Introduzione

La sclerosi multipla è una malattia cronica che colpisce il sistema nervoso centrale (cervello, midollo spinale e nervi ottici). Può causare disturbi molto diversi tra loro tra cui alterazioni della vista, difficoltà motorie, problemi di equilibrio, sensibilità e affaticamento (Video).
La malattia è caratterizzata da un’alterazione del sistema immunitario che provoca infiammazione nel sistema nervoso centrale. La funzionalità alterata del sistema immunitario può causare l’instaurarsi di meccanismi di autoimmunità verso proteine del sistema nervoso centrale, che danneggiano la mielina, la struttura che riveste e protegge le fibre nervose, e le cellule nervose stesse. Di conseguenza, la trasmissione dei segnali nervosi risulta rallentata o alterata, provocando i sintomi tipici della malattia, che possono però variare da persona a persona. Nel tempo, in più regioni del tessuto cerebrale, si possono formare aree di danno non riparato, le “lesioni” o “placche sclerotiche”. Il termine “sclerosi multipla” riflette proprio questo fenomeno.
L'andamento della sclerosi multipla è variabile e difficilmente prevedibile. Alcune persone possono convivere con sintomi lievi per molti anni mentre altre possono sviluppare una progressione piàù rapida della disabilità. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la malattia si colloca tra questi due estremi. La sclerosi multipla può manifestarsi con episodi acuti (ricadute) seguiti da periodi di recupero, oppure con una progressione lenta e graduale della sintomatologia e della disabilità.
Sclerosi multipla a decorso recidivante-remittente
È la forma più comune di sclerosi multipla, e interessa circa l'85% delle persone al momento della diagnosi. La sclerosi multipla a decorso recidivante-remittente è caratterizzata dalla comparsa nel tempo di attacchi acuti (ricadute) che si manifestano con nuovi sintomi neurologici o con il peggioramento di disturbi già presenti. Le ricadute possono durare da giorni a settimane o, più raramente, mesi e si alternano a periodi di remissione nei quali i sintomi possono regredire completamente o solo in parte. Attualmente è noto che l’attività della malattia può continuare anche in assenza di ricadute evidenti, attraverso nuove lesioni visibili alla risonanza magnetica, o processi infiammatori “silenti”. Per questo motivo il monitoraggio clinico e radiologico regolare è fondamentale anche nei periodi di apparente stabilità.
Nel corso del tempo, alcune persone con sclerosi multipla possono sviluppare una forma definita "secondariamente progressiva", caratterizzata da una riduzione della frequenza delle ricadute e da una progressione graduale della disabilità neurologica indipendentemente dagli attacchi acuti. La diagnosi precoce e la disponibilità di numerose terapie ad alta efficacia permettono, in molti casi, di controllare l’attività della malattia, riducendo ricadute, formazione di nuove lesioni e accumulo della disabilità nel tempo, e l’avvio tempestivo del trattamento terapeutico aiuta a rallentare la progressione.
Sclerosi multipla primariamente progressiva
Circa il 10% delle persone con sclerosi multipla presenta una forma definita “primariamente progressiva”, caratterizzata da un peggioramento lento e graduale dei sintomi sin dall’esordio della malattia, senza vere e propri episodi acuti. In questa forma la progressione della disabilità tende a essere più continua e può riguardare soprattutto difficoltà motorie, equilibrio e deambulazione. Rispetto alla forma recidivante-remittente, l’attività infiammatoria è meno evidente, mentre assumono maggiore importanza i processi neurodegenerativi e l’infiammazione cronica “silente” all’interno del sistema nervoso centrale. Negli ultimi anni la ricerca ha portato allo sviluppo delle prime terapie in grado di rallentare la progressione della malattia anche nelle forme progressive, aprendo nuove prospettive terapeutiche per persone che in passato avevano opzioni molto limitate.
