Agli animali si fa la vivisezione?

La sperimentazione animale è regolamentata a livello nazionale e sovranazionale da norme dettagliate. La normativa vigente ha lo scopo di proteggere gli animali nelle procedure sperimentali e garantire loro il massimo benessere, limitando al minimo il dolore, la sofferenza, i possibili danni derivanti dagli esperimenti e il numero degli esperimenti e degli animali sottoposti alle sperimentazioni (1).

Esiste un falso mito per cui, in ambito scientifico, si applichino torture e tecniche chirurgiche sperimentali su animali vivi e coscienti, causando loro dolore estremo e conseguente morte. Tale credenza presso l’opinione pubblica è alimentata, anche in tempi recentissimi, da persuasive campagne mediatiche (soprattutto su radio, TV e giornali) da parte di diverse associazioni animaliste che, spesso, utilizzano il termine “vivisezione” in maniera impropria. Il termine vivisezione, come da definizione in enciclopedia, indica un metodo di studio e ricerca consistente in operazioni di dissezione effettuate su animali vivi e viene impropriamente e strumentalmente utilizzato come sinonimo di sperimentazione animale. 
Va, infatti, specificato che nella comunità scientifica le due pratiche non sono sinonimi.
La vivisezione, seppur presente fin dall'antichità, è stata ampiamente utilizzata solo fino al ‘700 circa. Successivamente, sulla base di ragioni etiche e filosofiche, è stata abbandonata del tutto.
In Italia, l’impiego degli animali ai fini sperimentali è regolamentato dal D. Lgs. n. 26/2014.

1. Disponibile sul sito: Ministero della Salute