Introduzione

Microplastiche

Le microplastiche (MP) sono miscele di particelle di plastica di forma differente (frammenti, fibre, sfere, granuli, pellets, fiocchi o perle) e di dimensioni inferiori a 5 millimetri (mm), secondo la definizione attualmente in vigore presso la Commissione Europea (vedi Regolamento EU 2023/2055) e le Agenzie regolatorie e di valutazione, quali l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA).

Si chiamano MP primarie le plastiche prodotte intenzionalmente in dimensioni ridotte, per essere usate, ad esempio, nei cosmetici, nei detergenti e nei dentifrici, nelle vernici, nelle paste abrasive, esfolianti e leviganti, nei fertilizzanti.

Le MP secondarie, invecesono quelle originate dall’usura, deterioramento e frammentazione di materiali in plastica di dimensioni maggiori, compresi tessuti sintetici e copertoni delle ruote. Infatti, la plastica presente nell’ambiente, spesso derivante dallo smaltimento non corretto dei prodotti di consumo, viene sottoposta a processi di degradazione molto lenti a opera della luce, a processi termo-ossidativi o di biodegradazione che indeboliscono l’integrità del materiale di origine, portando alla frammentazione in pezzi inferiori ai 5 mm. Le MP secondarie costituiscono la quota maggiore delle MP disperse nell'ambiente.

I composti chimici identificati nelle MP presenti negli ambienti acquatici, le MP più studiate, sono sostanze utilizzate comunemente  nei prodotti di largo consumo, come polietilene (PE) e polipropilene (PP) e polistirene (PS) e poliammidi (PA), con una crescente rilevazione di polimeri tecnici come i poliuretani (PU) per quanto riguarda i dati relativi alle coste del Mediterraneo, e il polietilene tereftalato (in Nord Europa).

I polimeri contengono, fra il 4% e il 10% di additivi utilizzati per modificarne il colore (coloranti, pigmenti), per migliorarne o modificarne le proprietà meccaniche (riempitivi, rinforzanti), per migliorarne la resistenza al calore, ai raggi ultravioletti e all’invecchiamento (antiossidanti, filtri, stabilizzanti), per renderli resistenti al fuoco (ignifughi, ritardanti di fiamma), per migliorarne le prestazioni (plasticizzanti, lubrificanti, sbiancanti, ecc.).

Inoltre le MP possono adsorbire sulla loro superficie contaminanti chimici e contenere sostanze inorganiche come alluminio, titanio, bario, zolfo, ossigeno e zinco.

Le nanoplastiche (NP), generalmente prodotte durante processi di frammentazione delle MP, sono particelle di dimensioni comprese tra 1 e 100 nanometri (nm), per le loro dimensioni ricadono nella definizione corrente di nanomateriali (Raccomandazione 2011/696/UE). Le informazioni attualmente disponibili sulle NP sono scarse, soprattutto a causa della mancanza di metodi validati per la loro rilevazione e quantificazione..

Microplastiche nell'ambiente e esposizione umana

L’attenzione della popolazione e della comunità scientifica sulle microplastiche (MP) è stata generata dall’enorme aumento dei rifiuti plastici nei mari, divenuti attualmente il principale serbatoio di accumulo: le plastiche rivenute negli oceani, infatti, rappresentano l’80% del totale dei rifiuti.

Molte delle plastiche a bassa densità galleggiano sulla superficie degli oceani, sono sottoposte all’azione distruttiva di vento, raggi solari e acqua e vengono frammentate in MP che rappresentano una seria minaccia per l’ecosistema marino e, in ultima analisi, per gli esseri umani. Inoltre, essendo troppo piccole per poter essere trattenute dai sistemi di filtrazione e depurazione delle acque reflue, le MP vengono rilasciate nell’ambiente marino, contribuendo al suo inquinamento. La concentrazione delle MP in ambiente marino è variabile a seconda delle aree: con valori tra 10.000 e oltre 300.000 MP per metro cubo secondo il rapporto UNEP (UN Environment Programme) 2023. Le concentrazioni più elevate si riscontrano nelle zone vicine ai siti di smaltimento rifiuti, agli impianti di trattamento delle acque, ai porti. La maggior parte (circa il 64%) delle MP identificate è in forma di fibre, il resto in frammenti.

La contaminazione ambientale delle MP riguarda anche le acque dolci, i sedimenti, il terreno e l’aria.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) afferma che, in base ai dati disponibili, i livelli attuali di microplastiche nell’acqua potabile non rappresentano un rischio immediato per la salute umana, sottolineando che le evidenze sono ancora limitate e servono metodi di analisi standardizzati e più affidabili. Tuttavia, raccomanda di migliorare il trattamento delle acque e di ridurre l’inquinamento da plastica alla fonte. Anche l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in Italia conferma che le microplastiche sono ormai presenti anche nelle acque destinate al consumo umano, ma che ancora non esistono prove consolidate su effetti tossici nell’uomo ai livelli riscontrati. Per poter approfondire gli studi, è necessario standardizzare le tecniche di rilevazione, specialmente per le particelle più piccole, e monitorare mari, fiumi e acquedotti. Entrambe le istituzioni concordano: il fenomeno va tenuto sotto controllo, la ricerca deve progredire e le politiche di prevenzione sono fondamentali.

