Introduzione

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) sono condizioni caratterizzate da un rapporto problematico con il cibo, il peso corporeo o l’immagine del proprio corpo. Possono manifestarsi attraverso cambiamenti profondi nei comportamenti alimentari e nei pensieri legati al cibo e al peso e influire in modo significativo sulla salute fisica, sul benessere psicologico e sulla vita sociale delle persone. In molti casi questi disturbi si accompagnano a una forte preoccupazione per il peso o per l’aspetto fisico e possono portare all’adozione di comportamenti alimentari o strategie di controllo del peso che, nel tempo, possono avere ricadute gravi sulla salute. I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono un problema di sanità pubblica e condizioni molto complesse che richiedono attenzione, comprensione e un adeguato supporto sanitario.
Tipi di disturbi dell'alimentazione
I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione includono un’ampia tipologia di condizioni in grado di compromettere lo stato di benessere fisico, psicologico e sociale delle persone che ne sono colpite. Tra i disturbi più noti ci sono:
- anoressia nervosa (AN), caratterizzata da una marcata restrizione dell’assunzione di cibo che porta a un peso corporeo significativamente basso, (generalmente molto sotto ai valori considerati corretti rispetto a età, sesso, traiettoria di crescita e stato di salute) accompagnata da un’intensa paura di aumentare di peso e da un’alterazione nella percezione della propria immagine corporea
- bulimia nervosa (BN), si manifesta con episodi piuttosto frequenti (≥ 1 volta a settimana per 3 mesi) di alimentazione incontrollata (abbuffate), durante i quali la persona consuma grandi quantità di cibo in un breve periodo di tempo con la sensazione di perdere il controllo, seguiti da momenti in cui si cerca una compensazione, come il il vomito autoindotto o l'utilizzo di lassativi, nel tentativo di compensare gli eccessi e di non far aumentare il peso corporeo
- disturbo da alimentazione incontrollata (DAI), caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffata non seguiti da comportamenti compensatori regolari. Gli episodi sono spesso accompagnati da senso di disagio, vergogna o colpa
Esiste, inoltre, una gamma di condizioni intermedie, i cosiddetti disturbi dell’alimentazione non specificati (DANS) che, anche se presentano somiglianze con l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il disturbo da alimentazione incontrollata, non corrispondono pienamente ai criteri diagnostici fissati per AN, BN e DAI.
Cause dei disturbi dell’alimentazione
Le cause dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono molteplici e complesse; spesso sono il risultato di fattori genetici, biologici e psicologici che, una volta scatenati da eventi o situazioni ambientali particolari, danno inizio al disturbo. Altri elementi, poi, contribuiscono al loro mantenimento nel tempo.
Tra i fattori che possono contribuire allo sviluppo o al mantenimento di un disturo dell'alimentazione ci sono:
- storia familiare, vale a dire presenza di membri della famiglia con disturbi dell'alimentazione, depressione o abuso di sostanze
- critiche ricorrenti sulle proprie abitudini alimentari, l'aspetto fisico e il peso corporeo
- contesti professionali o sportivi, in cui il peso o l'aspetto fisico assumono un ruolo centrale
- tratti di personalità come perfezionismo, rigidità cognitiva o elevato bisogno di controllo
- disturbi d'ansia o dell'umore
- esperienze particolari e traumatiche come abusi fisici e psicologici o la morte di una persona cara
- relazioni difficili con familiari, colleghi o amici
- situazioni particolarmente stressanti al lavoro, a scuola o all'università
È importante sottolineare che la presenza di uno o più di questi fattori non implica necessariamente lo sviluppo di un disturbo dell'alimentazione.
Come capire se si è in presenza di un disturbo dell'alimentazione
Nel corso della valutazione clinica, i medici possono porre alcune domande mirate per individuare segnali compatibili con un disturbo dell'alimentazione. Alcuni esempi includono:
- ti è capitato di sentirti a disagio o di provare disgusto per aver mangiato fino a sentirti sgradevolmente pieno?
