Introduzione

Malattia di Kawasaki

La malattia di Kawasaki è una malattia rara che colpisce soprattutto i bambini sotto i cinque anni di età. È nota anche come sindrome mucocutanea-linfonodale perché coinvolge le ghiandole del collo (linfonodi), la pelle e le mucose all'interno della bocca, del naso e della gola.

Oltre a causare un aumento della temperatura del corpo (febbre) che dura più di cinque giorni, i disturbi (sintomi) che possono contraddistinguerla sono:

  • macchie e rilievi sulla pelle (eruzione cutanea)
  • gonfiore delle ghiandole del collo (linfonodi)
  • labbra secche e screpolate
  • arrossamento delle dita dei piedi e delle mani
  • occhi rossi

I disturbi (sintomi) tendono a diminuire nell’arco di poche settimane: in questa fase, il bambino malato può avere una caratteristica desquamazione della pelle di mani e piedi.

Se la malattia è accertata e curata appena compare (tempestivamente), nella maggior parte dei casi guarisce completamente entro sei-otto settimane. Si ritiene che sia provocata da un'infezione, nonostante la causa esatta non sia stata ancora pienamente compresa.

Qualora un bambino manifesti disturbi che facciano sospettare la presenza della malattia, è opportuno consultare il prima possibile il pediatra curante. La malattia di Kawasaki, infatti, richiede il ricovero in ospedale poiché può causare complicazioni anche gravi: prima il paziente inizia la cura (possibilmente entro 10 giorni dalla comparsa dei primi disturbi), più rapido è il recupero e minore è il rischio di complicazioni.

I due farmaci principali usati per curare la malattia di Kawasaki sono le immunoglobuline (una soluzione di anticorpi) da somministrare per via endovenosa (IVIG) e l'acido acetilsalicilico (aspirina).

La malattia di Kawasaki provoca infiammazione e un accumulo di liquidi che, a sua volta, genera una dilatazione (edema) dei vasi sanguigni con possibili alterazioni delle arterie coronarie (vasi sanguigni che portano sangue al cuore). Nel 5% dei bambini ciò causa problemi cardiaci. Le complicazioni possono essere mortali in circa l'1% dei casi.

La malattia di Kawasaki è più frequente nelle popolazioni asiatiche, in particolare in quella giapponese. Il numero di nuovi casi ogni anno (incidenza annuale) su 100.000 bambini sotto i cinque anni di età, è di 8,1 in Gran Bretagna, 17,1 negli Stati Uniti e 112 in Giappone.

Inoltre, è stato anche dimostrato che l’insorgenza della malattia è 1,5 volte più comune nel sesso maschile rispetto a quello femminile.

Sintomi

I disturbi (sintomi) causati dalla malattia di Kawasaki si sviluppano in tre fasi comprese in un periodo di sei settimane.

Fase 1. Acuta (1-2 settimane). I disturbi (sintomi) compaiono improvvisamente e possono essere gravi. Comprendono:

  • temperatura alta (38°C o superiore), che rappresenta il primo e più comune sintomo della malattia di Kawasaki e, a volte, può manifestarsi con alcune caratteristiche:
    • non rispondere agli antibiotici o ai farmaci come l'ibuprofene o il paracetamolo, generalmente utilizzati per ridurre la febbre
    • essere presente per almeno cinque giorni e, senza cure adeguate, durare sino a 11 giorni. In alcuni rari casi, può permanere fino a tre o quattro settimane
    • avere un andamento altalenante, con momenti in cui è presente e altri in cui è assente. Può raggiungere un massimo di 40°C
  • eruzione cutanea (macchie rosse sulla pelle), solitamente inizia nella zona genitale per poi diffondersi al torace, alle braccia, alle gambe e al viso. Le macchie rosse si presentano sporgenti e dure (in assenza di vesciche).
    La pelle sulle dita delle mani o dei piedi può diventare rossa e dura, e le mani e i piedi possono gonfiarsi (edema). La persistenza dell’arrossamento alle estremità e, soprattutto, l’edema può provocare un dolore al tatto che rende i bambini riluttanti a camminare o a gattonare
  • congiuntivite bilaterale senza secrezione purulenta, entrambi gli occhi diventano rossi e si gonfiano in assenza di dolore. A differenza della normale congiuntivite che causa infiammazione del sottile strato di cellule che ricopre la parte bianca dell'occhio (congiuntiva), non compare la fuoriuscita di liquido (secrezione purulenta)
  • altri sintomi, le labbra possono diventare rosse, secche o screpolate, gonfie e sanguinanti. L'interno della bocca e la gola possono essere infiammati. La lingua può apparire rossa, gonfia e coperta di piccoli grumi, aspetto noto anche come lingua a fragola. Le ghiandole linfatiche (linfonodi) presenti su entrambi i lati del collo possono gonfiarsi. I linfonodi sono parte del sistema di difesa del corpo contro le infezioni (sistema immunitario) e, nella malattia di Kawasaki, possono raggiungere più di 1,5 centimetri di larghezza provocando dolore

