Introduzione

L'influenza aviaria è una malattia degli uccelli provocata da virus dell'influenza di tipo A. Esistono diversi sottotipi di virus influenzali che possono infettare gli uccelli, in particolare quelli acquatici (anatidi), e sono distinti in base alle diverse combinazioni degli antigeni (molecole in grado di essere riconosciute e attivare il sistema immunitario) superficiali principali (emoagglutinina H e neuraminidasi N), che determinano la capacità del virus di infettare specie diverse e la sua patogenicità. Ad oggi, negli uccelli selvatici e domenstici sono stati identificati 16 diversi tipi di emoagglutinina e 9 di neuraminidasi.
I virus dell'influenza aviaria, di solito, non infettano gli esseri umani, tuttavia, sono stati segnalati rari casi di infezione nell'uomo. La fonte di contagio per gli esseri umani è costituita da volatili infetti che possono trasmettere il virus attraverso la saliva, il muco e le feci. Il virus, infatti, può infettare le persone attraverso gocce disperse nell'aria, mediante polveri inalate (respirate), oppure contaminando oggetti o superfici che possono venire a contatto con le mani e causare il contagio qualora fossero portate alla bocca, agli occhi o al naso. Le infezioni nell'uomo possono verificarsi a causa del contatto diretto, senza opportune protezioni (guanti, mascherina…), con volatili infetti o superfici contaminate.
Negli ultimi anni, i virus aviari che hanno provocato un certo numero di infezioni e alcune morti nell'uomo sono stati l'A/H5N1 (circolante dal 1997) e l'A/H7N9 (circolante dal 2013). Dal 2021 si registrano anche casi sporadici legati a ceppi emergenti HrN1, responsabili di epidemie nel pollame e negli uccelli selvatici in Europa, Asia e Americhe.
L'influenza aviaria colpisce, infatti, anche molte specie di uccelli domestici, tra cui polli, anatre, tacchini e oche.
Il rischio che il virus si trasmetta all'uomo è molto basso, e riguarda nella maggior parte dei casi persone e lavoratori esposti in contesti di focolai attivi, dove si entra in contatto con uccelli ammalati o morti per influenza aviaria. I paesi maggiormente colpiti sono Cina, Indonesia, Egitto e Vietnam. La vendita di pollame vivo nei mercati rappresenta un fattore importante nella diffusione del virus.
La paura di una nuova pandemia, originata da passaggi del virus aviario all'uomo, ha messo in moto una serie di misure straordinarie di prevenzione in tutto il mondo già da diversi anni.
In Italia, l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) e gli Istituti Zooprofilattici su tutto il Paese, seguono protocolli diagnostici aggiornati per identificare nuovi ceppi emergenti.
Dal 1999 ad oggi, si sono verificate diverse epidemie di influenza aviaria in polli e tacchini, ma nessun caso grave tra il personale presente negli allevamenti infetti. Il Ministero della Salute ed il Centro di referenza nazionale per l'influenza aviaria hanno predisposto misure per mitigare e contenere i focolai negli allevamenti in cui sono comparsi e per controllare le persone esposte (principalmente personale addetto alla manutenzione degli allevamenti) ai virus dell’influenza aviaria.
Sintomi
Le forme cliniche causate dai virus dell'influenza aviaria sono state associate a una vasta gamma di malattie, dalla semplice congiuntivite, alla malattia simil-influenzale, alla malattia respiratoria grave (ad esempio, difficoltà respiratorie, polmoniti, insufficienza respiratoria), alla malattia multi-organo. A volte, sono accompagnate da nausea, dolori addominali, diarrea, vomito e malattie neurologiche (alterazione dello stato mentale, convulsioni), conseguenze rare ma possibili nelle forme gravi).
Cause
L'influenza aviaria colpisce numerosi uccelli selvatici migratori (anatidi) che possono infettare il pollame domestico come le anatre, le oche, i tacchini e i polli. Il virus si trasmette all'uomo attraverso il contatto diretto con uccelli infetti, vivi o morti, con i loro escrementi o con le secrezioni provenienti dalle vie respiratorie e dagli occhi.
La vendita di pollame vivo nei mercati all'aperto, dove le uova e gli uccelli sono venduti in condizioni di sovraffollamento e, spesso, di igiene precaria, rappresenta un'importante forma di esposizione al virus con rischio di infezione e diffusione della malattia. È, quindi, fortemente consigliato di non frequentare tali luoghi se si viaggia in paesi colpiti da focolai di influenza aviaria. Il virus A/H5N1 dal 2011 è considerato radicato (endemico) in Bangladesh, Egitto, Cina, India, Indonesia e Vietnam; dal 2022 alcuni ceppi del virus, diffuso in molte aree del mondo, sono considerati capaci di diffondersi e propagarsi tra specie diverse (pollame, mammiferi selvatici e domestici).
Per ridurre la diffusione del virus tra gli allevamenti di pollame (avicoli), si attuano procedure di pulizia e disinfezione, sia in ingresso che in uscita dagli allevamenti, per persone, mezzi e materiali. I virus dell'influenza aviaria, infatti, si possono trasmettere da un allevamento infetto ad altri anche attraverso i mezzi di trasporto utilizzati nelle aziende, il contatto con strumenti ed attrezzi infetti, le gabbie per gli uccelli, i mangimi e persino gli indumenti degli operatori.
