Introduzione

Radon

Il radon (Rn) è un gas inodore e incolore (inerte), radioattivo, prodotto dal decadimento del radio, cioè dal cambiamento della composizione del nucleo dell'atomo di radio con emissione di radiazione. Il radio, a sua volta, è prodotto da decadimenti successivi dell'uranio, presente in piccole quantità in tutta la crosta terrestre.

Il suo isotopo (gli isotopi di un elemento chimico sono atomi con lo stesso numero di protoni, 86 nel caso del radon, ma con differente massa atomica, quindi con un diverso numero di neutroni) più diffuso nell'aria interna degli edifici è il 222Rn. Esso decade nel giro di pochi giorni (dimezza la sua concentrazione in 3.8 giorni) emettendo radiazioni ionizzanti di tipo alfa (particelle composte da due protoni e due neutroni) e formando i cosiddetti prodotti di decadimento del radon o figli del radon (isotopi, anch'essi radioattivi, di polonio, piombo e bismuto).

Fonti di esposizione

Il radon si trova in ogni terreno e roccia, sia pur in quantità molto diverse a seconda di alcune loro caratteristiche quali la concentrazione di uranio, la permeabilità, la presenza di fratture/faglie, ecc.

Il radon fuoriesce continuamente dal terreno disperdendosi nell'aria aperta (dove la concentrazione, di conseguenza, è molto bassa) o penetrando negli edifici e, in generale, nei luoghi chiusi. Al loro interno, quindi, la concentrazione di radon può essere elevata.

In generale, il meccanismo che permette al radon di penetrare nei luoghi chiusi è la piccola differenza di pressione che esiste tra l'interno degli edifici e l'esterno, dovuta alla differenza di temperatura tra l'interno (più caldo) dell'edificio e l'esterno (più freddo). In questo modo si crea una sorta di effetto camino che produce un'aspirazione dei gas presenti nel suolo, incluso il radon, verso l'interno dell'edificio.

Pur essendo il suolo la principale sorgente del radon che si trova nell'aria interna, anche diversi materiali edili ricavati da rocce o terreni, ad esempio quelli ricavati da rocce vulcaniche, sono sorgenti di radon. L'acqua proveniente da pozzi può costituire un'ulteriore sorgente di radon.

Radon e livelli di esposizione

L'unità di misura della concentrazione di radon, secondo il Sistema Internazionale (SI), è il Becquerel per metro cubo (Bq/m3), dove il Becquerel (Bq) è l'unità di misura dell'attività di una sostanza radioattiva e 1 Bq rappresenta 1 decadimento radioattivo al secondo.

La concentrazione di radon all'aperto è tipicamente bassa e, comunque, non supera le poche decine di Bq/m3, perché il radon che fuoriesce dal terreno si diluisce in un volume molto grande di aria. Nei luoghi chiusi (case, uffici, scuole ecc.), invece, la concentrazione varia tipicamente da poche decine a qualche centinaia di Bq/m3, ma può arrivare anche a valori molto più elevati (migliaia di Bq/m3).

La concentrazione di radon non è costante nel tempo: essa è generalmente più alta di notte e in inverno e più bassa di giorno e in estate, ma tali variabilità possono essere molto diverse da un edificio all'altro. Di conseguenza, per valutare i rischi per la salute dell’esposizione al radon, è necessario misurarne il valore medio nell'arco di un anno, come richiesto anche dalla normativa vigente, mentre sono del tutto inutili misure di breve durata.

Il radon, infatti, non produce effetti tossici immediati, salvo sia presente al di sopra di determinate soglie, ma effetti cancerogeni che si manifestano su tempi molto lunghi (anche di decenni). Essi sono tanto più probabili quanto maggiore è stata l'esposizione al gas. Per valutarla, bisogna misurare la concentrazione media annua.

Effetti sulla salute umana

Per quanto riguarda gli effetti che il radon ha sulla salute umana, ad oggi è accertato che l'esposizione al radon aumenta la probabilità di contrarre un tumore polmonare.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), attraverso l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ha classificato il radon nel Gruppo 1, quello che contiene le sostanze con un'evidente capacità di causare il cancro (cancerogenicità) sulla base di studi epidemiologici sugli esseri umani (120 sulle 1003 analizzate dalla IARC, al 18 aprile 2018, Agents classified by the IARC monographs, v. 1-123). Nello stesso gruppo sono presenti anche il fumo di sigaretta e l'amianto.

Il rischio di comparsa del cancro è proporzionale all'esposizione complessiva accumulata nel tempo: è data dalla concentrazione media del gas per il tempo di esposizione. Di conseguenza, sono più rilevanti le esposizioni di lunga durata a concentrazioni medio-basse (come ad esempio quelle in casa) piuttosto che le esposizioni di durata breve a concentrazioni maggiori (come, ad esempio, quelle nei luoghi di lavoro e, ancor più, quelle nei luoghi frequentati saltuariamente).

Il numero di tumori polmonari attribuibili all'esposizione al radon in Italia è stato valutato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) - sulla base dei più recenti studi epidemiologici, dei dati di concentrazione di radon rappresentativi dell’esposizione della popolazione italiana nelle abitazioni e della mortalità complessiva per tumore polmonare - pari a:

  • 3200 casi circa ogni anno (la stima oscilla da un minimo di circa 1100 a un massimo di circa 5700, in relazione alle inevitabili incertezze degli studi epidemiologici)
  • 10% circa di tutti i decessi per tumore polmonare in Italia, la percentuale varia da regione a regione, dal 4% al 16%, in relazione principalmente ai livelli medi di concentrazione di radon

La gran parte dei tumori polmonari attribuibili al radon coinvolge i fumatori (e in misura minore gli ex-fumatori) a causa dell'effetto moltiplicativo di radon e consumo di tabacco.

Per i non fumatori l'esposizione al radon costituisce uno dei principali fattori di rischio per tumore polmonare.

Sono stati studiati altri possibili effetti dell'esposizione al radon sulla salute, ad esempio, un incremento del rischio di leucemia, ma ad oggi non vi sono conclusioni certe in quanto il rischio per altri effetti è comunque molto inferiore rispetto a quello di sviluppare un tumore polmonare e, quindi, più difficile da accertare tramite studi epidemiologici.

Azioni di prevenzione e risanamento e normativa

È possibile, e solitamente poco costoso, ridurre la concentrazione di radon nell'aria interna agli edifici riducendo l'ingresso del radon proveniente dal terreno. Ciò può essere fatto tramite diversi accorgimenti tecnici, ad esempio aspirando, tramite una piccola pompa elettrica collegata a semplici tubature, l'aria proveniente dal suolo sottostante la casa e convogliandola verso l'esterno, dove si disperde.

Questi e altri accorgimenti tecnici per ridurre l'ingresso del radon possono essere applicati in modo preventivo durante la costruzione degli edifici (o le ristrutturazioni che coinvolgono la parte dell'edificio a contatto col suolo) e, in tal caso, sono ancora meno costosi e più efficaci che intervenire in un edificio già costruito.

La normativa italiana prevede dal 2001 il controllo della concentrazione di radon solo nei luoghi di lavoro, scuole incluse.

Le azioni di prevenzione in fase di costruzione degli edifici non sono attualmente obbligatorie in Italia ma nel 2008 sono state raccomandate dal comitato scientifico del Piano Nazionale Radon e sono richieste dalla nuova direttiva europea in materia di radioprotezione (2013/59/Euratom). Essa contiene anche disposizioni riguardanti il radon nelle abitazioni e una più stringente protezione dal radon nei luoghi di lavoro. L'Italia non ha ancora recepito questa direttiva europea.

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