Introduzione

Ebola

Ebola è un virus a RNA (che utilizza cioè l’acido ribonucleico come materiale genetico) appartenente alla famiglia dei Filovirus, noto per essere la causa di una grave forma di febbre emorragica, chiamata malattia da virus Ebola (EVD, Ebola Virus Disease) e nei primati non umani (scimmie, gorilla e scimpanzé).

Se non curata rapidamente, la malattia è spesso letale tuttavia la mortalità può variare in base alla specie virale, alla rapidità della diagnosi e all’accesso alle cure, con tassi di letalità compresi tra circa il 25% e il 90%.

Il virus, si trasmette mediante contatto diretto con le mucose, le ferite, o con i liquidi corporei o le escrezioni (sangue, saliva, urine, liquido seminale, feci) e tessuti di persone o di animali infetti. Il tempo di incubazione varia tra i 2 e i 21 giorni. La rapida progressione dell'infezione rende molto complicata la gestione della malattia, poiché offre poche possibilità all’organismo umano di sviluppare un'adeguata difesa immunitaria.

Oggi sono disponibili terapie specifiche con anticorpi monoclonali, in grado di colpire in modo efficace, se somministrati precocemente, alcune specie virali, riducendo drasticamente la mortalità, mentre sono ancora allo studio altri trattamenti, come emoderivati (derivati del sangue), terapie immunitarie e farmacologiche. Dal 2019 sono stati introdotti due vaccini utilizzati nelle campagne di protezione durante i focolai e in maniera preventiva tra gli operatori sanitari.

Per la maggior parte delle persone, il rischio di contrarre l'Ebola resta estremamente basso, ma aumenta se si visitano regioni dell'Africa dove il virus è presente o si sono verificate epidemie in passato. 

Sintomi

La malattia da virus Ebola è una grave malattia infettiva. I sintomi iniziano da due giorni a tre settimane (21 giorni) dopo aver contratto il virus.

La malattia esordisce tipicamente come una sindrome simil-influenzale, spesso con rapida evoluzione verso un quadro grave con manifestazioni emorragiche.

I principali sintomi che identificano l’infezione compaiono bruscamente e inizialmente comprendono:

I sintomi diventano sempre più gravi nel tempo e possono includere:

  • spossatezza
  • nausea e vomito
  • diarrea
  • dolore addominale
  • arrossamento degli occhi
  • eruzione cutanea
  • convulsioni
  • insufficienza renale ed epatica
  • grave perdita di peso
  • lividi
  • emorragie interne o esterne con sanguinamento dagli occhi
  • sanguinamento dalle orecchie, dal naso e dal retto, prima della morte 

Complicazioni

La malattia da virus Ebola può causare gravi conseguenze che includono:

  • insufficienza d'organo multipla (danno al fegato, insufficienza renale ecc.) e shock settico (danno al fegato, insufficienza renale ecc.)
  • emorragia gastrointestinale
  • coagulazione del sangue all’interno dei vasi sanguigni (intravascolare)
  • elevazione degli enzimi epatici e danno epatico con conseguente ittero
  • perdita di coscienza
  • coma
  • shock da aumentata permeabilità vascolare (shock ipovolemico), condizione che si instaura quando la quantità di sangue presente nei vasi sanguigni è pari a un quinto del normale, e diarrea

Nelle persone che sopravvivono, il recupero è lento e può essere accompagnato da diversi problemi medici, anche dopo il superamento della fase acuta (si parla, in questo caso, di sindrome post-Ebola).

Le complicazioni della malattia che possono comparire in convalescenza includono:

  • perdita dei capelli
  • epatite
  • debolezza e stanchezza cronica
  • mal di testa
  • infiammazione degli occhi (uveite, che può compromettere la vista)
  • disturbi del sistema nervoso centrale e dolori articolari persistenti
  • disturbi psicologici e cognitivi
  • persistenza virale in alcuni compartimenti immunologicamente protetti (ad esempio occhio e testicoli)