Fase 2. Sub-acuta (2-4 settimane). La febbre diminuisce, ma il bambino è irritabile e sente dolore. I disturbi (sintomi) diventano meno gravi, ma più duraturi e includono:

  • desquamazione della pelle delle dita delle mani e dei piedi che, a volte, può manifestarsi anche sul palmo delle mani o sulla pianta dei piedi
  • dolore addominale
  • vomito
  • diarrea
  • urina contenente pus (un materiale più o meno denso caratterizzato dalla presenza di numerosissime cellule, i leucociti, di frammenti di tessuti morti e di batteri)
  • sensazione di sonnolenza e mancanza di energia (stato letargico)
  • mal di testa
  • dolori e gonfiori articolari
  • ingiallimento della pelle e della parte bianca degli occhi (ittero)

Alcune complicazioni hanno più probabilità di verificarsi durante la seconda fase della malattia di Kawasaki.

Fase 3. Convalescenza (settimane 4-6). I disturbi (sintomi) cominciano a migliorare e tutti i segni della malattia tendono a scomparire. Tuttavia, il bambino può ancora manifestare una mancanza di energia e stanchezza (astenia).

Raramente in questa fase si manifestano le complicazioni cardiache.

Cause

I disturbi (sintomi) della malattia di Kawasaki sono simili a quelli di un'infezione ma, finora, non sono stati identificati né batteri né virus che possano esserne responsabili. Inoltre, non essendo la malattia contagiosa è improbabile che possa essere causata da un agente infettivo.

La malattia di Kawasaki, di solito, non colpisce i neonati sotto i sei mesi di età, probabilmente perché sono protetti dagli anticorpi (proteine che distruggono i microorganismi causa di infezioni) trasmessi loro dalla madre sia prima della nascita sia durante l'allattamento.

I bambini che sviluppano la malattia di Kawasaki possono essere geneticamente predisposti. Ciò significa che i geni ereditati dai loro genitori possono renderli soggetti al rischio di ammalarsi. È stato ipotizzato che la malattia di Kawasaki possa essere il risultato dell’azione di numerosi geni e non di uno solo. È comune nei bambini provenienti dal nord-est asiatico, in particolare dal Giappone e dalla Corea (questo aspetto avvalora l’ipotesi della causa genetica).
Un’altra teoria suppone che la malattia di Kawasaki possa essere di tipo autoimmune, vale a dire causata dal sistema di difesa dell’organismo che, erroneamente, aggredisce i tessuti sani.
Altre teorie suggeriscono che possa derivare dalla reazione ad alcuni farmaci o inquinanti ambientali.

In conclusione, la causa della malattia di Kawasaki rimane ancora sconosciuta, anche se sono stati ipotizzati diversi fattori che potrebbero determinarne la comparsa: agenti infettivi, alterazioni della funzione del sistema immunitario, alterazioni genetiche e agenti tossici. È stato supposto anche che alcuni di essi possano intervenire in contemporanea (malattia multifattoriale).

Diagnosi

Non c'è alcun esame specifico per accertare (diagnosticare) la malattia di Kawasaki. Il medico curante conferma la presenza della malattia in base ai disturbi che osserva e ad una accurata visita medica.

