Introduzione

ADHD

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è caratterizzato da un insieme di sintomi relativi al comportamento che includono disattenzione, iperattività e impulsività (Video).

I segnali della presenza dell'ADHD, di solito, si manifestano in età precoce e diventano evidenti con l’ingresso nella scuola primaria. In genere, l'accertamento (diagnosi) avviene tra i 7 e i 10 anni d’età.
Nella maggior parte dei casi, si assiste ad un miglioramento dei disturbi (sintomi) con il progredire dell’età, tuttavia, circa un terzo degli adulti colpiti in età giovanile continua a manifestare la sintomatologia.

Le persone con ADHD possono avere anche altri problemi di salute come, ad esempio, disturbi del sonno e disturbi d’ansia.

Molti bambini attraversano delle fasi in cui sono particolarmente irrequieti e distratti. Questo è assolutamente normale e non deve essere confuso con l'ADHD. Tuttavia, qualora si sospetti che il comportamento sia diverso da quello dei coetanei, è opportuno far presente il problema al pediatra, agli insegnanti del bimbo o al coordinatore dell’area bisogni educativi speciali (leggi la Bufala).

È consigliabile rivolgersi al medico di famiglia anche nel caso in cui un adulto sospetti di avere l’ADHD anche se non gli era stato diagnosticato da bambino.

La causa esatta dell’ADHD non è nota ma si è riscontrata una certa familiarità.
La ricerca ha identificato alcune possibili differenze nel cervello delle persone con ADHD rispetto a quelle che non soffrono di questo disturbo ma il loro significato non è ancora pienamente chiarito.

Altri fattori che potrebbero avere un ruolo nella comparsa dell’ADHD sono:

  • nascita prematura (prima della 37a settimana di gravidanza)
  • basso peso alla nascita
  • fumo, alcol o abuso di sotanze stupefacenti durante la gravidanza

L’ADHD è più comune tra i maschi rispetto alle femmine. Può essere gestito con un appropriato intervento educativo rivolto ai genitori e ai bambini che presentano il disturbo integrandolo, se necessario, con la terapia farmacologica (trattamento multimodale). Quest’ultima è spesso il primo trattamento offerto agli adulti con ADHD, sebbene le terapie psicologiche come la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) possano essere utili.

Prendersi cura di una persona con ADHD può essere molto impegnativo, ma è importante ricordare che questi bambini non possono far nulla per controllare il loro comportamento.
Alcuni problemi che possono insorgere nella vita quotidiana riguardano:

  • portare a letto il bambino la sera
  • la preparazione per arrivare a scuola in tempo
  • l’ascolto e l’esecuzione delle istruzioni
  • l’organizzazione del lavoro
  • le occasioni sociali
  • lo shopping

Anche gli adulti con ADHD possono avere le stesse difficoltà, alcuni hanno anche problemi con la droga, la criminalità o il lavoro.

Sintomi

I sintomi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) possono essere raggruppati in due categorie di problemi comportamentali:

  • disattenzione
  • iperattività e impulsività

La maggior parte delle persone con ADHD presenta sia disattenzione sia iperattività/impulsività (Video). Tuttavia, in alcuni casi, è presente solo il disturbo da deficit dell’attenzione (ADD), che può anche passare inosservato poiché i sintomi sono meno evidenti.

I disturbi (sintomi) nei bambini e negli adolescenti

I disturbi dell’ADHD sono ben definiti, già evidenti prima dei 6 anni e si manifestano a casa, a scuola e nella vita sociale del bambino.

I principali segni della disattenzione sono:

  • attenzione ridotta e facile distraibilità
  • smemoratezza e attitudine a smarrire gli oggetti
  • incapacità di svolgere compiti noiosi o che richiedano molto tempo
  • incapacità di ascoltare o eseguire le istruzioni
  • cambiare continuamente attività
  • difficoltà nell’organizzazione dei compiti

I principali segni dell’iperattività e dell’impulsività sono:

  • non riuscire a star fermi, soprattutto in ambiente tranquillo e silenzioso
  • agitarsi continuamente
  • parlare troppo
  • non rispettare il proprio turno
  • agire impulsivamente
  • interrompere le conversazioni degli altri
  • alterato senso del pericolo

Tali sintomi possono causare problemi rilevanti nella vita di un bambino: scarso rendimento scolastico, scarse relazioni sociali con coetanei e adulti, problemi disciplinari.

