Introduzione

Acque di balneazione

Con il termine acque di balneazione vengono indicate le acque dolci superficiali, correnti (fiumi e ruscelli) o di lago, e le acque marine nelle quali è possibile bagnarsi e svolgere attività ricreative o sportive. Senza dubbio queste attività, spesso associate al tempo libero e alle vacanze, hanno effetti positivi sul benessere di chi le pratica ma è necessario che le acque in cui si svolgono siano pulite, vale a dire prive di contaminazione sia microbiologica (batteri, virus), sia chimica.

La qualità delle acque di balneazione è fondamentale per la salvaguardia della salute dei cittadini e riveste un ruolo importante anche dal punto di vista della protezione dell'ambiente naturale e per gli aspetti economici nel settore del turismo.

Indipendentemente dalla qualità delle acque, la presenza di organismi acquatici dotati di apparati urticanti (come le meduse) o veleniferi (come le tracine o pesci-ragno) può essere causa di effetti più o meno gravi sulla salute. Normalmente nei nostri mari gli effetti delle punture, per quanto dolorose, sono locali, con formazione di vesciche e gonfiori che solo raramente danno febbre; la loro gravità varia a seconda dell'estensione e della durata del contatto, della sensibilità dell'individuo e della rapidità del primo soccorso.

Le conseguenze più negative associate alle attività di balneazione sono, invece, costituite dagli annegamenti e dagli infortuni causati da tuffi.

Nel 2003 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato le Linee guida per la sicurezza degli ambienti acquatici nei quali vengono svolte attività ricreative, acque costiere ed interne, che sono state utilizzate come base per l'elaborazione della Direttiva europea sulle acque di balneazione.

La legislazione sulle acque di balneazione

La Direttiva 2006/7/CE, che integra aspetti ambientali e sanitari, ha introdotto profonde modifiche nella gestione delle acque di balneazione e ha garantito un livello elevato di protezione della salute dei bagnanti. La Direttiva è stata elaborata in modo da tener conto delle altre normative in vigore nel settore delle acque (in particolare, la Direttiva 91/271/CEE, che riguarda il trattamento delle acque reflue urbane; la Direttiva 91/676/CEE, relativa alla protezione delle acque dall'inquinamento provocato dai nitrati provenienti da fonti agricole e la Direttiva 2000/60/CE, che istituisce un quadro generale all'interno della Comunità Europea in materia di acque).

L'Italia ha recepito la Direttiva 2006/7/CE con il decreto legislativo 30 maggio 2008 n. 116 e con il successivo decreto del 30 marzo 2010 (Gazzetta Ufficiale n. 97, 24 maggio 2010).

I contenuti più innovativi e importanti della Direttiva sono:

  • indicazione specifica delle Autorità competenti per le acque di balneazione a livello nazionale e locale
  • definizione dei profili delle acque di balneazione, attraverso cui sono individuate e valutate le possibili fonti di inquinamento che possono influire sulla loro qualità. Ad esempio, la presenza di scarichi fognari e lo sbocco di corsi d'acqua contaminati da attività industriali, agricole o di allevamenti; la presenza di correnti in acqua o di acque ferme in una insenatura. È quindi necessario conoscere e tener conto delle caratteristiche fisiche, geografiche e idrologiche della zona circostante alle acque di balneazione (bacino drenante)
  • indicazioni sulla gestione degli inquinamenti di breve durata, vale a dire contaminazioni microbiologiche che influiscono sulla qualità delle acque di balneazione per un breve periodo (non oltre 72 ore). Questo tipo di inquinamento può essere dovuto a danni alle infrastrutture dei sistemi di trasporto (tubature) o di trattamento delle acque reflue, ad eventi meteorologici rilevanti come, ad esempio, forti piogge che possono causare fuoriuscite di acque reflue dagli impianti di raccolta e depurazione; allagamenti; erosione di aree zootecniche, urbane e agricole inquinate. Queste circostanze sono le più temibili per la salute dei bagnanti, pertanto è necessario intervenire rapidamente per prevenire esposizioni pericolose, anche con una semplice segnalazione che sconsigli o vieti le attività di balneazione
  • classificazione della qualità delle acque di balneazione, basata sul loro controllo (monitoraggio) per un periodo di tempo sufficientemente lungo e quindi più affidabile, fissato in 4 anni. Le acque di balneazione vengono classificate in 4 categorie (eccellente, buona, sufficiente, scarsa) applicando una formula specifica ai dati di controllo di due indicatori di qualità microbiologica: presenza di enterococchi intestinali ed escherichia coli