Si può affermare che un bambino sia colpito dalla malattia di Kawasaki se la sua temperatura corporea, per più di cinque giorni, è pari a 38°C o superiore (febbre) e se sono presenti almeno quattro disturbi (sintomi) “chiave”:

  • congiuntivite ad entrambi gli occhi (bilaterale) senza secrezione purulenta: occhi rossi e gonfi
  • alterazioni a carico della bocca o della gola: labbra secche e screpolate o lingua rossa e gonfia
  • alterazioni in corrispondenza di mani/piedi (estremità): mani/piedi gonfi e dolenti o pelle arrossata o desquamazione del palmo delle mani o della pianta dei piedi
  • macchie e rilievi sulla pelle (eruzione cutanea)
  • gonfiore dei linfonodi del collo

Il medico curante, per confermare che i disturbi osservati siano causati dalla malattia di Kawasaki, dovrà eseguire alcuni esami per escludere la presenza di altre malattie caratterizzate da disturbi simili come, ad esempio:

  • la scarlattina: un'infezione batterica che causa la comparsa di tipiche macchie rosa o rosse sulla pelle (rash cutaneo)
  • la sindrome da shock tossico: una rara infezione batterica pericolosa per la vita
  • il morbillo: una malattia virale altamente contagiosa che provoca febbre e macchie rosso-marrone sulla pelle
  • la mononucleosi: un’infezione virale che può causare febbre e gonfiore dei linfonodi
  • la sindrome di Stevens-Johnson: una reazione allergica ai farmaci molto grave
  • la meningite virale: un'infezione delle membrane protettive che avvolgono il cervello (le meningi) e del midollo spinale
  • il lupus eritematoso: una malattia autoimmune che può causare una serie di disturbi (sintomi) tra cui stanchezza, dolori articolari e eruzione cutanea

Diversi esami, effettuati durante i primi 7-10 giorni dalla comparsa dei disturbi, contribuiscono all'accertamento (diagnosi) della malattia di Kawasaki:

  • analisi delle urine (per valutare la presenza di globuli bianchi)
  • analisi del sangue (per verificare il numero dei globuli bianchi o piastrine)
  • puntura lombare (prelievo di un campione di liquido cerebrospinale attraverso un ago inserito tra le vertebre della colonna vertebrale inferiore)

Seppur non determinanti se valutati individualmente, combinati con alcuni dei disturbi principali causati dalla malattia tali esami possono aiutare a confermare la diagnosi.

Poiché la malattia di Kawasaki può causare complicazioni al cuore, il bambino che ne è colpito dovrà sottoporsi ad alcune indagini:

  • elettrocardiogramma (ECG), esame che misura l'attività elettrica del cuore utilizzando degli elettrodi applicati sulle braccia, sulle gambe e sul torace
  • ecocardiogramma, analisi che utilizza delle onde sonore ad alta frequenza per produrre delle immagini del cuore visibili dal medico su uno schermo

Durante la fase acuta della malattia di Kawasaki (settimane 1-2), possono essere identificate diverse anomalie cardiache quali:

  • una rapida frequenza del ritmo cardiaco (tachicardia)
  • un versamento di liquido nella membrana che riveste il cuore (versamento pericardico)
  • un’infiammazione del muscolo cardiaco (miocardite)

La maggior parte dei casi si risolvono da sei a otto settimane dopo la manifestazione iniziale anche se, in alcuni bambini, possono insorgere ulteriori complicazioni.

Terapia

La malattia di Kawasaki dovrebbe essere curata in ospedale prima possibile per evitare la comparsa di gravi complicazioni.
Le cure (terapie) principali sono: l’acido acetilsalicilico e/o le immunoglobuline per via endovenosa.