In alcuni bambini all’ADHD si associano:

  • disturbo d’ansia, il bambino è spaventato e nervoso per la maggior parte del tempo, può avere battito cardiaco accelerato, sudorazione e vertigini
  • disturbo oppositivo provocatorio (DOP), comportamento negativo e dirompente in particolare verso l’autorità di genitori e insegnanti
  • disturbo della condotta con comportamento antisociale, furto, aggressività, atti di vandalismo e lesioni a persone o animali
  • depressione
  • disturbo del sonno, con difficoltà ad addormentarsi e sonno irregolare
  • disturbi dello spettro autistico (ASD), con difficoltà di interazione sociale, comunicazione e comportamento
  • epilessia, malattia neurologica che provoca violenti movimenti convulsivi dei muscoli e perdita di coscienza
  • sindrome di Tourette, malattia del sistema nervoso caratterizzata da una combinazione di rumori involontari e movimenti chiamati tic
  • disturbi dell’apprendimento tra cui dislessia e discalculia

I disturbi (sintomi) negli adulti

L'ADHD è un disordine dello sviluppo neurologico e i disturbi (sintomi) specifici che provoca, così come le malattie o le condizioni associate (comorbilità) quali, ad esempio, depressione o dislessia, possono persistere in età adulta.
L'ADHD può anche manifestarsi direttamente negli adulti. I disturbi (sintomi) sono gli stessi dei bambini e degli adolescenti ma si manifestano in modo diverso: l'iperattività tende a diminuire, mentre la disattenzione peggiora con l’aumento degli impegni della vita adulta.
I disturbi sono molto più subdoli rispetto a quelli presenti nei bambini e includono:

  • incuria e mancanza di attenzione per i dettagli
  • avvio di nuove attività prima di terminare quelle già iniziate
  • scarsa capacità organizzativa
  • incapacità di concentrarsi o di stabilire delle priorità
  • smemoratezza
  • irrequietezza e nervosismo
  • difficoltà a tacere, parlare a sproposito
  • farfugliare le risposte interrompendo spesso gli altri
  • umore instabile, irritabilità, irascibilità
  • incapacità di reggere lo stress
  • impazienza estrema
  • mancata percezione del rischio (ad esempio, guidare pericolosamente)

Anche negli adulti l’ADHD può essere associato con altri disturbi, in particolare con la depressione. Altre malattie associate all’ADHD sono:

  • disturbi della personalità, con pensieri, esperienze e comportamenti che si discostano notevolmente dalla cultura a cui l'individuo appartiene
  • disturbo bipolare, con oscillazioni del tono dell’umore da un estremo all'altro
  • disturbo ossessivo-compulsivo (DOC), con pensieri ossessivi e comportamenti ripetitivi (compulsioni)

I problemi comportamentali associati con l'ADHD possono causare difficoltà nelle relazioni con gli altri, uso di sostanze stupefacenti, criminalità. Alcuni adulti con ADHD hanno difficoltà a trovare e mantenere il lavoro.

Cause

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è un disordine cosiddetto multifattoriale in cui entrano in gioco elementi sia genetici sia ambientali, solo in parte individuati.

Fattori genetici

L'ADHD tende a presentarsi nello stesso “ramo” familiare e, nella maggior parte dei casi, si pensa che i geni ereditati dai genitori svolgano un ruolo significativo nello suo sviluppo.
Gli studi scientifici mostrano che entrambi i genitori e i fratelli di un bambino con ADHD hanno una probabilità di avere la malattia da quattro a cinque volte maggiore rispetto alle altre persone.
Tuttavia, il modo in cui l'ADHD si trasmette potrebbe essere più complesso e non legato a un singolo difetto genetico.

Funzioni e struttura del cervello

La ricerca ha individuato una serie di possibili differenze nel cervello delle persone con ADHD rispetto a coloro che non hanno il disturbo, anche se il significato esatto di tali differenze non è chiaro.
Ad esempio, gli studi di TAC (tomografia assiale computerizzata) cerebrali hanno evidenziato che alcune aree del cervello possono essere più piccole nelle persone con ADHD, mentre altre aree possono essere più grandi.
Le immagini del cervello ottenute con TAC e/o risonanza magnetica nucleare (RMN) mostrano anche che il cervello dei bambini con ADHD può impiegare in media due o tre anni in più per maturare, rispetto ai bambini senza il disturbo.
Altri studi hanno suggerito che le persone con ADHD possano avere uno squilibrio nel livello di neurotrasmettitori cerebrali (dopamina, noradrenalina) o che queste sostanze chimiche possano non funzionare correttamente.

