Introduzione

Ipoacusia

Sentire i suoni che ci circondano sembra un gesto naturale, quasi scontato. Eppure, per molte persone, questo processo così semplice inizia lentamente a cambiare: le parole sembrano ovattate, i rumori confusi, le voci lontane. È l’ipoacusia, termine che letteralmente significa “sentire meno” e che indica una riduzione, graduale o improvvisa, della capacità uditiva. La prevenzione e la diagnosi precoce sono strumenti fondamentali per evitare il peggioramento della condizione, che nei casi più gravi può portare a perdita totale dell’udito.

Che cos’è l’ipoacusia?

L’ipoacusia è uno dei disturbi più diffusi dell’apparato uditivo, a causa del quale non si riescono a sentire bene i suoni o non si capiscono bene le parole, comportando la riduzione progressiva parziale o, in casi estremi, totale del senso dell’udito. Può riguardare tutti, senza distinzione di età o sesso. Colpisce un orecchio solo o entrambi, e può presentarsi in forma lieve, moderata o grave, fino alla perdita dell’udito.

Questa condizione non si limita a influenzare la percezione dei suoni: può incidere profondamente sulla vita sociale, professionale e affettiva di una persona. Non a caso viene definita un vero e proprio handicap sociale.

Dal punto di vista clinico, l’ipoacusia si distingue in:

  • trasmissiva, quando il problema riguarda l’orecchio esterno o medio (condotto uditivo, membrana timpanica e catena degli ossicini)
  • percettiva o neurosensoriale, quando la difficoltà sta nell’orecchio interno (coclea) o nel nervo acustico, che trasmette l’informazione sonora alla specifica area uditiva cerebrale
  • mista, quando le due componenti si sommano

Tra le forme più diffuse c’è la presbiacusia, la perdita uditiva legata all’invecchiamento naturale: interessa circa il 40% degli over 75.

Sintomi

Individuare i sintomi che portano alla riduzione funzionale di un organo sensoriale importante come l’orecchio è piuttosto semplice.

Spesso sono i piccoli segnali della vita quotidiana ad accendere un campanello d’allarme, se ci si accorge che:

  • chiediamo più spesso agli altri di ripetere
  • facciamo fatica a seguire una conversazione al telefono o in videoconferenza
  • i rumori di fondo, come il brusio di una sala, rendono difficile distinguere le parole
  • il volume della TV sembra sempre troppo basso… per noi

Inoltre, l’ipoacusia può essere accompagnata da:

  • acufeni, i noti ronzii o fischi nelle orecchie
  • sensazione di orecchio pieno o ovattato
  • capogiri o vertigini quando è coinvolto anche l’organo dell’equilibrio

La gravità dei sintomi è spesso soggettiva e può riguardare tutte le frequenze udibili dal nostro orecchio a solo alcune. La perdita dell’udito può essere lenta e progressiva, ma in alcuni casi si manifesta all’improvviso. Un semplice tappo di cerume può esserne la causa, ma talvolta l’origine è più seria, per esempio un deficit di circolazione alla coclea, e richiede attenzione immediata, anche se si tratta di disturbi circolatori momentanei, la funzione uditiva rischia di essere compromessa per sempre.

Cause

Le cause sono numerose e molto diverse tra loro, alcune piuttosto rare, altre più frequenti, come:

  • corpo estraneo nel condotto uditivo
  • otiti o infezioni
  • perforazioni del timpano
  • esposizione a fonti di rumore forti e prolungate
  • tappi di cerume
  • farmaci ototossici
  • traumi
  • malattie autoimmuni
  • malattie infettive (parotite, meningite)
  • malformazioni congenite
  • problemi vascolari
  • tumori benigni o maligni dell’orecchio o del nervo acustico

Per le persone anziane, oltre alla presbiacusia, ovvero all’usura naturale dell’orecchio, patologie come ipertensione, diabete o colesterolo alto possono accelerare il processo di degenerazione del nervo uditivo, solitamente bilaterale e simmetrica.

