Introduzione

Nitazeni

I nitazeni sono oppioidi sintetici, ossia sostanze create in laboratorio che agiscono sul cervello in modo simile alla morfina e ad altri oppioidi. Appartengono alla grande famiglia degli oppioidi, ma alcuni nitazeni possono essere molto potenti, e quindi aumentare il rischio di intossicazione grave.

Dopo decenni in cui erano rimasti quasi solo un argomento per specialisti, i nitazeni sono ricomparsi in modo preoccupante nel mercato illegale, approfittando di zone grigie nella legislazione, cambiamenti nelle catene di produzione e distribuzione globali.

La loro comparsa nel mercato illegale rappresenta un problema importante per la salute pubblica e rende necessario aggiornare rapidamente sia i sistemi di sorveglianza (i controlli su ciò che circola) sia le procedure con cui i servizi sanitari gestiscono le emergenze.

La storia

I nitazeni non sono nati “in strada”, ma in laboratorio, all’interno di ricerche farmaceutiche.

  • i nitazeni sono stati sviluppati per la prima volta negli anni ’50, durante studi che cercavano nuovi antidolorifici molto efficaci
  • nessuna di queste molecole è arrivata all’uso medico, perché gli studi indicavano un livello di rischi ed effetti indesiderati troppo alto rispetto ai benefici
  • proprio per il potenziale di abuso e per i rischi per la salute, diversi nitazeni sono stati inseriti nelle liste delle sostanze “sotto controllo”, utilizzabili solo per scopi di ricerca

Diffusione

La presenza dei nitazeni oggi non è casuale ma dipende da come si sta trasformando il mercato illegale delle droghe. In alcune situazioni, queste sostanze sono più comode da gestire per chi le vende, e questo ne facilita l’ingresso e la diffusione. Un motivo importante è la loro altissima potenza: da quantità molto piccole si possono ricavare molte “dosi”. Questo, nel traffico illecito, significa che è più facile nascondere, stoccare e trasportare il prodotto, con costi più bassi e con una minore probabilità di controlli efficaci durante gli spostamenti.

Sostituti di altri oppioidi

I nitazeni vengono spesso usati come sostituti di altri oppioidi quando questi diventano meno disponibili. Da un lato, possono “riempire il vuoto” lasciato da una minore presenza di eroina, dovuta a interruzioni o difficoltà nelle filiere tradizionali legate alla produzione di oppio in alcune aree. Dall’altro, possono prendere il posto di alcuni derivati del fentanyl, la cui diffusione è stata frenata da regole più severe introdotte in diversi Paesi, anche europei.

La vendita online l’origine la circolazione

Un altro fattore è la vendita online: i nitazeni possono essere reperiti tramite canali digitali difficili da controllare, come mercati non facilmente accessibili con i normali motori di ricerca e siti specializzati. Inoltre, il prezzo relativamente basso può favorire l’acquisto anche da parte di persone con risorse economiche limitate. Sul fronte della produzione, una parte delle sostanze che arrivano in Europa sembra provenire da laboratori vicini ai mercati di destinazione, riducendo passaggi intermedi e accorciando i tempi di distribuzione.

Nel complesso, questi elementi spiegano perché i nitazeni stiano circolando sempre di più: il fenomeno è reale, ma non è uguale ovunque, e può variare molto da Paese a Paese e da territorio a territorio, a seconda dei contesti locali.

