Introduzione

Sifilide

La sifilide, detta anche lue, è una malattia infettiva causata dal batterio treponema pallidum. In genere, colpisce gli organi genitali ma può anche causare disturbi e manifestazioni generalizzate (sintomi sistemici) e, in determinate circostanze, progredire nel tempo (forma cronica) e provocare lesioni irreversibili a carico degli organi interni.

Conosciuta da secoli con il nome mal francese, la sifilide è estremamente diffusa in tutto il mondo, particolarmente nei paesi in via di sviluppo dell’Africa e dell’America Latina.

In Italia, dopo i condilomi, è la malattia a trasmissione sessuale maggiormente accertata (diagnosticata) durante le visite mediche o con gli esami di laboratorio.

Il batterio responsabile della malattia, trasmesso durante i rapporti sessuali, è in grado di penetrare attraverso le mucose genitali, del retto, della bocca e della gola (orofaringea) determinando la comparsa delle caratteristiche lesioni a rilievo di colore rosaceo (papule) non dolorose (sifilomi), che persistono generalmente per qualche settimana.

In assenza di cure adeguate, il batterio può diffondersi nell’organismo e causare, a distanza di settimane o mesi, la forma cosiddetta secondaria di sifilide. Al termine di questa fase si entra nel periodo in cui la malattia non causa più disturbi (periodo di latenza): in oltre i due terzi dei casi, tale fase si associa alla guarigione definitiva.

A distanza di molti anni, in una ridotta percentuale di persone, può comparire la sifilide terziaria con danni agli organi interni (cuore, polmoni, fegato, cervello, ossa e articolazioni) e alla pelle (gomme luetiche) e grave compromissione dell’organismo, con rischio di demenza (neurosifilide) e di disfunzione cardiaca.

Inoltre, è possibile la trasmissione del batterio dalla madre al bambino (sifilide congenita) nel corso della gravidanza o del parto. Ciò avviene, in particolar modo, se la sifilide è contratta nell'ultimo trimestre di gravidanza.
La sifilide congenita del bambino può non causare disturbi (essere asintomatica) o determinare la compromissione del sistema nervoso, del fegato e della milza.

Sintomi

La sifilide, in alcuni casi, può svilupparsi determinando disturbi molto lievi o senza causarne affatto (leggi la Bufala) e essere scoperta solo attraverso degli esami di laboratorio (sifilide latente).

Nella grande maggioranza dei casi, a distanza di 7-90 giorni dal contagio, compare, sulla mucosa degli organi genitali (pene, vulva, vagina) dell’ano/retto, della bocca (oro-faringe) e, raramente, sulla pelle vicino agli organi genitali, la caratteristica papula rosacea (sifiloma), che non causa dolore e tende a ulcerarsi. Vi è spesso, inoltre, il rigonfiamento delle linfoghiandole vicine. Queste lesioni rimangono per un periodo di 2-6 settimane e poi tendono a scomparire spontaneamente o dopo una terapia antibiotica adeguata.

In assenza di cure, l’infezione batterica può comparire nuovamente a distanza di settimane o mesi, con la presenza, a livello delle mucose o sulla pelle del torace e degli arti, di macchie rosa a rilievo (papule) accompagnate da debolezza, febbre e rigonfiamento delle linfoghiandole (sifilide secondaria). Generalmente queste manifestazioni scompaiono dopo qualche settimana senza causare conseguenze permanenti e la malattia entra in una lunga fase in cui non provoca disturbi (latenza sintomatologica) e che, in oltre i due terzi dei casi, comporta una guarigione definitiva.
Nella fase asintomatica può comunque essere documentata la presenza di anticorpi contro il treponema della sifilide, indicazione della memoria immunologica nei confronti dell’infezione.

A distanza di molti anni, in una ridotta percentuale di casi, può manifestarsi, il coinvolgimento degli organi interni (cuore, polmoni, fegato, cervello, ossa e articolazioni) e della pelle (sifilide terziaria).
In questa fase i disturbi (sintomi) possono riguardare la pelle (presenza di lesioni “gommose” che non causano dolore), il sistema nervoso (irritabilità, convulsioni, delirio, demenza), il sistema cardiovascolare (debolezza, segni di insufficienza cardiaca), le ossa e le articolazioni. La progressiva compromissione del sistema nervoso centrale e del sistema cardiocircolatorio può determinare, nei casi più gravi, la morte.