Nei bambini, invece, possono essere dovute a cause ereditarie, congenite o legate a particolare infezioni avute nella primissima infanzia. Una grande attenzione va riservata alle otiti effusive, infiammazioni senza dolore, che però compromettono l’udito e possono ostacolare lo sviluppo del linguaggio e del comportamento.

Diagnosi

La diagnosi si basa su una visita specialistica dall’otorino, che controlla il condotto uditivo, la membrana timpanica e la funzionalità dell’orecchio attraverso vari test: otoscopia, audiometria, impedenzometria e, quando necessario, esami radiologici come TAC o risonanza.

La raccolta della storia clinica del paziente (anamnesi) è fondamentale: capire quando è iniziato il disturbo, come si presenta, se esistono malattie familiari o fattori di rischio consente di orientare correttamente la diagnosi.

Il medico chiederà al paziente di riferire eventuali sintomi associati all'ipoacusia (come dolore nell'orecchio, tinnito o vertigini), la data approssimativa in cui è stata avvertita per la prima volta e se questa è peggiorata nel tempo. Il medico, quindi, esamina le orecchie ed esegue alcuni semplici test per valutare il grado e le caratteristiche della perdita uditiva (una o entrambe le orecchie), la causa della perdita dell'udito (per quanto possibile), le opzioni di trattamento più adeguate.

Test diagnostici

Con l’obiettivo di approfondire le cause e predisporre una terapia mirata e tempestiva, che tenga conto della tipologia dell’ipoacusia, dell’età del soggetto, della risposta ai farmaci e dell’eventuale necessità di sostegno psicologico, lo specialista può decidere di prescrivere uno o più esami in base alla sua diagnosi.

Tra i test diagnostici, possono essere presi in considerazione dal medico:

  • audiometria tonale, valuta a quali frequenze il paziente percepisce i suoni. Consiste nel far udire dei fischi (toni puri) attraverso le cuffie. Quando il paziente li sente lo indica alzando la mano; è l’esame fondamentale per capire il livello di gravità della malattia e, nel corso del trattamento terapeutico, valutarne l’efficacia
  • audiometria vocale, verifica quanto bene vengono comprese le parole. Si inviano in cuffia delle liste di semplici parole che il paziente deve ripetere
  • impedenzometria, misura l’elasticità della membrana timpanica e aiuta a individuare otiti effusive e otosclerosi. Se è ridotta o assente vuol dire che all'interno del timpano c'è muco che impedisce la corretta trasmissione del suono. L’impedenzometria, inoltre, serve a evocare il riflesso del tendine della staffa, che manca in caso di otosclerosi, malattia del giovane adulto, a lenta evoluzione che provoca una riduzione dell’udito e necessita di trattamento chirurgico
    • ai bambini piccoli è possibile effettuare un esame con idonea apparecchiatura che li coinvolge in un gioco, attraverso il quale il bimbo risponde con un grosso pulsante rosso quando ode il fischio. Molto importante l'impedenzometria per i bambini che sono a rischio dell’otite effusiva. Tutti questi esami sono semplici e privi di dolore o fastidio, anche i bambini possono affrontarli con totale fiducia e senza problemi

Altre possibili diagnosi possono essere effettuate attraverso:

  • otoscopia, utile per valutare le condizioni del condotto uditivo e della membrana timpanica, individuare eventuali alterazioni dell’orecchio esterno e medio e la presenza di ostruzioni dovute al cerume
  • timpanometria, per valutare la presenza di eventuali perforazioni
  • indagini radiologiche come Tac e risonanza magnetica per uno screening accurato sull’eventuale presenza di tumori
  • test di conduzione ossea e aerea del suono mediante diapason, per valutare se si tratti di disturbo conduttivo o neurologico

Inoltre, realizzare uno screening uditivo subito dopo la nascita significa identificare precocemente l'eventuale ipoacusia, anche se non è facile rilevare la perdita di udito nei bambini piccoli. Oggi si ricorre più frequentemente allo “screening universale neonatale” (insieme di esami per tutti i neonati per individuare precocemente malattie rare e deficit uditivi), ma un esame specifico che viene ancora comunemente utilizzato in queste circostanze è il test delle otoemissioni acustiche (OAE). Questo test, indolore, prevede l'inserimento di una minuscola sonda nell'orecchio esterno. Se possibile, la prova verrà effettuata mentre il bambino dorme: la sonda emette piccoli suoni e controlli per misurare la corrispondente risposta dell'orecchio. Se non c'è reazione all'emissione otoacustica, non significa necessariamente che il bambino abbia problemi di udito, ma saranno necessari ulteriori test per approfondire le eventuali cause. Lo specialista indicherà il percorso terapeutico più adeguato.

