Introduzione

Rabbia

La rabbia è un'infezione rara, ma molto grave, che in assenza di un rapido intervento del medico porta alla morte della persona colpita.

È causata da un virus che colpisce il sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale) e, di solito, è trasmessa dalla saliva di un animale infetto - molto spesso un cane - attraverso il morso oppure tramite il contatto della saliva con la pelle graffiata o non integra. Ciò consente al virus di penetrare attraverso la pelle e di raggiungere il sistema nervoso.

Quando compaiono i disturbi (sintomi) tipici della malattia significa che il virus ha già raggiunto e danneggiato il sistema nervoso centrale e, quindi, è troppo tardi per qualsiasi intervento.

Esistono metodi efficaci per prevenire la malattia e per curarla nella fase iniziale, quando i disturbi non si sono ancora manifestati. Essi sono in grado di bloccare il virus e prevenire la morte.

Tra gli interventi efficaci:

  • pulizia e disinfezione delle ferite
  • vaccinazione

Entrambi vanno effettuati il prima possibile dopo il contatto con l’animale, poiché possono prevenire l'insorgenza della rabbia in quasi il 100% dei casi.

In Italia, attualmente, la rabbia non è presente, ma è presente in diversi paesi europei, in Asia, in Africa e nelle Americhe. I criteri per stabilire lo stato di un paese dipendono dalla circolazione della malattia negli animali e dai rischi per l'uomo.

In Italia, l'ultima epidemia si è verificata in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Provincia Autonoma di Trento dal 2008 a febbraio 2011 a causa, soprattutto, delle volpi. Per fronteggiare l'epidemia il Centro di referenza nazionale per la rabbia, situato presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ha effettuato massicce vaccinazioni delle volpi e controlli sul territorio.

A partire dal marzo 2013, la vaccinazione antirabbica per gli animali è diventata nuovamente facoltativa su tutto il territorio nazionale. Le uniche eccezioni in vigore riguardano gli animali che devono viaggiare oltre i confini nazionali, soprattutto se devono recarsi in aree in cui la rabbia è presente o se è richiesto dalle normative del paese di destinazione. La vaccinazione deve essere effettuata almeno 30 giorni prima della partenza (fa fede la data riportata nel certificato di vaccinazione) e ha, generalmente, durata annuale.

La rabbia è presente in diverse aree del mondo dove causa, annualmente, circa 59.000 morti, in particolare in Asia, Africa, Centro e Sud America.

Sintomi

I primi disturbi (sintomi) della rabbia sono piuttosto generici e possono durare per diversi giorni. Senza cure, di solito, compaiono dalle 3 alle 12 settimane successive al contagio ma, talvolta, soprattutto in base al punto di ingresso del virus (se la ferita è agli arti inferiori può essere necessario più tempo rispetto a ferite al collo o al viso) e all'entità della lesione (ferite superficiali rispetto a ferite profonde), possono manifestarsi prima o dopo tale periodo, da 1 settimana fino a un anno di distanza dal contagio.

I disturbi (sintomi) iniziali possono comprendere:

Se non si interviene in questa fase, la malattia progredisce con l’invasione del sistema nervoso da parte del virus e lo sviluppo dell’encefalite letale.

Nella fase successiva, circa l’80% delle persone sviluppa una forma cosiddetta furiosa caratterizzata da:

  • iperattività, confusione, eccitazione o atteggiamento aggressivo
  • allucinazioni (udire, vedere o sentire cose che non esistono nella realtà)
  • difficoltà di respirazione o di deglutizione (disfagia)
  • idrofobia (paura o rifiuto dell'acqua), con salivazione eccessiva o presenza di schiuma o bava alla bocca
  • spasmi muscolari

In questi casi la morte avviene dopo pochi giorni per arresto cardio-respiratorio.

Nel rimanente 20% dei casi si può presentare una forma detta paralitica, che ha un'evoluzione più lenta e porta a paralisi (incapacità di muoversi) progressiva, coma e morte in tempi più lunghi rispetto alla forma furiosa.

Quando compaiono i disturbi (sintomi) la malattia porta quasi sempre alla morte perché significa che i danni sono irreversibili. In questi casi, la cura è volta ad alleviare le sofferenze della persona.