Sintomi
Nella sclerosi multipla l’alterazione della trasmissione dei segnali nervosi, dovuta al danno alla mielina e alle fibre nervose, può dare sintomi molto diversi che variano sia a seconda delle aree del sistema nervoso centrale coinvolte, che da persona a persona. I disturbi possono essere lievi, come formicolio o intorpidimento degli arti, oppure più severi con difficoltà motorie, intensa fatica, problemi di equilibrio e alterazioni della vista. A seconda della forma di sclerosi multipla (recidivante-remittente oppure progressiva), i sintomi possono comparire improvvisamente per poi regredire completamente o solo in parte, oppure peggiorare gradualmente (Video).
I disturbi più frequenti comprendono:
- fatica e debolezza muscolare, anche nello svolgimento delle abituali attività quotidiane e lavorative. La fatica è uno dei sintomi più comuni e interessa circa l'80% delle persone con sclerosi multipla
- disturbi della sensibilità o parestesie, con formicolii, riduzione di sensibilità al tatto, alterata percezione di caldo e freddo (e dolore anche intenso)
- disturbi dell’equilibrio e della coordinazione motoria
- disturbi vescicali (ad esempio, incontinenza) e intestinali (ad esempio, stitichezza)
- disturbi della visione: visione doppia (diplopia), offuscata, repentino calo della vista o movimenti non controllabili dell’occhio (nistagmo)
- capogiri e vertigini
- disturbi sessuali
- disturbi cognitivi, soprattutto difficoltà di memoria, attenzione e concentrazione
- depressione e ansia
- spasticità (sensazione di rigidità e spasmi muscolari)
- dolore neuropatico cronico
- disturbi del sonno
Tra i sintomi meno comuni possono comparire disturbi del linguaggio, disfagia (difficoltà nella deglutizione), mal di testa, crisi epilettiche, disturbi dell'udito, tremori, prurito e problemi respiratori.
La maggior parte dei sintomi della sclerosi multipla può essere trattata con approcci farmacologici e non farmacologici. In questo contesto la riabilitazione riveste un ruolo fondamentale nel migliorare autonomia, qualità di vita e gestione della disabilità.
Cause
Le cause della sclerosi multipla non sono ancora completamente conosciute. Le evidenze disponibili indicano che la malattia derivi da una complessa interazione tra fattori genetici, immunologici e ambientali (Video). La ricerca suggerisce che, nelle persone geneticamente predisposte, diversi fattori possano contribuire ad alterare la risposta immunitaria e favorire processi infiammatori e neurodegenerativi nel sistema nervoso centrale. Negli ultimi anni, inoltre, è emerso un ruolo sempre più importante dell’infiammazione cronica “silente”, che può contribuire alla progressione della malattia anche in assenza di ricadute evidenti. Alcune evidenze suggeriscono che l’esposizione a determinati fattori ambientali durante l’infanzia e l’adolescenza possa influenzare il rischio di sviluppare la malattia nelle persone geneticamente predisposte.
Fattori genetici
La sclerosi multipla non è considerata una patologia ereditaria in senso stretto. Tuttavia, la presenza di un familiare di primo grado con la malattia (genitore, fratello o sorella) aumenta il rischio di ammalarsi rispetto alla popolazione generale. Studi sui gemelli hanno confermato l’importanza della componente genetica: il rischio è infatti maggiore nei gemelli omozigoti, che condividono lo stesso patrimonio genetico, rispetto ai gemelli eterozigoti. Questo però dimostra anche che i fattori genetici, da soli, non sono sufficienti a causare la malattia.
Negli ultimi anni, l'utilizzo di tecniche sempre più sofisticate per l’analisi del genoma umano (che contiene tutte le informazioni genetiche dell’organismo) ha permesso di identificare numerose varianti genetiche associate ad un maggiore rischio di sviluppare la sclerosi multipla. Molti di questi geni sono coinvolti nel funzionamento e la regolazione del sistema immunitario.
Fattori ambientali
Diversi fattori ambientali, sia di natura infettiva che non infettiva, sono stati associati ad un rischio maggiore di sviluppare la sclerosi multipla. La malattia è più frequente nelle popolazioni che vivono lontano dall'equatore, e una ridotta esposizione alla luce solare è stata associata a un aumento del rischio di malattia. Questo legame potrebbe essere correlato alla vitamina D, , una sostanza prodotta dall'organismo in risposta all’esposizione al sole, che svolge importanti funzioni nella regolazione del sistema immunitario.
