Introduzione

Campi elettromagnetici

I campi elettromagnetici sono generati da distribuzioni di carica elettrica variabili nel tempo e si propagano nello spazio sotto forma di onde (radiazione elettromagnetica).

La radiazione elettromagnetica può essere di origine naturale come la radiazione solare, costituita da radiazione visibile (luce), infrarossa e ultravioletta, oppure di origine artificiale, come le radiazioni elettromagnetiche a radiofrequenza emesse dalle antenne radiotelevisive, dai telefoni cellulari e dai Wi-Fi, o come i campi elettrici e magnetici a bassa frequenza generati dalle linee elettriche ad alta tensione per il trasporto dell’energia elettrica o anche dagli elettrodomestici.

I mezzi di comunicazione usano spesso il termine “elettrosmog” per indicare la presenza negli ambienti di vita della popolazione dei campi elettrici e magnetici a bassa frequenza e della radiazione elettromagnetica a radiofrequenza di origine artificiale per analogia con il termine “smog”, derivato dalla composizione di due termini, fumo (smoke) e nebbia (fog), utilizzato per indicare l’inquinamento atmosferico dovuto ai fumi di scarico nelle aree metropolitane. Il termine “elettrosmog” viene infatti utilizzato come sinonimo di “inquinamento elettromagnetico”, altro termine che implicitamente associa le esposizioni ambientali ai campi elettromagnetici a bassa frequenza e a radiofrequenza ad effetti negativi per la salute.

In realtà, nonostante il fatto che vi sia una crescente preoccupazione sugli effetti che può avere sulla salute pubblica l'esposizione a queste radiazioni, i numerosi studi effettuati fino ad oggi hanno dimostrato effetti sanitari sulle persone solo per livelli molto alti di esposizione a campi elettromagnetici, non riscontrabili negli ambienti di vita della popolazione, capaci di indurre aumenti di temperatura rilevanti nel corpo umano, mentre non sono stati ad oggi dimostrati effetti per livelli di esposizione normalmente associati all'uso quotidiano di apparecchi che emettono campi elettromagnetici.

Al contrario, la radiazione elettromagnetica proveniente dal sole, ed in particolare la sua componente ultravioletta, è un fattore di rischio accertato per diverse patologie, tra cui un grave tumore maligno della pelle come il melanoma, motivo per cui l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato la radiazione ultravioletta, solare ed artificiale, come “cancerogena per gli esseri umani” (Gruppo 1) ma le preoccupazioni al riguardo sembrano meno diffuse nella popolazione rispetto a quelle relative al cosiddetto “elettrosmog”.

In conclusione, i termini “elettrosmog” ed  “inquinamento elettromagnetico” sono fuorvianti e sarebbe preferibile non utilizzarli. Tuttavia, la comunità scientifica concorda sul fatto che sono necessari ulteriori studi relativamente ai possibili rischi connessi alle esposizioni ambientali ai campi magnetici a bassa frequenza e ai campi elettromagnetici a radiofrequenza.

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