Introduzione

Insufficienza epatica acuta

L'insufficienza epatica acuta consiste nello sviluppo di un grave danno al fegato che determina la compromissione del suo funzionamento. I tre sintomi (disturbi) principali sono rappresentati dall'ittero (colorazione gialla della pelle e delle sclere), da difetti della coagulazione e da alterazione dello stato mentale (encefalopatia). Si tratta di un'emergenza medica che richiede il ricovero ospedaliero. Tale condizione si verifica, di solito, in persone senza malattie accertate del fegato; può essere classificata in iperacuta (<7 giorni); acuta (7-21 giorni); subacuta (21-26 giorni).

Sintomi

Molti segni e disturbi (sintomi) causati dall'insufficienza epatica acuta sono poco specifici:

  • stanchezza
  • sonno profondo non naturale (letargia)
  • mancanza di appetito
  • nausea o vomito
  • dolore addominale e ascite (accumulo di liquido nell'addome)
  • prurito, ittero (colorazione gialla della pelle e della parte bianca degli occhi)

Inoltre, le persone con l'insufficienza epatica acuta presentano un'alterazione dello stato mentale dovuta all'azione di sostanze tossiche, tra le quali l'ammoniaca, che il fegato non è più in grado di eliminare.

Tale condizione è definita encefalopatia epatica e nelle manifestazioni più lievi è caratterizzata da:

  • cambiamenti del comportamento
  • confusione
  • modifiche del ritmo sonno-veglia

Nei casi più gravi possono comparire anche:

  • discorsi incoerenti
  • tremore
  • agitazione
  • sonnolenza
  • coma

Cause

Le cause dell'insufficienza epatica acuta possono essere molteplici. In Italia e in molti paesi europei predomina l'origine virale (in particolare virus epatitici A e B; il virus dell'epatite E nelle donne in gravidanza; gli herpes virus, il virus della varicella zoster, adenovirus e virus di Epstein Barr nelle persone con compromissione del sistema di difesa dell'organismo).

Altri possibili responsabili sono i farmaci antinfiammatori non steroidei, come il paracetamolo, alcuni antibiotici e anticonvulsivanti e alcuni fitoterapici (ad esempio la kava e l'efedra).

Ulteriori cause di insufficienza epatica acuta sono rappresentate dall'alcol (anche se più spesso si tratta di un'insufficienza epatica acuta che si verifica su un fegato già compromesso), dall'avvelenamento (ad esempio, dal fungo Amanita Phalloides), dalla riduzione del flusso di sangue al fegato, da infezioni, da forme autoimmuni.

Diagnosi

L'accertamento (diagnosi) dell'insufficienza epatica acuta richiede informazioni molto accurate sullo stato di salute presente e passato (storia clinica) della persona che ne è colpita, acquisite, se possibile, dal malato stesso o dai suoi familiari per identificare eventuali, possibili cause del danno al fegato.

Durante la visita medica la persona può apparire confusa, disorientata, con tremore a battito d’ali (flapping temor), con colorito giallo, fegato ingrandito e dolore addominale.

Le analisi del sangue possono mostrare valori alterati delle sostanze che indicano un danno o il cattivo funzionamento del fegato, come le transaminasi, la bilirubina, i fattori della coagulazione, la fosfatasi alcalina e le gamma GT(y-GT).

Per escludere, o confermare, alcune cause possono essere eseguiti anche esami specifici quali, ad esempio, il dosaggio delle quantità di paracetamolo o i markers di infezione virale.

Terapia

La cura dell’insufficienza epatica acuta prevede l'eliminazione della causa che la determina, qualora individuata, e una stabilizzazione delle condizioni generali della persona. Per quanto riguarda le cause, talvolta sono disponibili trattamenti volti a neutralizzarle: ad esempio, la N-acetilcisteina in caso di intossicazione da paracetamolo, antivirali in caso di infezione, carbone attivato in caso di ingestione di Amanita Phalloides.

Se il fattore scatenante non è identificabile o non esiste una cura per esso, ci si limita a rendere stabili le condizioni del malato. Le persone più gravi sono ricoverate in terapia intensiva dove sono sottoposte a controlli frequenti dello stato neurologico e degli esami di laboratorio.

Nel 40% dei casi si verifica una guarigione completa e spontanea.

Nelle persone con gravi danni al fegato è necessario ricorrere al trapianto urgente. La sopravvivenza a distanza di un anno dal trapianto è pari all'80%.

Bibliografia

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