Terapia

Per capire quale sia la terapia più adatta a curare l’ipoacusia, come illustrato precedentemente, è necessario, innanzitutto capire di che origine sia il disturbo. Le ipoacusie trasmissive sono curabili e reversibili: si possono risolvere con un trattamento medico che elimini l'infiammazione catarrale, o semplicemente con il lavaggio dell’orecchio esterno per rimuovere il tappo di cerume.

A volte sono necessari interventi chirurgici utili a ripristinare la corretta funzione della membrana timpanica e degli ossicini (otosclerosi, otite cronica, alcuni casi di perforazione del timpano).

In casi estremi, laddove è possibile e necessario, il chirurgo può anche impiantare una vera e propria protesi acustica dell’impianto cocleare (il cosiddetto orecchio bionico).

Le ipoacusie neurosensoriali, invece, possono essere trattate con farmaci solo nei casi di forme acute, improvvise, e di sofferenza del nervo; in questi casi vengono utilizzati generalmente antibiotici e antinfiammatori locali o sistemici, a seconda dell’agente infettivo.

È necessario diagnosticarle nel più breve tempo possibile tramite gli esami dell'udito, come detto, altrimenti causano sordità irreversibili, per cui l'unico eventuale sussidio è dato dalla protesi acustica. Questi apparecchi oggi sono dotati di una tecnologia più efficace del passato, che serve ad amplificare in modo accuratamente selettivo i suoni che giungono all'orecchio.

Il recupero parziale della capacità uditiva, o la guarigione totale in seguito al trattamento, avviene in 3 soggetti su 4, con tempi che variano da persona a persona. Nel restante 25% circa dei casi, il danno uditivo è permanente.

Nei casi di ipoacusia improvvisa, quando la risposta ai farmaci è insufficiente si può ricorrere all’ossigenoterapia iperbarica (HBOT, HyperBaric Oxygen Therapy), che aumenta la pressione parziale di ossigeno nel sangue e nei fluidi dell’orecchio interno (che portano nutrimento alle cellule della coclea e del vestibolo). Il trattamento avviene in una camera di decompressione (camera iperbarica) e può avere effetti collaterali, che possono però essere minimizzati con opportuni accorgimenti e precauzioni durante il trattamento.

Nuove tecnologie e terapie emergenti, ancora in fase di ricerca, potranno aiutare ulteriormente le persone affette da ipoacusia nel prossimo futuro:

  • uso dell’intelligenza artificiale per migliorare la cancellazione del rumore nelle protesi acustiche, recenti studi (2025) mostrano modelli deep-learning per la cancellazione selettiva del rumore applicati agli apparecchi acustici
  • studio di terapie rigenerative (es. terapie geniche) è in fase avanzata, ci sono ricerche su terapie geniche per la sordità ereditaria che potrebbero cambiare radicalmente il trattamento
  • anche nel campo degli impianti cocleari, alcune strategie sperimentali (es. codifica del suono con reti neurali) sono in fase di sviluppo

Prevenzione

Prevenire è sempre la scelta migliore per evitare l’insorgenza di patologie più gravi, che vanno dall’ipoacusia alla sordità completa. Se si sospetta un problema auricolare è bene rivolgersi a uno specialista otorinolaringoiatra, che possa eseguire alcuni semplici esami dell’udito o l’esame otoscopico che permette di esaminare la membrana dell’orecchio tramite otoscopio (strumento dotato di luce).