L’ingresso nel mercato illecito e nelle tabelle ufficiali

Quando sono comparsi nel mercato illecito

  • in Europa i nitazeni entrano nel radar del mercato illegale dal 2019, tra i primi ad essere segnalati c’è l’isotonitazene
  • da allora il fenomeno si è ampliato, nel 2024 l’EU Early Warning System ha notificato 7 nuovi oppioidi sintetici, tutti nitazeni; e in totale 22 nitazeni risultano identificati in Europa

Quando entrano nelle tabelle ufficiali

  • tabelle di monitoraggio (early warning), a livello europeo, diversi nitazeni sono entrati in lista di “monitoraggio intensivo” negli anni 2020–2024 (es. isotonitazene già dal 3 febbraio 2020; vari altri nitazeni sono stati aggiunti nel tempo). In Italia (rete SNAP / Ministero Salute), dal 14 marzo 2024 sono stati inclusi nel monitoraggio intensivo anche: N-pirrolidinometonitazene (metonitazepina), etileneossinitazene, N-desetil etonitazene, N-desetil isotonitazene
  • tabelle “droghe da abuso” (controllo/tabellazione), in Italia, un esempio chiaro è l’inserimento di metonitazepina (nitazene) in Tabella I con parere ISS/CSS e riferimento a segnalazioni arrivate al punto focale italiano (ottobre 2023). A livello internazionale/europeo, la disponibilità e le “sostituzioni” tra nitazeni sono influenzate anche dai passaggi a controllo: ad esempio isotonitazene sotto controllo internazionale da novembre 2021, metonitazene nel 2022 e protonitazene nel 2023 (con effetti sul mercato e sul “rimpiazzo” verso altre molecole)

I nomi “di strada”

  • i nitazeni “per strada” spesso non vengono venduti come nitazeni ma vengono venduti con altri nomi
  • possono essere spacciati come eroina o usati per tagliare altri oppioidi
  • possono comparire in farmaci contraffatti (anche presentati come oppioidi o benzodiazepine)

Il panorama europeo

  • diffusione geografica, dal 2019 la presenza di nitazeni è stata riportata da almeno 21 Stati membri UE
  • sequestri, nel 2023 i Paesi hanno segnalato 927 sequestri di nuovi oppioidi sintetici (totale 22 kg); in particolare la quantità di nitazeni sequestrata è triplicata da 3 a 10 kg (2022→2023)
  • impatto sanitario, in Svezia sono stati riportati oltre 30 decessi associati a metonitazene (gennaio 2023–settembre 2024); in Norvegia 34 decessi correlati a nitazeni (prevalentemente metonitazene) tra giugno 2023–agosto 2024

Il panorama italiano

  • dal 14 marzo 2024 alcune molecole della famiglia dei nitazeni sono entrate nel monitoraggio intensivo (cioè “sotto osservazione” da parte dei sistemi di allerta)
  • almeno un nitazene, la metonitazepina, è stato inserito nelle tabelle delle sostanze stupefacenti (quindi riconosciuto come sostanza d’abuso e sottoposto a controllo)

I rischi per la salute

Il punto critico è che alcuni nitazeni possono essere molto più potenti degli oppioidi “tradizionali”. Questo significa che basta una quantità piccolissima per provocare effetti intensi e, di conseguenza, aumenta il rischio di conseguenze gravi.

Quando una sostanza è così potente, diventa anche più difficile “capire la dose”: nel mercato illecito non c’è controllo sulla quantità reale e spesso chi la assume non sa cosa sta prendendo davvero. Inoltre, i nitazeni possono comparire mescolati ad altre droghe o persino in prodotti contraffatti. Tutto questo rende più probabile l’intossicazione improvvisa, anche in persone che non cercavano un oppioide così forte.

Come agiscono

I nitazeni agiscono su recettori del sistema nervoso coinvolti nel dolore e nella respirazione. Questo può causare sensazioni di ‘stacco’, sonnolenza o euforia, ma soprattutto un pericoloso rallentamento del respiro. Il rischio più serio è proprio l’overdose: la persona respira sempre più lentamente fino all’arresto respiratorio, con mancanza di ossigeno che può portare rapidamente a perdita di coscienza e arresto cardiaco. Con sostanze molto potenti, come possono essere i nitazeni, questo peggioramento può avvenire in poco tempo. In caso di overdose da oppioidi, i soccorsi utilizzano il naloxone, un farmaco che blocca l’effetto degli oppioidi e può salvare la vita. Con i nitazeni, però, la gestione può essere più complicata: a volte una sola somministrazione non basta e serve ripetere l’intervento, con assistenza respiratoria e monitoraggio ravvicinato. Questo aumenta la pressione sui servizi di emergenza e rende ancora più importante intervenire presto.