Cause

Il virus Ebola è un virus a RNA (che utilizza l’acido ribonucleico come materiale genetico) della famiglia dei Filovirus. Colpisce principalmente l'uomo e i primati non umani (scimmie, gorilla e scimpanzé); tuttavia i primati non sono considerati ospiti naturali del virus, poiché risultano altamente sensibili all'infezione e presentano un'elevata mortalità quando infettati. Il serbatoio animale del virus Ebola, non è stato ancora definitivamente confermato ma ricerche sul campo e di laboratorio, e indagini epidemiologiche in Africa, suggeriscono fortemente che i pipistrelli della frutta possano essere gli ospiti naturali e sono attualmente considerati il principale serbatoio animale. Il virus può essere trasmesso alla fauna selvatica attraverso ospiti intermedi come scimmie, grandi primati o maiali, che possono a loro volta infettarsi tramite contatto con saliva o feci di pipistrelli infetti.

In seguito a un’ampia revisione tassonomica, alla famiglia dei Filovirus sono stati aggregati i generi Orthoebolavirus, prima chiamato Ebolavirus, Orthomarburgvirus (ex Marburvirus) e i Cuevavirus.

Ed è all’interno del genere Orthoebolavirus che sono state identificate sei specie, di cui cinque responsabili della malattia di Ebola negli esseri umani:

  • Orthoevolavirus zairese (virus Ebola, EBOV), associato al più alto tasso di mortalità: è questo il virus che ha causato la grande epidemia dell'Africa occidentale (2014-2016), la recente epidemia nella Repubblica Democratica del Congo (2018-2019) ) e successivi focolai circoscritti
  • Orthoebolavirus sudanese (virus Sudan, SUDV), localizzato in Africa
  • Taї Forest (TAFV), localizzato in Africa, protagonista di una vasta epidemia in Uganda alla fine del 2022
  • Orthoebolavirus taiense (Taï Forest, TAFV), localizzato in Africa
  • Orthoebolavirus bundibugyoense (virus Bundibugyo, BDBV), localizzato in Africa. Per questo ceppo, all’origine di una grave epidemia nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda nel 2026, non esistono né terapie, né vaccini approvati
  • Bombali (BOMV), Orthoebolavirus bombaliense (virus Bombali, BOMV), localizzato in Africa
  • Orthoebolavirus restonense (virus Reston, RESTV), localizzato nelle Filippine, è l'unico sottotipo che non provoca la malattia negli esseri umani, ma infetta suini e primati non umani (come scimmie, gorilla e scimpanzé)

Il virus Ebola si può contrarre attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di animali (pipistrelli della frutta, scimpanzé, gorilla, scimmie, antilopi o istrici) o di persone infette.

In particolare, secondo l'OMS, il virus viene introdotto nella popolazione umana attraverso il contatto diretto con animali selvatici malati o morti; macellare o mangiare le carcasse contaminate ed essere contagiati da sangue, secrezioni, organi o altri fluidi corporei di animali infetti può contribuire a diffondere il virus.

Le persone infettate dal virus Ebola, invece, diventano contagiose quando compaiono i sintomi. Si può contrarre l'Ebola attraverso il contatto diretto con le mucose, le ferite o con i liquidi corporei (sangue, saliva, urine, feci, sperma) di chi è malato. Anche oggetti, aghi o indumenti sporchi contaminati con i fluidi corporei di una persona malata o dal corpo di una persona morta di Ebola, possono trasmettere il virus.

I famigliari di persone malate spesso si infettano mentre si prendono cura dei parenti ammalati o preparano i morti per la sepoltura.
Anche Il personale medico è a rischio di contagio a causa dello stretto contatto con i malati e dell'uso insufficiente dei dispositivi di protezione (maschere facciali filtranti FFP2 o FFP3, camici impermeabili fluidoresistenti, guanti doppi e occhiali o visori protettivi).

Il virus può persistere per mesi in alcuni siti, come ad esempio i testicoli, il sistema nervoso centrale e l'umor acqueo dell'occhio, in alcuni sopravvissuti, con potenziale trasmissione anche dopo la guarigione clinica, in particolare per via sessuale, motivo per cui sono raccomandati controlli clinici e specifiche misure preventive dopo la guarigione (ad esempio, è necessaria l’adozione di rapporti sessuali protetti fino alla completa negativizzazione dei test).

