Introduzione

L'amniocentesi consiste nel prelievo di una piccola quantità di liquido amniotico, il liquido che circonda e protegge il feto nell'utero, per analizzarlo in laboratorio e costruire la mappa cromosomica del feto.
Ciò consente di accertare la presenza, o meno, di eventuali anomalie congenite (come la sindrome di Down, la sindrome di Patau o la sindrome di Edwards) o di malattie genetiche (come la fibrosi cistica, la distrofia muscolare di Duchenne-Becker, la talassemia, la fenilchetonuria).
Oggi tramite tecniche molecolari è possibile analizzare in tempi rapidi anche microdelezioni (perdite) o duplicazioni, malattie monogeniche certe e cariotipi fetali con risoluzione maggiore, tra queste:
- QF-PCR (Quantitative Fluorescent Polymerase Chain Reaction, ovvero reazione a catena della polimerasiquantitativa fluorescente) - è una tecnica molecolare rapida per identificare aneuploidie comuni (es. trisomie 21, 18, 13)
- Array-CGH (Array-based Comparative Genomic Hybridization, Ibridazione genomica comparativa basata su array) - analizza l'intero genoma per rilevare variazioni nel numero di copie del DNA, come delezioni (perdite) o duplicazioni (acquisizioni) di segmenti genetici, con un'alta risoluzione
- Sequenziamento del DNA - determina l'ordine preciso delle basi azotate (A, T, C, G) in un tratto di DNA, leggendo la sequenza di un gene specifico, di una regione genomica o dell'intero genoma per identificare mutazioni puntiformi o altre alterazioni
L'amniocentesi è consigliata: alle donne che abbiano avuto un risultato positivo al test di screening prenatale (test combinato, bi test, tri test); alle donne che abbiano avuto figli con malattie cromosomiche o difetti del tubo neurale, come la spina bifida; alle donne con una età superiore ai 35 anni che non si siano sottoposte ai test di screening del primo trimestre; in caso di familiari (storia familiare) con specifiche malattie genetiche; in caso di risultati dell'ecografia che facciano sospettare la presenza di anomalie fetali (es. marker ecografici, crescita stentata, malformazioni visibile) genetiche.
I risultati consentono, nel 99% dei casi, di escludere o accertare (diagnosticare) numerose malattie genetiche, anche se non possono identificarle tutte. A prescindere dalle indicazioni mediche, la donna e il partner sono liberi di decidere se effettuare o non effettuare il test, dopo averne parlato con il medico. La letteratura recente stima che il rischio procedimento-specifico di perdita fetale (aborto) sia più basso rispetto alle stime storiche e dipenda fortemente dall'esperienza dell'operatore e dalle caratteristiche della paziente.
Si effettua tra la 15a e la 20a settimana di gravidanza (l’intervallo più comunemente raccomandato oggi per ottimizzare il bilancio tra rischio e disponibilità del liquido), introducendo un ago attraverso l'addome materno fino ad arrivare all'interno dell'utero e, per questo motivo, è un esame definito invasivo.
L'amniocentesi, in effetti, comporta un rischio aggiuntivo di aborto, inferiore all'1%, rispetto al rischio di aborto spontaneo che ogni gravidanza ha in sé.
L'esperienza e la competenza del medico nonché le condizioni cliniche della gestante (spotting, precedente storia abortiva, sanguinamenti) sono fattori che influenzano questo rischio, mentre l'esecuzione dell'amniocentesi prima della 15a settimana è generalmente sconsigliata per il maggior rischio abortivo e la maggiore probabilità di insuccesso culturale.
Nel terzo trimestre, fra la 32a e la 39a settimana di gravidanza, l'amniocentesi può essere utilizzata per valutare la maturazione dei polmoni del feto nelle donne in cui si consideri di anticipare il parto prima del termine della gravidanza. Uno studio recente su amniocentesi tardiva (dopo 24 settimane) ha mostrato un tasso di complicazioni entro due settimane pari all'1,2% senza aumento significativo del parto pretermine rispetto ai gruppi non sottoposti alla procedura.
Il test
L'amniocentesi si esegue in ambulatorio e non richiede, generalmente, una preparazione particolare.
La donna è sdraiata in posizione supina con l'addome scoperto.
L'operatore che esegue l'esame controlla con l'ecografia il battito cardiaco, la posizione del feto e della placenta e individua il punto migliore per effettuare il prelievo del liquido amniotico.
Dopo aver disinfettato la pelle (cute) l'operatore inserisce un ago sottile e cavo, sotto guida ecografica, attraverso la parete addominale fino a raggiungere l'utero e il sacco amniotico quindi preleva, quindi, circa 15-25 millilitri (ml) di liquido amniotico (dipende dal protocollo del centro) per le successive analisi, poi rimuove l'ago e controlla nuovamente il battito cardiaco fetale.