Anche se la sclerosi multipla non è una malattia trasmissibile tra individui,alcune infezioni sono state associate alla malattia. Negli ultimi anni numerose ricerche hanno evidenziato un forte legamecausale tra la sclerosi multipla e l'infezione da Epstein-Barr virus (EBV), responsabile della mononucleosi infettiva. Secondo le evidenze più recenti, EBV rappresenta il fattore infettivo più associato alla malattia e potrebbe contribuire, nelle persone geneticamente predisposte, ad alterare la risposta immunitaria e favorire processi infiammatori cronici nel sistema nervoso centrale. Il virus altera in particolare la funzione dei linfociti B, cellule del sistema immunitario che rivestono un ruolo chiave nei meccanismi immunologici della sclerosi multipla. Per questo, alcuni filoni di ricerca si stanno concentrando sullo sviluppo di vaccini preventivi, terapie antivirali specifiche e strategie immunologiche mirate contro EBV.
Altri studi indicano un rischio maggiore di sviluppare la sclerosi multipla nelle persone con obesità nell'infanzia e adolescenza (obesi). Anche il possibile ruolo del microbiota intestinale, cioè l'insieme dei microorganismi presenti nell'intestino, è attualmente oggetto di studio.
Diagnosi
La sclerosi multipla è una delle principali cause di disabilità neurologica non traumatica nei giovani adulti. Tuttavia, non esistono singoli sintomi specifici della malattia, né un esame in grado di confermare con certezza che una persona abbia la sclerosi multipla (Video). ). La diagnosi viene quindi formulata dal neurologo sulla base dell’insieme dei dati clinici, strumentali e di laboratorio, oltre che dell’osservazione dell’evoluzione dei sintomi nel tempo. Il medico, da un lato, verifica che siano soddisfatti i criteri diagnostici della sclerosi multipla e, dall’altro, esclude altre patologie che possono causare disturbi simili.
Il percorso diagnostico comprende generalmente:
- anamnesi cioè una raccolta accurata della storia clinica della persona, dei sintomi presenti e passati, di eventuali altre malattie e della familiarità
- esame neurologico, con una valutazione approfondita delle seguenti funzioni: forza e coordinamento dei movimenti, equilibrio, vista, sensibilità, riflessi e funzioni cognitive
- esami strumentali, in particolare la risonanza magnetica nucleare , che permette di individuare eventuali lesioni (placche) nel cervello e nel midollo spinale, e che rappresenta attualmente uno degli strumenti fondamentali per una diagnosi precoce. Tra gli esami utilizzati vi sono anche i potenziali evocati, che misurano la velocità di trasmissione degli impulsi nervosi
- esami di laboratorio, in particolare l'analisi del liquido cerebrospinale, (liquor) ottenuto mediante una puntura lombare. Questo esame può evidenziare la presenza di anticorpi, le cosiddette bande oligoclonali, indicatori di un'attivazione anomala del sistema immunitario nel sistema nervoso centrale, presenti nel 90-95% delle persone con sclerosi multipla pur non essendo non specifiche di questa malattia
- altri esami di supporto, come gli esami del sangue, utilizzati soprattutto per escludere condizioni neurologiche o autoimmuni con sintomi simili, e in alcuni casi, il dosaggio dei neurofilamenti a catena leggera nel sangue, biomarcatori di danno neuronale utili nel monitoraggio della malattia e della risposta alle terapie
La diagnosi si basa sul soddisfare o meno i criteri di McDonald, aggiornati nel 2024 per migliorare l’accuratezza e la tempestività diagnostica. Le revisioni più recenti hanno dato maggiore importanza alla dimostrazione della disseminazione delle lesioni in diverse aree del sistema nervoso centrale, rendendo in alcuni casi possibile una diagnosi più precoce.
Terapia
Non esiste al momento una cura per la sclerosi multipla ma sono disponibili diversi trattamenti, farmacologici e non, che possonomodificare il decorso della malattia, ridurre il numero di ricadute (o attacchi), controllare i sintomi, migliorare l'autonomia e la sicurezza della persona. Nell'insieme, i trattamenti disponibili sono in grado di migliorare la qualità di vita delle persone con sclerosi multipla.
