Introduzione

bisfenolo

Il Bisfenolo A (BPA) è prodotto sin dagli anni '60 dello scorso secolo ed è una sostanza chimica molto utilizzata in tutti i paesi industrializzati.

È impiegato nella produzione delle plastiche in policarbonato (molto diffuse per le proprietà di trasparenza, resistenza termica e meccanica), utilizzate nei recipienti per uso alimentare, e nelle resine epossidiche che compongono il rivestimento protettivo interno presente nella maggior parte delle lattine per alimenti e bevande.

Gli usi in campo non alimentare vanno dalla carta termica degli scontrini ai dispositivi odontoiatrici.

Rischi per la salute

Il BPA è considerato un interferente endocrino, vale a dire una sostanza in grado di danneggiare la salute alterando l'equilibrio endocrino, soprattutto nella fase dello sviluppo all’interno dell’utero e nella prima infanzia.

Gli studi sperimentali, ed anche un numero crescente di studi epidemiologici (vale a dire sull’incidenza di determinate malattie nella popolazione umana), indicano che il BPA ha effetti estrogenici, quindi in grado di “mimare” l’azione degli estrogeni (ormoni “femminili”) che hanno una vasta influenza sulla funzione riproduttiva, ma anche su altre funzioni dell’organismo.

Il BPA, pertanto, può alterare lo sviluppo dei sistemi riproduttivo, nervoso ed immunitario.

Nell'adulto la tossicità del BPA sembra modesta tuttavia, il feto e il neonato, a causa delle loro ridotte dimensioni e minori capacità di metabolizzare, potrebbero risultare molto più vulnerabili.

L’aumento del rischio di obesità e di tumore mammario sono effetti particolarmente preoccupanti identificati recentemente dalla ricerca sperimentale.

I risultati degli studi sul BPA sono talora contraddittori: tuttavia, l’agenzia europea per le sostanze chimiche (European Chemicals Agency, ECHA)  ha considerato che le evidenze sono complessivamente sufficienti per considerare il BPA in grado di danneggiare la funzione riproduttiva (2014) e agire come un interferente endocrino (2017).

A causa dei numerosi usi della sostanza, in campo alimentare e non, la popolazione è esposta al Bisfenolo A. In particolare il BPA può passare in piccole quantità dai recipienti che lo contengono ai cibi e alle bevande, soprattutto se i materiali non sono perfettamente integri e sono utilizzati ad alte temperature.

In Italia il progetto PREVIENI sul biomonitoraggio degli interferenti endocrini, coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha dimostrato l'esposizione diffusa nella popolazione.

In Europa la valutazione più completa dell'esposizione alimentare e ambientale al BPA è stata pubblicata nel 2015 dall'autorità europea per la sicurezza alimentare (European Food Safety Autority, EFSA). In tale valutazione EFSA ha ridotto la “dose giornaliera tollerabile” per il BPA da 50 a 4 microgrammi per chilo di peso corporeo al giorno; nonostante ciò, EFSA ha concluso che - dopo il divieto del BPA nei biberon - i livelli di esposizione in Europa erano al di sotto di una soglia di rischio, anche per le fasce di popolazione potenzialmente più vulnerabili come i bambini. Tuttavia, considerando che la sostanza continua ad essere oggetto di nuove indagini, EFSA è pronta a rivedere ed aggiornare la sua valutazione.

Regolamentazione del Bisfenolo A

Come altri interferenti endocrini, il BPA è stato oggetto di misure restrittive da parte del legislatore europeo. 

Dal 2009 è inserito nell’elenco delle sostanze vietate nei prodotti cosmetici (Regolamento (CE) 1223/2009); dal 2011 il suo uso è vietato per la fabbricazione di biberon di policarbonato per lattanti (Regolamento (UE) 321/2011).

Più in generale, la classificazione del BPA come tossico per la riproduzione e interferente endocrino lo pone fra le “sostanze particolarmente preoccupanti” secondo i criteri del Regolamento europeo sulle sostanze chimiche REACH; tali sostanze sono destinate a limitazioni d'uso e, ovunque possibile, alla sostituzione con sostanze meno nocive.

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