Diagnosi

La diagnosi della malattia da virus Ebola è difficile nelle fasi iniziali dell'infezione perché i primi sintomi sono simili a quelli di altre malattie infettive, come la febbre tifoide e la malaria. La storia della persona malata, in particolare la presenza di frequenti viaggi recenti o attività di lavoro che hanno comportato l’esposizione ad animali selvatici, a persone infette o ad ambienti a rischio, è importante per ipotizzare la presenza dell'infezione.

In caso di malattia sospetta, i medici possono utilizzare alcuni test di laboratorio per confermare la presenza del virus nel giro di pochi giorni. I campioni di sangue delle persone contagiate presentano un rischio biologico estremo e le prove devono essere condotte su campioni inattivati o solo in condizioni di massimo contenimento biologico, ossia di massima sicurezza.

L'accertamento dell'infezione da virus Ebola può essere effettuata utilizzando diversi metodi di laboratorio che rilevano:

  • anticorpi rivolti contro il virus (ELISA, Enzyme-Linked ImmunoSorbent Assay, test immuno-enzimatico)
  • antigeni virali (tramite test rapidi immunocromatografici per effettuare lo screening sul campo)
  • genoma virale, mediante la tecnica della RT-PCR (Reverse Transcription Polymerase Chain Reaction, in italiano reazione a catena della polimerasi con retrotrascrizione), che rappresenta lo standard di riferimento attuale
  • presenza del virus, inoculando una piccola quantità di sangue in colture cellulari

Sono disponibili anche test rapidi molecolari e antigenici per supportare la diagnosi precoce durante i focolai epidemici, consentendo così una diagnosi più rapida della malattia.

Terapia

La terapia per la malattia da virus Ebola ha fatto notevoli progressi grazie ai trattamenti specifici basati su anticorpi monoclonali. L’EMA (European Medicines Agency, l’Agenzia europea per i medicinali) e le principali agenzie regolatorie mondiali hanno approvato l’uso di anticorpi monoclonali in grado di neutralizzare il virus Ebola Zaire, se somministrati precocemente.

Tra i trattamenti approvati o raccomandati nei principali protocolli internazionali vi sono anticorpi monoclonali come REGN-EB3 (Inmazeb) e ansuvimab/mAb114 (Ebanga), che hanno dimostrato di ridurre significativamente la mortalità nei pazienti con infezione da virus Ebola Zaire. Questi farmaci devono essere somministrati il prima possibile dopo la conferma di laboratorio.

Per le altre specie di Orthoebolavirus (Sudan, Bundibugyo, ecc.) non esistono attualmente terapie approvate, ma sono in corso studi clinici.

In ogni caso, continua a essere estremamente importante la terapia di supporto a livello ospedaliero per alleviare i sintomi e aiutare l’organismo a superare le fasi più difficili.

I trattamenti che possono essere intrapresi a questo scopo comprendono:

  • ossigeno
  • liquidi per via endovenosa od orale per contrastare la grave disidratazione
  • trasfusioni di sangue o emoderivati in caso di gravi emorragie
  • mantenimento della pressione sanguigna entro valori normali
  • cura di possibili altre infezioni
  • farmaci per il dolore

Prevenzione

Per la maggior parte delle persone il rischio di contrarre la febbre emorragica da Ebola è estremamente basso. Anche per il viaggiatore che visita o lavora in aree in cui si sono verificati casi il rischio rimane trascurabile.

Tuttavia, il rischio aumenta svolgendo le seguenti attività:

  • gestione di malati, in ambito familiare o sanitario
  • preparazione alla sepoltura dei malati deceduti, con contatto diretto con il loro corpo
  • manipolazione di animali infetti, vivi o morti. Ad esempio, scimmie, gorilla, scimpanzé (primati), antilopi della foresta, maiali, istrici o pipistrelli della frutta

Allo scopo di evitare l'infezione da virus Ebola, è utile ridurre o evitare il contatto con gli animali selvatici, non toccare carne cruda di animali che potrebbero essere infetti (principalmente pipistrelli della frutta e primati) e cuocerla prima di consumarla. Per ridurre il rischio di trasmissione da uomo a uomo deve essere evitato lo stretto contatto fisico o ravvicinato con le persone infette o con i loro fluidi, anche nella fase di convalescenza (attraverso l’uso di profilattici nei rapporti sessuali fino al risultato di test negativo dello sperma). Durante la visita ai malati in ospedale devono essere indossati guanti adeguati dispositivi di protezione individuale

Nel novembre 2019 l’EMA ha autorizzato il primo vaccino per il virus Ebola, che soddisfa i requisiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per qualità, sicurezza ed efficacia. Questo vaccino si è dimostrato in grado di proteggere le persone dal virus Ebola Zaire, la specie virale associata al più alto tasso di mortalità. Nelle aree a rischio, le campagne di vaccinazione “ad anello” (ovvero vaccinando i contatti dei malati e i contatti dei contatti) rappresentano oggi lo strumento principale per bloccare tempestivamente i focolai.