Per trattare gli episodi acuti sono comunemente utilizzati farmaci cortisonici ad alte dosi per ridurre l'infiammazione. Nei casi più gravi o resistenti si può ricorrere alla plasmaferesi, una procedura medica che separa il plasma dalle cellule ematiche (globuli rossi, bianchi e piastrine) per rimuovere sostanze potenzialmente nocive coinvolte nella risposta immune.
Molti dei farmaci attualmente in uso per trattare la sclerosi multipla agiscono modulando o sopprimendo selettivamente alcune funzioni del sistema immunitario, riducendo l'attività infiammatoria e rallentando la progressione della malattia, principalmente nelle forme recidivanti-remittenti.
Di seguito i farmaci che possono essere utilizzati nella terapia:
Iniettabili classici
Sono i farmaci storicamente usati per trattare la sclerosi multipla. Vengono somministrati tramite iniezione sottocutanea o intramuscolare. Hanno un'efficacia moderata e sono utilizzati principalmente per le forme recidivanti-remittenti non aggressive. Aiutano a ridurre la frequenza delle ricadute e a modulare la risposta immunitaria senza sopprimere drasticamente il sistema immunitario, e sono:
- interferone beta-1a
- interferone beta-1b
- peginterferone beta-1a( che ha durata d'azione più lunga rispetto agli altri inetrfeoni)
- glatiramer acetato
Oggi vengono utilizzati meno frequentemente rispetto alle terapie più recenti, perché hanno un’efficacia moderata. Rimangono però un’opzione nei pazienti per cui è preferibile evitare terapie più immunosoppressive e in alcune forme meno aggressive grazie al loro profilo di sicurezza ben conosciuto.
Terapie orali
Sono farmaci che hanno migliorato la qualità della vita di molte persone evitando l’utilizzo di aghi. In generale offrono una maggiore comodità di assunzione e, in molti casi, una maggiore efficacia rispetto agli interferoni nel prevenire nuove lesioni. Si distinguono in base al meccanismo di azione, e sono:
- Teriflunomide/Dimetilfumarato, farmaci orali assunti quotidianamente. Vengono utilizzati nel caso di forme da lievi a moderate. La teriflunomide riduce la proliferazione di alcune cellule immunitarie coinvolte nell’infiammazione, mentre il dimetilfumarato aiuta a modulare la risposta immunitaria e a proteggere le cellule dal danno infiammatorio
- Modulatori del recettore S1P (Fingolimod/Siponimod/Ponesimod/Ozanimod). Agiscono “intrappolando” i linfociti nei linfonodi, limitandone così l’ingresso nel sistema nervoso centrale riducendo l’attività infiammatoria della malattia. Il Siponimod è stato approvato anche per alcune forme di sclerosi multipla secondariamente progressiva
- Cladribina, una terapia che agisce riducendo selettivamente alcune cellule del sistema immunitario con un effetto prolungato nel tempo. Questo permette una somministrazione "a cicli", con assunzione del farmaco solo per pochi giorni all'anno
Anticorpi monoclonali
Rappresentano i farmaci più efficaci e vengono somministrati in ospedale tramite infusione endovenosa. Agiscono in modo mirato su specifici bersagli presenti su cellule del sistema immunitario per ridurre l'infiammazione e di conseguenza il danno cerebrale. Molti di questi farmaci agiscono sui linfociti B, cellule del sistema immunitario che svolgono un ruolo importante nei processi infiammatori della sclerosi multipla. Eccoli di seguito:
- Natalizumab, blocca il passaggio delle cellule infiammatorie dal sangue al cervello e midollo spinale
- Alemtuzumab, riduce profondamente alcune popolazioni di linfociti, consentendo una successiva ricostituzione del sistema immunitario
- Ocrelizumab, farmaco particolarmente importante, perché è stato il primo ad essere approvato anche per la forma primariamente progressiva
- Ofatumumab / Ublituximab, nuovi anticorpi che colpiscono i linfociti B (Ofatumumab è l'unico di questi che può essere autosomministrato a domicilio con una penna preriempita)
Farmaci d'uso in emergenza
- Mitoxantrone, farmaco oncologico, utilizzato in passato per trattare le forme rapidamente progressive di sclerosi multipla. Attualmente viene impiegato raramente a causa dei suoi importanti effetti collaterali ed è stato in gran parte sostituito dalle più moderne e sicure terapie monoclonali
Nuove frontiere
Le nuove strategie terapeutiche puntano soprattutto a rallentare la progressione della disabilità, uno degli aspetti più difficili da trattare nella sclerosi multipla progressiva.
