Donare gli organi? E chi si fida!

La donazione di organi, oltre a rappresentare un atto di grande civiltà e di rispetto per la vita, è una procedura sicura e trasparente.

In Italia, tutte le donazioni di organi e tessuti (Legge Quadro 1 aprile 1999 n. 91 e s.m.i.) sono effettuate in strutture accreditate e sotto il controllo dei Centri di coordinamento regionali e nazionali (Centro Nazionale Trapianti-CNT), seguendo specifici protocolli che prevedono il coinvolgimento di molti specialisti in ciascun processo. I dati relativi a donatori, pazienti in lista di attesa e pazienti trapiantati sono gestiti tramite una rete informatizzata, il Sistema Informativo Trapianti, che consente piena trasparenza e tracciabilità (1). La donazione può avvenire solo in seguito alla morte, accertata con criteri neurologici, e solo se colui che è deceduto ha espresso in vita la volontà di essere donatore (registrandosi presso la propria Azienda Sanitaria Locale-ASL o iscrivendosi all'Associazione Italiana Donatori Organi oppure firmando una dichiarazione di volontà alla donazione) (2). Nel caso in cui il defunto non abbia mai espresso né la volontà alla donazione, né la volontà a non essere donatore, la decisione spetta ai familiari più vicini. Secondo i dati 2018 del CNT, in Italia ci sono 27,5 donatori per milione di persone (dato SIT aggiornato al 31 ottobre 2018), contro una media europea del 16,9. Questo dato ci colloca al terzo posto tra i Paesi europei, dopo la Spagna e la Francia (3). Nonostante ciò, però, il numero di organi donati è inferiore al numero necessario a soddisfare le richieste di trapianto, pertanto occorre lavorare per incrementare ulteriormente l’attività di “reperimento degli organi” attraverso il miglioramento delle strategie organizzative, delle pratiche cliniche e dell’utilizzo degli organi.

1. Disponibile sul sito: Ministero della Salute 
2. Disponibile sul sito: Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule (AIDO) 
3. Disponibile sul sito: Centro Nazionale Trapianti