È vero che il fumo passivo non è così dannoso?

Molti studi hanno dimostrato l'associazione tra fumo passivo e rischio di gravi malattie nei non fumatori .

Il fumo passivo è dannoso e non esiste un livello sicuro di esposizione. Si stima che respirare il fumo altrui aumenta del 25% il rischio di sviluppare una malattia cardiaca o un tumore al polmone. 
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) calcola che siano da attribuire al fumo passivo complessivamente 1,2 milioni di morti premature all’anno, e gravi malattie cardiovascolari e respiratorie. Di questi decessi, 65.000 riguardano bambini e adolescenti con meno di 15 anni. I danni del fumo passivo, infatti, sono particolarmente gravi nei più piccoli, con un organismo più fragile perché in fase di sviluppo. L'esposizione al fumo durante la gravidanza e dopo la nascita è associata a un aumento del rischio di SIDS (Sudden infant death syndrome), in italiano sindrome della morte improvvisa del lattante o morte in culla, il decesso improvviso e inaspettato di un bambino che si verifica quasi sempre nel primo anno di vita. Successivamente, i bambini che vivono in ambienti in cui si fuma risultano più vulnerabili alle infezioni polmonari e sono più a rischio di asma.
Oltre a essere più predisposti a problemi comportamentali e ad avere un minore rendimento scolastico, bambini e adolescenti che convivono con fumatori hanno maggiori probabilità di diventare a loro volta fumatori da adulti.

Anche le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato, spesso presentati come alternative meno dannose del fumo di sigarette, comportano rischi significativi per la salute e non sono privi di sostanze tossiche. In sintesi: non esiste alcun un fumo “sicuro”. E smettere di fumare è un investimento in termini di salute incalcolabile, sia per chi fuma che per chi vive insieme ai fumatori.

World Health Organization (WHO). Tobacco

Ministero della Salute. Tabagismo