A differenza di molte terapie tradizionali, alcuni di questi farmaci riescono a superare la barriera ematoencefalica e ad agire direttamente nel sistema nervoso centrale, dove persiste un’infiammazione cronica “silente” che contribuisce al danno neurologico nel tempo.
Inibitori della tirosina chinasi di Bruton (BTK):
Queste molecole rappresentano una delle aree di ricerca più promettenti. Agiscono su cellule coinvolte nell’infiammazione, in particolare linfociti B e microglia, con l’obiettivo di ridurre la progressione della malattia anche nelle forme progressive. Tra i farmaci BTK più studiati vi sono:
- Tolebrutinib, che ha mostrato risultati incoraggianti soprattutto nella sclerosi multipla secondariamente progressiva senza ricadute
- Fenebrutinib, attualmente in fase avanzata di sviluppo clinico
- altri BTK ancora in sperimentazione
Terapie cellulari (CAR-T)
Tra le strategie più innovative in studio vi sono le terapie cellulari CAR-T, già utilizzate in alcuni tumori del sangue. Questi trattamenti modificano alcune cellule immunitarie del paziente per colpire selettivamente i linfociti B coinvolti nei processi autoimmuni. Nella sclerosi multipla le CAR-T sono ancora in fase sperimentale, ma i primi studi stanno valutando il loro possibile utilizzo nelle forme particolarmente aggressive o resistenti alle altre terapie
Le nuove terapie puntano sempre più a modulare il dialogo tra le cellule del sistema immunitario, soprattutto tra linfociti B e T, per controllare l’infiammazione cronica alla base della progressione della malattia.
Epstein-Barr virus e nuove strategie terapeutiche
Negli ultimi anni il legame tra Epstein-Barr virus (EBV) e sclerosi multipla è diventato uno dei principali campi di ricerca. Studi recenti suggeriscono che il virus possa contribuire ad alterare la funzione dei linfociti B e favorire l’infiammazione cronica nel sistema nervoso centrale. Per questo sono attualmente in corso trial clinici che studiano vaccini, terapie antivirali e strategie immunologiche mirate contro EBV, con l’obiettivo di prevenire o rallentare la progressione della malattia.
Altre terapie
In alcuni casi possono essere prescritti farmaci off-label, cioè medicinali già approvati e considerati sicuri, utilizzati in modo diverso rispetto a quanto indicato sul foglietto illustrativo per malattia, dosaggio o tipologia di paziente. Anche questi trattamenti possono essere a carico del Servizio Sanitario Nazionale se prescritti secondo specifiche indicazioni regolatorie e con monitoraggio specialistico.
Per la sclerosi multipla rientrano nell'utilizzo off-label i farmaci immunosoppressivi azatioprina, ciclofosfamide, metotraxato e rituximab.
Infine, è importante sottolineare che oltre al controllo dell’infiammazione, la ricerca sta studiando terapie capaci di favorire la rimielinizzazione e proteggere direttamente i neuroni dal danno progressivo.
Riabilitazione
I programmi di riabilitazione hanno l'obiettivo di aiutare la persona con sclerosi multipla a migliorare o a mantenere la capacità di svolgere attività in modo efficace e sicuro sia nella vita domestica che in queslla lavorativa. La riabilitazione è una componente fondamentale dell'assistenza in tutte le fasi della malattia e può contribuire a preservare autonomia, mobilità, comunicazione e qualità di vita. Comprende diversi interventi specialistici, tra cui:
- fisioterapia
- terapia occupazionale
- riabilitazione cognitiva
- tele-riabilitazione
- terapia dei disturbi della comunicazione e della deglutizione
- riabilitazione psicologica
Prevenzione
Non esiste una prevenzione specifica per la sclerosi multipla, una malattia complessa cui contribuiscono sia fattori genetici, sia ambientali.