La Direttiva 2006/7/CE richiede alle Autorità competenti di garantire un'adeguata qualità delle acque anche in relazione a fattori di rischio diversi dagli agenti microbiologici. È infatti possibile che si verifichino crescite esagerate (fioriture) di cianobatteri, noti anche come alghe verdazzurre, presenti naturalmente in acque interne, come laghi o fiumi, o di alghe tossiche marine come, ad esempio, l'Ostreopsis ovata, in acque costiere. La presenza di questi organismi può essere associata alla formazione di alcune tossine, che pur essendo naturali, hanno effetti dannosi per la salute. L'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato per le autorità competenti le Linee guida per la gestione dei rischi derivanti dalla presenza di cianobatteri e alghe tossiche marine nelle acque di balneazione.

La possibilità di effetti sulla salute dei bagnanti associati alla presenza di contaminanti chimici nelle acque di balneazione è, in generale, trascurabile, a causa delle loro concentrazioni molto basse dovute alla diluizione in una grande quantità di acqua; all'adsorbimento (stretto legame) tra i sedimenti e le sostanze poco solubili; alla degradazione. Tuttavia, in caso di fonti di contaminazione chimica nella vicinanza di acque in cui vengono svolte attività di balneazione, le Autorità competenti hanno il compito di condurre le necessarie attività di monitoraggio e valutazione dei rischi e di prendere le misure adeguate a salvaguardare la salute dei bagnanti.

Un altro punto su cui insiste la Direttiva è l'informazione al pubblico, vista come un dovere da parte delle Autorità competenti e come un chiaro diritto dei cittadini che devono riceverla in modo adeguato, rapido e trasparente. L'informazione stessa è uno strumento formidabile per il continuo miglioramento della qualità delle acque di balneazione perché i turisti stanno imparando a prediligere località caratterizzate da acque di qualità migliore.

Attività di controllo delle acque di balneazione

Il controllo e la gestione delle acque di balneazione è una attività che coinvolge diversi Enti:

  • Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio: svolge funzioni di indirizzo e coordinamento delle attività, aggiorna e integra tabelle e norme tecniche, elabora i dati di monitoraggio e li trasmette alla Commissione Europea
  • Regioni: programmano e coordinano le attività finalizzate all'informazione della qualità delle acque di balneazione. Individuano prima di ogni stagione balneare i punti nei quali effettuare il monitoraggio. Istituiscono ed aggiornano il profilo delle acque di balneazione e ne informano i cittadini. Individuano eventuali fonti di inquinamento e studiano le azioni necessarie per eliminarle o contenerne l'influenza sulla qualità delle acque di balneazione
  • Comuni: provvedono, prima dell'inizio della stagione balneare, all'installazione di una appropriata segnaletica per informare i cittadini sulla balneabilità e classificazione delle acque, individuando un luogo che ne favorisca la lettura. Durante la stagione balneare, nel caso in cui si verifichi una situazione di inquinamento, con ordinanza del Sindaco delimitano le zone temporaneamente vietate alla balneazione e successivamente, se le condizioni migliorano, revocano i provvedimenti adottati
  • ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale): svolge le attività tecnico-scientifiche (campionamenti delle acque e analisi) a supporto di Stato, Regione e Comuni in materia di balneazione

Dove trovare le informazioni sulla qualità delle acque di balneazione

Il Ministero della Salute ha realizzato il Portale Acque per fornire in tempo reale informazioni aggiornate sulla qualità delle acque di balneazione, in ogni singolo comune, con i dati sui parametri microbiologici (in corso e nell'anno precedente), con foto e mappe satellitari. Esiste anche l'applicazione Portale Acque del Ministero della Salute per dispositivi mobili attraverso cui l'utente potrà verificare la balneabilità dell'area, eventuali divieti di balneazione, i risultati analitici del monitoraggio, le informazioni ambientali, eventuali criticità dell'area e altre utili informazioni. Il cittadino può interagire attivamente con il Portale inviando segnalazioni (ad esempio, la comparsa improvvisa di alghe in zone specifiche della costa) o ponendo domande a seguito delle quali le Autorità competenti dovranno mettere in atto le misure utili alla salvaguardia della salute dei bagnanti.
Nel portale è anche presente una sezione indicata come È bene sapere che dove trovare altre informazioni utili: come proteggersi dalle radiazioni ultraviolette, schede sugli organismi marini con apparati veleniferi.

È possibile anche conoscere la situazione delle acque di balneazione in altri Paesi dell'Unione Europea. Infatti l'Agenzia Europea per l'Ambiente ha predisposto strumenti on line che consentono di accedere ai dati in programmi di mappatura geospaziali come Google Earth e mappe Bing.

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