Il richiamo alla diagnosi precoce e alla prevenzione (protezione da rumore, screening precoce, visite dall’otorino) è pienamente in linea con le raccomandazioni delle organizzazioni sanitarie.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sottolinea che una parte significativa delle perdite uditive può essere prevenuta, attraverso alcune precauzioni:

  • rivolgersi tempestivamente a uno specialista ai primi segnali di calo uditivo
  • eseguire regolari controlli, soprattutto se in famiglia ci sono precedenti
  • utilizzare protezioni sul lavoro o in ambienti rumorosi (cuffie o tappi protettivi)
  • limitare l’esposizione a musica ad alto volume, soprattutto per i più giovani
  • mantenere TV, radio e cuffie a un livello di ascolto sicuro

Complicazioni

L’ipoacusia non incide solo sull’udito: può avere un forte impatto emotivo e relazionale, con impatti sulle attività lavorative e sociali. Non riuscire a seguire una conversazione o dover continuamente chiedere di ripetere può portare a:

  • isolamento
  • diminuzione della comunicazione con familiari e amici
  • perdita di interesse nelle attività sociali
  • frustrazione e, nei casi più gravi, depressione o esaurimento

La mancanza di possibilità di comunicazione diretta con familiari, amici e colleghi può anche causare un senso di forte imbarazzo e disagio, che nel tempo può degenerare in un vero e proprio esaurimento nervoso. È fondamentale non ignorare questi aspetti e, quando necessario, affiancare al percorso medico un supporto psicologico.

Vivere con

Con le giuste strategie è possibile condurre una vita piena e attiva. Le protesi acustiche moderne, grazie ai progressi della miniaturizzazione, sono efficaci e quasi invisibili; parlarne apertamente con chi ci sta vicino può ridurre l’imbarazzo e migliorare le relazioni. L’adattamento umano è straordinario: anche di fronte a una riduzione sensoriale, molti trovano nuovi modi per comunicare e mantenere una buona qualità di vita nonostante la condizione ipoacustica.

Aspetti di genere

Gli individui di sesso maschile mostrano in media una prevalenza più elevata e una progressione più rapida dell’ipoacusia, in parte per una maggiore esposizione storica a rumori occupazionali e ricreativi.

Le donne sembrano invece beneficiare, almeno fino alla menopausa, di un possibile effetto protettivo degli estrogeni sull’orecchio interno, che contribuisce a un mantenimento migliore delle frequenze acute.

Quando si parla di comportamento sanitario, le differenze cambiano ancora: le donne tendono a cercare valutazioni audiologiche più precocemente, mentre gli uomini spesso sottostimano il disturbo e rinviano l’uso di apparecchi acustici. Non emergono invece differenze significative nella ipoacusia congenita alla nascita. Nel complesso, le questioni di genere influenzano sia la biologia sia il modo in cui il disturbo viene affrontato, modellando l’esperienza della perdita uditiva nelle diverse fasi della vita.

Dimensione del problema

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), entro il 2050 il numero di persone con perdita uditiva potrebbe salire a 2,45 miliardi, a causa dell’invecchiamento della popolazione. Attualmente, si calcola che siano circa 430 milioni le persone, nell’80% abitanti nei paesi più poveri, che presentano una forma di disabling hearing loss (danno udibile significativo): in circa il 30% dei casi si tratta di ultrasessantenni; ma ci sono 34 milioni di bambini che ne soffrono e nel 60% dei casi per cause prevenibili.

In Italia, circa 7,2 milioni di persone presentano una perdita uditiva che giustifica l’uso di ausili acustici o impianti cocleari, come messo in evidenza dal rapporto del Censis “I problemi di udito in Italia: ampiezza e complessità del fenomeno”, che riporta la differenziazione tra classi di età e l’impatto dell’’invecchiamento: da percentuali che non superano il 10% della classe di età 13- 45 anni, al 25% di chi ha dai 61 agli 80 anni, fino al 50% tra gli over 80.

Bibliografia

World Health Organization (WHO). Deafness and hearing loss

EpiCentro (ISS). Disturbi dell'udito

NHS (National Health Service). Hearing loss

NHS (National Health Service). Newborn hearing screening 

Mayo Clinic.  Hearing loss

Prossimo aggiornamento: 11 Maggio 2028

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