Introduzione

Farmaci antiaritmici

L'aritmia è un'alterazione nella normale regolarità dell'impulso elettrico che provoca la contrazione del cuore.
Le aritmie possono essere curate mediante la somministrazione di farmaci, chiamati antiaritmici, in grado di prevenirle o interromperle. Esistono diversi gruppi di farmaci antiaritmici; la loro classificazione tiene conto del meccanismo di azione sul cuore.

Il farmaco antiaritmico da utilizzare deve essere scelto dal medico di famiglia e/o dallo specialista cardiologo e dipende dal tipo di aritmia e di malattia cardiaca.

Per avere maggiori informazioni sui principi attivi nominati nel contributo o comunque appartenenti a questa classe di farmaci è possibile visitare il sito dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) cliccando QUI. Per cercare un farmaco utilizzando il nome commerciale e non il principio attivo si può cliccare QUI. All'interno del sito è possibile trovare tutti i foglietti illustrativi dei farmaci e anche alcune informazioni aggiuntive. Se accanto al nome del farmaco è scritto "revocato" il farmaco non è più in commercio. 

Contrazione delle cellule del cuore

Il ritmo cardiaco è controllato dal segnale elettrico che nasce in un gruppo di cellule specializzate situate nell'atrio destro, nel cosiddetto nodo seno-atriale, (NSA); queste cellule autoritmiche determinano la frequenza del battito cardiaco normale. Il NSA è il pacemaker naturale del cuore.

Il potenziale d'azione alla base della contrazione del cuore è generato dall'ingresso di ioni sodio nella cellula cardiaca, seguito poi dall'ingresso del calcio e, infine, dall'uscita del potassio che riporta il potenziale d'azione alla condizione di riposo.

Nel dettaglio, il meccanismo alla base della contrazione del cuore può essere suddiviso nelle seguenti fasi:

  • fase 0 o di depolarizzazione rapida, la permeabilità della membrana delle cellule del cuore agli ioni sodio (Na+) aumenta, consentendo la rapida entrata del sodio all'interno della cellula provocando una rapida depolarizzazione. Quando la cellula cardiaca è a riposo il potenziale interno della membrana è elettronegativo rispetto a quello esterno (questo viene definito come potenziale di membrana a riposo). Quando arriva l'impulso elettrico, si assiste ad una rapida inversione del potenziale di membrana interno, che diventa positivo rispetto all'esterno
  • fase 1, si riduce la permeabilità della membrana agli ioni sodio e si assiste all'entrata di ioni cloro (Cl-) all'interno della cellula e all'uscita di ioni potassio (K+)
  • fase 2, definita anche fase plateau, è caratterizzata da un lento ingresso all'interno della cellula di ioni calcio (Ca+), controbilanciata dalla fuoriuscita di ioni potassio (K+). Questa fase viene definita plateau proprio perché vi è un cambiamento minimo o nullo del potenziale di membrana
  • fase 3, la velocità di ingresso degli ioni calcio rallenta in concomitanza ad una continua uscita di ioni potassio, riportando la membrana all'iniziale potenziale di riposo
  • fase 4, ripristino delle concentrazioni ioniche all'interno e all'esterno della cellula, grazie alla pompa sodio/potassio + adenosin trifosfatasi (ATPasi) di membrana

Classificazione

I farmaci antiaritmici vengono classificati in quattro categorie distinguibili sulla base dei loro effetti sulla contrazione del cuore.

Antiaritmici di classe I

Sono, generalmente, degli anestetici locali che agiscono sulle membrane delle cellule nervose e del cuore rallentando la trasmissione degli impulsi elettrici. Agiscono attraverso il legame e il conseguente blocco dei canali del sodio.

Si possono suddividere in:

  • antiaritmici di classe IA, bloccano il canale del sodio inibendo la fase di depolarizzazione rapida e prolungando, in questo modo, il potenziale d'azione. Questo tipo di antiaritmici si dissocia dai canali del sodio con una velocità intermedia; appartengono a questa classe, principi attivi quali la chinidina, la disopiramide e la procainamide
  • antiaritmici di classe IB, agiscono bloccando i canali del sodio, ma si dissociano da questi ultimi molto più velocemente rispetto agli antiaritmici di classe IA e danno origine a una breve fase 3 di ripolarizzazione, riducendo in questo modo anche la durata del potenziale d'azione. Grazie alla loro rapida insorgenza d'azione, sono impiegati soprattutto nei casi d'emergenza; appartengono a questa classe di antiaritmici la lidocaina (efficace solo se somministrata per aerosol, con flebo o iniezione), la tocainide, la mexiletina e la fenitoina
  • antiaritmici di classe IC, possiedono una bassa velocità di dissociazione dai canali del sodio e danno origine ad una fase 0 di depolarizzazione iniziale molto lenta; appartengono a questa categoria principi attivi come la flecainide, il propafenone e la moricizina

Antiaritmici di classe II

Gli antiaritmici di classe II sono principi attivi ad azione cosiddetta beta-bloccante (β-bloccante), ciò significa che sono in grado di bloccare i recettori β1 adrenergici presenti a livello del cuore. La stimolazione di questi recettori provoca un aumento della frequenza, della contrattilità e della velocità di conduzione dell'impulso delle cellule del miocardio e, quindi, un aumento del numero di battiti del cuore.