Le conoscenze scientifiche attuali indicano che alcuni fattori possono aumentare il rischio di sviluppare la sclerosi multipla, tra cui la carenza di vitamina D, l’obesità durante l’infanzia o l’adolescenza e l’abitudine al fumo.
Pertanto, adottare uno stile di vita sano rappresenta un elemento importante nella riduzione del rischio. In particolare:
- evitare il fumo
- seguire un’alimentazione equilibrata
- favorire una corretta esposizione alla luce solare e adeguati livelli di vitamina D
Dato il forte legame causale tra la sclerosi multipla e infezione da Epstein-Barr virus - in particolare quando si manifesta in forma sintomatica come mononucleosi infettiva - una forma di prevenzione oggetto di diversi studi clinici è lo sviluppo di un vaccino anti-EBV per prevenire la mononucleosi infettiva e di conseguenza, ridurre drasticamente il rischio di sviluppare la patologia.
Vivere con
Le persone con sclerosi multipla dovrebbero seguire uno stile di vita sano, preferire un'alimentazione completa e bilanciata e svolgere attività fisica adeguata alle proprie possibilità e attitudini.
Sebbene non esistano evidenze scientifiche che una specifica dieta possa influire direttamente sul decorso di malattia, un'alimentazione personalizzata può aiutare a ridurre alcuni disturbi associati alla patologia e migliorare la qualità di vita. Una dieta equilibrata fornisce energia e contribuisce al corretto funzionamento dell'organismo e può aiutare nella gestione di sintomi come la fatica.
Un'alimentazione equilibrata, permette anche di mantenere un peso corporeo adeguato che rappresenta un aspetto importante soprattutto nelle persone con ridotta mobilità o inattività. Al contrario, la perdita di appetito, talvolta dovuta agli effetti collaterali di alcuni farmaci, può causare un'eccessiva riduzione di peso e aggravare e difficoltà motorie.
Alcuni alimenti contengono nutrienti particolarmente importanti per il funzionamento del sistema nervoso centrale. Tra questi, i grassi polinsaturi (di cui sono particolarmente ricchi gli oli vegetali, alcuni tipi di pesce come salmone, aringhe e acciughe, le mandorle e le noci) e alcuni tipi di vitamine, acido folico, vitamina D e B12). Inoltre, un adeguato apporto di carboidrati, può contribuire a fornire energia all'organismo, mentre una dieta ricca di fibre favorisce la regolarità intestinale. Infine, ridurre alimenti particolarmente grassi o pesanti può aiutare nella gestione della fatica.
L'attività fisica regolare contribuisce a mantenere forza muscolare, mobilità, elasticità ed equilibrio e può avere effetti positivi anche sul benessere psicologico e sulla qualità della vita. Un esercizio fisico adattato alle capacità della persona può contribuire a ridurre alcune limitazioni funzionali legate alla malattia. Per questo motivo è importante che l’attività fisica venga scelta e programmata insieme a fisioterapisti o professionisti sanitari esperti, così da adattarla alle condizioni cliniche e alle esigenze individuali.