L'influenza aviaria non si trasmette attraverso il cibo cotto. Se il metodo di preparazione dei cibi permette il raggiungimento di una temperatura interna di almeno 74°C, il consumo di pollame e uova è sicuro.
Diagnosi
L'infezione da virus dell'influenza aviaria nell'uomo non può essere accertata (diagnosticata) solo attraverso i segni e i disturbi che provoca. Occorre valutare la probabilità che la persona malata sia stata in contatto con animali infetti ed effettuare test di laboratorio. Di solito, è diagnosticata attraverso l'analisi delle secrezioni raccolte da un tampone inserito nel naso o nella faringe durante i primi giorni di malattia. Dopo qualche settimana dall'infezione (conferma diagnostica di caso sospetto), inoltre, possono esser richieste delle analisi del sangue per verificare la presenza degli anticorpi specifici.
Anche la diagnostica per immagini (radiografia del torace) nei casi, sospetti o confermati, di polmonite può essere utile per esaminare le condizioni dei polmoni e intervenire con una cura farmacologica mirata.
Terapia
A seconda dei sintomi con cui la malattia si manifesta (congiuntivite, sindrome simil-influenzale o malattia respiratoria severa), la cura (terapia) può essere differente. Sono disponibili farmaci antivirali (oseltamivir, zanamivir) che possono ridurre la durata della malattia ed alleviarne i disturbi (sintomi). Nel caso dei virus aviari, l'uso precoce degli antivirali è raccomandato anche in caso sospetto, entro 48-72 ore da quando si manifestano i segni di una possibile influenza aviaria, per ridurne la progressione verso forme più gravi.
Prevenzione
Le misure preventive da seguire se si viaggia in paesi in cui sono presenti focolai di influenza aviaria verificati sono:
- evitare di passare e sostare in mercati o allevamenti in cui siano presenti animali vivi
- evitare il contatto con superfici contaminate da escrementi di uccelli o da attività di macelleria
- evitare il contatto con gli uccelli, vivi o morti
- non mangiare carne o uova poco cotte
- usare utensili diversi per carne cotta e cruda nella preparazione del cibo
- lavare frequentemente le mani con un detergente (Video)
In caso di esposizione professionale (allevamenti, macelli veterinari) sono raccomandati DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) specifici (come mascherine FFP2/FFP3, occhiali, guanti, tute monouso). Esiste un vaccino per la protezione contro il virus A/H5N1, la UE acquista i vaccini prepandemici per poter coprire lavoratori esposti.
Tutti i virus influenzali di tipo A si caratterizzano per l'instabilità genetica, dato che sono soggetti a numerose mutazioni durante la replicazine del RNA e sono privi di meccanismi di correzione. Il fenomeno, definito di "deriva genetica", genera cambiamenti nella composizione antigenica di questi virus. Una delle attività principali della sorveglianza influenzale è quindi quella dedicata al monitoraggio di questi cambiamenti, condizione di base per la scelta di una appropriata composizione vaccinale.
La vaccinazione contro l'influenza stagionale è consigliata a tutte le persone che possono essere esposte a virus influenzali aviari (allevatori, veterinari, personale dei macelli, personale che lavora in aree a rischio); benché tale vaccino non offra protezione specifica contro i virus dell'influenza aviaria, può ridurre le complicazioni cliniche associate ed i rischi di co-infezioni (contemporanea infezione da virus influenzale aviario ed umano in un soggetto esposto ad entrambi) e, di conseguenza, possibili ricombinazioni del virus aviario con il virus umano che potrebbero favorire la diffusione nella popolazione di virus nuovi aviari-umani.
Dimensione del problema
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2025, l’epidemia di influenza aviaria H5N1 a livello globale, ha varcato i confini di specie, colpendo oltre 900 allevamenti bovini negli USA e raggiungendo i suini, aumentando il timore di un salto virale verso l’uomo. In Europa, i contagi tra gli uccelli selvatici risultavano quadruplicati rispetto all’anno precedente. E l’Italia non ne è immune: la circolazione resta intensa soprattutto nel "quadrilatero del pollame" tra Veneto e Lombardia, dove il sistema di monitoraggio ha già isolato decine di focolai in allevamenti industriali e tra la fauna selvatica lungo le rotte migratorie.
Le autorità sanitarie mantengono il livello di allerta massimo per prevenire mutazioni pericolose. Le misure di contenimento sono regolate da rigidi protocolli nazionali coordinati dal Ministero della Salute. Tra le principali misure che vengono adottate: circoscrizione di zone di restrizione attorno a ogni focolaio confermato; sconfinamento al chiuso degli allevamenti; biosicurezza rafforzata attraverso azioni di disinfezione e protezione; abbattimenti preventivi; monitoraggio continuo.
Link approfondimento
Ministero della Salute. Influenza aviaria - salute degli animali
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe). Influenza aviaria
EpiCentro (ISS). Influenza aviaria
European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Avian Influenza
World Health Organization (WHO). Avian influenza A(H5N1) virus
Prossimo aggiornamento: 15 Gennaio 2028