Cause

La sifilide è quasi esclusivamente contratta attraverso i rapporti sessuali (vaginali, anali ed oro-genitali) non protetti, dall’inizio alla fine, dal preservativo maschile o femminile (leggi la Bufala).

Il contagio può avvenire anche attraverso lo scambio di strumenti sessuali, il contatto tra le mucose e la masturbazione reciproca (leggi la Bufala).

Il batterio che causa la malattia può essere trasmesso anche dalla madre al bambino (sifilide congenita) nel corso della gravidanza o del parto, soprattutto se l’infezione è contratta nell'ultimo trimestre di gravidanza.

Diagnosi

L’accertamento (diagnosi) della sifilide richiede l’osservazione diretta delle papule, ulcere o macchie nel corso di una visita medica specialistica e l’esecuzione di specifici esami di laboratorio.

Le analisi di laboratorio consistono nell'identificazione del batterio nelle lesioni (noduli e papule) mediante microscopia o metodiche di biologia molecolare e nella ricerca nel sangue degli anticorpi, diretti contro antigeni specifici (test treponemici TPHA, TPPA) e non specifici (test non treponemici VDRL o RPR). La presenza degli anticorpi specifici in assenza di manifestazioni suggerisce un’infezione contratta in passato o in fase latente.

Terapia

La sifilide nella fase primaria è curata, principalmente, con alte dosi di antibiotici derivati dalla penicillina o appartenenti ad altre tipologie (tetracicline, cefalosporine, macrolidi).
Una cura (terapia) iniziata rapidamente (tempestiva) consente la scomparsa in breve tempo delle lesioni e dei disturbi nonchè la prevenzione della sifilide secondaria o terziaria. È opportuno che la terapia sia seguita, in via preventiva, anche dal/dalla partner sessuale.

La cura della forma secondaria è effettuata con le stesse classi di antibiotici impiegati nella forma primaria.
Nella fase terziaria, oggi molto più rara, può essere opportuna una terapia per bocca o per iniezioni (sistemica) con antibiotici in grado di penetrare anche nel sistema nervoso centrale (cervello, midollo spinale). Gli eventuali danni ad altri organi interni colpiti dall’infezione devono essere gestiti in ambiente ospedaliero specialistico.
La sifilide (oppure l’infezione da treponema pallidum) in gravidanza deve essere curata con antibiotici che non determinino danni al nascituro.

Prevenzione

La sifilide si previene con l’uso corretto del profilattico maschile (condom) o femminile (femidom) durante i rapporti sessuali vaginali, anali ed oro-genitali. È opportuno proteggere con il profilattico anche gli strumenti e gli oggetti utilizzati per la pratica sessuale.
Le donne che sono in gravidanza, o che la intendano programmare, dovrebbero escludere la presenza dell’infezione mediante opportuni controlli medici e l’esecuzione dei test treponemici e non-treponemici.

Vivere con

La sifilide in forma attiva (primaria o secondaria), una volta accertata (diagnosticata) richiede necessariamente un’adeguata terapia antibiotica in grado di favorire la scomparsa delle papule e di evitare la progressione dell’infezione.
L’andamento dell’infezione deve essere, inoltre, seguito (monitorato) nelle settimane e nei mesi successivi mediante delle visite mediche specialistiche e delle analisi di laboratorio.
I rapporti sessuali devono essere assolutamente protetti sino alla completa regressione delle lesioni e all’accertamento della guarigione.

Se gli esami di laboratorio, nonostante non siano presenti disturbi, evidenziano un’infezione, è probabile che sia stata contratta in passato e, prima di poter avere rapporti sessuali senza protezione, è necessario escludere che sia in fase attiva.

In caso di sifilide terziaria in fase avanzata, sono indispensabili controlli specialistici per verificare la presenza di eventuali danni agli organi interni e, qualora siano presenti disturbi e manifestazioni gravi della malattia, con complicazioni a livello neurologico e cardiologico, è necessario il ricovero ospedaliero.