Esistono svariati tipi di esercizi e attività fisiche finalizzati a migliorare resistenza, mobilità ed equilibrio:
- stretching, che permette di lavorare sull'elasticità dei muscoli per prevenire l'irrigidimento
- yoga, che all'esercizio fisico unisce la respirazione, il rilassamento anche mentale e la consapevolezza del proprio corpo
- attività fisica in acqua, che, grazie alla diminuzione di gravità, agevola i movimenti e rende più sostenibile lo sforzo fisico
Negli ultimi anni, inoltre, l’utilizzo di tecnologie indossabili (“wearable”) e sensori digitali sta permettendo un monitoraggio sempre più continuo della mobilità e delle funzioni motorie, favorendo una maggiore personalizzazione dei programmi riabilitativi e terapeutici. Un disturbo molto comune tra le persone con sclerosi multipla è la fatica, intesa come mancanza soggettiva di energia fisica e/o mentale. Il senso di affaticamento può avere un impatto importante sulla quotidianità, sulla vita personale e sociale. Tuttavia, rinunciare completamente all'attività fisica rischia di essere controproducente ed essere ancora più dannoso della fatica stessa. Per gestire al meglio la fatica può essere utile mettere in atto alcune tecniche o fare caso ad alcuni comportamenti, per esempio:
- imparare a bilanciare attività e riposo
- programmare le attività, stabilendo delle priorità
- imparare a riconoscere precocemente i segnali di affaticamento
- fare attenzione alla postura con cui si eseguono le attività
- imparare a rilassarsi e a respirare in modo corretto
Dimensione del problema
La sclerosi multipla rappresenta una delle principali malattie neurologiche croniche dell’età giovane-adulta e ha un impatto significativo non solo sanitario, ma anche sociale, lavorativo ed economico.
Secondo il Barometro AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) 2025, in Italia convivono con la malattia circa 144.000 persone e ogni anno vengono effettuate circa 3.600 nuove diagnosi. La sclerosi multipla colpisce prevalentemente persone tra i 20 e i 40 anni, spesso in una fase centrale della vita personale, familiare e lavorativa.
La malattia può influire profondamente sull’autonomia e sulla partecipazione sociale: una quota significativa di persone riferisce difficoltà nel mantenere l’attività lavorativa e nella gestione della quotidianità, anche a causa della progressione della disabilità, della fatica e delle barriere ambientali ancora presenti.
L’impatto economico è rilevante anche per le famiglie, che spesso devono sostenere direttamente parte dei costi assistenziali, organizzativi e sociali legati alla malattia. Accanto alle cure mediche, risultano fondamentali il supporto psicologico, la riabilitazione, l’accessibilità degli spazi e la presenza di percorsi assistenziali multidisciplinari adeguati.
Nonostante i progressi terapeutici degli ultimi anni, persistono ancora disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari, riabilitativi e di supporto sociale sul territorio nazionale.
Per approfondire dati e analisi aggiornate consultare la pagina: Barometro della SM e patologie correlate
Aspetti di genere
Le differenze di genere nella sclerosi multipla riguardano non solo la frequenza della malattia, ma anche il modo in cui la malattia si manifesta e progredisce nel tempo.
La sclerosi multipla colpisce le donne con una frequenza circa doppia o tripla rispetto agli uomini. Nelle donne la malattia tende più spesso a presentarsi con una maggiore attività infiammatoria, soprattutto nelle fasi iniziali, con un numero più elevato di ricadute e lesioni attive. Negli uomini, invece, si osserva più frequentemente una progressione più rapida della disabilità e un maggiore coinvolgimento neurodegenerativo, con effetti più marcati sulle funzioni cognitive e motorie.
Queste differenze sembrano dipendere da molteplici fattori biologici e immunologici. Gli ormoni probabilmente giocano un ruolo chiave in questo scenario: gli estrogeni esercitano un'azione neuroprotettiva che si riduce con la menopausa, mentre bassi livelli di testosterone nell'uomo sono correlati a una minore protezione del tessuto nervoso. Anche il sistema immunitario mostra differenze legate al sesso biologico. Studi recenti suggeriscono che cellule immunitarie come i linfociti B, i linfociti T e la microglia possano comportarsi in modo diverso in uomini e donne. Anche fattori genetici legati al cromosoma X potrebbero contribuire alle differenze osservate tra uomini e donne nella risposta immunitaria e nell’evoluzione della malattia.
La comprensione degli aspetti di genere nella sclerosi multipla rappresenta oggi un importante ambito di ricerca e potrebbe contribuire in futuro allo sviluppo di strategie terapeutiche sempre più personalizzate.
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Link approfondimento
Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM)
MS Internatioanl federation. Atlas of MS - Epidemiology
Prossimo aggiornamento: 25 MAggio 2028