Attualmente, sono due i vaccini autorizzati dall'OMS per la malattia da virus Ebola Zaire: Ervebo (dose singola, raccomandato negli scenari epidemici, efficace nel proteggere dal virus Ebola Zaire) e il regime in due dosi Zabdeno/Mvabea. Nel maggio 2024, il SAGE (Strategic Advisory Group of Experts) dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha emesso le prime raccomandazioni per la vaccinazione preventiva degli operatori sanitari e di prima linea anche al di fuori di contesti epidemici. Per le altre specie (Sudan, Bundibugyo, ecc.) non esistono vaccini approvati.

Vivere con

Il virus Ebola è uno dei virus più aggressivi noti alla scienza, con tassi di mortalità variabili che dipendono dalla specie virale circolante e dall’accesso tempestivo alle cure.

Anche se molti meccanismi patogenetici della malattia sono ancora oggetto di studio, la ricerca scientifica ha chiarito molti dei meccanismi di replicazione del virus e dei fattori genetici dell'ospite correlati alla sopravvivenza.

La sopravvivenza, infatti, dipende in modo cruciale dalla tempestività della diagnosi, dall’accesso immediato alle terapie con anticorpi monoclonali e dalle cure di supporto, ma sembra dipendere fortemente anche dal ceppo virale e dalla risposta iniziale all'infezione del sistema immunitario.

Queste conoscenze hanno permesso di trasformare quella che un tempo era una malattia quasi inevitabilmente fatale in una condizione clinicamente più gestibile, almeno per quanto riguarda l'infezione da Zaire ebolavirus, per quanto resti complessa, e prevenibile grazie ai moderni protocolli terapeutici e vaccinali. Per le altre specie di Orthoebolavirus, come il virus Bundibugyo e il Sudan virus, la situazione resta più critica, in assenza di terapie e vaccini approvati.

Dati - La dimensione del problema

Identificato per la prima volta nel 1976 durante due epidemie concomitanti in Sudan (l’attuale Sud Sudan) e nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) - dove il focolaio presso il fiume Ebola diede il nome al virus provocando allora 280 decessi su 318 casi - la malattia da virus Ebola rimane una delle infezioni zoonotiche più temibili al mondo. Negli anni, focolai ricorrenti hanno colpito l'Africa subsahariana (tra cui Gabon, Uganda, Costa d'Avorio e la vasta epidemia del 2014-2016), spingendo la ricerca a sviluppare vaccini e terapie efficaci, sebbene focalizzati principalmente sulla variante Zaire ebolavirus.

La minaccia si è di nuovo manifestata nel maggio 2026, quando l'OMS ha dichiarato un'Emergenza Sanitaria di Interesse Internazionale per un'epidemia transfrontaliera tra RDC e Uganda causata dalla specie Bundibugyo, particolarmente pericolosa perché ancora non esistono (al giugno 2026) trattamenti specifici efficaci e approvati per questa specie virale.

A fronte di centinaia di casi sospetti e decine di decessi accertati a livello regionale, le autorità internazionali hanno subito attivato misure straordinarie di risposta logistica, sorveglianza e isolamento, a dimostrazione di come la vigilanza globale e il rafforzamento dei sistemi sanitari locali restino le strategie fondamentali contro la diffusione di questo patogeno.

Bibliografia

EpiCentro (ISS). Malattia da virus Ebola

Ministero della Salute. Ebola

World Health Organization (WHO). Ebola virus disease 

World Health Organization (WHO).Strategic Advisory Group of Experts on Immunization (SAGE). Working group Ebola

Prossimo aggiornamento: 21 Settembre 2028

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