Altre possibili cause

È possibile che varie altre cause giochino un ruolo nello sviluppo dell’ADHD, tra cui:

  • nascita prematura (prima dell 37a settimana di gravidanza)
  • basso peso alla nascita
  • danni cerebrali nel grembo materno o nei primi anni di vita
  • fumo, alcol, sostanze stupefacenti assunti durante la gravidanza
  • esposizione ad alti livelli di piombo in giovane età

Tuttavia, le prove scientifiche per molti di questi fattori sono insufficienti e sono necessari altri studi per stabilire se contribuiscano effettivamente allo sviluppo dell’ADHD.

Diagnosi

Se un genitore pensa che il proprio figlio possa avere il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), dovrebbe parlarne con il medico di famiglia o con il pediatra (leggi la Bufala).
Potrebbe anche essere utile verificare se gli insegnanti abbiano notato qualcosa di strano nel comportamento del bambino.
Il medico di famiglia o il pediatra possono accertare (diagnosticare) l'ADHD ma, per confermarne la presenza è necessaria una valutazione specialistica (Video).

Passi da compiere

Se il pediatra sospetta che un bambino possa avere l'ADHD, può suggerire un periodo di "attesa vigile" di circa 10 settimane per vedere se i disturbi (sintomi) migliorano, rimangono invariati o peggiorano. Può anche consigliare di iniziare un intervento di formazione con l’obiettivo di apprendere le giuste modalità per aiutare il bambino (parent training).

Se il comportamento non migliora e compromette gravemente la vita quotidiana, il pediatra richiederà una valutazione da parte di uno specialista.

Se è un adulto a mostrare i segnali dell’ADHD, il medico di famiglia prima valuterà i disturbi presenti e poi invierà da uno specialista se i disturbi (sintomi) causati dall’ADHD:

  • hanno avuto inizio durante l'infanzia e persistono tuttora
  • non possono essere spiegati da un problema di salute mentale
  • hanno un impatto significativo sulla vita quotidiana: per esempio, problemi di inefficienza al lavoro o nei rapporti interpersonali

La valutazione

Gli specialisti di riferimento sono:

  • neurospichiatra infantile, o psichiatra per l’adulto
  • psicologo clinico

Non esiste un test semplice per stabilire se una persona abbia l'ADHD, ma lo specialista può fare una diagnosi accurata, dopo una valutazione dettagliata che include:

  • esame fisico, per escludere che la causa dei disturbi possano essere altre malattie (diagnosi differenziale)
  • serie di interviste con il bambino o l’adulto interessati dal disturbo
  • interviste o resoconti da parte di altre persone significative: genitori e insegnanti

La diagnosi nei bambini e negli adolescenti

La diagnosi di ADHD nei bambini si basa sull’applicazione di una serie di criteri rigorosi. Affinché sia diagnosticato l'ADHD, devono essere presenti 6 o più sintomi di disattenzione o 6 o più sintomi di iperattività e impulsività. Inoltre, è necessario che i disturbi (sintomi):

  • siano stati presenti ininterrottamente per almeno 6 mesi
  • siano comparsi prima dei 7 anni
  • si siano manifestati in almeno due contesti differenti, ad esempio a casa e a scuola, per escludere la possibilità che il comportamento sia solo una reazione a certi insegnanti o al controllo da parte dei genitori
  • siano tali da rendere la vita molto più difficile a livello sociale, scolastico o lavorativo

La diagnosi negli adulti

L'accertamento (diagnosi) dell’ADHD negli adulti è più difficile perché c'è disaccordo sulla validità dell'elenco dei disturbi (sintomi) utilizzato per accertarlo nei bambini e negli adolescenti.

In un adulto l’ADHD può essere accertato (diagnosticato) se presenta 5 o più sintomi di disattenzione o 5 o più sintomi di iperattività e impulsività.
La diagnosi di ADHD negli adulti non può essere confermata a meno che i disturbi (sintomi) non siano stati presenti fin dall'infanzia.

