Introduzione

Obesità

L'obesità è una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo o da una distribuzione corporea anomala di adipe, che può compromettere la salute. Può essere determinata da una combinazione di fattori: genetici, comportamentali, ambientali e sociali (stile di vita sedentario, alimentazione scorretta). (Video).

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l'obesità rappresenta un grave problema di salute pubblica nel mondo, poiché è uno dei principali fattori di rischio per gravi malattie cronico-degenerative.

La misurazione del grasso corporeo in eccesso può essere effettuata con diversi metodi, ma il più comune è l'indice di massa corporea (IMC o BMI = body mass index, in inglese). L'IMC si calcola secondo la formula seguente:

IMC = peso (in chilogrammi – kg) diviso il quadrato dell'altezza (in metri)

Le classi di peso per gli adulti indicate dall'IMC sono:

  • minore di 18,5 = sottopeso
  • da 18,5 a 24,9 = normopeso
  • da 25 a 29,9 = sovrappeso
  • maggiore di 30 = obesità

Ad esempio, un uomo alto 1,75 metri e che pesa 80 chili ha un IMC di 26,12 e può essere considerato leggermente in sovrappeso.

Nei bambini e negli adolescenti sotto i 19 anni sono utilizzati, per la classificazione dello stato di sovrappeso o obesità, le curve di crescita e i percentili dell'OMS e i valori soglia raccomandati dall'International Obesity Task Force, che tengono conto anche dell'età e del sesso.

L'uso del solo IMC o BMI, tuttavia, non è una misurazione molto accurata. Non distingue tra massa grassa e muscolare, non fornisce informazioni sulla distribuzione del grasso, né sul rischio individuale di malattie correlate. Esistono, inoltre, delle differenze legate al sesso: a parità di IMC, le donne tendono ad avere più grasso corporeo rispetto agli uomini, così come gli anziani rispetto ai giovani. Inoltre, chi ha un fisico sportivo potrà pesare di più proprio grazie alla massa muscolare molto sviluppata, ma non rientrare per questo nella categoria sovrappeso o obesità.

Una rilevazione migliore dell'eccesso di grasso, in particolare di quello presente nella regione addominale, si può effettuare misurando la circonferenza della vita. Un uomo con un valore di circonferenza vita uguale o maggiore di 94 cm o una donna con un valore uguale o maggiore di 80 cm hanno, verosimilmente, un accumulo di grasso viscerale. Questo grasso entra in intimo contatto con gli organi interni contenuti nell'addome ed è considerato un fattore di rischio elevato per lo sviluppo delle malattie croniche legate all'obesità (vedi sotto).

Per valutare con più precisione l'eventuale condizione di sovrappeso o di obesità è meglio rivolgersi al proprio medico di medicina generale (o al pediatra di libera scelta nel caso di bambini) o a uno specialista.

Nella pratica clinica, in alternativa o in aggiunta, si può ricorrere a misurazioni più avanzate (percentuale di massa grassa, rapporti antropometrici, densitometria, ecc...).

Sintomi

L'obesità si accompagna spesso a disturbi del sonno, interruzione del respiro (apnea) durante il sonno, dolori dell’apparato muscolo-scheletrico, in particolare alla schiena e alle articolazioni, affanno dopo uno sforzo minimo, stanchezza e affaticamento durante il giorno. In presenza di obesità grave, queste problematiche sono più serie e frequenti.

L'eccesso di peso favorisce l'insorgenza di numerose malattie, in particolare diabete di tipo 2resistenza insulinica, malattie cardiovascolari (malattie ischemiche del cuore, pressione alta), dislipidemie (aumento di colesterolo “cattivo” nel sangue), reflusso gastro-esofageo dovuto alla risalita del materiale acido contenuto nello stomaco nell'esofago e, infine, alcune forme di tumore (all'esofago, al pancreas, alla colecisti, al colon-retto, alla mammella post-menopausa, all'endometrio e al rene).

