Introduzione

Varicella

La varicella è una malattia infettiva benigna causata dal virus varicella zoster (VZV). È compresa insieme alla rosolia, al morbillo, alla pertosse e alla parotite, nel gruppo delle malattie contagiose dell’infanzia; i più colpiti, infatti, sono i bambini tra i 5 e i 10 anni di età.

È caratterizzata dalla comparsa di un esantema cutaneo o rash, che si sviluppa in 3 stadi successivi (bollicine rosacee, vescicole/pustole, croste), da febbre non elevata e da lievi disturbi (sintomi) generali come senso di malessere e mal di testa. Si trasmette con molta facilità per via aerea mediante le goccioline emesse nell'aria dalla persona malata quando tossisce o starnutisce; oppure, tramite il contatto diretto con i liquidi rilasciati dall'esantema o con le superfici e gli oggetti contaminati.

La malattia, di solito, si risolve in 7-10 giorni ma può avere un decorso più aggressivo in adolescenti e adulti, soprattutto se il sistema di difesa dell’organismo (sistema immunitario) è indebolito. Se contratta all'inizio della gravidanza può causare problemi al feto.

L’infezione dal virus Varicella zoster conferisce un’immunità permanente ed è molto raro che una persona possa sviluppare la malattia 2 volte. Comunque, il virus, come altri virus appartenenti alla famiglia degli Herpes, tende a rimanere nelle cellule dei nervi spinali anche dopo che la malattia si è risolta. A distanza di molti anni, solitamente dopo i 50 anni d’età, e in una piccola percentuale di individui (10-20%) il virus può risvegliarsi dando luogo all’herpes zoster, malattia nota comunemente come Fuoco di Sant’Antonio.

In genere, la cura della varicella è finalizzata ad alleviare i disturbi (cura sintomatica).

Dal 1995 è disponibile un vaccino costituito da virus vivo attenuato.

Sintomi

La varicella si manifesta dopo 10-21 giorni dal “contatto” (esposizione) con il virus e generalmente si risolve in 7-10 giorni. Uno o due giorni prima della comparsa dell’esantema possono manifestarsi alcuni disturbi come febbre moderata, perdita dell’appetito, mal di testa, stanchezza e sensazione di malessere generale.

L’esantema costituisce il segnale principale e più indicativo per l’accertamento (diagnosi) della malattia. Nei primi 3-4 giorni si presenta sotto forma di piccole bollicine rosa (papule), molto pruriginose, che compaiono su testa, tronco, viso e arti (stadio 1). Successivamente si trasformano in piccole vescicole ripiene di liquido (stadio 2), poi si riempiono di pus (pustole) e infine diventano croste granulari (stadio 3) che impiegano diversi giorni a guarire e sono destinate a cadere.

Di solito, le lesioni che compaiono sulla pelle (esantema) sono numerose (250-500), si sviluppano ad ondate successive e possono rimanere per diversi giorni. A causa del loro andamento è possibile osservare contemporaneamente tutti e 3 gli stadi a partire dal secondo giorno.

La varicella, in genere, è una malattia lieve nei bambini sani ma in alcuni casi, più gravi, l’esantema può estendersi fino a coprire l’intera superficie corporea e manifestarsi anche nella gola, negli occhi e nelle mucose (uretra, ano e vagina).

Cause

La varicella è causata dall'infezione con il virus varicella zoster e la sua trasmissione può avvenire solo da uomo a uomo e non tramite gli animali. La trasmissione del virus può avvenire a partire da 48 ore prima della comparsa dell’esantema fino alla completa caduta delle croste.

Contrarre la varicella, se non la si ha avuta o non si è vaccinati, è molto facile. Il contagio può avvenire per contatto diretto con le goccioline disperse nell’aria dalle persone malate attraverso gli starnuti o la tosse.

Il virus appartiene alla grande famiglia degli herpes virus molti dei quali condividono la caratteristica di rimanere nell'organismo anche dopo la guarigione dalla malattia e può risvegliarsi, a distanza di molti anni o decenni, dando luogo all'herpes zoster, malattia più comunemente nota come fuoco di Sant’Antonio.

Il risveglio del virus dalle cellule dei nervi spinali in cui rimane nascosto, si manifesta con la comparsa di vescicole a grappolo, in genere sul tronco, accompagnate a volte da un dolore che può persistere per oltre un mese (nevralgia post-erpetica).

Durante la gravidanza, il virus può essere trasmesso all'embrione o al feto attraverso la placenta con conseguenze diverse a seconda del periodo di gestazione (vedi Complicanze).

Diagnosi e Terapia

L’accertamento (diagnosi) della varicella si basa sulla comparsa dell’esantema cutaneo e non richiede analisi del sangue. Nei bambini sani, la varicella non richiede cure farmacologiche particolari e la terapia è volta a ridurre i disturbi presenti (cura sintomatica). Potrebbe essere necessario utilizzare degli antistaminici per attenuare il prurito ed evitare che il bambino, grattandosi, rallenti la guarigione dell’esantema e favorisca una sovrainfezione batterica. In caso di febbre elevata, dietro consiglio del medico curante, si può utilizzare il paracetamolo.

I bambini con la varicella non devono essere curati con i salicilati (aspirina) perché potrebbe aumentare il rischio di sviluppare la sindrome di Reye, una malattia dell’età pediatrica che, seppur raramente, può verificarsi in bambini con un’infezione virale (ad esempio influenza, varicella) e può causare danni rilevanti al fegato e al cervello.