Se l'ADHD non è stato diagnosticato in età giovanile o non si ricorda di aver avuto disturbi riconducibili all'ADHD da bambini, lo specialista può chiedere di visionare la documentazione scolastica o di parlare con genitori, insegnanti e chiunque altro possa fornire informazioni sul periodo dell’infanzia.

Affinché a un adulto sia diagnosticato l’ADHD, i disturbi (sintomi) manifestati dovrebbero avere un impatto moderato su diverse aree della vita, come ad esempio:

  • scarso rendimento lavorativo o scolastico
  • guida pericolosa
  • difficoltà a stringere e a mantenere amicizie
  • difficoltà nella relazione con il proprio partner

Terapia

Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) può essere curato con la psicoterapia o con una combinazione di farmaci e psicoterapia (trattamento multimodale). La cura (terapia) agisce sulle manifestazioni dell’ADHD ma non ne rimuove le cause (Video).
La cura multimodale può essere prescritta soltanto da un neuropsichiatra infantile operante in un centro di riferimento per l’ADHD accreditato dalla regione in base ai criteri forniti dall’Istituto Superiore di Sanità. Nel caso di un adulto, invece, la prescrizione spetta allo psichiatra. In ogni caso la somministrazione del farmaco fa parte di un piano terapeutico semestrale. Il controllo (monitoraggio) degli effetti della cura nel tempo può essere affidato al medico di famiglia o al pediatra.

Terapia farmacologica

I farmaci autorizzati in Italia per la cura dell’ADHD nei bambini e negli adulti sono:

  • metilfenidato
  • atomoxetina

Questi farmaci non guariscono dall'ADHD, ma possono migliorare la capacità di concentrazione, diminuire l'impulsività, favorire il rilassamento e l’acquisizione di nuove abilità. Il loro impiego inizia con una dose test per il metilfenidato e con dosi progressivamente crescenti per l'atomoxetina. Sono previsti controlli medici regolari per verificare l’efficacia della cura e la comparsa di eventuali effetti indesiderati (effetti collaterali).

Lo specialista deciderà la durata della terapia, che, in molti casi, si protrarrà fino a quando non produrrà dei risultati positivi.

Metilfenidato

Il metilfenidato è il farmaco più usato per il trattamento dell'ADHD. Appartiene a un gruppo di farmaci chiamati stimolanti del sistema nervoso centrale che agiscono aumentando l'attività del cervello, in particolare delle aree che controllano l'attenzione e il comportamento, modulando il rilascio della dopamina, una sostanza presente nelle cellule nervose (neuroni).

Il metilfenidato è considerato a tutt’oggi la cura farmacologia di riferimento per bambini di età superiore ai 6 anni, adolescenti e adulti con l’ADHD.

Il farmaco può essere preso sia in forma di compresse a rilascio immediato (due-tre volte al giorno) che in compresse a rilascio modificato (una volta al giorno).

Gli effetti indesiderati (effetti collaterali) più comuni associati all’uso del metilfenidato sono:

  • diminuzione di appetito, con perdita di peso
  • ritardo transitorio dell’accrescimento che scompare alla sospensione della terapia farmacologica
  • difficoltà di ad addormentarsi
  • mal di testa
  • mal di stomaco
  • sbalzi di umore

Atomoxetina

L’atomoxetina è un inibitore selettivo della ricaptazione della noradrenalina. In altre parole, provoca un aumento della concentrazione di questa sostanza nel cervello. La noradrenalina trasmette i messaggi tra le cellule cerebrali e, quindi, un suo aumento può aiutare la concentrazione e il controllo degli impulsi.

L'atomoxetina può essere utilizzata da adolescenti e bambini di età superiore ai sei anni e dagli adulti. È disponibile in forma di capsule di vario dosaggio, da assumere una volta al giorno a seconda della prescrizione medica.

