso.

Un’ ulteriore evoluzione terapeutica è rappresentata dalla tirzepatide, un agonista combinato dei recettori del GLP-1 e del GIP (Glucose-dependent insulinotropic polypeptide) due ormoni intestinali coinvolti nella regolazione del metabolismo energetico e della secrezione dell’insulina. Grazie a questo duplice meccanismo d’azione, la tirzepatide ha dimostrato una notevole efficacia nel ridurre il peso corporeo e migliorare numerosi parametri metabolici.

Studi clinici hanno evidenziato che questi farmaci possono contribuire alla riduzione del peso corporeo, del grasso viscerale, della glicemia, della pressione arteriosa e dei trigliceridi, oltre a diminuire il rischio di eventi cardiovascolari.

Anche gli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 (SGLT-2), noti come gliflozine, hanno dimostrato benefici metabolici e cardiovascolari rilevanti nei pazienti con diabete di tipo 2 e in alcune categorie di soggetti ad alto rischio cardiovascolare. Nel 2024 la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato il resmetirom, il primo farmaco indicato per alcuni pazienti con MASH (Metabolic dysfunction-Associated SteatoHepatitis) associata a fibrosi epatica significativa.

La scelta farmacologica deve essere sempre personalizzata e prescritta dal medico sulla base delle caratteristiche cliniche, dei fattori di rischio e delle eventuali patologie associate.

Prevenzione

La strategia più efficace per prevenire la sindrome metabolica è l’adozione di uno stile di vita sano, basato sul mantenimento di un peso corporeo adeguato, la pratica regolare di un’attività fisica quotidiana e una dieta equilibrata. Queste abitudini contribuiscono a mantenere sotto controllo la pressione arteriosa, i livelli di colesterolo e della glicemia. Uno stile di vita sano comprende anche moderazione nel consumo di alcol e astensione dal fumo.

Ulteriori strategie preventive includono:

  • monitoraggio precoce dei fattori di rischio già in età pediatrica e adolescenziale, considerato il crescente aumento di sovrappeso e obesità giovanile
  • attenzione alla qualità del sonno, disturbi come la sindrome delle apnee ostruttive del sonno possono favorire l'insulino-resistenza e peggiorare il controllo della pressione arteriosa)
  • riduzione dello stress cronico
  • mantenimento di una buona salute intestinale, attraverso un'alimentazione ricca di fibre provenienti da frutta, verdura, legumi e cereali integrali. Alcuni studi suggeriscono che un microbiota intestinale equilibrato possa contribuire al corretto funzionamento del metabolismo, anche se il suo ruolo nella prevenzione della sindrome metabolica è ancora oggetto di ricerca

La prevenzione richiede, inoltre, anche:

  • il controllo periodico della pressione arteriosa, glicemia, profilo lipidico e circonferenza vita
  • nelle persone con sovrappeso, obesità, familiarità per diabete o malattie cardiovascolari e in tutte le persone a maggior rischio cardiometabolico

Aspetti di genere

La sindrome metabolica può manifestarsi con caratteristiche differenti negli uomini e nelle donne. Prima della menopausa, le donne presentano generalmente una maggiore sensibilità all'insulina e una distribuzione del grasso corporeo prevalentemente sottocutanea, considerata metabolicamente più favorevole rispetto all'accumulo di grasso viscerale tipico degli uomini. Dopo la menopausa, la riduzione dei livelli di estrogeni favorisce un aumento del grasso addominale, dell’insulino-resistenza e del rischio cardiovascolare.

Alcune condizioni specifiche della salute femminile come la sindrome dell'ovaio policistico, il diabete gestazionale e le complicanze ipertensive della gravidanza, sono oggi considerate importanti indicatori di un aumentato rischio cardiometabolico futuro. Studi recenti mostrano che gli ormoni sessuali influenzano profondamente il metabolismo glucidico, la distribuzione del tessuto adiposo e i processi infiammatori.

Accanto ai fattori biologici, anche determinanti sociali e culturali legati al genere, come lo svantaggio socioeconomico, il carico di cura familiare e lo stress psicosociale, possono influenzare il rischio di sviluppare la sindrome metabolica.

Per questi motivi, la medicina moderna attribuisce crescente importanza a strategie preventive e terapeutiche personalizzate che tengano conto sia delle differenze biologiche legate al sesso sia dei fattori sociali e comportamentali associati al genere.

Dimensione del problema

La sindrome metabolica rappresenta una delle principali sfide di salute pubblica a livello mondiale. Le stime più recenti indicano che interessa circa il 25-30% della popolazione adulta, con una prevalenza in aumento in molte aree del mondo.

Secondo una revisione sistematica pubblicata su Nature Communications, la prevalenza globale della sindrome metabolica è quasi raddoppiata tra il 2000 e il 2023, raggiungendo il 31% nelle donne e il 25,7% negli uomini, con circa 1,54 miliardi di adulti colpiti nel mondo.

In Italia, i dati dell'Istituto Superiore di Sanità indicano che oltre il 43% degli adulti è in condizione di sovrappeso o obesità. Di riflesso, l'incidenza della sindrome metabolica è in forte crescita: nella fascia d'età over 50, colpisce tra il 45% e il 60% della popolazione.

Bibliografia

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Prossimo aggiornamento: 30 Giugno 2028

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