A livello psicologico, inoltre, l'obesità può influenzare la qualità della vita e portare a problemi come bassa autostima o depressione. Spesso, chi è obeso viene isolato e talvolta deriso, rendendo difficile qualunque tipo di socialità. In particolare, i bambini in sovrappeso tendono a sviluppare un rapporto difficile con il proprio corpo e con i propri coetanei, con conseguente isolamento (leggi la Bufala).

Tuttavia, solo di recente è stata riconosciuta come malattia cronica e recidivante, che richiede un approccio multidisciplinare e di lungo termine.

In conclusione l'obesità riduce la durata della vita e ne peggiora la qualità.

Cause

L'obesità non compare all'improvviso, ma si sviluppa, gradualmente, come risultato di una dieta non adeguata (leggi la Bufala) e di scarsa attività fisica (leggi la Bufala), ), a cui concorrono altri fattori genetici, metabolici ambientali e socio-economici.

È generalmente causata dall'assunzione, attraverso gli alimenti ricchi di grassi e zuccheri, di una quantità di calorie maggiore di quella bruciata con l'attività fisica. L'energia in eccesso è, quindi, accumulata nel corpo sotto forma di grasso.

Sovrappeso e obesità possono avere cause genetiche e individuali, ma i fattori di natura sociale ed economica, che condizionano le opportunità e le condizioni di vita, svolgono un ruolo fondamentale. È ormai molto diffuso il consumo di cibi ad alto contenuto di calorie (che spesso sono anche quelli più economici), associato ad un basso livello di attività fisica, poiché si trascorre molto tempo seduti e ci si sposta per lo più in automobile.

I principali “errori” di una dieta sbagliata sono:

  • mangiare porzioni troppo grandi rispetto alle proprie necessità
  • mangiare spesso, e in ampia quantità, cibo già pronto o cibo da ”fast food” che è, in genere, ricco in grassi e zuccheri
  • bere troppo alcol, perché le bevande alcoliche contengono molte calorie
  • mangiare spesso fuori casa, perché può spingere ad aggiungere pietanze come antipasti e dolci, normalmente non presenti nella dieta casalinga
  • bere troppe bevande zuccherate, comprese bibite gassate e succhi di frutta
  • mangiare per cercare conforto all'ansia o alla depressione

Diagnosi

La diagnosi di obesità non può basarsi soltanto sul IMC o BMI, dal 2025, è stato stabilito dagli esperti che per definire l’obesità è opportuno combinare:

  • BMI e almeno un altro indicatore antropometrico: circonferenza vita, rapporto vita-fianchi, rapporto vita-altezza, oppure una misura diretta del grasso corporeo
  • valutazione dello stato di salute, la distinzione tra pre-clinica (eccesso adiposo senza danni organici evidenti) e obesità clinica (con disfunzione d’organo, o comorbidità, ovvero presenza di altre malattie collegate) è oggi considerata più significativa per guidare interventi e trattamenti

Terapia

Non vi è alcuna "soluzione rapida" per l'obesità, è necessario tempo e impegno (leggi la Bufala) e interventi personalizzati e multidisciplinari. Innanzitutto, può essere utile controllare regolarmente il proprio peso, definire obiettivi realistici e coinvolgere amici e familiari nei propri tentativi di perdere peso.

Se si è in sovrappeso, o obesi, è opportuno rivolgersi al proprio medico per avere consigli su come dimagrire in maniera sicura e accertarsi che non ci siano altre cause.

In genere, il modo migliore per perdere peso è quello di combinare una dieta salutare con attività fisica regolare.

Bisogna definire il proprio fabbisogno energetico, anche sulla base dell'attività svolta giornalmente, ed individuare il tipo di alimenti e le quantità adatte da mangiare. Inoltre, si deve stabilire un piano di attività fisica anche solo una camminata a passo svelto di 30 minuti per 5 giorni o giochi di movimento per i bambini, e non necessariamente un programma sportivo vero e proprio.