Gli effetti indesiderati (effetti collaterali) più comuni dell’atomoxetina sono:

  • nausea e vomito
  • mal di stomaco
  • difficoltà ad addormentarsi
  • mal di testa
  • irritabilità

Terapie non farmacologiche

Le cure non basate sull’impiego di farmaci possono essere utili per curare l’ADHD nei bambini, negli adolescenti e negli adulti.
La psicoterapia è efficace anche nel trattamento di eventuali problemi associati come, ad esempio, i disturbi della condotta o dell’ansia.
Alcune delle terapie non farmacologiche includono:

  • intervento psico-educativo, incoraggia il bambino a discutere di ADHD e dei suoi disturbi (sintomi). Ciò può aiutarlo a dare un senso alla malattia, affrontare meglio il disturbo e a convivere con esso
  • terapia comportamentale, fornisce un supporto ai genitori e agli insegnanti di bambini con l’ADHD. La terapia di solito implica la gestione del comportamento utilizzando un sistema di premi per stimolare il bambino a cercare di controllare il suo disturbo. Ad esempio, per incoraggiare il bambino a restare seduto al tavolo per mangiare, gli viene data una piccola ricompensa quando si comporta bene, mentre gli viene tolto un privilegio quando si comporta male. Gli insegnanti dovranno imparare a pianificare e strutturare le attività per lodare e incoraggiare i bambini anche per piccoli progressi
  • intervento educativo rivolto ai genitori, interventi educativi specifici e personalizzati consentono ai genitori di apprendere modi di parlare con il bambino, di giocare e lavorare con lui per migliorarne l’attenzione e il comportamento. La formazione ai genitori può anche essere offerta prima che al bambino sia formalmente diagnosticato l’ADHD. Questi interventi, di solito, sono organizzati in gruppi e possono durare diverse settimane. Mirano a insegnare a genitori e assistenti diverse modalità di gestione del comportamento aumentando, al tempo stesso, la fiducia del genitore nella propria capacità di aiutare il proprio figlio e di migliorare il rapporto con lui
  • formazione per l’acquisizione di competenze sociali, prevede il coinvolgimento del bambino, facendolo partecipare a giochi di ruolo, con lo scopo di insegnargli come comportarsi in situazioni sociali e apprendere in che modo il suo comportamento influenza gli altri
  • terapia cognitivo- comportamentale (CBT), può aiutare a gestire i problemi modificando il modo di pensare e di comportarsi. Un terapista CBT cercherà di modificare il modo in cui il bambino si sente in una data situazione e ciò potrebbe determinare dei cambiamenti nel suo comportamento. La CBT può essere effettuata come terapia individuale o di gruppo
  • altri possibili trattamenti, possono essere utili per alcune persone, tuttavia, non ci sono evidenze che funzionino e non dovrebbero essere tentati senza uno stretto controllo medico

Dieta

Le persone con ADHD dovrebbero seguire una dieta sana ed equilibrata.
Alcuni possono notare un certo legame tra alcuni tipi di cibo e il peggioramento dei disturbi. Per esempio, lo zucchero, i coloranti, gli additivi e la caffeina sono spesso accusati di aggravare l'iperattività. Altri credono di avere intolleranze al glutine o a prodotti lattiero caseari che si aggiungono ai loro disturbi (sintomi). In questo caso, può essere utile tenere un diario di ciò che si mangia e si beve e dei comportamenti che compaiono. In ogni caso, è opportuno discuterne sempre con il medico di famiglia che, se lo ritiene necessario, può consigliare di rivolgersi a un professionista sanitario specializzato in nutrizione.
È sconsigliabile modificare la dieta del bambino senza parere del medico.

Supplementi

Alcuni studi hanno suggerito che gli integratori di acidi grassi omega-6 e omega-3 possano essere utili nelle persone con ADHD, anche se le prove a sostegno di questa ipotesi sono molto limitate.
È sempre necessario parlare con il medico di famiglia prima di usare qualsiasi integratore perché alcuni possono reagire in modo imprevedibile con i farmaci o renderli meno efficaci.
Alcuni integratori, inoltre, non dovrebbero essere assunti per lungo tempo perché possono raggiungere concentrazioni pericolose nell’organismo.

Aspetti etici

Spesso il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è citato come esempio della cosiddetta medicalizzazione, intesa come appropriazione da parte della classe medica di un problema precedentemente non medico, con un processo di mercificazione della malattia (disease mongering) volto ad aumentare la vendita di farmaci o di procedure terapeutiche.
Di fatto, i principali disturbi (sintomi) dell’ADHD rientrano tutti nel normale ventaglio di comportamenti dei bambini e, come per altri disordini mentali, la diagnosi si fonda sulla valutazione clinica dello specialista.