Acido acetilsalicilico

È un farmaco che, in via del tutto eccezionale, può essere somministrato ai bambini malati di sindrome di Kawasaki. L’acido acetilsalicilico, infatti, normalmente non è utilizzato nei bambini perché può causare effetti collaterali. Si tratta di un farmaco non steroideo anti-infiammatorio (FANS). È usato per curare la malattia di Kawasaki, perché:

  • può alleviare il dolore e il disagio
  • può contribuire a ridurre la febbre
  • a dosi elevate, l'acido acetilsalicilico è un anti-infiammatorio, ossia riduce il gonfiore
  • a basse dosi, l'acido acetilsalicilico è un antiaggregante e previene la formazione di coaguli di sangue

La dose di acido acetilsalicilico prescritta dal medico dipende dai disturbi (sintomi) presenti.
È utilizzato perché aiuta a prevenire lo sviluppo di complicazioni cardiache, lavorando sia come antinfiammatorio che come antiaggregante.

Immunoglobuline per via endovenosa (IVIG)

La cura consiste nell'iniettare direttamente in vena (via endovenosa) una soluzione di anticorpi (immunoglobuline) prelevati da donatori sani.
Gli anticorpi sono proteine prodotte dal sistema di difesa dell’organismo (sistema immunitario) per combattere microrganismi portatori di malattie.

La ricerca ha dimostrato che le IVIG possono ridurre la febbre e il rischio di disturbi cardiaci. Le immunoglobuline usate per curare la malattia di Kawasaki sono le gammaglobuline.

Nel bambino sottoposto a IVIG, i disturbi (sintomi) migliorano entro 36 ore; se la febbre dopo tale periodo non diminuisce si può ricorrere ad una seconda dose di IVIG.

I corticosteroidi

Sono farmaci antinfiammatori steroidei, costituiti da molecole analoghe al cortisolo (un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali).
Possono essere utilizzati qualora una seconda dose di IVIG non sia efficace, oppure possono essere impiegati come primo trattamento qualora il bambino malato sia a rischio di complicazioni cardiache.

Complicazioni

La cura immediata con farmaci adeguati consente un pieno recupero per la maggior parte dei malati. Tuttavia, a volte si possono sviluppare complicazioni che colpiscono il cuore a causa dell’infiammazione dei vasi sanguigni.

Aneurisma

L'infiammazione dei vasi sanguigni che forniscono sangue al cuore (arterie coronarie) può provocare l’indebolimento della loro parete. Come conseguenza, la pressione del sangue che scorre al loro interno ne provoca il rigonfiamento verso l'esterno: l’aneurisma.

Alcuni aneurismi guariscono da soli con il tempo ma, a volte, in corrispondenza della parete debole dell’arteria, si può formare un coagulo di sangue (trombosi) che può provocare:

  • infarto
  • miocardite acuta con insufficienza cardiaca
  • aritmie
  • pericardite

In rari casi, si può verificare la rottura dell'aneurisma che provoca una grave emorragia interna.
È anche possibile che siano compromesse altre arterie importanti come l'arteria brachiale (vaso sanguigno principale del braccio), o l'arteria femorale (vaso sanguigno principale della coscia).

Le complicazioni cardiache causate dalla malattia di Kawasaki sono gravi e possono essere mortali nell'1% dei casi. Il rischio che si verifichino è ridotto nei bambini che ricevono immunoglobuline per via endovenosa (IVIG).

Le possibili cure delle complicazioni prevedono:

  • farmaci anticoagulanti e antiaggreganti piastrinici (medicinali che bloccano la coagulazione del sangue, evitando un attacco di cuore)
  • bypass coronarico (intervento chirurgico che consiste nel creare nuovi canali per la circolazione del sangue dalla vena aorta alle coronarie, per aggirare le ostruzioni)
  • angioplastica coronarica (procedura che serve a dilatare il tratto bloccato o ristretto delle arterie coronarie per migliorare il flusso di sangue al cuore; in alcuni casi, è inserito un tubo metallico cavo chiamato “stent” nell'arteria bloccata per conservare la dilatazione ottenuta)

I bambini con gravi complicazioni possono riportare danni permanenti al cuore o alle valvole cardiache (lembi che controllano il flusso di sangue). In questi ultimi casi i malati saranno sottoposti a controlli regolari con il cardiologo per seguire attentamente nel tempo la loro condizione.

Bibliografia

NHS Choices. Kawasaki disease (Inglese) 

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