Il prelievo richiede pochi minuti, l'intera procedura 30 minuti.
Non si tratta di un esame doloroso, non richiede alcun tipo di anestesia e le donne descrivono un fastidio simile a quello del prelievo del sangue.
Se la mamma è di gruppo sanguigno Rh negativo, è raccomandata una profilassi con immunoglobuline anti-D per prevenire la formazione di anticorpi diretti contro le cellule del sangue del feto.
Dopo l'amniocentesi è consigliato rimanere a riposo ed evitare di fare sforzi per almeno 24 ore, seguendo le indicazioni del proprio medico. Molti protocolli contemporanei non richiedono ricovero in osservazione, salvo complicazioni o co-morbidità della gestante.
Qualora dopo l'esame si verifichino perdite di liquido o di sangue dalla vagina, forti dolori o crampi addominali, febbre, cambiamento della percezione dei movimenti fetali (che vengono generalmente avvertiti dall'inizio del quinto mese), è necessario contattare subito il medico curante.
I rischi dell'amniocentesi includono:
- perdita fetale/aborto
- rottura precoce delle membrane (PROM)
- sanguinamento vaginale, nei giorni successivi, nel 2-3% circa dei casi
- infezione intraamniotica (corioamnionite),rischio minore dello 0,1%
- emorragia fetomaterna stimata circa nel 2,6% dei casi per passaggio di sangue fetale nella madre
- parto pretemine nelle amniocentesi eseguite nel terzo trimestre
- disagio materno, crampi, raramente anche lipotimia (sensazione di malessere intenso e di debolezza improvvisa, accompagnata da vertigini, nausea e vista appannata, che si verifica senza una completa perdita di coscienza)
- molto raramente complicazioni come embolia del liquido amniotico, lesioni fetali da ago (molto rare con guida ecografica)
I rischi dell'amniocentesi legati all'invasività della procedura, includono un pericolo aggiuntivo di aborto spontaneo dovuto all'esame che, oggi, è stimato essere inferiore all'1%.
Altri rischi includono le infezioni uterine (inferiore a 1 ogni 1000 donne che si sottopongono all'esame) e il sanguinamento vaginale che si riscontra nel 2-3% dei casi e si risolve, quasi sempre, spontaneamente.
In caso di amniocentesi eseguita di recente, la comparsa di una febbre di natura non chiara non deve essere sottovalutata e occorre sempre rivolgersi al medico.
Risultati
Per studiare il patrimonio genetico del bambino attraverso l'amniocentesi si possono eseguire diversi tipi di analisi (test) di laboratorio.
I test più rapidi, i cui risultati sono disponibili in pochi giorni, consentono di sapere se siano presenti problemi dovuti ad alterazioni del numero di alcuni cromosomi e permettono di accertare (diagnosticare) la presenza di sindrome di Down (trisomia 21, causata da un cromosoma 21 in eccesso), di sindrome di Edwards (trisomia 18, causata da un cromosoma 18 in eccesso), di sindrome di Patau (trisomia 13, causata da un cromosoma 13 in eccesso) e, se richiesto, di scoprire alterazioni dei cromosomi sessuali.
Per studiare il patrimonio genetico fetale, con l’amniocentesi si possono eseguire diversi test:
- QF-PCR / FISH (entrambi test diagnostici prenatali rapidi utilizzati per rilevare anomalie cromosomiche comuni come la sindrome di Down, di Edwards e di Patau): risultati in 1–3 giorni
- cariotipo fetale tradizionale (analisi del corredo cromosomico del feto che serve a individuare eventuali anomalie numeriche (come le trisomie, ad esempio la Sindrome di Down) o strutturali (come delezioni, traslocazioni o inversioni): risultati entro 10–14 giorni
- Array-CGH / SNP array / microdelezioni / duplicazioni: sono tecniche genetiche avanzate che analizzano l'intero genoma per identificare microdelezioni (perdite di materiale genetico) e microduplicazioni (duplicazioni di sequenze di DNA). Queste anomalie cromosomiche, non rilevabili con il cariotipo tradizionale, possono causare disturbi dello sviluppo, disabilità intellettiva e malformazioni. Risultati entro 1–2 settimane
- sequenziamento mirato (analizza un piccolo gruppo di geni specifici) / exoma (analizza i geni noti per essere associati a malattie) / gene panels, se richiesto (analizza tutte le regioni codificanti di tutti i geni umani): tempi variabili in base al centro e alla complessità del test
Se si richiede un esame più dettagliato dei cromosomi, che oggi consente di accertare la presenza di un gran numero di malattie causate da alterazioni geniche submicroscopiche, possono essere necessarie anche 2-3 settimane per ottenere la risposta dell'esame.