I dati sulla diffusione dell’ADHD nel mondo, che evidenziano grandi differenze tra i diversi paesi con percentuali che oscillano tra il 2,2% e il 17,8%, sembrano sostenere l’ipotesi che fattori soggettivi, anche socio-culturali, abbiamo un forte peso nell’influenzare la diagnosi del disturbo.

Secondo alcuni, la mancanza di una chiara linea di separazione che permetta di distinguere il comportamento di un bambino normale da uno colpito da ADHD, pone il rischio di un eccesso di diagnosi del disturbo con un conseguente eccesso di cure che pone ovvi problemi etici.

Tuttavia, nella comunità scientifica vi è anche chi sostiene che la condizione sia sotto-diagnosticata e sotto-curata con conseguenze negative per la persona che ne soffre, tra cui la possibile correzione del comportamento iperattivo con l’isolamento o la punizione fisica.
Collegata al tema dell’eccesso o del difetto diagnostico, è la ricerca delle principali cause dell’ADHD per poter scegliere la cura più adatta (farmacologica o psico-comportamentale).
Vi è un certo accordo nel sostenere che l’ADHD sia una condizione complessa in cui interagiscono, in vario modo, fattori biologici e ambientali e, dunque, la soluzione non possa essere semplicemente farmacologica.

Si deve, inoltre, sottolineare come i medicinali prescritti per controllare i disturbi (sintomi) dell’ADHD, tra cui il metilfenidato e i prodotti anfetaminici, come adderall, siano oggi tra i più comuni farmaci utilizzati per scopi di cosiddetto potenziamento (enhancement) cognitivo, ovvero, per migliorare il funzionamento cognitivo o comportamentale anche in mancanza di un reale bisogno.

Secondo alcuni, l’uso dei farmaci per l'ADHD anche a fini di potenziamento cognitivo indica come il tentativo di stabilire criteri universali per distinguere le situazioni di normalità e anormalità sia, di fatto, inutile essendo il potenziamento cognitivo un obiettivo umano legittimo ed auspicabile, fatto salvo un uso sicuro e responsabile dei farmaci.
L'American Academy of Neurology ha fatto propria questa visione giustificando i propri membri che prescrivono tali farmaci a pazienti sani su loro richiesta.

In ogni caso, i disturbi causati dall’ADHD (disattenzione, iperattività e impulsività) possono rappresentare una seria minaccia allo sviluppo armonico della persona nell’età dello sviluppo (età evolutiva) e all’organizzazione delle attività quotidiane e, perciò, è necessario intervenire per controllarne l’intensità.

Vivere con

Prendersi cura di un bambino con disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) può essere molto impegnativo. I comportamenti impulsivi, impavidi e caotici tipici dell’ADHD possono rendere le normali attività quotidiane faticose e stressanti.

Modi per affrontare il problema

È importante ricordare che un bambino con ADHD non può fare nulla per controllare il suo comportamento poiché avendo difficoltà a reprimere gli impulsi non si ferma a valutare una situazione o le sue conseguenze, prima di agire.