Non c'è dubbio che la popolazione sia esposta alle microplastiche attraverso l’ambiente (per esempio con l’inalazione di microplastiche presenti nell'aria) ma anche attraverso l'utilizzo di tessuti e il consumo di cibi.

Microplastiche negli alimenti

Il documento dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (European Food Safety Authority, EFSA) sulle microplastiche (MP) presenti negli alimenti riporta la loro concentrazione riscontrata in:

  • pesce, la concentrazione varia da 1 a 7 MP per la tipologia di pesce analizzato ed è ritrovata nello stomaco e nell’intestino che rappresentano il sito principale di accumulo delle MP che normalmente non sono consumati nella dieta umana
  • gamberi, 0,75 MP per grammo
  • bivalvi, tra 0,12 e 2,54 MP per grammo

Sulla base di questi dati, EFSA ha stimato un'ingestione di circa 900 pezzi di MP in seguito al consumo di una porzione da 225 grammi di cozze, un alimento che viene consumato per intero.

Le MP sono state riscontrate anche in altri alimenti, per esempio in:

  • sale, con concentrazioni comprese fra 0,007 e 0,68 MP per grammo
  • birra, in cui fibre, frammenti e granuli di MP ammontano a 0,025, 0,033 e 0,017 per millilitro
  • miele, 0,166 fibre per grammo
  • acqua in bottiglia, 110-400 MP per litro
  • acqua del rubinetto, 4,23 MP per litro

Dati sperimentali sugli organismi marini hanno evidenziato che le MP possono essere trasferite a vari livelli: ad esempio, le farine di pesce vengono utilizzate in zootecnia per produrre mangimi destinati al pollame e ai suini, contribuendo alla diffusione delle MP anche in alimenti di origine non marina.

Anche le confezioni alimentari e l’uso di stoviglie in plastica (piatti, forchette, ecc.) possono rappresentare sorgenti di esposizione alle microplastiche.

Microplastiche nell'aria

Le MP presenti nell’aria derivano dalla sospensione delle microplastiche presenti nelle acque o nei terreni, dall’abrasione dei materiali o dei tessuti sintetici: per esempio, le MP rilasciate dagli pneumatici delle auto o delle moto nel traffico rappresentano la principale fonte di esposizione alle microplastiche negli ambienti esterni. Le fibre di MP dei tessuti, invece, costituiscono la principale fonte di esposizione negli ambienti chiusi.

Microplastiche nella polvere

Anche la polvere è un fattore importante di esposizione alle microplastiche, soprattutto per i bambini che sono particolarmente vulnerabili e suscettibili a causa dell’abitudine a portare gli oggetti alla bocca e al più ravvicinato contatto col suolo. Infine, l’esposizione attraverso la cute a causa della polvere e delle fibre sintetiche può apportare un contributo, sebbene di minore entità.

Ai fini della valutazione dell’esposizione, le quantità introdotte attraverso l’inalazione e l’ingestione sono comparabili. Uno studio condotto su volontari provenienti da tutto il mondo ha dimostrato la presenza di almeno 20 diversi tipi di microplastiche in 10 grammi di feci, con polipropilene e polietilene tereftalato presenti nella maggior parte dei campioni analizzati (80% delle MP totali). Lo studio è stato condotto su pochi individui ma è indicativo della presenza diffusa e variegata delle MP.

Effetti sulla salute e sull’ambiente

Esistono ancora poche informazioni sull’impatto delle microplastiche (MP) sulla salute degli animali e degli esseri umani. I polimeri, in generale, sono chimicamente inerti e dunque considerati non tossici. Tuttavia, le ridotte dimensioni e l’elevata superficie conferiscono alle MP, e ancora di più alle nanoplastiche (NP), maggiore reattività rispetto ai composti da cui originano, rendendole potenzialmente dannose per gli organismi a seconda del tipo di esposizione e della suscettibilità.

I rischi per l’uomo possono essere di natura fisica, chimica o microbiologica.

I rischi fisici sono dovuti alle ridotte dimensioni delle MP e delle NP che consentono ad entrambe di attraversare le barriere biologiche, come la barriera intestinale, ematoencefalica, testicolare e persino la placenta, e causare danni diretti, in particolare all’apparato respiratorio e all’apparato digerente in quanto, primi apparati con cui entrano in contatto.

Evidenze sono state raccolte in merito ai possibili effetti dell'esposizione a microplastiche sulla salute umana riguardanti l'apparato respiratorio, il sistema metabolico e quello riproduttivo e dello sviluppo.