- ti è mai capitato di preoccuparti per aver perso il controllo sulla quantità di cibo mangiata?
- hai notato variazioni importanti del peso corporeo negli ultimi mesi?
- ti è mai capitato di sentirti in sovrappeso anche quando gli altri non lo percepiscono?
- pensi che il rapporto con il cibo occupi una parte molto importante della tua vita?
Le risposte a queste domande ovviamente non sono sufficienti da sole per formulare una diagnosi, ma possono aiutare il medico a individuare situazioni che richiedono un approfondimento specialistico. Nel caso in cui dovesse sospettare la presenza di un disturbo dell'alimentazione, indirizzerà la persona ad un centro specializzato nella diagnosi e nella cura di questi disturbi. In genere all'interno di queste strutture è presente un'equipe di specialisti, che comprende medici, psicologi, psichiatri, nutrizionisti e dietisti perchè i disturbi dell'alimentazione sono condizioni complesse che possono comportare importanti conseguenze mediche e richiedono una valutazione clinica completa.
Come riconoscere un disturbo dell'alimentazione in altre persone
Riconoscere un disturbo dell'alimentazione in un familiare, o in un amico, potrebbe essere difficile. Tuttavia, alcuni comportamenti possono rappresentare dei campanelli di allarme:
- saltare abitualmente i pasti
- mostrare una preoccupazione eccessiva per il peso o l'aspetto fisico
- pesarsi o controllare il proprio corpo allo specchio assiduamente
- evitare di mangiare in presenza di altre persone
- evitare o provare disagio nel mangiare in luoghi pubblici
- consumare quantità molto limitate di cibo o sciegliere esclusivamente alimenti percepiti come "a basso contenuto calorico"
Trattamento
Se non trattati, oltre a influenzare le relazioni sociali, familiari e lavorative, i disturbi dell’alimentazione possono avere conseguenze anche gravi sulla salute fisica e sul benessere psicologico. In casi particolarmente gravi, le conseguenze di alcuni disturbi dell’alimentazione sull'organismo possono rivelarsi addirittura mortali. La guarigione può richiedere tempi lunghi e per il successo della terapia è importante che la persona colpita abbia una forte motivazione ad intraprendere il percorso e abbia il supporto di familiari e di amici.
Nelle situazioni più complesse può essere necessario il trattamento presso centri specializzati in cui siano presenti figure professionali diverse che garantiscano un attento controllo nel tempo (monitoraggio) delle condizioni fisiche, oltre all'aiuto per affrontare gli aspetti psicologici alla base del disturbo.
Il trattamento include:
- terapia cognitivo-comportamentale (CBT), ha lo scopo di modificare ciò che una persona pensa di una determinata situazione e, di conseguenza, il suo modo di agire
- psicoterapia interpersonale (IPT),, consente di affrontare le difficoltà nei rapporti con gli altri che sono alla base dei disturbi dell’alimentazione
- counselling nutrizionale, terapia che aiuta la persona a seguire una dieta sana
- terapia familiare, coinvolge i membri della famiglia nella discussione sull'impatto dei disturbi dell’alimentazione sulla loro vita e sulle loro relazioni
- farmaci, antidepressivi, come, fra gli altri, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), possono essere utilizzati nel trattamento della BN o del DAI
È possibile richiedere informazioni contattando uno dei centri più vicini sul territorio riportati sulla piattaforma ISS.
Dimensione del problema
Stimare con precisione la diffusione dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione non è semplice, perché molti casi non vengono diagnosticati o intercettati dai servizi sanitari.