Il blocco di questo tipo di recettori, invece, provoca l’interruzione dell'ingresso di ioni calcio all'interno della cellula, inducendo così una ripolarizzazione prolungata e, quindi, una diminuzione del numero di battiti del cuore.

Appartengono a questa classe di farmaci antiaritmici il propranololo, il sotalolo, il nadololo, l'atenololo l'acebutololoe il pindololo.

Antiaritmici di classe III

Gli antiaritmici di classe III svolgono la loro attività bloccando i canali del potassio (fase 3) e inibendo la ripolarizzazione delle membrane delle cellule cardiache. Appartengono a questa classe di antiaritmici principi attivi quali l'ibutilide e l'amiodarone.

Antiaritmici di classe IV

Gli antiaritmici di classe IV esercitano la loro attività attraverso il blocco dei canali del calcio dando, così, origine ad una lenta fase di ripolarizzazione della membrana cellulare. Fra i vari principi attivi appartenenti a questa classe di antiaritmici ricordiamo il verapamil (controindicato in bambini con meno di 1 anno) e il diltiazem.

Altri farmaci antiaritmici

Sono disponibili anche altri farmaci ad azione antiaritmica, tra questi: l'adenosina, che può essere utilizzata per via endovenosa (direttamente in vena); la digossina, che esercita la sua attività antiaritmica attraverso l'inibizione della pompa sodio/potassio+ATPasi di membrana, con conseguente aumento dei livelli di sodio intracellulare.

Meccanismo di azione

I farmaci antiaritmici non curano la causa che provoca l’aritmia, ma modificano le caratteristiche elettriche del cuore interrompendo l’aritmia in atto o prevenendo la comparsa di nuove aritmie.

Controlli

La terapia con i farmaci antiaritmici deve essere valutata e prescritta dal medico curante in base allo stato di salute della persona e al tipo di aritmia presente. La cura deve essere seguita osservando con attenzione la prescrizione e le indicazioni del medico. Per verificare l’efficacia della terapia e possibili effetti indesiderati (effetti collaterali) è importante che il medico prescriva dei controlli periodici da eseguire almeno ogni sei mesi (visita medica, esami del sangue, ECG, Holter pressorio per almeno 24 ore).

Effetti collaterali

Come tutti i farmaci, gli antiaritmici possono svolgere la loro azione non solo sull'attività elettrica del cuore ma anche su altri organi ed apparati dando luogo ai cosiddetti effetti collaterali. Alcuni, sono di scarsa importanza e sono considerati normali durante la terapia antiaritmica; altri, possono essere pericolosi e devono essere tenuti sotto controllo. Per questo motivo è necessario sottoporsi periodicamente, in genere ogni 6 mesi, a dei controlli specifici.

Se si ritiene che il farmaco antiaritmico utilizzato abbia provocato un effetto collaterale, bisognerà consultare rapidamente il proprio medico di famiglia e/o il cardiologo per segnalarne la comparsa.

Effetti collaterali degli antiaritmici di classe I

Gli effetti indesiderati (effetti collaterali) derivanti dall'uso di antiaritmici di classe I, come la chinidina, possono essere di tipo gastrointestinale (dolore addominale, vomito, diarrea e anoressia). Nel caso dell'impiego della lidocaina, assunta per via parenterale, gli effetti indesiderati possono consistere in vertigini, deliri, formicolio degli arti (parestesia) e confusione.

Effetti collaterali degli antiaritmici di classe II

I principali effetti collaterali associati all'impiego di antiaritmici ad azione beta-bloccante (β-bloccante), sono: respirazione faticosa (dispnea), mal di testa, vertigini, affaticamento, riduzione della frequenza cardiaca (bradicardia) e sindrome di Raynaud.

Effetti collaterali degli antiaritmici di classe III

L’effetto indesiderato più frequente legato all'uso di questi antiaritmici è l’abbassamento della pressione sanguigna (ipotensione), compresa quella di tipo ortostatico che si manifesta nel brusco passaggio dalla posizione sdraiata, o seduta, alla posizione eretta.

Effetti collaterali degli antiaritmici di classe IV

Gli effetti collaterali che possono comparire in seguito all'impiego di antiaritmici di classe IV consistono sostanzialmente in un abbassamento della pressione del sangue (ipotensione), confusione, mal di testa, edema periferico, edema polmonare e stitichezza.

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