Consigli utili per gestire un bambino con ADHD

  • pianificare la giornata, il bambino deve sapere cosa aspettarsi. Le routine possono fare la differenza rispetto al modo in cui un bambino con ADHD affronta la vita quotidiana. Ad esempio, se deve prepararsi per la scuola, è utile scomporre tale attività in passaggi strutturati in modo che egli sappia esattamente cosa deve fare
  • fissare dei limiti chiari, assicurarsi che tutti sappiano quale sia il comportamento atteso e premiarlo con lodi immediate o ricompense quando si verifica. Se, invece, le regole sono oltrepassate devono esserci delle conseguenze (ad esempio, togliere un privilegio) che vanno perseguite con coerenza
  • essere positivi, esprimere lodi specifiche. Invece di un generico, “Grazie per averlo fatto”, preferite “Hai lavato i piatti molto bene. Grazie”. In questo modo sarà più chiaro al bambino che si è contenti, e perché
  • dare delle istruzioni, fornire al bambino istruzioni brevi e specifiche. Anzichè chiedere, “Puoi riordinare la tua camera da letto?” è preferibile “Per favore, metti i tuoi giocattoli nella scatola e i libri di nuovo sul ripiano”. Al bambino sarà più chiaro cosa deve fare e, quando le cose sono fatte bene, potrà essere lodato
  • incentivi, impostare il sistema di incentivi utilizzando un grafico a punti o a stella, in modo che con un buon comportamento si possano guadagnare dei privilegi. Ad esempio, comportarsi bene durante la spesa farà guadagnare al bambino del tempo in più da spendere al computer o alla playstation. Permettere al bambino di contribuire a decidere quali saranno i privilegi che potrà ottenere comportandosi adeguatamente.
    Questi grafici devono essere modificati regolarmente o potrebbero diventare noiosi. Gli obiettivi dovrebbero essere:
    • immediati (giornalieri)
    • intermedi (settimanali)
    • a lungo termine (trimestrali)
    Provate a concentrarvi solo su uno o due comportamenti per volta
  • intervenire precocemente, prestare attenzione ai segnali di allarme. Se il bambino appare frustrato, sovrastimolato e in procinto di perdere il controllo di sé, bisogna intervenire distraendolo, se possibile, allontanandolo dalla situazione critica, e cercando di calmarlo
  • situazioni sociali, creare occasioni sociali brevi e piacevoli. Invitare gli amici a giocare, ma per breve tempo, in modo che il bambino non perda il controllo di sé. Evitare di farlo quando è stanco o affamato come, ad esempio, dopo una giornata trascorsa a scuola
  • esercizio fisico, assicurarsi che il bambino faccia molta attività fisica durante il giorno perché lo aiuta a migliorare la qualità del sonno
  • alimentazione, controllare ciò che il bambino mangia. Se diviene iperattivo dopo aver consumato alcuni cibi contenenti additivi o caffeina, è consigliabile prenderne nota e discuterne con il pediatra
  • orari per dormire, assicurarsi che il bambino vada a letto e si svegli sempre alla stessa ora. Evitare che svolga attività eccessivamente stimolanti, come giocare al computer, guardare la TV, fare attività fisica, subito prima di coricarsi
  • notte, l’ADHD può peggiorare la qualità del sonno e ciò può peggiorare i disturbi (sintomi). Molti bambini si alzano più volte dopo essere stati messi a letto. È consigliabile rendere il sonno una routine piacevole in modo che il bambino capisca che il letto non è un campo di battaglia
  • aiuto a scuola, i bambini con ADHD hanno spesso problemi di comportamento a scuola che si ripercuotono negativamente sui loro progressi scolastici. È opportuno discutere con gli insegnanti di eventuali supporti extra di cui il bambino possa aver bisogno

Cosa NON fare quando si ha un allievo con ADHD:

  • dirgli di stare calmo
  • parlargli lentamente
  • farlo leggere o scrivere lentamente e con precisione
  • lasciarlo da solo nell’organizzare i compiti e le attività della giornata
  • organizzare al suo posto le sue attività
  • fare cambiamenti improvvisi durante la giornata scolastica
  • interromperlo frequentemente mentre scrive o legge o svolge un compito
  • ignorare la presenza di fattori di distrazione nell’ambiente (ornamenti, oggetti, persone, rumori…)
  • togliere dal contesto scolastico qualsiasi stimolo di interesse
  • dare spiegazioni, richiami, rimproveri lunghi o ripetuti
  • negare o procrastinare riposi, intervalli, attività motorie o ludiche
  • imporgli di stare fermo o attento
  • dirgli che è svogliato, incapace, poco intelligente
  • pensare che disattenzione e iperattività siano due problemi diversi

Consigli utili per gli adulti con ADHD:

  • se costa fatica essere sempre organizzati, è utile fare delle liste, tenere un diario, utilizzare dei promemoria e riservare un po' del tempo per pianificare le attività
  • usare l’esercizio fisico quotidiano come valvola di sfogo
  • trovare dei modi per rilassarsi, come ascoltare musica o praticare tecniche di rilassamento
  • se si svolge un lavoro subordinato, parlare del proprio disturbo con il proprio “capo” perchè possa individuare condizioni che consentano di svolgere al meglio il proprio lavoro
  • parlare con il proprio medico della idoneità alla guida, e valutare insieme a lui se comunicare eventuali problemi alla Motorizzazione civile
  • contattare un gruppo di sostegno locale, o nazionale, per conoscere altre persone che vivono una situazione simile e possono essere fonte di sostegno, informazioni e consigli

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