In Italia, non abbiamo al momento dati certi di prevalenza, ma alcuni studi pubblicati rilevano una percentuale compresa tra lo 0.3 e l'1% per l’anoressia e dell’1-2% per la bulimia, in linea con i dati forniti dagli altri paesi. Una ricerca condotta su un campione complessivo di 770 persone di età media pari a 25 anni, tutte con una diagnosi di un disturbo dell’alimentazione, che si sono rivolte ad un’associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia, i disordini alimentari e l'obesità, ha rilevato una percentuale del 70,3% di bulimia nervosa, del 23,4% di anoressia nervosa, del 6.3% di disturbi dell’alimentazione non specificati per lo più corrispondenti a obesità. Nel campione analizzato, l’età in cui il disturbo è comparso per la prima volta era compresa tra i 15 e i 18 anni, con due picchi (15 e 18 anni) che rappresentano due periodi evolutivi significativi, quello della pubertà e quello della cosiddetta autonomia, del passaggio cioè alla fase adulta, rilevati anche in molti altri studi sul tema.
Aspetti di genere
I disturbi dell'alimentazione colpiscono soprattutto le donne, ma riguardano anche gli uomini e, in misura significativa, le persone transgender e non binarie. Capire come questi disturbi si manifestano in modo diverso a seconda del genere è importante per riconoscerli in tempo e offrire cure più adeguate.
Anoressia nervosa e bulimia nervosa colpiscono con maggiore frequenza le giovani donne (16-17 anni per la prima, 18-19 per la seconda) ma l'età di esordio si è abbassata e non è raro trovare disturbi del comportamento alimentare anche tra bambini e pre-adolescenti.
Dai dati riportati in letteratura, si stima che massimo il 5% delle ragazze fra i 15-18 anni, può presentare qualche disturbo collegato all'alimentazione (considerando anche i disturbi così lievi da non essere ben accertati).
Negli uomini, i disturbi alimentari sono storicamente meno diagnosticati, con un rapporto stimato di circa 1 maschio ogni 9 femmine, ma questo dato è probabilmente sottostimato. Le donne sono spinte socialmente verso la magrezza, mentre gli uomini sono incoraggiati a essere forti e muscolosi per questo motivo, nei maschi il disturbo si presenta spesso come un'ossessione per la massa muscolare e la forma fisica, più che come ricerca della magrezza. Questo rende più difficile riconoscere il problema. A pesare è anche lo stigma sociale: i disturbi alimentari sono ancora percepiti da molti come "una malattia da donne", e questo frena gli uomini dal chiedere aiuto.
Le persone transgender e non binarie sono particolarmente vulnerabili allo sviluppo di disturbi alimentari, con una prevalenza stimata tra il 2% e il 18%. Uno dei fattori di rischio principali è la disforia di genere, cioè il disagio profondo che può derivare dalla discordanza tra il proprio corpo e la propria identità di genere. In alcuni casi, il controllo del cibo viene usato come tentativo di modificare le caratteristiche fisiche del proprio corpo: ad esempio, alcune persone transgender possono cercare di ridurre il seno, i fianchi o le mestruazioni attraverso la restrizione calorica. A questo si aggiungono fattori come la discriminazione, il bullismo e la difficoltà di accedere a cure sanitarie inclusive e rispettose.
Fa eccezione il disturbo da alimentazione incontrollata, che colpisce in modo più simile uomini e donne, con una prevalenza stimata nel corso della vita del 3,5% nelle donne e del 2% negli uomini, e compare generalmente in età più adulta, solitamente tra i 30 e i 40 anni.
Bibliografia
NHS. Eating disorders (Inglese)
Ministero della Salute. Disturbi dell'alimentazione
EpiCentro (ISS). Anoressia e bulimia. Aspetti epidemiologici
National Institute for Health and Care Excellence (NICE). Eating disorders: recognition and treatment. London: National Institute for Health and Care Excellence (NICE); 2020 (NICE Guideline, No. 69.)
Link di approfondimento
Istituto Superiore di Sanità (ISS). Mappatura territoriale dei Centri di cura e delle Associazioni che si occupano di disturbi dell'alimentazione e della nutrizione
Ministero della Salute. Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione. Quaderni del Ministero della Salute. 2017, n. 29
Prossimo aggiornamento: 11 Marzo 2028