Se si viene morsi da un animale o si viene a contatto con un animale che si sospetti abbia la rabbia, bisogna cercare un medico il più presto possibile. In base alle ferite riportate e al tipo di contatto, il medico deciderà l’eventuale terapia.

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha preparato delle Linee guida, per medici e operatori sanitari, per la valutazione delle persone e degli interventi da eseguire.

Essi comprendono:

  • disinfezioni, per contatti superficiali, senza lesione della pelle, con animali senza disturbi o non infetti
  • pulizia delle lesioni, somministrazione di immunoglobuline nell'area della pelle lesa e vaccinazione, per ferite della pelle causate da animali in cui si sospetta, o è stata accertata, la presenza della rabbia

Cause

La rabbia è causata da un virus che si trasmette attraverso la saliva di un animale infetto.

Gli animali possono trasmettere il virus a un altro animale o a una persona attraverso il morso. In rari casi, la rabbia si può contrarre anche attraverso il contatto della saliva dell'animale infetto con una ferita aperta o con graffi della pelle. Ciò potrebbe accadere se un animale infetto lecca una ferita ancora non rimarginata.

Il virus non si può trasmettere se la pelle è integra né da una persona infetta a un altro individuo (rarissimi i casi di trasmissione da persona a persona attraverso trapianti d'organo).

Animali che trasmettono la rabbia

Qualsiasi mammifero può trasmettere il virus della rabbia. Nei Paesi in cui il virus della rabbia è ancora diffuso (non in Italia perché è attualmente libera dal virus) gli animali che più comunemente possono trasmetterlo agli uomini sono:

Animali domestici

  • cani
  • gatti
  • bovini
  • furetti
  • capre
  • cavalli

Animali selvatici

  • volpi
  • pipistrelli
  • lupi e canidi selvatici
  • castori
  • scimmie
  • procioni
  • marmotte

Fattori di rischio

I fattori che possono aumentare il rischio di contrarre la rabbia sono:

  • viaggiare o soggiornare in paesi in cui la rabbia è diffusa, tra i quali l’Africa, il Sud-Est dell'Asia ed il Sud America
  • svolgere attività a contatto con animali selvatici che possono avere la rabbia, ad esempio, esplorare grotte in cui vivono pipistrelli, oppure fare campeggio senza prendere precauzioni per tenere lontani gli animali selvatici
  • fare ricerche sul virus della rabbia in un laboratorio

Diagnosi

Il medico sospetta la rabbia quando la persona soffre di mal di testa, stato confusionale e altri disturbi tipici della malattia, dopo aver escluso le cause più comuni (encefaliti da altri virus o batteri); in particolare, se è stata morsa da un animale o esposta al morso dei pipistrelli (ad esempio, esplorando una grotta). Tuttavia, molte persone colpite dal virus della rabbia non si rendono conto di essere state morse da un animale o di essere state esposte al morso dei pipistrelli.

Gli esami a cui la persona deve sottoporsi per verificare la presenza del virus, sono:

  • esame di un campione di cute (prelevato di solito dal collo), per la ricerca del virus
  • esame di campioni ripetuti di saliva, almeno 3 raccolti a distanza di 3-6 ore
  • esame di un campione di liquido cerebrospinale (il liquido che scorre nei tessuti che ricoprono il cervello e il midollo spinale), ottenuto mediante una puntura lombare

Terapia

Se si è stati morsi o graffiati da un animale in un'area del mondo in cui vi è il rischio di contrarre la rabbia, si consiglia di rivolgersi immediatamente a un medico o di andare in ospedale. In caso non sia possibile ricevere immediatamente cure mediche, si deve:

  • lavare immediatamente la ferita sotto l’acqua corrente con sapone, per almeno 15 minuti in modo approfondito
  • disinfettare la ferita con un prodotto a base di alcol o di iodio (iodopovidone in soluzione) e, se possibile, applicare una fasciatura
  • andare al più presto al più vicino centro medico od ospedale e riferire che si è stati morsi o graffiati, descrivendo con il maggior dettaglio possibile l'accaduto

Se si è morsi o graffiati da un animale e ci si trova in un paese straniero, bisogna rivolgersi immediatamente a un centro medico del posto, senza aspettare di rientrare in Italia.