Nelle persone che hanno un elevato rischio di andare incontro a complicazioni si può ricorrere all’aciclovir, un farmaco antivirale. Rientrano in tale categoria, gli adolescenti, gli individui con malattie respiratorie croniche, le persone con il sistema di difesa dell’organismo indebolito (immunodepresse) o in trattamento con particolari farmaci (steroidi) e in caso di successiva infezione di familiari (infezione secondaria). La terapia con i farmaci antivirali non è raccomandata nei bambini sani con la varicella sia perché la malattia, di solito, guarisce da sola, sia perché la somministrazione del farmaco per bocca entro 24 ore dalla comparsa dell’esantema, determina soltanto una modesta riduzione dei disturbi (sintomi).

Nelle persone con il sistema di difesa dell’organismo indebolito (immunodepresse), invece, è raccomandata la terapia antivirale in vena (via endovenosa).

Prevenzione

Il metodo migliore per la prevenzione della varicella è il vaccino costituito da virus vivo attenuato, disponibile sin dal 1995. È stato stimato che l’efficacia del vaccino nell’evitare l’infezione raggiunga il 95-98% alle dosi raccomandate. La protezione, inoltre, risulta essere di lunga durata.

La vaccinazione è raccomandata per i bambini di età compresa tra i 12 mesi e i 12 anni ed è consigliata nei bambini con età superiore ai 12 anni e negli adolescenti che non abbiano ancora contratto la malattia e non abbiano controindicazioni alla vaccinazione (leggi la Bufala). Per i bambini nati a partire dal 2017 la vaccinazione per la varicella è obbligatoria in Italia.

Il vaccino è consigliato anche alle persone che, per motivi professionali, abbiano un maggior rischio di acquisire l’infezione (come il personale scolastico) o di trasmetterla a persone ad alto rischio di complicazioni gravi (come gli operatori sanitari).

La vaccinazione, inoltre, è consigliata alle donne in età fertile, che non abbiano ancora avuto la varicella, per evitare che contraggano l’infezione durante la gravidanza e possano verificarsi danni al feto o al neonato.

Il vaccino è sconsigliato alle persone con un sistema di difesa dell’organismo indebolito (immunodepresse) e nelle donne in gravidanza.

La comparsa della malattia in persone ad alto rischio (immunodepressi, neonati, donne in gravidanza) che siano state esposte al virus può essere prevenuta mediante la cosiddetta immunoprofilassi passiva, vale a dire la somministrazione, attraverso un’iniezione intramuscolo, di anticorpi (immunoglobuline) contro il virus varicella zoster che forniscano all’organismo le difese per evitare l’infezione. Le immunoglobuline devono essere somministrate prima possibile e, comunque non oltre 96 ore dall’esposizione al virus.

La protezione costituita dalle immunoglobuline dura abbastanza a lungo da permettere all’organismo di produrre i propri anticorpi contro il virus. La somministrazione di aciclovir per bocca, invece, non è raccomandata a scopo preventivo.

In generale, si consiglia di isolare le persone malate (dalla scuola, dal lavoro, dalle strutture sanitarie) per evitare la diffusione del contagio.

Complicazioni

La varicella, in genere, è una malattia con un’evoluzione benigna ma alcune complicazioni possono verificarsi in donne in gravidanza, neonati al di sotto delle 4 settimane dalla nascita, persone con un sistema di difesa dell’organismo compromesso (immunodepresse), ad esempio, da infezione da virus HIV, da cure con alte dosi di steroidi o da chemioterapia.

La complicazione più comune della varicella è la sovrainfezione batterica che si verifica sulla pelle quando la persona malata si gratta. Quando ciò avviene la pelle si arrossa, si gonfia, diventa sottile e dolente ed è necessario contattare il medico per valutare la necessità di una cura con antibiotici.

Più raramente, il virus può diffondersi ai polmoni causando la polmonite. Si tratta di una complicazione più comune negli adulti, specialmente se fumatori. Si manifesta con tosse, difficoltà nel respirare e dolore al petto, sudorazione e brividi. Se dovessero verificarsi tali disturbi, è importante contattare subito il medico poiché, in alcuni casi, potrebbe essere necessario il ricovero in ospedale.

In casi molto rari, il virus della varicella può causare infezioni gravi del cervello e delle cellule nervose del midollo spinale in bambini, donne in gravidanza, persone immunodepresse. I disturbi (sintomi) principali sono: affaticamento, sonnolenza, stato confusionale, convulsioni, vomito, mal di testa, rigidità al collo, problemi di equilibrio. Questa complicazione è generalmente curata in ospedale.

La varicella può rappresentare un serio problema se si verifica in gravidanza ma molto dipende dal periodo di gestazione in cui avviene il contagio. Se contratta durante i primi 2 mesi di gestazione, la varicella può determinare embriopatia (sindrome della varicella congenita); se il contagio avviene dopo la ventesima settimana può svilupparsi una varicella senza disturbi (asintomatica) e, successivamente, nei primi anni di vita, comparire l’herpes zoster. Nei casi in cui la madre si ammali di varicella subito prima o immediatamente dopo il parto, il neonato potrebbe sviluppare una forma grave di varicella, la cui mortalità può arrivare fino al 30%.

Bibliografia

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Galetta KM, Gilden D. Zeroing in on zoster: A tale of many disorders produced by one virus. 2015 Journal of Neurological Sciences 358:38-45

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