Per chi fa uso di queste sostanze, i rischi non si limitano all’overdose. Come altri oppioidi, i nitazeni possono portare a dipendenza: il cervello si “abitua”, cresce il bisogno di ripetere l’assunzione e può diventare difficile fermarsi. Con il tempo può comparire tolleranza, cioè la necessità di aumentare la quantità per ottenere lo stesso effetto, e se si interrompe bruscamente possono comparire sintomi di astinenza. Anche senza arrivare a questi estremi, gli effetti sul comportamento sono rilevanti: sonnolenza marcata, confusione, rallentamento dei riflessi e rischio maggiore di incidenti, ad esempio alla guida o durante attività lavorative pericolose.

Combinazione con altre sostanze

Un aspetto che aumenta ulteriormente il pericolo è la combinazione con altre sostanze. Alcol e farmaci sedativi (come alcune benzodiazepine) possono “sommare” l’effetto sul respiro e rendere molto più probabile un esito grave. È uno dei motivi per cui gli episodi di intossicazione possono diventare rapidamente critici.

L’overdose

Riconoscere un’overdose in tempo può fare la differenza. I segnali di allarme più importanti sono una respirazione molto lenta, irregolare, rumorosa, l’incapacità di svegliare la persona, la perdita di coscienza e, nei casi più gravi, una colorazione blu violacea delle labbra e unghie. In presenza di questi segnali non bisogna aspettare: è un’emergenza e servono soccorsi immediati.

I test rapidi

C’è poi un’ulteriore difficoltà: i nitazeni non sempre vengono individuati facilmente con i test rapidi usati di routine in pronto soccorso, perché molti di questi strumenti sono pensati per droghe più comuni. I laboratori specializzati e le reti di allerta riescono a identificarli con metodi più avanzati, ma nella pratica quotidiana può esserci un ritardo nel riconoscere la sostanza coinvolta. Questo non significa che non si curi l’emergenza, ma può rendere più difficile capire subito l’origine dell’intossicazione e, nel complesso, può portare a sottostimare quanto il fenomeno stia circolando davvero.

Monitoraggio e consapevolezza

In sintesi, i nitazeni rappresentano un rischio emergente perché uniscono tre fattori: possono essere molto potenti, possono circolare in forme “non riconoscibili” per chi li assume (mischiati o in prodotti contraffatti), e possono complicare sia la diagnosi sia la gestione delle overdose. Per questo è fondamentale rafforzare il monitoraggio e, soprattutto, aumentare la consapevolezza: con gli oppioidi molto potenti, il margine tra “effetto” e “pericolo” può essere estremamente sottile.

Bibliografia

European Union Drugs Agency (EUDA) 

Istituto Superiore di Sanità (ISS). Sistema Nazionale di Allerta Precoce

World Health Organization (WHO). Community management of opioid overdose

Link approfondimento

The Pharmaceutical Journal. Everything you need to know about nitazenes

European Union Drugs Agency (EUDA). Overdose deaths Europe: new EUDA resource flags cocaine, nitazenes and polysubsubstance use growing concerns

ES Schwarz, F Dicker, E Lothet et al. Nitazenes: An Old Drug Class Causing New Problems. Missouri Medicine. 2025; 122(4): 329-333 

A Holland, CS Copeland, GW Shorter et al. Nitazenes—heralding a second wave for the UK drug-related death crisis? The Lancet. Public health. 2024; 9(2): E71-E72

Canadian Centre on Substance Use and Addiction. CCENDU Drug Alert Nitazenes

Prossimo aggiornamento: 10 Aprile 2028

1 1 1 1 1