Esistono pochi dati sul destino delle MP nel tratto gastrointestinale. I dati disponibili riguardano esclusivamente assorbimento e distribuzione, ma non sono ancora noti processi di trasformazione (metabolici) e di eliminazione. Solo MP più piccole, di dimensione inferiore a 150 micrometri sembra possano attraversare la barriera intestinale, sebbene l’assorbimento sia comunque considerato molto basso (inferiore o uguale allo 0,3%). Il passaggio ad altri organi sembra possa avvenire solo per una frazione limitata, di dimensioni inferiori a 1,5 micrometri. Tuttavia, studi sperimentali hanno dimostrato che, una volta assorbite, le MP si accumulano in fegato, reni e intestino, con la capacità di provocare stress ossidativo, problemi metabolici, processi infiammatori, nonché danni ai sistemi immunitario e neurologico.

Le MP possono essere veicolo di sostanze potenzialmente pericolose di natura sia organica che inorganica. Nella valutazione degli effetti negativi delle MP, infatti, occorre tenere conto della presenza delle sostanze chimiche in esse presenti o attaccate alla loro superficie, il cui rilascio nell’organismo rappresenta un potenziale rischio per la salute, e di eventuali organismi patogeni.

I rischi chimici derivano dalla presenza di contaminanti, come i plasticizzanti (ftalati, bisfenolo A) o i contaminanti persistenti (ritardanti di fiamma bromurati, idrocarburi policiclici aromatici, policlorobifenili) presenti nelle microplastiche. Molti di questi contaminanti, essendo interferenti endocrini, possono provocare danni a carico del sistema endocrino, e di conseguenza causare problemi alla sfera riproduttiva e al metabolismo, in tutte le fasi vulnerabili della vita, in particolare pre e neonatale, infanzia, pubertà.

Per questo, il nuovo regolamento europeo (Reg. 2023/2055) restringe ulteriormente l'uso di polimeri aggiunti intenzionalmente nei prodotti.

I rischi microbiologici: le MP possono, inoltre, trasportare microorganismi patogeni sulla loro superfice, come batteri quali Escherichia coli (un batterio che vive comunemente nell'intestino di esseri umani e animali, la maggior parte dei ceppi è innocua e svolge un ruolo importante nella flora intestinale, ma alcuni ceppi patogeni possono essere causa di infezioni anche gravi); Bacillus cereus (batterio sporigeno molto diffuso nell'ambiente, per esempio nel suolo e nella polvere, è noto principalmente per causare tossinfezioni alimentari) e Stenotrophomonas maltophila (batterio diffuso nell'ambiente e spesso coinvolto in infezioni ospedaliere.

Valutazione del rischio

Attualmente sono estremamente scarsi i dati disponibili sulla quantità delle microplastiche a cui la popolazione è esposta, sulle vie di esposizione, sui principali bersagli e sui potenziali effetti dannosi per la salute; la comunità scientifica internazionale sta lavorando nell’ambito di numerosi programmi di ricerca per estendere le conoscenze sull’argomento con un approccio che prevede il coinvolgimento di più discipline diverse.

Nel 2024 l'EFSA ha ribadito che non è possibile stabilire una dose giornaliera tollerabile (TDI, Tolerable Daily Intake) a causa di dati insufficienti su tossicocinetica e tossicodinamica. L’impossibilità di effettuare una corretta valutazione del rischio per la salute umana è legata soprattutto alla mancanza di metodi chimici per la rilevazione e la quantificazione delle MP, soprattutto di quelle con dimensioni inferiori a 150 micrometri, negli alimenti e anche nell’ambiente e nel corpo umano. L’attività di ricerca dovrebbe essere indirizzata a ottenere dati sulla cinetica e sugli effetti sistemici e a lungo termine delle MP, soprattutto per quelle di dimensioni minori, comprese le nanoplastiche.

Normativa

Negli ultimi anni, la diffusa presenza delle MP ha destato preoccupazione a livello globale e diversi organismi regolatori stanno lavorando per sviluppare sistemi e politiche per mitigare i potenziali rischi per l'uomo e per l'ambiente.

Il Regolamento (UE) 2023/2055 (in vigore dal 17 ottobre 2023) introduce, ai sensi del Regolamento REACH (Allegato XVII), una restrizione sull’immissione sul mercato di microplastiche aggiunte intenzionalmente in prodotti come cosmetici, detergenti, fertilizzanti, prodotti per la cura delle piante, pellet industriali e materiali glitter. Sono previsti divieti graduali dal 2023 fino al 2035 a seconda della tipologia di prodotto.

Le nuove norme previste nel Regolamento (UE) 2023/2055, nonostante i tempi lunghi di applicazione, impediranno il rilascio nell'ambiente di circa mezzo milione di tonnellate di microplastiche e vieteranno la vendita di microplastiche in quanto tali e di prodotti ai quali sono aggiunte intenzionalmente e che rilasciano microplastiche quando vengono utilizzati. In Italia, dal 2020 è vietata la vendita di cosmetici da risciacquo contenenti MP (Legge n. 205 del 27 dicembre 2017, art. 1, comma 546).

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Prossimo aggiornamento: 25 Febbraio 2028

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