Si può anche trarre beneficio dal sostegno psicologico di un operatore sanitario qualificato per aiutare a cambiare il modo di pensare al cibo e di mangiare, oppure, nei casi più gravi e sotto controllo medico, curare l'obesità con farmaci e interventi chirurgici.

Anche la perdita di una piccola quantità di peso, e il mantenimento del risultato ottenuto per tutta la vita, riduce in modo significativo il rischio di comparsa di numerose malattie associate all'obesità.

La soluzione chirurgica

Il trattamento dell’obesità deve basarsi sempre su una dieta ipocalorica e attività fisica, ma nei casi più severi questi interventi non bastano.

La chirurgia bariatrica può aiutare, ma è invasiva e consigliata nei casi più gravi di obesità e malattie associate.

Si tratta di un insieme di tecniche chirurgiche indicate per persone con obesità severa quando dieta, esercizio e farmaci non sono sufficienti o quando sono presenti gravi complicanze.

Sostanzialmente sono mirate a ridurre le dimensioni dello stomaco, così la persona si sente sazia più rapidamente: lo stomaco infatti diventa più piccolo e si riesce a mangiare solo una quantità limitata di cibo. Altre tecniche, invece, cambiano il percorso del cibo nell’intestino, riducendo l’assorbimento delle calorie.

L’intervento chirurgico permette una perdita di peso significativa, e in molti casi migliora alcuni fattori di rischio come l’ipertensione, il diabete e l’apnea del sonno, naturalmente richiede un controllo e monitoraggio medico a lungo termine, oltre a un radicale cambiamento dello stile di vita.

I nuovi farmaci anti-obesità

Negli ultimi anni la ricerca ha introdotto alcuni farmaci che stanno rivoluzionando il modo di affrontare le forme di obesità più gravi. Si tratta di agonisti del GLP-1 (Glucagon-like Peptide-1, in italiano si chiama Peptide-1 simile al glucagone), un ormone intestinale naturale che regola gli zuccheri nel sangue, stimolando il pancreas a rilasciare insulina dopo i pasti e riducendo l'appetito e il senso di fame.

Il recettore GIP è cruciale per la fisiologia metabolica, e lo sviluppo di farmaci che lo modulano apre nuove strade per terapie metaboliche più efficaci, sfruttando l'azione sinergica con altri ormoni come il GLP-1.

I farmaci agonisti del GLP-1 (come semaglutide, liraglutide) imitano questo ormone e vengono usati per trattare il diabete di tipo 2 e l'obesità, favorendo la perdita di peso e proteggendo anche il sistema cardiovascolare, ma devono naturalmente essere prescritti e monitorati dal medico.

Un’evoluzione ulteriore è rappresentata da tirzepatide, che agisce sia sul recettore del GLP-1 che su quello del GIP (Glucose-dependent insulinotropic polypeptide, Peptide Inibitorio Gastrico in italiano), un altro ormone intestinale coinvolto nel metabolismo dei grassi e nella regolazione dell’insulina. Grazie a questa doppia azione, la tirzepatide offre un effetto su appetito e metabolismo. Il GIP può influenzare direttamente il tessuto adiposo e i centri della fame nel cervello, modulando l'appetito e il peso corporeo.

Oltre alla perdita di peso, questi farmaci contribuiscono al miglioramento di diversi parametri clinici: pressione arteriosa; profilo lipidico; glicemia.

Non tutti i pazienti possono accedere a queste terapie. I criteri di eleggibilità includono:

    • Indice di Massa Corporea (IMC) ≥ 30 kg/m²
    • Indice di Massa Corporea (IMC) tra 27 e 30, con almeno una comorbilità correlata al peso (come prediabete, ipertensione, dislipidemia, apnea del sonno, malattie cardiovascolari)

Come ogni farmaco, anche questi possono causare effetti collaterali, tra cui nausea, vomito, dolori addominali, diarrea o stitichezza.