Se si è già tornati a casa, bisogna rivolgersi al proprio medico, anche se sono trascorse settimane dal morso o dal graffio, sarà il vostro medico a stabilire se esiste il rischio di trasmissione del virus della rabbia o meno.

Una terapia assunta prima della comparsa dei sintomi della rabbia è efficace quasi nel 100% dei casi.

Il medico, in caso sospetti l’infezione, provvederà alla:

  • pulizia e disinfezione della ferita
  • se appropriato, somministrazione di immunoglobulina (farmaco) all'interno e intorno alla ferita. La somministrazione di immunoglobulina non è indicata nelle persone già vaccinate, o in caso di graffi o ferite superficiali senza sanguinamento, mentre è raccomandata in caso di gravi ferite in persone non vaccinate o quando l'animale morsicatore è un pipistrello
  • somministrazione del vaccino contro la rabbia secondo i protocolli approvati dall'Organizzazione mondiale della Sanità (OMS)

Nessun esame può stabilire se il virus della rabbia sia stato trasmesso subito dopo il morso.

Le persone che sono state morse possono ricevere un’iniezione di immunoglobuline e di vaccino antirabbico per prevenire lo sviluppo della malattia. Le immunoglobuline antirabbiche, costituite da anticorpi contro il virus, forniscono una protezione immediata, ma solo per un breve periodo di tempo.

Il vaccino antirabbico stimola la produzione di anticorpi contro il virus da parte dell'organismo. Il vaccino offre una protezione che inizia più gradatamente, ma che dura molto più a lungo.

Prevenzione

Quando si viaggia in un’area del mondo in cui la rabbia è diffusa (ad esempio, Africa e Sud-Est dell’Asia), è consigliabile evitare:

  • contatti con gli animali domestici non conosciuti e con gli animali selvatici, alcuni animali infetti possono comportarsi in modo strano ma, talvolta, non appare alcun segnale che riveli la rabbia. Gli animali selvatici infetti non sembrano timidi o spaventati quando ci si avvicina, quindi si consiglia di stare lontano da animali che si dimostrano amichevoli con l'uomo. Se un animale appare ammalato devono essere contattate le autorità locali per catturarlo
  • contatti con gli animali morti
  • presenza di pipistrelli in casa, o nei dintorni. Sigillare ogni fessura o crepa per impedire l'ingresso. I pipistrelli infetti possono fare rumori strani e talvolta hanno difficoltà a volare.

La vaccinazione antirabbica preventiva

Se una persona deve recarsi per più di un mese in un paese in cui la rabbia è diffusa, dovrebbe rivolgersi al proprio medico per valutare la vaccinazione antirabbica preventiva.

La vaccinazione è raccomandata anche a chi potrebbe entrare in contatto con il virus della rabbia a causa del proprio lavoro. Ad esempio:

  • lavoratori nei centri di quarantena, per animali provenienti da paesi extraeuropei
  • personale a contatto con malati di rabbia o con il virus, come ad esempio medici, biologi e tutti i lavoratori che negli ospedali e nei laboratori diagnostici e di ricerca devono trattare i malati di rabbia o devono manipolare il virus della rabbia o altro materiale contaminato o sospetto
  • personale a contatto con gli animali, ad esempio veterinari, cacciatori, guardie forestali, personale dei mattatoi, allevatori e commercianti di bestiame che frequentano paesi in cui è segnalata la rabbia negli animali

Anche se si è vaccinati, bisogna fare il possibile per non entrare in contatto con il virus.

La vaccinazione profilattica (preventiva) è somministrata in due dosi a distanza di 7 giorni. Affinché si sviluppino gli anticorpi protettivi sono necessari almeno 7 giorni (tempo minimo, tempo consigliato è 21 giorni) dalla seconda vaccinazione. L'immunità dura per tutta la vita (coloro che sono esposti al virus a causa della professione, dovrebbero comunque fare ogni 1-2 anni il test per verificare il livello di protezione ed eventualmente rivaccinarsi).

Bibliografia

NHS. Rabies. (Inglese)

Mayo clinic. Rabies. (Inglese)

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