I risultati forniscono una risposta di tipo “sì” o “no”.
Nella maggior parte dei casi il risultato sarà negativo, per assenza di alterazioni nei test richiesti, ossia indicherà che il feto non è colpito da nessuna delle malattie genetiche indagate.
Il risultato positivo indica, invece, che il feto presenta alterazioni genetiche nel test indagato. Le conseguenze e le decisioni saranno discusse con genetisti e specialisti. In questo caso le implicazioni del risultato saranno discusse con la coppia per aiutarla a valutare quale sia la decisione migliore da prendere.
In una piccola percentuale (circa 1 su 1000) il test può essere inconcludente (insuccesso di coltura) e richiedere un secondo prelivo o una tecnica alternativa.
Per la maggior parte delle patologie genetiche purtroppo non sono disponibili cure.
Se si decide di proseguire la gravidanza è opportuno avvalersi dell'aiuto dei professionisti sanitari per scegliere il luogo più adatto per il parto e predisporre eventuali trattamenti specifici per i bisogni del bambino.
Se si decide di interrompere la gravidanza, mediante un aborto terapeutico, si riceveranno informazioni su dove e come effettuare l'intervento in base alla settimana della gravidanza.
Prima di sottoporsi a tecniche di accertamento (diagnosi) prenatale, come l'amniocentesi o la villocentesi, è previsto un colloquio con un medico esperto in genetica medica che fornisce alla coppia informazioni dettagliate su:
- patologie che possono essere accertate (diagnosticate) con l’amniocentesi e la villocentesi
- test (amniocentesi o villocentesi) consigliato nel proprio caso
- test di laboratorio disponibili e il significato dei risultati
- affidabilità dei test di laboratorio
- rischio di avere un risultato incerto e di dover ripetere la procedura
- rischio di aborto legato all'esame, incluso quello rilevato nel centro clinico dove sarà eseguito il test
- tempo necessario per avere i risultati
- opzioni disponibili nel caso in cui il feto avesse una delle condizioni genetiche ricercate dal test
Dimensione del problema
Il Rapporto CeDAP 2023 (Certificato di Assistenza al Parto, sistema nazionale dati sulle nascite curato dal Ministero della Salute) evidenzia un trend decrescente nel ricorso alla pratica dell’amniocentesi: 2 ogni 100 parti, contro 3,1 ogni 100 del 2020. Il ricorso all’amniocentesi cresce invece con l’età materna: tra le donne oltre i 40 anni, il prelievo del liquido amniotico è stato eseguito nel 5,17% dei casi.
Se il trend è in diminuzione rispetto agli anni precedenti, segno di un maggiore ricorso a test genetici non invasivi come l’NIPT (test prenatali non invasivi, ovvero test del DNA fetale), l’amniocentesi resta comunque l’esame di riferimento per ottenere diagnosi genetiche certe durante la gravidanza. Negli ultimi anni, che vedono, parallelamente, da un lato la diminuzione delle nascite nel nostro Paese e dall’altro l’aumento dell’età media materna, che ha superato i 33 anni, è diventato particolarmente importante migliorare l’accesso alle diagnosi prenatali e all’amniocentesi in primis.
Il CeDAP sottolinea come l’accesso agli screening prenatale sia ancora disomogeneo sul territorio nazionale, evidenziando ancora forti differenze territoriali, con il Nord più medicalizzato e il Sud, anche se più giovane nell’età materna, con accessi più bassi. Le Regioni con le percentuali più alte sono Umbria (4,9%), Liguria (4,4%) e Piemonte (3,6%).
Bibliografia
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NHS fetal anomaly screening programme (FASP). FASP: parent information on screening for conditions (Inglese)
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Ministero della Salute. Certificato di assistenza al parto (CeDAP). Analisi dell'evento nascita - Anno 2023
Link approfondimento
Liu X, Wang J, Luo W et al. The risk factors of procedure-related complications after amniocentesis in twin pregnancies: a retrospective analysis. BMC Pregnancy Childbirth. 2023; 23(587)
Zemet R, Maktabi MA, et al. Amniocentesis in pregnancies at or beyond 24 weeks: an international multicenter study [Sintesi]. American journal of obstetrics and gynecology. 2025; 232(4): 402
Roero S, Ingala A, Arduino S, et al. Amniocentesis and Risk of Fetal Loss in Dichorionic-Diamniotic Twin Pregnancy: a case-control study [Sintesi]. Prenatal diagnosis. 2025; 45(6): 713-719
Prossimo aggiornamento: 04 Novembre 2027