La maggior parte dei suicidi avviene senza preavviso

La maggioranza dei suicidi è preceduta da segnali di allarme che possono essere sia verbali che comportamentali (1).

Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno circa 1 milione di persone muore per suicidio nel mondo. Il fenomeno è, però, caratterizzato da un’ampia variabilità geografica e l’Italia si colloca tra i Paesi del mondo a più basso rischio di suicidio (2, 3).
Il genere maschile, l’età anziana, la presenza di un disturbo psichiatrico e l’abuso di sostanze, rappresentano i principali fattori di rischio nell’ideazione suicidaria. L’aver attuato un precedente tentativo di suicidio, specie mediante impiccagione o annegamento, risulta fortemente associato con il rischio della ripetizione dell’atto con esiti letali. Fattori di tipo culturale, ambientale e socio-demografico giocano un ruolo nel determinare la variabilità geografica del suicidio che, oltre a causare la perdita di vite umane, è un atto che si ripercuote pesantemente sulla rete familiare e sociale del soggetto.
Fondamentale, per la prevenzione è riuscire a capire i principali segnali di allarme quali, pensieri di morte, l’umore depresso, i cambiamenti di comportamento o di umore repentini, le alterazioni delle abitudini, il trascurare il proprio aspetto esteriore, l’isolamento individuale e sociale, l’aumento del consumo di alcool e droghe e l’autolesionismo, storie di traumi e abusi o suicidi di familiari, precedenti tentativi di suicidio, tendenze impulsive e/o aggressive, perdita di lavoro o di ingenti quantità di denaro, mancanza di relazioni sociali, facile accesso ad armi e mancato accesso alle cure.
Il riconoscimento precoce dei segnali di allarme consente un intervento sanitario efficace (1).

1. Disponibile sul sito: World Health Organization (WHO)
2. Disponibile sul sito: Servizio per la Prevenzione del Suicidio
3. Ministero della Salute. Relazione sullo Stato di Salute del Paese (RSSP) 2012-2013