Prevenzione

Quando non dipende da una specifica malattia, il modo migliore per evitare l'obesità è adottare stili di vita sani, vale a dire un'alimentazione corretta (mangiare lentamente ed evitare di mangiare troppo o cibi troppo calorici) e un'attività fisica adeguata: ad esempio per un adulto, camminare velocemente, fare jogging, nuoto o tennis per almeno 150-300 minuti a settimana.

Nei bambini, è importante intervenire precocemente, con stili di vita salutari che prevedono per tutti dieta equilibrata ed educazione alimentare, accompagnate da attività fisica. Sono sane abitudini che se acquisite da tutti fin dall’infanzia aiutano a prevenire l’obesità e molte malattie croniche che si sviluppano nell’adulto.

La dimensione del problema

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce l’obesità una malattia cronica multifattoriale, legata a interazioni complesse tra genetica, ambiente, abitudini alimentari e attività fisica, e la sua crescita è considerata una delle principali sfide di salute pubblica globale del nostro secolo.

Secondo l’OMS, nel 2022 circa 890 milioni di adulti erano affetti da obesità, pari a circa il 16% della popolazione mondiale, mentre 2,5 miliardi di persone sopra i 18 anni risultavano in sovrappeso. In totale, oltre un adulto su otto nel mondo vive con obesità e i numeri sono in aumento da decenni.

Anche in Italia il fenomeno è rilevante: dai dati più recenti del sistema di sorveglianza PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità emerge che circa il 40% degli adulti italiani è in sovrappeso, con circa uno su dieci classificato come obeso.

Preoccupante anche il fenomeno tra i più giovani. Il sistema di sorveglianza nazionale OKkio alla SALUTE, coordinato dal Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e Promozione della Salute (CNaPPS) dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) che è parte dell’iniziativa della Regione Europea dell’OMS “Childhood Obesity Surveillance Initiative”, tra i bambini italiani di 8-9 anni circa il 19% è in sovrappeso e quasi il 10% è obeso, confermando che l’eccesso di peso riguarda tutte le fasce d’età.

Aspetti di genere

L’obesità non è la stessa per uomini e donne: biologicamente e metabolicamente i due sessi rispondono in modo diverso all’eccesso di grasso corporeo, con implicazioni spesso sottovalutate. Una review pubblicata su Journal of Endocrinological Investigation ha evidenziato come, pur essendo l’obesità più diffusa negli uomini in molte aree geografiche, le donne tendono ad avere una maggiore percentuale di massa grassa complessiva e differenze nella distribuzione dei tessuti adiposi - periferico nelle donne e centrale viscerale negli uomini - influenzando il rischio di diabete, malattie cardiovascolari e risposta ai trattamenti dietetici o farmacologici.

Anche studi di imaging confermano inoltre che, a pari Indice di Massa Corporea (IMC, in inglese Body Mass Index), gli uomini accumulano più grasso viscerale - più metabolico e pericoloso - mentre le donne presentano più grasso sottocutaneo, con profili diversi di rischio cardiometabolico. Allo stesso tempo, altri studi hanno sottolineato come le basi biologiche e socioculturali delle disparità di genere nell’obesità siano molteplici, con ormoni sessuali, profili genetici e stili di vita, che contribuiscono a modulare la distribuzione del grasso, il metabolismo e i risultati clinici. Le donne tendono a richiedere prima una consulenza specialistica, ma subiscono maggiormente lo stigma, mentre gli uomini ritardano o non affrontano il problema, accrescendo il rischio di sviluppare o aggravare malattie croniche.

Queste evidenze sottolineano l’importanza di approcci “gender-sensitive” nella prevenzione, nella diagnosi e nella terapia dell’obesità, per evitare che schemi unici trattino condizioni che, in realtà, rispondono in modo differente tra i sessi.

Bibliografia

NHS Choices. Obesity (Inglese)

Mayo Clinic. Obesity (Inglese)

EpiCentro (ISS). La sorveglianza PASSI

Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il Sistema di sorveglianza OKkio alla Salute (2023-2024)

Ministero della Salute. Obesità

Prossimo aggiornamento: 15 Gennaio 2028

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