Introduzione

Il test del DNA fetale è uno screening di diagnosi prenatale non invasivo, chiamato anche NIPT (Non Invasive Prenatal Testing), che serve a fornire una stima del rischio di alcune anomalie dei cromosomi attraverso l’analisi del DNA fetale libero nel sangue materno.
Il DNA fetale nel sangue materno proviene dalla placenta e permette di rilevare difetti relativi ad alterazioni cromosomiche quali:
- trisomia 21 (sindrome di Down)
- trisomia 18 (sindrome di Edwards)
- trisomia 13 (sindrome di Patau)
- anomalie dei cromosomi sessuali X e Y (ad esempio, sindrome di Turner, sindrome di Klinefelter) e alcune microdelezioni cromosomiche (piccolissime perdite di materiale genetico, che tuttavia possono contenere geni importanti per lo sviluppo)
La presenza di DNA fetale libero è rilevabile nel sangue materno già a partire dalla 4a-5a settimana di gestazione, ma nella maggior parte delle gravidanze il livello necessario per eseguire il test in modo attendibile si raggiunge solo a partire dalla decima settimana.
Il test
Il test si basa su un normale prelievo di sangue materno e consente di misurare, per ogni cromosoma, le quantità di specifiche sequenze di DNA attraverso tecnologie di sequenziamento dette NGS (Next Generation Sequencing). Per valutare, ad esempio, il rischio di sindrome di Down, caratterizzata da un cromosoma 21 in eccesso, si esaminano le sequenze di DNA fetale del cromosoma 21, si confronta il rapporto tra i frammenti cromosomici attesi in una gravidanza senza anomalie cromosomiche e quelli effettivamente rilevati nel sangue della madre sottoposta a esame. Se il test rileva la presenza di un numero di frammenti di cromosoma maggiore rispetto al previsto, il risultato indica che il feto potrebbe presentare la sindrome di Down.
É importante sottolineare che il NIPT è un esame di controllo (screening) e non un esame diagnostico, per questa ragione un risultato positivo deve essere sempre confermato da ulteriori indagini, come l'amniocentesi o la villocentesi.
Il NIPT su DNA fetale per il rilevamento delle principali trisomie (13, 18, 21, X e Y) è stato inserito nell’aggiornamento LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che ha ottenuto l’intesa da parte della Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 23 ottobre 2025. Ciò significa che - appena il nuovo decreto sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale - il test sarà garantito in gravidanza dal Servizio Sanitario Nazionale.
L’aggiornamento della linea guida “Gravidanza fisiologica”, del Centro Nazionale per la Prevenzione delle Malattie e la Promozione della Salute (CNaPPS) dell’Istituto Superiore di Sanità si raccomanda che lo screening nel primo trimestre delle anomalie cromosomiche più frequenti, tra cui la sindrome di Down, mediante test combinato o test del DNA fetale, sia offerto a tutte le donne indipendentemente dall’età, in modo che procedano con la gravidanza in maniera informata e consapevole.
Risultati
Il test del DNA (o NIPT) è altamente affidabile nell’identificare un feto a rischio di trisomia 21 con un'accuratezza quasi al 99%, mentre ha un valore predittivo leggermente inferiore per le trisomie 18 o 13.
La letteratura recente ha chiarito che il DNA analizzato dal NIPT è DNA libero, di origine placentare (cell-free fetal DNA), presente nel plasma materno.
Questo è importante perché:
- in alcuni casi questo DNA può non coincidere perfettamente con il patrimonio genetico del feto
- può spiegare rari falsi positivi o risultati discordanti
- ad esempio, nei controlli relativi alla sindrome di Down, che rappresenta l’indicazione principale, l’esame può fornire tre possibili risultati:
- positivo (alto rischio), il feto potrebbe presentare la sindrome di Down. In questo caso si consiglia fare una consulenza con un genetista per eventualmente procedere con la conferma del risultato ricorrendo ad un test più affidabile, come l’amniocentesi o la villocentesi
- negativo (basso rischio), è altamente improbabile che il feto presenti la sindrome di Down
- inconcludente (test fallito), il test non fornisce informazioni. Questo tipo di risultato, che riguarda circa il 2-5% dei casi è di solito dovuto al fatto che la percentuale di DNA fetale presente nel campione prelevato non è sufficiente per restituire un risultato affidabile (può succedere, ad esempio, a causa di un prelievo precoce o di un elevato indice di massa corporeo materno). In questi casi, il test può essere ripetuto o si può optare direttamente per un'indagine più invasiva
Aspetti di genere
Il test del DNA fetale (NIPT) può determinare il sesso cromosomico del feto (XX o XY) già a partire dalla 10ª settimana di gravidanza.
Questa informazione può essere utile in alcune situazioni cliniche, ad esempio quando esiste il rischio di malattie genetiche legate al cromosoma X. Tuttavia, la possibilità di conoscere precocemente il sesso fetale ha sollevato e solleva anche questioni etiche e sociali.
In alcuni contesti culturali, infatti, la preferenza per un determinato sesso potrebbe influenzare le decisioni riproduttive. Per questo motivo alcune raccomandazioni internazionali sottolineano l’importanza di una comunicazione responsabile di questa informazione e di un adeguato counseling prenatale sulla coppia genitoriale.
In relazione ai rischi legati alla selezione del sesso, il documento di riferimento è il “Preventing gender-biased sex selection”, sottoscritto dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e da altre organizzazioni, tra cui UN Women, che cita esplicitamente le tecnologie di diagnosi prenatale precoce come “strumenti che possono favorire la selezione prenatale del sesso in alcuni contesti”.
L’obiettivo è invece garantire che il test venga utilizzato per finalità di salute e che le decisioni della donna o della coppia siano informate e consapevoli.Bibliografia
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Prossimo aggiornamento: 20 Marzo 2028